sabato 12 settembre 2015

Editare un proprio testo: si può fare?

Quando uno scrittore finisce la prima stesura del suo romanzo, è naturale che provveda da solo a successive revisioni e versioni, nel tentativo di arrivare a quella definitiva. Ma quanto può protrarsi questo processo? È davvero in grado chi ha creato un'opera di guardarla con il giusto distacco necessario per criticarla e migliorarla al massimo? Sono domande che purtroppo non hanno una vera risposta, ma in base a quello che si ritiene giusto possono portare lo scrittore a rivolgersi o meno a un editor, cioè qualcuno che possa editare il suo testo e cercare di tirarne fuori il massimo.


Il rapporto tra scrittore ed editor può essere molto vario: ai due estremi c'è chi non sopporta di veder toccata la propria creatura considerando l'editor come una sorta di criminale e chi invece osanna l'editor come figura mitologica che può trasformare un libro grezzo in una piccola meraviglia, quasi come uno sculture.

Dato che il tema è complesso (e non escludo di riparlarne) oggi voglio concentrarmi solo su un aspetto e cioè: è possibile per uno scrittore editare da solo un proprio testo? (Che è un po' come chiedersi se gli editor sono utili o no, forse…).

Non prendo una posizione, ma analizzo le due scelte, specificando pro e contro, terminando con la mia esperienza personale

Editarsi da soli
 Se uno scrittore ha una buona conoscenza dell'italiano e dei meccanismi dell'editing potrebbe ritenere del tutto superfluo rivolgersi a un professionista esterno. In effetti, alcuni scrittori fanno anche gli editor o comunque lavorano con la scrittura e quindi potrebbero addirittura indispettirsi se qualcuno consigliasse loro di richiedere un parere professionale altrui.

I pro dell'editarsi da soli
  • Nessuno conosce bene un testo quanto il suo autore, quindi, se è in grado di guardalo con un giusto distacco, può scovare buchi logici e incongruenze anche molto sottili.
  • Rivolgersi a un estraneo significa dover attendere i suoi tempi, mettersi in dialogo con lui e quindi aspettare le risposte tra le varie comunicazioni, il che può far slittare l'uscita di un romanzo, molto più che agendo da soli.
  • I professionisti vanno pagati, quindi, se uno scrittore sa editare, è sicuramente economicamente vantaggioso che lo faccia da solo, anche per il suo libro.


I contro dell'editarsi da soli
  • Proprio perché uno scrittore conosce bene il testo, tante cose possono sfuggirgli dopo molto letture (dagli errori di battitura a cose ben più serie). Il legame affettivo con il suo lavoro può renderlo cieco, proprio come a volte fa l'amore che non fa vedere i difetti. Questo è il rischio più grande di lavorare da soli.
  • Non è detto che i tempi di un editing fatto da soli siano effettivamente più brevi: un editor è un professionista, lo fa per lavoro, quindi ha tempistiche e scadenze. Siete davvero sicuri di poter essere così ligi da imporvi lo stesso ritmo? Editare un romanzo nel tempo libero (magari con la voglia di scrivere altro) può rivelarsi l'inizio di una lunghissima odissea di procrastinazioni per quelle pagine.
  • Non avere parere esterni è una forma di chiusura che non consente la crescita attraverso il dialogo. Credere di non aver bisogno di altri pareri non è mai una cosa saggia.


Chiedere a un editor
 Ci sono scrittori (anche bravissimi, eh) che non sono capaci di editare. Non è un dramma, perché lo scrittore deve scrivere e l'editor editare (e poi ci sono anche tantissimi editor che non saprebbero scrivere un libro). In questi casi lo scrittore è più propenso a rivolgersi a qualcun altro per la revisioni del suo libro, ma andiamo ad analizzare ora pro e contro, anche per scrittori che saprebbero editare la propria opera.

I pro di rivolgersi a un editor
  • Un editor è un occhio esterno, che guarda per la prima volta l'opera, senza i pregiudizi, i legami e le tensioni che hanno animato lo scrittore durante la stesura. È come un primo lettore, ma con l'aggiunta di vari superpoteri dati dalla sua professionalità.
  • Lo scambio di comunicazioni tra scrittore ed editor non porta solo a un miglioramento del testo in corso, ma, se sfruttato adeguatamente, è un'ottima occasione di crescita per lo scrittore che può scoprire suoi errori ricorrenti, sue lacune o imparare a guardare sotto nuova luce il suo modo di scrivere.
  • L'editor, essendo un professionista e svolgendo la sua attività per lavoro, è sicuramente incentivato al rispetto di scadenze, allo svolgimento delle sue mansioni nel migliore dei modi al fine di creare un buon prodotto, fidelizzare il cliente e farsi buona pubblicità. Quindi è molto probabile che faccia le cose come deve, cioè bene.


I contro di rivolgersi a un editor
  • Il primo e più evidente svantaggio che si ha nel delegare qualcuno allo svolgimento di un editing del proprio lavoro è che ciò rappresenta per lo scrittore un costo. Sta quindi allo scrittore decidere se vuole investire del denaro nella sua opera o accontentarsi di tenerla così com'è, senza un parere professionale (o magari sperando ci pensi poi l'editore a svolgere l'editing prima di una pubblicazione, se ha in mente di rivolgersi all'editoria tradizionale).
  • Alcuni scrittori non sopportano che qualcuno giudichi la loro opera e quindi possono ritenere fastidioso il ruolo dell'editor, che è proprio quello di fare le pulci a testi altrui.
  • Potreste incappare in un pessimo editor e in quel caso spendere male i vostri soldi, ma questo spero non accada mai (anche se è una possibilità da mettere sempre in conto).


La mia esperienza
Dopo aver fatto questa breve (e sicuramente non esaustiva) panoramica della questione, concludo dicendo la mia. Io mi rendo conto che quando edito un testo altrui o uno mio non mi comporto nello stesso modo. Probabilmente per alcune cose non c'è differenza, ma in alcuni settori come la trama e i buchi logici, quando lavoro a un mio testo sento molto la mancanza di un dialogo costruttivo con qualcun altro e dello scambio di pareri su punti critici. Per questo mi trovo meglio a editare testi altrui piuttosto che a rivedere i miei, ai quali forse mi sento troppo attaccata per fare cambi radicali o che considero di troppo poco conto per perderci troppo tempo per renderli migliori. Probabilmente, se avessi soldi da investire nella mia carriera letteraria (che, se mai è esisita, sicuramente attualmente non esiste) probabilmente mi piacerebbe potermi rivolgere a un altro editor ed essere, per una volta, dall'altra parte. In futuro, chissà… per il momento mi limito a cercare di lavorare bene sui testi altrui e, per quanto riguarda i miei, di lasciar passare un po' di tempo prima di rivederli, cercando di far finta che non siano opera delle mie mani.

E voi cosa ne pensate? Avete mai pensato di rivolgervi a un editor? Pensate di poter editare da soli i vostri lavori?

Insomma, spero che da qui parta una bella discussione sul tema! 


24 commenti:

  1. Quanto è vero... purtroppo quando si scrive un romanzo il self-editing può essere davvero complesso. Per la maggior parte dei neoscrittori la possibilità dell'editing viene spesso vista come una "minaccia" al proprio manoscritto, ma è anche vero che, essendo "accecati dalla propria creatura" come hai ben descritto tu, il lavoro senza editor è una mera correzione ortografica e l'eliminazione/aggiunta di qualche particolare.

    Io non posso definirmi uno scrittore perchè non ho ancora pubblicato niente...diciamo che mi diletto nello scrivere. Penso che l'editing sia una possibilità sulla quale si può optare. Non indispensabile, ma senza dubbio molto utile. Magari anche io ne farò uso per i miei manoscritti...chi può dirlo...Davvero un articolo molto interessante. Un bacio :*

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    1. Uno scrittore possibilista... molto bene! In futuro chissà... intanto continua a scrivere!

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    2. Non smetterei mai di scrivere...è così liberatorio!! La mia fantasia prende il volo ogni volta... Ma sono certo che questo lo sai già ;)

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    3. Lo dicevo anch'io, poi ho smesso, poi forse ho ripreso, poi ho smesso ancora... Un tempo per me scrivere era come aria, ora è qualcosa che posso accantonare, forse perché il mio cuore e i miei interessi stanno andando altrove.

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  2. Articolo interessante. Mi ha incuriosito una tua sottolineatura. Dici che ci sono scrittori anche molto bravi che non sono capaci di editare. Qualche nome? Di solito gli scrittori parlano di tutto, ma su questa specifica attitudine non ne ho mai sentiti ammettere lacune.

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    1. Non mi riferivo a nessuno di famoso, anche perché di un libro pubblicato è impossibile capire quale sia il lavoro dello scrittore e quale quello dell'editor (o almeno dovrebbe essere così). Pensavo soprattutto ad alcune persone con cui mi è capitato di lavorare, capaci di scrivere testi molto belli, ma incapaci di avere un occhio "da editor" sui loro testi.

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  3. Uno scrittore (vero) non può editare il proprio testo, esattamente come non si diventa bravi a giocare a scacchi giocando contro se stessi. Ci sono errori di cui non si renderà mai conto. Costruire un testo è una cosa complicata: il lavoro di squadra non può che migliorarlo.

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    1. Gli scambi tra scrittore ed editor per me sono i momenti più belli del processo di editing: è un lavoro di squadra che adoro!

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  4. Se devi mettere in vendita un tuo libro, allora ci vuole un editor. Se devi mandarlo a una casa editrice, non serve.
    Nel mio libro ho trovato refusi e imprecisioni che non avevo notato nonostante le tante letture fatte. Inoltre un editor non giudica il tuo lavoro, ma ti dà consigli su come migliorarlo.
    Ovvio, poi, che devi trovare un editor professionale, ma se lo è, gli fai fare una prova su un testo e se siete in sintonia continuate col lavoro.

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    1. Le prove sono un momento molto importante: è vitale che scrittore ed editore siano capaci di lavorare in modo costruttivo, perché se il clima è competitivo non si può proprio arrivare a niente di buono.

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  5. La tua analisi è molto articolata, e la trovo giusta.
    Io cerco finché posso di fare tutto da sola, ma la verità è che si può arrivare solo fino a un certo punto. Poi è necessario l'intervento di qualcuno che dall'esterno ti dica con occhio distaccato se c'è qualcosa da migliorare o correggere. Attualmente sto facendo queste modifiche al testo e mi sono accorta con grande sconforto che mi erano sfuggite tantissime cose. Il processo potrebbe durare davvero all'infinito.

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    1. Il circolo vizioso/virtuoso delle revisioni e versioni di un proprio testo rischia di essere infinito quando si è "pignoli". Ne so qualcosa...

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  6. Penso dipenda dal temperamento individuale. Io non ho mai sopportato di lavorare insieme a altre persone in nessun campo, tanto meno potrei fare un'eccezione per quella che considero l'attività solitaria per eccellenza: scrivere. Poi sono della vecchia guardia... chi fa da sé fa per tre!
    E se una volta dato il meglio di se stessi ancora non basta, allora al diavolo tutto... chi se ne importa!
    Comunque non ho niente contro gli editor. Dopotutto l'ho anche fatto di lavoro per quattro anni e ho all'attivo una ventina di libri altrui editati. Ti auguro anzi che siano in molti a proporti di rivedere i loro testi.

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    1. Sapevo che avresti risposto così! Ahah! Be', è giusto che ognuno abbia la sua posizione sul tema.
      Grazie di cuore per l'augurio!

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  7. Avere un'opinione altrui non mi dispiace, tuttavia per vari problemi spesso edito autarchicamente. Non nego che c'è anche una componente personale dell'auto-editarmi (se mi fisso che una certa frase o una certa scena va bene così come l'ho scritta, non la toglierei mai), però, ecco, almeno per l'eliminazione dei refusi un editor esterno è mille volte meglio.

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    1. Un buon editor sa capire quando insistere e quando no: a volte l'autore ha un legame tale con la "creatura" che non si possono imporre cambiamenti anche minimi su alcuni passaggi. La chiave? La mediazione. Sempre e comunque, e non solo per l'editing.

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  8. Edito esterno sì, tutta la vita. Le volte in cui non sono ricorsa alla mia editor preferita è successo che:
    - ho pagato troppo per un lavoro molto ben fatto, ma ripeto troppo
    - l'editore ha editato alla sua maniera e ora pare che il testo l'abbia scritto lui
    - il testo non funziona a dovere
    Ora sto tentando, per puri motivi economici, di avvalermi, in alternativa, di una beta lettrice, le cose mi pare stiano andando molto bene. C'è da dire anche, e concludo, che molto dipende dal manoscritto. Ci sono opere che presentano maggiori difficoltà di altre.

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    1. I beta lettori sono di certo ottimi aiutanti, anche se spesso mancano della competenza di un editor. Fanno il loro "lavoro", ovvero i lettori, e a volte sanno dare consigli grandiosi, ma difficilmente hanno tempo/voglia/capacità di fare un lavoro accurato come quello di un editor. L'editing è costoso anche perché è un lavoro lunghissimo e impegnativo (lasciatelo dire da una che lo fa troppo spesso gratis e ci perde il sonno... ahahah!).
      Comunque, sì, anche il tipo di testo influisce moltissimo.

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  9. Personalmente trovo "l'editing esterno" utilissimo. Ovvio che i propri testi vanno letti, riletti, straletti, rivisti, corretti più e più volte, ma l'occhio professionale di una seconda persona ritengo sia fondamentale. Ci sono passaggi strutturali e logici che possono sfuggire a causa dell'antica legge che dice:"ogni scarrafone è bello a mamma soja". Un secondo parere, mirato e costruttivo è necessario. Grandi scrittori, senza vergogna si avvalgono degli editor.

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    1. L'antica legge prevale sempre su tutto: non si è mai realmente obiettivi con le proprie "creature"!

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  10. Forse la distanza temporale può aiutare, ma fine più di tanto non ci si allontana. Secondo me l'unico vero vantaggio dell'editarsi da soli, il primo, si può ovviare quando l'editing diventa un autentico momento di confronto tra l'editor/estraneo e l'autore. Che, tra parentesi, secondo me è sempre la via virtuosa. :)

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    1. Il confronto è sempre la parte più bella dell'editing!

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  11. luchiastro16/09/15, 12:09

    La mia esperienza di scrittore mi ha insegnato di non fidarmi dei passaggi letti con troppo trasporto, quelli che dunque ho "sentito" maggiormente al momento della scrittura. Mi capita di trovare proprio in questi punti gli errori maggiori, che siano ripetizioni o svarioni ancora più gravi. Quindi al momento della rilettura, ritorno su questi passaggi più volte rispetto al resto del romanzo.

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    1. Per correggere un testo occorre avere una certa distanza emotiva dallo stesso.

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