martedì 20 maggio 2014

Sbloccare la creatività: qualche suggerimento per la poesia

Oggi ecco a voi il secondo appuntamento di questo post in due parti sui suggerimenti per sbloccare la creatività. Come vi ho spiegato durante il primo post in cui ho parlato di alcune tecniche utili in narrativa, questa sottorubrica deriva da un corso universitario di Didattica della letteratura. In questo post parleremo di alcune  tecniche  relative alla poesia e ogni tanto vi porterò dei componimenti scritti da me durante il corso.


Potete trovare informazioni aggiuntive su tecniche per scrivere poesia e consigli nel libro di Kenneth Koch Desideri Sogni Bugie - Un poeta insegna a scrivere poesia ai bambini (vi assicuro che dà consigli molto utili e non solo per bambini e di alcuni di questi vi parlerò in questo post).

Desideri
Un buon modo per trovare ispirazione per una poesia è scrivere dei desideri. Basta cominciare ogni verso con vorrei e lasciar correre la fantasia. È possibile anche scrivere così delle poesie collettive in cui ognuno prepara un verso che comincia con vorrei. Il fatto di avere un inizio comune per ogni verso dà alla poesia collettiva una struttura che la rende uniforme.

Sogni
Una variante di quanto appena citato può prevedere la formula Ho sognato al posto del Vorrei.

Bugie
Si può scrivere una poesia anche raccontando tante bugie strampalate, buffe e divertenti oppure con finte serie verità improponibili. E si può fare sia da soli, sia scrivendo versi a più mani. Può essere un buono spunto per svincolarsi dalle solite banalità.

Paure
Che cosa tocca l'animo umano più della paura? Tutti abbiamo paura di qualcosa, tutti abbiamo provato la sensazione di un brivido di timore. E la poesia è sentimento, è emozione e pertanto la paura ben si presta a venire condensata in versi.

Ecco qui il mio esempio di poesia sulle paure.

Ho paura della paura
Ho paura di svegliarmi all’improvviso
con il fiato spezzato e i pensieri confusi
e di ritrovarmi di nuovo in mezzo a un incubo.

Ho paura che il passato ritorni,
lama fredda e impietosa,
a fare a pezzi pezzi che a fatica cerco di rimettere insieme.

Ho paura di ritrovarmi al punto di partenza
ad affrontare una nuova tempesta,
a chiedermi dove troverò la forza se non ci sarai.

Ho paura dello spazio e del tempo,
riferimenti crudeli che ci separano dalla felicità
e spezzano legami.

Ho paura della paura,
paura della sensazione che mi prende
quando il terrore sembra l’unica reazione possibile.
                                                 
Una volta ero… adesso sono…
Esistono alcune formule che si possono utilizzare ripetute più volte nel corso di una poesia per creare in modo semplice una struttura.
Un esempio è la struttura Una volta ero… adesso sono… per creare un contrasto tra passato e presente.

Sembro… invece sono…
Un'altra formula possibile è Sembro…  invece sono… Si tratta di una struttura semplice e che genera interessanti risultati poetici anche in chi non è avvezzo alla poesia. Del resto è capitato a tutti di sembrare qualcosa che non si è…

Ecco il mio esempio:

Fragile e forte
Sembro fragile
mentre annaspo nel cammino della vita,
mentre combatto battaglie troppo grandi
rannicchiata nei miei pensieri,
invece sono forte,
perché non mi sono arresa,
perché ho incassato i colpi
e ho trovato nuove strade.

Sembro forte
mentre ostento di non aver bisogno di aiuto,
mentre mi ripeto che cado sempre in piedi
come i gatti,
invece sono fragile
perché senza un sostegno mi sento persa,
perché a furia di portare maschere
non ricordo più chi sono.

Sembro fragile
e invece sono forte,
non tenermi sotto una campana di vetro.

Sembro forte
e invece sono fragile,
non lasciare la mia mano.


Il viaggio fantastico
Sull'onda della celebre poesia Guido, i' vorrei di Dante, Koch suggerisce di scrivere poesie che ricalchino la tematica del viaggio. Si può tenere una struttura molto simile a quella dantesca oppure fare un po' di testa propria, come ho fatto io con questo testo.

Tu e io ma non noi
Io vorrei che tu e io
ci ritrovassimo
al di fuori di tutti i ma e i se .
Mare o montagna non importa:
partiamo!
In treno o in aereo non importa:
andiamo via.

O forse dovrei partire da sola
con le mie domande
e partire per imparare a restare,
con te o senza di te,
perché non si può vivere
di un inesistente noi.

Parlando con una creatura
Rifacendosi invece alla poesia Tiger di William Blake, si può pensare come suggerito da Koch di scrivere una poesia in cui dialogare con una creatura selvatica.

Questo è il mio esempio:

Sorridendo a una vipera
Vipera, vipera,
che insinui il piede dell’uomo,
perché lo mordi?,
perché metti veleno di morte nel suo sangue?
Antico retaggio di una brutta storia
con una certa Eva?
Io ti ho vista più volte
scivolare sinuosa tra l’erba ingiallita dalla calura
e mai mi hai fatto paura,
perché non ti temo, vipera?,
perché alle grida di mia madre
che mi di dice di starti lontana
io rispondo con un sorriso
che rivolgo più a te che a lei?
Forse perché ho capito il tuo segreto, vipera.
Avrai ucciso qualche uomo, forse,
ma quanti di loro hanno ucciso i tuoi piccoli,
i tuoi fratelli…
Ti vedono mostro
io ti vedo vittima,
per questo ti regalo un sorriso che sa di carezza
mentre intorno la gente ti rifugge.

S'i fossi foco (sonetto)
Altra poesia da cui partire per trarre ispirazione può essere S'i fossi foco di Cecco Angiolieri. Decidete che cosa vorreste essere e fate le vostre ipotesi in poesia.

Io ci ho provato e ho cercato di mantenere anche la struttura del sonetto (con le sue regole metriche).

Vento e luce
Se fossi vento soffierei lontano,
in quello sguardo caldo che ora tace,
tornerei a sfiorare la tua mano
ove l’anima mia aveva pace.

Se fossi luce nel tuo cielo
illuminerei il tuo bel sorriso
che nasconde come candido velo
i tristi pensieri sul tuo viso.

Ma purtroppo io sono soltanto io
e il solo vero vento che possiedo
è il mio fiato flebile e stanco.

Ma purtroppo io sono soltanto io
e l’unica vera luce che vedo
brilla sicura solo al tuo fianco.

Fanfole
Cambiamo ora decisamente genere e vediamo una tipologia poetica inventata da Fosco Maraini e descritta nella raccolta Gnosi delle fànfole del 1978. In queste poesie, chiamate fanfole, si trovano parole esistenti accompagnate da altre che non esistono, ma rimandano per loro forma ad altre e vengono scelte in base alla musicalità o a echi di significato. La cosa bella è che la struttura sintattica delle frasi sopravvive anche all'irruzione di tutte queste parole inventate.

Un esempio per capirci meglio? Sì, dai. Ecco qui la mia prima fanfola.

Un brudighero come tanti
Era un brudighero senza sprezzini.
Ecco cos’era.
Uno dei tanti sremboli
che si incontrano snoccolati,
sdurenti e sbarbabriosi.
Insolindemente convinto,
come tutti i brudigheri,
d’esser lumineante
e invece pari a sterpiaggine.
Un nullafosco avrebbe avuto più valore
al mercato degli sfignaccoli,
ma il brudighero non vuol veder
la nullità del suo esistenziamento,
seleramente volto
alla rompestre distruzione
di algienti scarpestre.

Vi siete mai voltati d'improvviso…
Per chiudere questo post piuttosto lungo, vi riporto un ultimo esempio di una poesia scritta a lezione. Il prof ci ha dato una struttura con l'inizio del primo verso di ogni strofa già scritto i e noi dovevamo scrivere una poesia che contenesse le parti date. Le opere risultanti erano tutte molto diverse, ovviamente. Può essere un modo interessante di scrivere qualcosa partendo da un testo comune (la struttura si può ricavare anche da una poesia celebre). Ecco qui la mia, magari potete provare anche voi (le parti da tenere come struttura sono sottolineate).

Ho ritrovato me stessa [titolo mio]

Vi siete mai voltati d’improvviso e
avete rivisto il vostro passato?
Dietro a voi non c’era nulla di fisico
solo quel che era stato,
tutto ciò che era stato strappato all’oblio,
ciò che ingenuamente credevate di aver dimenticato,
o almeno superato.

Ero per strada,
i sogni persi,
le speranze perse…
io stessa ero persa.

Sentii una voce
ma non c’era Nessuno
in quell’ammasso di gente
chiassosa e caotica,
che qualcuno chiama città.        

Ricordo l’odore di prati
pronti per la mietitura,
un Tempo autentico distante dal tempo.

A volte risento la voce della Terra,
qualcosa che mi richiama a sé,
a un’Umanità che pare essersi persa,
ancor più di me.

L’angoscia sapeva di solitudine
quel giorno,
quella che ti si attacca alle ossa
quando non riesci più a vedere
esseri Umani e cominci a vedere solo
gente.

E tuttavia il cuore ostinato
ancora credeva
che non fosse troppo tardi.
E in quel buio
ho ritrovato i sogni,
ho ritrovato le speranze…
ho ritrovato me stessa.

Sono solamente io.
Quel giorno mi sono ricostruita da capo
per non soccombere al peso del passato,
al ricordo di ciò che ci allontana dal presente
per strapparci via il futuro.


Conclusione
In questo post ho presentato alcuni esempi di tecniche da usare per provare a comporre poesia. Non è di certo un post teorico, anzi, si tratta quasi solo di esempi, ma spero possiate trovare qui ispirazione per sbloccare la vostra creatività.
Vi ricordo inoltre che tutte le premesse a questa sottorubrica e i suggerimenti per quanto riguarda la narrativa, si trovano nel post dedicato alle tecniche rodariane.


A tutti auguro una buona scrittura!



16 commenti:

  1. Tormenti o gioie ispirani poesie ... poi c'e` la "solitudine emotiva" che si porta via ogni ispirazione. Nell loro confuso confine ove il bene e il male si mescolano, devo aver lasciato le mie emozioni ... morire per poi rinascere emotivamente, io ci sto provando disperatamente!

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    1. Dalla "solitudine emotiva" io ho fatto sbocciare alcune delle mie poesie meglio riuscite, sai? La poesia è fatta apposta per raccogliere tormenti, in fondo.

      Rinascerai presto, lo sento. Risplendiamo e il resto verrà da sé.

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    2. E forse sarà che ora sono troppo arrabbiata per riuscire a creare qualcosa che abbia un briciolo di poesia ... mi serve tempo, sì! :)

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    3. Ma sì, tutto passa, vedrai. Dobbiamo solo trovare la forza di risplendere sempre.

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  2. Il bello della poesia è che non è la prosa. E no, non ho scoperto l'acqua. Quello che desidero dire è che il bello della poesia sta nell'essere libera anche nella composizione.
    P.S.: Da attrice dico una cosa: ho sentito alcuni leggere le proprie poesie o quelle di altri e non le sanno leggere. Voce piatta, nessuna pausa. Una aveva scritto una poesia sulla gioia e nel dirla non c'era questo sentimento. La poesia non è un esercizio di memoria!!!

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    1. (intendevo l'acqua calda)

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    2. Infatti alcuni sono convinti che il testo della poesia dica già tutto di per sé e non prestano attenzione a che cosa comunica il tono di voce... E' appunto il discorso sui vari strumenti comunicativi che sto cercando di portare avanti da un po' di tempo!

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    3. @AlmaCattleya: Sì, la poesia deve essere libera, ma a volte qualche struttura può aiutare a "sbloccare" chi fa fatica a ritenersi all'altezza e tentare.
      Leggere poesia in pubblico è molto più difficile che leggere in prosa, secondo me. Però concordo sull'importanza di usare bene la voce.

      @dramaqueen: Bravissima! Del resto si può leggere un menù con grande stile o leggere la "Divina Commedia" come se fosse un elenco della spesa!

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  3. Wooow che post interessante... spero di poter leggere anche qualche utile consiglio sulla scrittura creativa...

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    1. Grazie mille! Trovi qualcosa nel post linkato all'inizio di questo... e poi ci sono un po' di cose qua e là nel blog.
      Se c'è qualcosa che vorresti sapere in particolare, puoi sempre provare a chiedere e magari ne parlo il mese prossimo.

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  4. Le tue poesie sono bellissime! E soprattutto, non deve essere facile scrivere una "fanfola"... proverò ad imparare anche la tua insieme a quella del lonfo! :)

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    1. Grazie... Alcune di queste le ho lette in aula e confesso che leggere la fanfola mi è piaciuto tantissimo! L'espressività lì fa la differenza ancora più che in altri tipi di testi.

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  5. Romina sono una creatrice di fanfole ahaha! Stupendo post ricco di spunti e di autenticita'...come sempre brava!

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    1. Ahahah! Questa volta ho solo riportato cose che mi sono state dette, però grazie!

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  6. Sono tutte idee interessanti, che tu hai sfruttato molto bene. Però credo che oltre le idee la cosa fondamentale sia avere DENTRO la poesia, qualcosa che ti brucia interiormente e ti spinge a verseggiare.
    Io, almeno, per anni ne ho scritto perché avevo questo fuoco dentro, e ora sento che si è spento. Neppure un'idea potrebbe riaccenderlo, almeno per ora.

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    1. Sento anch'io questo fuoco sempre più spento, in realtà... e, sì, penso proprio che si debba aver dentro la "musica giusta" per scrivere poesia.

      Queste ho dovuto scriverle per il corso, però è stato anche molto divertente!

      Chissà magari un giorno il fuoco si riaccenderà per entrambi!

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