martedì 15 novembre 2011

"Il teorema della parola Fine"


Eccoci arrivati all’immancabile appuntamento di metà mese con i teoremi per ridere, per mescolare la matematica e la letteratura. Il post di ottobre si occupava di lettura e, invece, il teorema di questo mese parla di scrittura ed è dedicato a tutti gli scrittori arrivati al momento epico della parola “Fine”. Momento tanto desiderato quanto tragico… degno dunque di un suo teorema.


Dato un testo costruito sul quadrato delle ipotesi nuove della mente, popolato da vari insiemi di personaggi tra i quali è stato creato un buon prodotto cartesiano di relazioni e intrecci, l’autore, stanco e curioso, procede rapidamente verso il risultato finale del problema, ma, una volta giunto agli ultimi passaggi, si ferma incerto sulla sua effettiva volontà di arrivare alla quadratura del cerchio.
 Dunque… fuori dal matematichese:

Un autore che ha creato il suo mondo e i suoi personaggi non vede l’ora di sapere come andrà a finire la sua storia, ma, arrivato alla fine, ha paura.
Non so se sia una verità universale, ma a me capita sempre. Quando sto scrivendo la prima bozza di un libro, corro veloce sui tasti per seguire quello che i personaggi stanno facendo e non perdere nemmeno una battuta dei loro dialoghi, perché una volta creati non sempre fanno quello che avrei preventivato, ma è questo è il bello, la magia dello scrivere. I personaggi e le situazioni sono un po’ come degli ingredienti, ma poi gli imprevisti determinano la buona riuscita della ricetta e, a volte, creano qualcosa di inaspettato. In effetti, quante ricette si possono fare con uova, farina e burro? Una volta creata la trama e i suoi attori, anche loro vogliono poter determinare almeno in parte il loro destino e allora anche l’autore sente il bisogno di arrivare alla fine, di vedere i problemi risolversi o la situazione degenerare: non può restare più nel costante dubbio di un futuro in divenire… e così scrive e scrive, poi, però, a un soffio dalla fine tutto diventa più difficile. Scrivere la parola “Fine” è come chiudere una porta a chiave per sempre, è come prendere un aereo che ti porterà lontano da coloro che a lungo hai amato e allora è normale voltarsi più volte indietro con rimpianto e senso di nostalgia prima di quel gesto definitivo e doloroso.

Iniziare un libro è difficile, per scriverlo ci vuole costanza e dedizione, ma scrivere la parola “Fine” è complicato, doloroso e dolcissimo allo stesso tempo. Scrivere quella piccola parola significa liberare i nostri personaggi dall’incertezza e dar loro pace, ma anche ritornare nel mondo reale dove loro non possono seguirci.

Che cosa ne pensate voi della parola “Fine”? In quali casi scriverla vi è pesato particolarmente? Perché?

6 commenti:

  1. Quando si scrive un romanzo si entra in un mondo magico. Si vive una relazione intensa con se stessi e i personaggi i quali diventano i tuoi migliori amici.
    Per quanto mi riguarda arrivata alla fine di un romanzo sono svuotata, sola, come se i miei migliori amici fossero partiti.
    Anche se decidi di rileggere il romanzo, non suscita la stessa sensazione magica di quando lo stavi creando. Il rapporto che avevi prima con i personaggi si rompe.
    Non so darmi una spiegazione ma so che questa magia mi dà l'impulso ad iniziare un'altra storia.

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  2. @Lisa: Sono completamente d'accordo con te... Finire un libro è come perdere la chiave che conduce a un mondo incantato: quando ti accorgi di essere rimasta chiusa fuori non ti resta che cercare una nuova porta a cui bussare! E scrivere ancora, affezionarti ancora a nuovi personaggi, amarli, odiarli, seguirli e spiarli per poi dover dire addio anche a loro... solo noi scrittori possiamo capire questa grande angoscia, chi non ama scrivere mi prende per pazza quando provo a spiegare questo concetto... ma non importa: l'importante è scrivere e creare mondi in cui anche altri potranno sognare!

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  3. Mi viene in mente un frammento della canzone "Dalle prime battute" del duo Lucio Battisti/Pasquale Panella:

    "...durano soltanto i finali."

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  4. @Ivano: Benvenuto nel blog e bella citazione!

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  5. Philip Pullman ha detto che non esiste veramente una fine in una storia. La fine è solo il punto in cui vogliamo farla concludere. E a me piace pensarla così :)

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  6. @Daniele: La frase che hai citato (e che avevo già notato nel tuo blog) mi ha colpita davvero molto... alla fine è proprio così: si potrebbe andare avanti all'infinito. Secondo Rodari, le buone storie sono quelle per le quali ci si può sempre chiedere: "Che cosa accadde dopo?"... forse è per questo che finire un libro è così difficile! Perché siamo costretti a porre una fine a qualcosa che è infinito, privando i nostri personaggi di tutte le avventure che ancora potrebbero vivere!

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