sabato 30 marzo 2013

Giuseppe Ungaretti e “S. Martino del Carso”


Giuseppe Ungaretti e “S. Martino del Carso”: un lavoro di sintesi e rifinitura.

Giuseppe Ungaretti è un poeta che ha fatto della sintesi estrema la sua vocazione. Nei suoi versi, brevi e graffianti, ha saputo condensare in poche parole grandi angosce (basta pensare alla poesia Fratelli) o sentimenti di grande meraviglia (come nella notissima Mattina  di soli due versi). L’essenza dell’umanità, delle sue gioie e dei suoi dolori in qualche frammento di frase.
Ed è di questo oggi che voglio parlarvi.


Sintesi senza banalizzazioni
 La bellezza delle poesie di Ungaretti sta proprio nella loro brevità. È ogni volta sorprendente trovare racchiusa in poche parole una profondità sconcertante. Sì, perché Ungaretti, nella sua estrema sintesi, riesce comunque a non diventare banale.

Versi brevi, lungo lavoro
I suoi non sono pensierini striminziti partoriti da una mente pigra, come potrebbe sembrare a chi di poesia non si occupa. Molto spesso, dietro a un’apparente semplicità si cela un attentissimo lavoro di scelta lessicale, che presta attenzione a suoni e ritmi. Non è detto che una poesia breve richieda meno lavoro di una lunga. Per certi versi, è molto più difficile scrivere pochi versi e concentrare dentro di essi un messaggio, piuttosto che diluirlo in tante frasi. Per essere sintetici, bisogna avere una grandissima padronanza della lingua e delle sue regole e sapere esattamente cosa si può tagliare senza togliere respiro al verso. Quando le parole sono poche, lo spazio d’errore è minimo e ogni termine deve essere scelto ad arte. Senza contare che molto spesso, nei versi brevi e liberi di Ungaretti si ritrovano dei versi tradizionali semplicemente divisi in più versi.  

S. Martino del Carso: un buon esempio di processo di sintesi  
La poesia di cui ho scelto di parlarvi oggi è S. Martino del Carso, un testo del 1916. La cosa interessante è che Ungaretti ha scritto varie versioni di questo testo e dalla prima all’ultima il lavoro di sintesi  e cura del dettaglio è davvero evidente.  

La prima e l’ultima versione
Per cominciare, vi riporto la prima e l’ultima versione del testo, così poi possiamo riflettere un po’ sui passaggi che sono stati fatti da Ungaretti per raggiungere una sintesi efficace.

S. Martino del Carso (prima versione)
Di queste case
non c’è rimasto
che qualche
brandello di muro
esposto all’aria
Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto
nei cimiteri
Ma nel cuore
nessuna croce manca
Innalzata
di sentinella
a che?
Sono morti
cuore malato
Perché io guardi al mio cuore
come a uno straziato paese
qualche volta

San Martino del Carso (versione definitiva)
Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro
Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto
Ma nel cuore
nessuna croce manca
è il mio cuore
il paese più straziato

Alcune differenze
Nella versione iniziale sono presenti molti versi che mancano totalmente dalla versione definitiva (barrati e in rosso), pochissimi sono rimasti del tutto identici (scritti in verde), mentre la strofa finale (in azzurro) è stata riscritta completamente trasformando una similitudine in una metafora, con una forza sicuramente maggiore nella sua immediatezza.  

S. Martino del Carso (modifiche)
Di queste case
non c’è rimasto
che qualche
brandello di muro
esposto all’aria
Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto
nei cimiteri
Ma nel cuore
nessuna croce manca
Innalzata
di sentinella
a che?
Sono morti
cuore malato
Perché io guardi al mio cuore
come a uno straziato paese
qualche volta

I tagli che la poesia ha subito non l’hanno affatto atrofizzata, banalizzata o ridotta. Ogni singola omissione ha in realtà contribuito a rafforzare il messaggio, eliminando ogni parola superflua, ogni concetto già sufficientemente chiaro senza inutili ridondanze.  
È un po’ quello che avviene scrivendo degli haiku: ci si rende presto conto che tanto si può sacrificare senza perdere in senso e guadagnando in forza espressiva e musicalità.
A che scopo allora dire che un muro è esposto all’aria? O che i cadaveri si trovano nei  cimiteri? I tagli non ledono ma anzi valorizzano ciò che resta.

Conclusione
Amo molto le poesie di Ungaretti per la capacità di questo autore di semplificare il verso rendendolo in realtà molto più strutturato, per il fatto che riesce a dire tutto con poche parole e a dirlo in un modo che resta dentro. Diciamo che dalla sua capacità di sintesi ho moltissimo da imparare!
E voi che cosa ne pensate di questo poeta? 


12 commenti:

  1. cosa ne penso di questo autore? E' tra i miei preferiti in assoluto!!!
    Non sapevo che ci fosse anche una prima versione e devo dire che ci sono grosse differenze.
    Anche se magari non hanno la struttura specifica degli haiku, lo vedo molto come se fosse alle prese di un bonsai o facendo l'ikebana: via il superfluo per far sì che l'armonia risalti.

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    1. Sapevo che ami molto questo poeta e mi aspettavo un tuo commento! Sì, la sua è l'arte del togliere il superfluo perché ciò che resta risalti.

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  2. E' tra i miei preferiti proprio per le tue stesse ragioni. La poesia non deve spiegare come la prosa. La poesia è musica, è suono, deve emozionare non illustrare...!
    Infatti i tagli apportati alla prima versione impreziosiscono il poema.

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    1. Sono perfettamente d'accordo! La poesia e la prosa sono due generi diversi e tali devono restare.

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  3. Io adoro Ungaretti. Ricordo quando ho letto per la prima volta le sue poesie...

    S. Martino del Carso, per quanto breve, risuona a lungo nella mente.

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    1. Le poesie di Ungaretti, forse proprio per la loro brevità, si prestano a restare nella memoria e stimolare le riflessioni.

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  4. Questo tipo di poesia funziona quando il risultato è un distillato di un lungo lavoro, non quando sono le prime parole che passano per la testa. Ungaretti è grandioso, erroneamente passato per "facile" tra i (miei ex) compagni di classe.

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    1. Il "trucco" è tutto lì: far sembrare un testo molto semplice attraverso un lavoro certosino tutt'altro che casuale.

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  5. Una poesia che rimarrà nei secoli.
    Mi piace quel senso di essenziale che comunica, non c'è una parola fuori posto. Ottimo ricordare che nei versicoli di Ungaretti si nascondono versi regolari, endecasillabi, settenari, novenari.

    In questi giorni, tra l'altro, è uscito un articolo sull'albero di Ungaretti, proprio a San Martino del Carso:
    http://ilpiccolo.gelocal.it/foto-e-video/2013/03/30/fotogalleria/l-albero-isolato-di-ungaretti-commuove-san-martino-1.6795154

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    1. Grazie per il link! Ora leggo l'articolo.

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  6. Ungaretti è uno dei migliori poeti italiani, soprattutto la sua produzione giovanile. Poi ha cercato di riallacciare i nodi con la tradizione, col linguaggio aulico storico della poesia italiana, e paradossalmente ha perso qualcosa (o forse aveva perso in generale la spinta creativa).
    Sarà sempre uno dei miei poeti preferiti.

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    1. Un poeta davvero tra i più espressivi! Anche a me piace moltissimo.

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