domenica 20 maggio 2012

Rime per tutti i gusti

Rime: tanti tipi. Scrivere poesie in rima o no?
Le rime sono un elemento tipico della poesia, anche se oggi non sempre presenti. Per rima si intende l’omofonia, cioè l’identità di suono, tra due o più parole a partire dall’ultima vocale accentata alla fine di un verso. Bisogna prestare estrema attenzione al fatto che le parole che rimano siano identiche dopo l’ultimo accento tonico, non basta che siano uguali le ultime lettere (es. Pàolo e Tàvolo non rimano tra loro).
Esistono molti tipi di rime e nel post di oggi ne analizzeremo alcuni tra i più famosi. Come è convenzione indicherò le parole che rimano tra loro con le stesse lettere maiuscole. Più che delle lunghe spiegazioni ho fatto un esempio, una lunga poesia divisa in strofe e per ognuna ho usato uno schema rimico diverso.


Rima baciata (AABB)
Nella rima baciata un verso rima con il successivo.


Corvi neri                                      A
sopra neri pensieri                        A
solcano cieli senza speranze         B
e l’anima è chiusa in tetre stanze. B


Rima alternata (ABAB)
Nella prima alternata rimano tra loro il primo e il terzo verso mentre il secondo rima con il quarto.


L’abisso l’avvolge come cupo manto   A
come calda coperta di lana                 B
mentre sommesso procede il pianto    A
per una felicità lontana.                     B


Rima incrociata (ABBA)
Nella rima incrociata il primo verso rima con il quarto e il secondo con il terzo.


Resta inutile però il pianto di queste ore   A
se il sorriso ancora si incurva beato          B
ripensando al perduto passato                   B  
anche se la gioia smarrita causa dolore.   A


Rima incatenata (ABA BCB CDC)
Nella rima incatenata in ogni terzina il primo verso rima con il terzo, il secondo rima invece con il primo e il secondo della terzina successiva, dove il verso centrale introduce una rima nuova.


Allora c’è luce in fondo al cammino     A
e anche l’oscurità pare meno scura,     B
quando un volto amico si fa vicino       A
diminuisce pian piano la paura            B
in questa strana stagione                     C
che ormai volge alla calura.                B


Rima ripetuta (ABC ABC)
Nella rima ripetuta il primo verso rima con il quarto, il secondo con il quinto e il terzo con il sesto.


Sorge nuovo il sole                                         A
sulle preoccupazioni di questa vita                B
a volte difficile ma sempre amata.                 C
Spesso ci si scontra a suon di parole             A
ma è solo l’inizio della partita                       B
e la voglia di arrendersi non è contemplata. C


Rima invertita (ABC CBA)
Nella rima invertita rimano il primo e il sesto verso, il secondo e il quinto e i due centrali (terzo e quarto).


Il sogno ancora vive                                  A
anche se troppe volte nascosto                 B
e prima che la ragnatela del rimorso       C
mi avvolga tra le sue grinfie d’orso         C
veloce io mio sposto                                 B
e il pensier mi traghetta ad altre rive.     A


Tipi di rima
Si distinguono:
  • Rime Perfette: tutte quelle usate nella mia poesia qua sopra, cioè quelle tra parole totalmente uguali dopo l’accento tonico.
    Rime Imperfette: si dividono in assonanze (le parole hanno vocali uguali ma consonanti diverse) e consonanze (le parole hanno consonanti uguali ma vocali uguali).
Esistono dei tipi di rima un po’ particolari e originali che possono essere inseriti negli schemi rimici visti prima. Qui li elenco soltanto per non annoiarvi troppo, spero però di incentivare la vostra curiosità!
  • Rima Composta (o Spezzata o Franta): una parola rima con l’insieme di due parole.
  • Rima Derivata: tra due parole che derivano dalla stessa etimologia.
  • Rima Rara (o Cara): tra due parole rare o straniere.
  • Rima Equivoca: tra due parole dallo stesso suono ma significato diverso.
  • Rima Tmesi: tra una parola e mezza che finisce nel verso successivo.
  • Rima Grammaticale: tra due parole con la stessa desinenza.
  • Rima Identica: ogni parola può rimare con se stessa.
  • Rima Inclusiva: una parola è inclusa nell’altra.
  • Rima Paronomastica: tra due parole che hanno suono simile.
  • Rima Ricca: tra due parole che condividono altri fonemi prima dell’ultima vocale tonica.
  • Rima Povera: tra due parole in cui l’identità riguarda solo suoni vocalici.
  • Rima Ipermetra: una parola rima con un’altra ma trascurando la sillaba finale.
  • Rima Interna: tra parole che non sono alla fine del verso.
  • Rimalmezzo: tipologia di rima interna che divide il verso in semiversi.
  • Rima per l’occhio: tra parole che sembrano in rima per come sono scritte ma non per i loro accenti.
  • Rima per l’orecchio: tra parole che hanno lo stesso suono, ma sono scritte in modo diverso.
  • Rima Sottintesa: una parola rima con un’altra che non è indicata a volte perché di argomento licenzioso.


Potete trovare tanti begli esempi di queste rime di famosi autori sulla pagina di wikipedia dedicata alla rima, dalla quale ho tratto ispirazione per l’elenco delle tipologie.

Scrivere in rima? Perché?
Io non ho mai amato molto le poesie in rima, soprattutto quelle in rima baciata che rischiano spesso di suonare banali. Io utilizzo spesso la rima baciata, ma solo per le filastrocche per bambini o per brevissimi componimenti. Mi piace molto invece la rima alternata e ultimamente l’ho usata spesso. Secondo me, ha più senso usare la rima quando si crea anche una struttura metrica e quindi si usano versi con una struttura fissa, come gli endecasillabi, argomento del mese scorso. Del resto la rima, se usata con attenzione e in modi originali, può dotare un testo, anche in versi non della stessa lunghezza metrica, di una buona musicalità.
Insomma, si fa presto a dire rima! Le differenze sono davvero tante, ma voi cosa ne pensate della poesia in rima?



Hanno parlato di questo articolo:




6 commenti:

  1. Sono d'accordo con te. La rima funziona bene sia nella composizione di filastrocche, sia nella poesia in metrica.
    Ti ringrazio per avermi ricordato la tmesi! :D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Considera che io ho scoperta la tmesi scrivendo questo post! A volte è vero che "chi non sa insegna"... Grazie per il commento!

      Elimina
  2. Così come non scrivo quasi mai in metrica, sono poco avvezzo anche alla rima. In questo sono pienamente in linea con te, infatti la uso anch'io solo in casi particolari. Due esempi: la filastrocca / profezia contenuta in un racconto con qualche rima e qualche assonanza; un indovinello in un videogioco. In questo ho utilizzato la struttura ABCC / ABCC.

    Devo dire che lavorando in inglese la rima viene cento volte più facile ed è spesso più musicale.

    Certo che creatura classificatrice che è l'uomo! Ma c'è davvero bisogno di dare un nome a tutto? Alcune di quelle categorie di rime sembrano veramente inutili. È una tendenza che mi ricorda molto quella di chi, studiando, sottolinea totalmente un libro, rendendo di fatto identicamente inutile ogni sottolineatura.

    Hai fatto comunque bene a inserirle: è stato divertente leggerle.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Davvero scrivere rime in inglese è più facile? Dovrei provare, magari mi diverto!

      Sulle classificazioni è vero che a volte sono inutili, però rispondono a un bisogno di "generalizzazione dell'attinenza" (tanto per far vedere che l'esame di psicopedagogia dello scorso semestre non è stato rimosso dalla mia mente). Per le sottolineature, mi hai beccata: io sottolineo praticamente tutto, poi però sottolineo più marcatamente le sottolineature più importanti... la scienza prima o poi studierà il mio cervello per capirne il meccanismo (e non lo capirà).

      Grazie per aver letto il post!

      Elimina
  3. ma le hai scritte tutte tu ?.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Benvenuta/o sul mio blog.
      Sì, gli esempi li ho scritti io. In sequenza formano un'unica poesia.

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...