mercoledì 20 giugno 2012

Allegoria, meatafora e similitudine


Allegoria, metafora e similitudine a confronto: tre figure retoriche di contenuto.

Analizzando una poesia ci si imbatte spesso in rime, misure dei versi e figure retoriche. Dei due primi argomenti mi sono già occupata. Oggi dunque voglio parlarvi di tre figure retoriche, in particolare si tratta di figure retoriche di contenuto: allegoria, metafora e similitudine. La scelta di parlare di queste tre figure in uno stesso post è dettata dal fatto che sovente vengono confuse tra loro. Questa sarà occasione per fare un po’ di chiarezza.


Le figure retoriche di contenuto sono moltissime, ma tutte hanno in comune il fatto di descrivere qualcosa usando un’immagine scelta senza essere in vera e completa relazione di somiglianza con l’oggetto da descrivere. Vengono definite anche con il termine tropo (figura retorica che implica trasferimento di significato).

L’allegoria
L’allegoria è una figura retorica del traslato che consiste nel nascondere un contenuto spesso astratto e ideare dietro al senso letterale delle parole.

La “Divina Commedia” è il testo allegorico per eccellenza. Quasi ogni verso presenta delle immagini che nascondono significati più alti e profondi.  Immagino che tutti abbiate presente le tre fiere dantesche: la lupa, la lonza e il leone. Tutti e tre sono delle allegorie: la lupa rappresenta l'avidità, il leone la superbia e la lonza (probabilmente significa lince) la lussuria. Insieme rappresenterebbero dunque i tre vizi che secondo Dante stanno alla base di ogni peccato. Ovviamente, nel corso dei secoli, sono state fornite più interpretazioni.
Ecco cosa dice Dante, introducendo la lupa nel Canto I dell’“Inferno”.
Ed una lupa, che di tutte brame
sembiava carca ne la sua magrezza,
e molte genti fé già viver grame.


La similitudine
La similitudine consiste nel paragonare due elementi attraverso un’associazione di idee. A differenza della metafora è sempre introdotta da una locuzione o da un avverbio (es. come, sembra,  assomiglia…).

Come esempio ne scelgo uno tra i tantissimi presenti ne “La pioggia del pineto” di D’Annunzio:
e il tuo vólto ebro
è molle di pioggia
come una foglia

E poi cito qui una tra le similitudini più famose della poesia del ‘900, che costituisce interamente la poesia “Soldati” di Ungaretti:
Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie

La metafora
La metafora è la figura retorica di contenuto (o del traslato) che consiste nel trasferire a un termine il significato di un altro a esso legato da un rapporto di somiglianza. Spesso viene definita come una similitudine in cui vengono omessi gli avverbi di paragone o le locuzioni avverbiali (es. come).

Sempre dal grande Ungaretti, cito questa volta una metafora tratta da “San Martino del carso”
È il mio cuore
il paese più straziato
Esplicitando di più una metafora si ottiene una similitudine. Per esempio: Il mio cuore è come il paese più straziato.

E il paragone?
Infine, anche se non era previsto, voglio spendere due parole sul paragone, come suggerito da Abisso quando ho annunciato questo post.
In realtà il paragone non è una figura retorica diversa da metafora e similitudine, ma è ciò che evidenzia la differenza tra le due figure. Infatti, nella similitudine il paragone è esplicitato, mentre nella metafora è più sottointeso.  In effetti questo concetto andava chiarito assieme agli altri, grazie per il suggerimento, Abisso!

Conclusione
A me piacciono moltissimo le similitudini, le uso sempre nei miei testi e sovente le definisco “metafore”. Conosco perfettamente la differenza, ma spesso tendo a usare il termine “metafora” come sinonimo di “similitudine”. Errore gravissimo che spero di non commettere più solo per pigrizia.

Spero che questo post sia stato interessante e, se così non fosse, fatemelo sapere, perché avrei in mente di scriverne altri sul confronto tra figure retoriche.

 Il mese prossimo, però, in questa rubrica niente lezioni teoriche, ve lo prometto.





Palestra di Scrittura
Per approfondire questo argomento in modo pratico visitare la sezione della "Palestra di scrittura" dedicata alle Similitudini a catena.





19 commenti:

  1. Interessante. Anche io uso spesso sia metafore sia similitudini, non ancora allegorie, ma credo dipenda dal tipo di storie che si scrive.

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    1. Sì, dipende molto da ciò che si scrive, anche se credo che in alcuni tuoi testi horror ci siano delle allegorie, forse un po' nascoste...

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    2. Certo. Mi viene in mente, per esempio, il tuo racconto "Il velivolo". L'aereo diveniva segno di necessità di fuga, quindi aveva una funzione almeno vagamente allegorica, non trovi? Sicuramente ci sono molti altri esempi, ma questo è l'unico testo del quale ricordo il titolo. Le allegorie non sono solo una figura retorica. Sono anche frutto della nostra mente e dei nostri sogni, dove spesso tutto assume una funzione allegorica e dato che quel tuo racconto era tratto da un sogno...

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  2. Similitudini e metafore tutta la vita. Non saprei farne a meno. Grazie sei sempre puntuale e ricercata nei tuoi consigli di scrittura.
    Raffaella

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    1. Sì, sono davvero belle e danno subito colore a un testo. Grazie, sei sempre troppo buona!

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  3. Ehm... hai citato due volte l'avidità! ^^

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    1. Ho corretto... grazie mille!

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    2. Per la serie ritenta sarai più fortunata... Grazie!

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  4. Un bel post. Le figure retoriche mi hanno sempre interessato e incuriosito. Certo, penso non si dovrebbero mai usare scientemente, tipo: "toh, qui ci starebbe proprio bene una metafora" oppure "cosa mi conviene usare qui, un ossimoro o una sinestesia?". Bisogna cercare di assimilarne l'utilizzo e inglobarle nel proprio modo di scrivere.

    Metafora e similitudine sono d'uso molto comune; meno frequente l'allegoria.

    Perbacco, hai persino chiarito la questione del paragone, come ti avevo suggerito: non deludi mai i tuoi lettori eh? Sei davvero molto affidabile ed efficiente, che non è poco.

    Inutile palesare ulteriormente (ma lo faccio) che voto sì a una rubrica che parli di figure retoriche.

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    1. Grazie, il tuo commento mi ha fatto davvero piacere.

      Io non riesco mai a pensare a cosa voglio usare, mi viene naturale, anche se, a volte, scrivo una similitudine e poi nella rilettura successiva la cambio con una più efficace, tanto per evitare cose del tipo "bianco come la neve", "blu come il cielo", "freddo come il ghiaccio", e così via.

      L'allegoria è un territorio da esplorare anche per me, anche se a volte nei miei testi trovo dei piccoli significati allegorici e mi chiedo: chi ce li avrà messi?

      La questione del paragone andava chiarita. Avevi ragione tu, per completezza l'argomento doveva essere trattato. Spero di non deludere i miei lettori, ma anche in questo post un piccolo errore c'era, per fortuna Salomon me l'ha segnalato. Insomma, faccio quello che posso, magari un giorno sarà anche abbastanza. Grazie per "affidabile ed efficiente", penso che sia uno dei complimenti migliori che abbia mai ricevuto.

      Visto il tuo entusiasmo, continuerò con le figure retoriche e inserirò anche un'etichetta in più, così che siano meglio ritracciabili. Tuttavia il mese prossimo niente figure retoriche, ormai l'ho promesso e devo essere "affidabile". Mi dispiace.

      Grazie e a presto!

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    2. Addirittura direi che non serve nemmeno saperle individuare e conoscerne i nomi: o meglio, può servire durante il periodo d'apprendimento, ma poi è l'integrazione nel proprio stile di scrittura ciò che davvero conta.

      Penso che in verità la loro classificazione e denominazione sia nata sempre dopo l'utilizzo fatto da qualcuno.

      Farle conoscere è comunque un aiuto grandissimo a chi ha uno stile un po' arido, e un bel promemoria per gli altri. Mi auguro anch'io di poterne imparare di nuove per dare più varietà ai miei testi.

      Hai mai pensato a proporre attività legate alle figure retoriche nella "Palestra di scrittura(TM)"?

      Mi spiace e mi stupisce che quello di uno sconosciuto su un blog sia uno dei complimenti migliori che tu abbia ricevuto. Fra l'altro mi rendo conto adesso che sono qualità un po' da "azienda": mancava solo che dicessi che sei "competitiva" e a quel punto la Tamerici s.p.a. sarebbe stata pronta per essere quotata in borsa. :D

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    3. Sui difetti di un'eccessiva categorizzazione avevamo già discusso nel post sulle rime, ricordi?

      Comunque conoscerle può fornire interessanti spunti, indipendentemente dal loro nome. Io una volta ho conosciuto una poetessa bravissima e mentre parlavamo io ho commentato alcune tecniche che avevo apprezzato nel suo testo e mi ha guardato come se fossi un marziano in una fabbrica di stoffe per fare le tende a un'astronave.

      In programma c'era l'idea di parlare di figure retoriche nella palestra, ma ho deciso di aspettare un po', per non fare troppe cose insieme. Comunque sono felice di vedere che ti stai appassionando al nuovo spazio!

      Per i complimenti non dispiacerti e non stupirti... evidentemente sul blog rendo meglio le mie potenzialità. Complimenti non ne ricevo spesso e sono sovente legati alla mia efficienza o bravura in certi campi, ma connotati in modo negativo. La questione però è lunga e non vorrei che informazioni particolari facessero crollare le quotazioni della Tamerici S.p.A.! In ogni caso grazie!

      Parlerò ancora di figure retoriche sia sul blog sia nella Palestra!

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    4. Ricordo. Ricordo e rilancio.

      Vedi, l'aneddoto della poetessa è proprio l'emblema di ciò che volevo dire: non è importante conoscere come si chiama, come si produce, o la storia di uno strumento per saperlo utilizzare; e ciò che davvero serve è proprio l'utilizzo, tuttavia.

      Nella palestra, venendone incoraggiato l'utilizzo, magari qualcuno assorbirà nel suo stile qualche tecnica per lui nuova.

      Sul resto non commento, perché mi hai quasi intristito con quei discorsi e comunque non è il luogo adatto.

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    5. Vedrai che presto la palestra si occuperà anche di questo! Fidati. E cercherò di non fare troppe puntualizzazioni sui nomi (ma ci ricadrò, me lo sento).

      Non intristirti, su con la vita! Forse non mi sono spiegata bene, comunque, è vero, non è il luogo adatto.

      Grazie del commento.

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  5. Ciao Romina, ancora una volta un post veramente utile, oltre che interessante. Io non amo le allegorie, devo dire, mentre le similitudini tantissimo, e anche le metafore. Ciao e a presto :)

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    1. Ciao! Benvenuto sul blog. Questa è la prima volta che commenti, mi pare, ma credo tu sia già passato di qui, vero? A presto e grazie per il commento!

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  6. io invece considero la similitudine una soluzione un po' facile (ai fini di realizzare la traslazione di significato); anche un po' abusata, soprattutto quando diventa spunto per imperboli (urlava come un elefante impazzito.. ). Mi sono inventato un termine per definire l'eccesso di similitudine, la "comite"..
    Una similitudine fatta bene in una pagina può starci, due ancora ancora, tre stonano, un po' come i punti esclamativi.
    GD

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    1. Forse il problema è che si usano similitudini abusate. Se ti va, dai un'occhiata al mio post di pochi giorni fa (è linkato nella parte finale del post qui sopra) che parla proprio di questo.

      Comunque io credo di essere affetta da "comite"!

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