martedì 15 maggio 2012

"Il teorema del refuso infame"


“Il teorema del refuso infame”: lui è lì (solo che noi non lo sappiamo) e ci guarda e ride!

Non c’è niente da fare: per quanto si possa rileggere un testo, revisionarlo, riscriverlo, modificarlo, è impossibile renderlo totalmente privo di errori. Per quanto si possa essere pignoli e dediti alla causa, non si può rimuovere ogni singola imperfezione da un testo. Non mi riferisco ai post, che per quanto riletti e curati, restano testi scritti e postati nel giro di pochi giorni, ma ai racconti o ai romanzi che io, e immagino anche voi, si ricorreggono fino allo sfinimento delle forze eppure, quando poi li si invia a un concorso oppure li si vede finalmente pubblicati, qualche imperfezione è ancora presente, che sia una virgola fuori posto, una parola non proprio appropriata, una frase non troppo lineare oppure un errore di battitura da far rabbrividire.
Da questa triste consapevolezza nasce il teorema per ridere di oggi: “Il teorema del refuso infame”.


Dato un testo, a ogni rilettura successiva è possibile diminuire il numero di errori in esso presente, prima in maniera significativamente rilevante e poi sempre inferiore, in ogni caso il numero di errori residui non sarà mai pari a zero e la funzione tendendo a infinito  si avvicinerà a zero senza assumere mai quel valore.

In pratica, fuori dal matematichese:
Con le prime revisioni del testo si possono ridurre molto gli errori, poi sempre meno, ma non si riusciranno mai a eliminare del tutto. Ogni testo conterrà sempre degli errori, anche se aumentando le revisioni si può ridurre la loro presenza.

Per chiarire meglio analizziamo il grafico.


Come potete vedere, con le prime revisioni il numero di errori diminuisce drasticamente, infatti, la prima stesura è in gran parte creatività e immaginazione, mentre poi subentrano i maggiori ragionamenti stilistici, retorici, grammaticali, … Andando avanti con le revisioni si continuano a trovare cose da migliorare e gli errori si riducono ancora (anche se più lentamente). Ogni volta però, statene certi, troverete qualcosa da cambiare, anche perché il concetto di errore in letteratura è molto relativo (a parte gli orrori grammaticali), quindi la fase di revisione di un testo non è mai del tutto finita, anche se a un certo punto bisogna accontentarsi e/o farsi aiutare.

Con questo post oltre a celebrare gli errori infami che sembrano divertirsi nello star nascosti fino a quando il testo è pubblicato o inviato a un concorso, voglio ringraziare Fabrizia del forum Abaluth che mi ha aiutata a revisionare un mio testo e ad Abisso che spesso trova degli errori infami nascosti nei miei post che in questo periodo non posso rileggere tante volte quante vorrei e me lo segnala sempre con cortesia e gentilezza. Ovviamente anche altre persone meriterebbero qui una menzione, ma va bene così.
E voi cosa ne pensate degli errori infami? Come reagite quando ne trovate uno in un testo che credevate finito? Insomma, ora a voi la parola.


Hanno parlato di questo articolo:

9 commenti:

  1. Beh. io sono il re dei refusi, diciamo che ci convivo sapendo che prima o poi salteranno fuori, o perchè li noterò io o perchè qualcuno me li segnalerà.

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    1. Ottima filosofia di vita, Nick! Grazie!

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  2. Quale onore! Addirittura ringraziato pubblicamente in un post... troppo buona, davvero.

    Personalmente ho la fortuna (o, immodestamente parlando, il merito) di commettere pochi errori di distrazione e grammaticali anche quando scrivo rapidamente. È un bel vantaggio perché rileggere porta via un sacco di tempo, e soprattutto è tempo mal impiegato, dato che il contenuto lo si conosce già, per forza di cose.

    L'ultima riprova di ciò è un racconto inviato senza rileggerlo a un concorso a cinque minuti dalla scadenza, avendo scritto un terzo di esso nelle tre ore precedenti: sorprendentemente, le cose da modificare, quando poi l'ho ricontrollato, erano davvero poche e marginali.

    Se si ha tempo però, un vecchio trucco funzionante per scovare i refusi, oltre all'ovvio correttore ortografico dei programmi di scrittura, è la rilettura al contrario del testo, parola per parola. È piuttosto noto ma poco usato e invece funziona alla grande perché costringe la mente a uscire dagli schemi che spesso la rendono cieca agli errori.

    Se si parla invece di migliorare la prosa, beh, in quel caso è un altro discorso. Lì si che mi è capitato di perdere lungo tempo a riscrivere in modo diverso alcune frasi, o interi periodi, con grande perdita di tempo e generalmente vantaggi non significativi. Lo sbaglio più grande, secondo la mia esperienza, è riprendere un testo dopo molto tempo, e quindi, più in generale, scrivere un testo in un lungo periodo di tempo: ciò crea il rischio per chi scrive di modificare il suo stile, le sue idee, anche i suoi valori, portando talvolta a vedere il vecchio scritto come qualcosa di estraneo, che si vorrebbe modificare in ogni suo aspetto.

    Il teorema mi trova d'accordo, ma ha una spiegazione puramente pratica, e vale per tanti altri campi: anche il grafico delle parole inserite in un cruciverba rispetto al tempo o quello delle differenze scovate tra due immagini (sempre rispetto al tempo) avrebbero lo stesso andamento. In una sorta di matematichese spurio potrei dire che la velocità con cui si individua in un insieme un elemento appartenente a un dato sottoinsieme (di cardinalità inferiore) è direttamente proporzionale al numero degli elementi non ancora individuati.

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    1. La tua menzione è più che meritata, credimi! Come farei senza le tue preziose correzioni? Beato te che non commetti errori, io ho problemi con gli errori di battitura, forse perché le dita sulla tastiera vanno più veloci del pensiero! Mi è piaciuta molto la tecnica di lettura al contrario che devo assolutamente provare. Hai ragione anche sulla possibilità di estendere il teorema ad altri concetti e sulla bellissima definizione finale. Grazie per la dettagliata e interessante analisi!

      @Tutti: I miei problemi a internet persistono, quindi posso connettermi solo raramente dall'università o dalla biblioteca. Mi dispiace, ma non posso essere più presente come quando usavo internet da casa (non ho ancora trovato un luogo pubblico aperto fino alle tre di notte in cui poter scrivere in pace!). Portate pazienza e perdonatemi! Spero di risolvere al più presto! Grazie!

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  3. Ho un amico fastidioso che è sempre pronto a farmi notare i refusi nella maniera più fastidiosa.
    Per il resto, vincono loro.
    Sempre.

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    1. Uhm, quella descrizione mi ricorda qualcuno... ehi, ma sono io!

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    2. @Salomon Xeno: Non bisognerebbe mai essere fastidiosi quando si correggono gli errori altrui... ci vuole molta umiltà anche nell'insegnare e nel correggere!

      @Abisso: Ma vi conoscete anche al di fuori del progetto 10 parole? Sono sicura che non sei tu l'amico fastidioso di Salomon Xeno: tu non sei mai fastidioso quando segnali gli errori, io ne so qualcosa!

      Grazie a entrambi!

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  4. Il mio correttore automatico è mio marito. Fastidioso è dir poco!

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    1. Almeno funziona? Se funziona bene e trova tutti i refusi infami, per te può essere conveniente sopportarlo!

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