venerdì 7 marzo 2014

"Dafni e Cloe" di Longo Sofista: il più importante romanzo greco

Comincia oggi un'altra rubrica fissa sul mio blog curata da un guest blogger!
Ebbene sì, dopo Un pozzo di scienza di Marco Lazzara, oggi inauguro La biblioteca dimenticata di Davide Rigonat, il blogger che gestisce La casa della nebbia, un blog nato da poco ma che promette bene  e trovate anche nel mio blogroll.

Lascio a lui il compito di introdurre la sua rubrica e lo ringrazio per questo post e per quelli futuri.



Cari lettori,
Romina ha incoscientemente deciso di affidarmi questo spazio per tenervi una nuova rubrica a cadenza mensile. Sono stato a lungo indeciso su quale indirizzo darle: sarebbe stato meglio parlare di scrittura, di grammatica o di letteratura in generale? Mi sono però reso conto che Romina cura già delle rubriche che parlano di questi aspetti e anche molto bene. Ho deciso quindi di parlarvi di libri, ma non di libri qualsiasi: cercherò di presentarvi dei capolavori poco conosciuti, se non del tutto dimenticati, che, secondo il mio modesto parere, sarebbe bene che ogni aspirante autore conoscesse. Spero piaceranno a voi quanto sono piaciuti a me.

Dafni e Cloe di Longo Sofista

Per questo primo appuntamento ho deciso di partire da molto lontano… quasi dall'inizio. Il libro di cui voglio parlarvi oggi è Dafni e Cloe di Longo Sofista, noto anche come Le Avventure Pastorali di Dafni e Cloe o Gli Amori Pastorali di Dafni e Cloe.

Longo, cui è stato associato il soprannome di Sofista da un editore tedesco nel 1601, è stato uno scrittore vissuto nel III secolo d.C. di cui non si sa quasi nulla, se non che fu autore del romanzo che oggi vi presento.


Dafni e Cloe è il più importante esempio di romanzo greco, genere che paradossalmente si sviluppa pienamente solo in età ellenistica, dopo cioè i due grandi romanzi latini (L'asino d'Oro di Apuleio e il Satyricon di Petronio) che tanto devono alla tradizione greca precedente. I greci utilizzano infatti la prosa quasi solo per raccontare fatti realmente avvenuti, per le cronache e per i testi tecnici (trattati filosofici, medici, ecc.), riservando alla composizione in versi (poemi epici, ecc.) la narrazione del fantastico e delle grandi opere. Il romanzo era visto quindi come una cosa futile e quindi meno praticato dai grandi autori. Notiamo che anche i Romani avevano un atteggiamento simile: essi avevano già ben sviluppato la prosa (si pensi alle cronache di Cesare, alla Storia di Roma di Tito Livio, alle opere in prosa di Cicerone e di Seneca, ecc.), eppure bisogna arrivare a Petronio per trovare i primo vero romanzo latino a noi pervenuto.

Dafni e Cloe segna una svolta nella storia del romanzo. Esso non solo è il primo romanzo pastorale, ma è anche il primo che riesce a svincolarsi dagli elementi della tradizione precedente (mutuati in particolare dalla poetica e dalla narrazione in versi), andando a definire un nuovo genere dotato di dignità e valenza non subalterna alla poesia.

Per quanto riguarda la trama non voglio svelarvi più di tanto. Vi dirò solo che il testo, diviso in quattro libri più il proemio iniziale, narra le vicende di Dafni (alloro, in greco) e Cloe (edera, in greco), due giovani che, abbandonati dai rispettivi genitori, vengono trovati e allevati da due pastori. I due giovani infine si incontrano e si innamorano. Dopo una serie di traversie (l'invasione dei Metimnesi, due rapimenti, gelosie, rancori…), che hanno comunque un ruolo secondario, scopertisi figli di due ricche famiglie riescono infine a convolare a giuste nozze, celebrate ovviamente in campagna.

Daphnis and Chloe di Jeah-George Vibert
(1866)
Il tema principale del romanzo è l'amore, o meglio la scoperta dell'amore sentimentale ed erotico da parte dei due giovani, tanto che lo stesso Longo ci dice che «[…] quest'opera, infatti, guarirà chi è malato d'amore, consolerà chi è afflitto, a chi è stato innamorato rammenterà le esperienze già fatte, inizierà alle arti amorose chi non le conosce». Il tutto è calato in un contesto idealizzato e irreale, un mondo contadino perfetto e spensierato dove nessuno si spezza la schiena nel lavoro (Dafni, Cloe e le rispettive famiglie adottive sono schiavi) e sembrano avere come maggior preoccupazione la cura di fiori e giardini. Il pascolo degli animali è quasi una piacevole scampagnata per i ragazzi. Il mondo della polis si innesta in questo contesto nel III e soprattutto IV libro con l'arrivo degli invasori prima e del padrone con il suo seguito poi. Le insidie cui vanno incontro i due giovani (come per esempio le attenzioni di Gnatone per Dafni o i tentativi di Lampi, invaghitosi di Cloe, per mettere in cattiva luce il rivale) sono risolte in maniera indolore e portano alla rivelazione finale e alla felice conclusione della vicenda. Per un approfondimento delle tematiche e delle innovazioni linguistiche, stilistiche e formali introdotte da quest'opera vi rimando alla lettura delle introduzioni critiche delle varie edizioni (Mondadori, Garzanti, BUR…), oltre che a qualche ricerca in rete.

Dafni e Cloe di François Gérard
odio su tela (1824) 
Questo romanzo ebbe grandissima fortuna, tanto che riuscì a influenzare moltissimi artisti di ogni epoca. Alla prima edizione a stampa (Firenze, 1598) ne sono seguite innumerevoli altre. Il mondo pastorale e bucolico idealizzato da Longo verrà ripreso quasi pari pari dall'Arcadia, diventando l'elemento centrale e caratterizzante di tutto il movimento. Il romanzo longhiano fu apprezzato da scrittori (Goethe, che sosteneva che esso doveva essere letto almeno una volta l'anno, Tasso, Poliziono, Cervantes…), musicisti e librettisti (lo stesso Rousseau cominciò a scrivere un'opera intitolata Dafni e Cloe, rimasta incompiuta, Ravel…), pittori (Corot, Gérard, Millet, Chagall…) e scultori (Cortot, Dalau, ecc.).

Questo romanzo, sebbene a prima vista possa essere distante dal gusto attuale per la forma narrativa e per le scelte d'ambientazione e di situazione, mantiene una sua spiccata modernità nell'analisi che l'autore fa delle dinamiche sentimentali dei protagonisti e consente di capire meglio l'opera di molti artisti successivi. Ve lo consiglio quindi calorosamente. Se qualcuno avrà voglia di leggerselo, mi scriva pure cosa ne pensa.

Alla prossima puntata!



NB: La foto usata come sfondo del banner è da attribuire a Luciano Caputo (vedi CC nel link).



21 commenti:

  1. Davvero una bella rubrica. Attendo con curiosità i prossimi libri segnalati.

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  2. Non so se sia il più importante esempio di romanzo ellenistico, di sicuro è quello che ebbe più successo. A suo tempo avevo letto l'altro esempio di romanzo in greco, grossomodo coevo dei latini, Il romanzo di Cherea e Calliroe di Caritone di Afrodisia, molto diverso nell'argomento: niente pastori, ma vari lestofanti, pirati, mercenari, mercanti e satrapi. Forse anche streghe. In compenso, le "dinamiche sentimentali" non le prenderei proprio ad esempio! ^^

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    1. Uhm, non so... se Davide ha letto entrambi ci può dire cosa ne pensa in proposito.
      Mi sa che nel titolo dovevo scrivere "uno dei più importanti" per non rischiare contestazioni! Ahahah!

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    2. Ciao Xeno.
      Del romanzo di Caritone avevo letto solo alcuni estratti al liceo, se non sbaglio. A memoria posso solo dirti che certamente è precedente a quello di Longo (penso anzi sia il primo dei romanzi greci che ci sono pervenuti). La trama è, se vuoi, più movimentata, anche se il succo è lo stesso: i due giovani si incontrano, si innamorano, il loro amore viene contrastato da rivali e eventi vari, alla fine i due convolano a giuste nozze. L'opera di Caritone era però molto più legata ai classici precedenti, di cui riproponeva vari episodi (quello che ricordo io, se non sbaglio, era una trasposizione di un tema omerico). Longo invece è più autonomo nella sua azione e, oltre ad "inventare" il romanzo pastorale, approfondisce di più l'analisi dei personaggi e dell'evoluzione del loro animo (rispetto al sentimento d'amore). Ovvio poi che la concezione dell'amore che abbiamo al giorno d'oggi ha qualche differenza rispetto a quella antica.
      Certo è che il romanzo di Longo ha avuto maggior fortuna e maggior influenza rispetto agli altri romanzi greci. E' in questo senso che lo definisco il più importante.

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    3. Il "succo" di cui tu parli è rimasto lo stesso per la maggior parte dei romanzi scritti nella storia dell'umanità! Ahahah! Va be', scherzi a parte, mi sembra che tu abbia risposto bene alle perplessità di Salomon Xeno.

      Questa è l'ennesima riprova che non sono stata affatto "incosciente" nell'affidarti la rubrica.

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  3. E così ecco la rubrica misteriosa... direi che parte con il piede giusto! Buona avventura!

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    1. Ebbene sì, sono certa che l'attesa è stata premiata!

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  4. Segnalazione interessante. Per via dei miei studi la mia cultura classica è pressoché nulla, e vorrei tanto colmare in parte questo vuoto. Potrebbe essere uno spunto utile.

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    1. Io posso dire lo stesso!

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    2. Se decidi di leggerlo, fammi sapere cosa ne pensi!

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  5. Mi piace l'idea di questa nuova rubrica :) Conoscevo "Dafni e Cloe", pur non avendolo mai letto, perché ho studiato i romanzi greci (a grandi linee) al Liceo. Un giorno mi piacerebbe leggerli!

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    1. Io invece non li avevo mai incontrati! Il bello di ospitare qui dei collaboratori è che imparo tante cose anch'io!

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  6. Mi incuriosisce la "spiccata modernità nell'analisi che l'autore fa delle dinamiche sentimentali dei protagonisti" (considerato che le "dinamiche sentimentali" sono concetti in sé senza tempo).
    Bellissima rubrica. Attendo con ansia i prossimi appuntamenti.

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    1. Eh, il cuore e i suoi tormenti... sì, un tema senza tempo!
      Sono davvero felice che la rubrica di Davide abbia già i suoi fan: se li merita!

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    2. Ripeto: troppo buoni!
      Per quanto riguarda la spiccata modernità, intendevo dire che l'autore (rispetto ad altri contemporanei o immediatamente successivi) non si limita a ripercorrere gli schemi tradizionali del sentimento d'amore già codificati nei grandi poemi, ma ci mette un po' del suo, dimostrando di aver ragionato sulla materia. Un approccio che altri non hanno avuto: non perché magari non ne fossero capaci, ma solo perché non era ritenuto necessario (l'arte guardava all'idea, al modello e non necessariamente al reale). Ovviamente bisogna tener conto che le basi culturali e morali sono molto diverse da quelle attuali.

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    3. O qui c'è un sacco di gente troppo buona o tu hai scritto un bel post! Rassegnati all'evidenza!

      Anche quando non è avvertita come necessaria, l'innovazione resta nella storia. Una piccola riprova è che noi siamo qui a parlare del libro di Longo Sofista!

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  7. Buon lavoro con questa rubrica!
    Hai fatto un'analisi davvero accurata.

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    1. Ho fatto decisamente degli ottimi "acquisti" con voi due!

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    2. Grazie Marco!
      Anche la tua è molto interessante e, soprattutto, originale.

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