venerdì 25 maggio 2012

D eufoniche

Le “d” eufoniche: tra opinioni personali e della Crusca.
Per lungo tempo ho evitato di parlare delle d eufoniche, però, visto che è un errore che segnalo spesso leggendo testi altrui pur sapendo che in gran parte il suo uso è soggettivo, sento il bisogno di specificare la mia posizione in merito.


Che cosa è la d  eufonica
La d  eufonica consiste nell’epentesi della lettera d ad alcune particelle nei casi in cui l’incontro di due vocali rende difficile la pronuncia. Questo fenomeno di derivazione latina in passato era molto presente in italiano e riguardava anche (ned), (sed), che (ched), tutti esempi ormai scomparsi.
Oggi si usa solo con la preposizione a (ad), e la congiunzione e (ed). Raramente compare anche con la congiunzione o (od).
In passato la d  eufonica veniva aggiunta indipendentemente dal tipo di vocali che si incontravano fra loro (per es. ed Anna, ad Enzo).

 E la Crusca che ne pensa?
Sul sito della Crusca si legge:
L'uso della d eufonica, secondo le indicazioni del famoso storico della lingua Bruno Migliorini, dovrebbe essere limitato ai casi di incontro della stessa vocale, quindi nei casi in cui la congiunzione e e la preposizione a precedano parole inizianti rispettivamente per e e per a (es. ed ecco, ad andare, ad ascoltare, ecc.). Si tratta di una proposta di semplificazione coerente con molti altri processi di semplificazione cui è sottoposta la nostra lingua, ma dobbiamo comunque tener presente che la d eufonica non è un elemento posticcio, ma trova la sua origine nella struttura originaria delle due parole interessate che in latino erano et ed ad.

 La regola delle vocali uguali
Anch’io normalmente uso la d eufonica solo in presenza di vocali uguali (es. ad Anna, ed Enzo), come suggerisce la semplificazione della Crusca. Ritengo infatti che spesso sia poco necessaria e stancante negli altri casi. Cerco di evitare l’incontro di due o perché l’uso di od  non mi ha mai convinta del tutto.

 I casi dubbi
Chi non sostiene le tesi della regola semplificata in genere porta alcuni esempi che la mettono in crisi. Si tratta di alcune locuzioni cristallizzate nel tempo, per esempio:
  • Ad esempio.
  • Lui ed io.
In questi casi, anche secondo me è tollerabile l’uso della d eufonica anche in presenza di vocali diversi perché prevalgono le consuetudini d’uso. In ogni caso, per uscire dall’impasse ecco pronta l’ormai mia classica terza via.


 La terza via
Se i casi dubbi vi spaventano e avete paura di incorrere in qualche purista della d eufonica vi consiglio la terza via che è quella che passa tra il mettere e il non mettere la d. Io, per esempio, non uso mai la formula ad esempio, ma uso la preposizione per. Per evitare di usare od in presenza di parola che comincia con o, sostituisco a od la parola oppure. Questi sono solo alcuni esempi di modi per restare nella regola delle vocali uguali e senza troppe forzature.

Conclusioni
Finalmente ho detto quello che avevo da dire sull’argomento… spero di non avervi annoiato troppo e ora aspetto di sapere cosa ne pensate voi!



Hanno parlato di questo articolo:


8 commenti:

  1. Nell'ottica di facilitare la lettura e far scandire meglio le parole, trovo che la regola semplificata abbia molto senso e infatti la utilizzo sempre. Quando ancora non la conoscevo, non avevo mai fatto caso che in realtà quando si incontrano vocali diverse la lettura non ne risente e non si incappa nel rischio di incomprensioni da parte dell'ascoltatore.

    Secondo me gli esempi che vengono spesso portati (potrei aggiungere "ad eccezione") appaiono controversi soltanto perché l'utilizzo comune li ha ormai resi quasi connaturati nella nostra lingua. Se si tiene bene aperta la mente, tuttavia, omettere la "d" eufonica anche in essi non dà i risultati disastrosi tanto temuti.

    Per evitare noie però, anch'io utilizzo i tuoi stessi stratagemmi nella maggior parte dei casi.

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    1. Io ritengo che la regola delle vocali uguali sia quella che dà risultati migliori e, come hai detto tu, anche dove viene usata sempre (bello l'esempio di "ad eccezione", grazie) si può togliere tranquillamente, anche se mezzo mondo si indigna per così poco. Viva la "terza via" che garantisce il quieto vivere... grazie del commento!

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  2. Mah. Non lo so, io mi sto stancando di evitare "ad esempio". Suona così male? Capisco che l'ottocento è lontano e a rileggere tutti quegli "od" con qualsiasi vocali viene un po' di angoscia, ma eliminare del tutto le "d" mi sembra esagerato. Adotto la regola delle vocali uguali, ma non starei a elencare le eccezioni. Quando sta bene (e può essere soggettivo), la metto. Altrimenti no.

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    1. Le "od" in molti casi sono davvero preoccupanti, anche quando andrebbero usate. La questione delle "d" eufoniche è sempre molto controversa, per questo a lungo ho evitato questo post. Dopotutto servono a dare un "dolce suono" e la dolcezza è un concetto soggettivo. Non elimineremo del tutto le "d" eufoniche, tranquillo. Grazie di essere passato e di aver portato la tua posizione.
      Ormai siete rimasti in pochi a farmi visita... e internet a casa mia è ancora a singhiozzo! Da giovedì vado a leggermi tutti i tuoi post, ho visto delle cose interessanti che meritano di essere lette in giorni meno incasinati e non di corsa!

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    2. Ma fai pure con calma, tanto non penso di chiudere a breve! :P

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    3. Almeno tu resisti per favore! Tra pochi giorni, con due esami in meno a pesare sulla mia stanchezza, riprenderò la lettura dei post arretrati che, complice il guasto a internet, sono un'infinità! Grazie per la pazienza!

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  3. Ciao Romina,
    eccomi l'ho stampato e lo tengo come una guida preziosa. Un abbraccio
    A presto

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    1. Eh, non esageriamo... diciamo che la Crusca ha fatto il grosso del lavoro, in questo caso. Mi ero ripromessa di non scrivere mai un post sulle "d" eufoniche, ma a un concorso recentemente in molti mi hanno chiesto quale regola usassi e dunque ho cambiato idea. Grazie per il commento!

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