mercoledì 30 gennaio 2013

Franz Kafka e "La metamorfosi"

Franz Kafka e “La metamorfosi”: la condizione umana raccontata da uno scarafaggio.


Kafka è un autore che mi ha sempre affascinata. Ho letto La metamorfosi in terza media, grazie a una bravissima insegnate. Negli anni successivi ho letto Lettera al padre e Il castello. C’è qualcosa di particolare nel modo di scrivere di Kafka, in un certo senso bisogna rassegnarsi al non poter capire tutto, al farsi sorprendere dalle incongruenze, da ciò che può e deve destabilizzare, come quando si arriva alla fine de Il castello e si scopre che… no, non ve lo dico, tranquilli, anche perché oggi vi devo parlare de La metamorfosi.


Chissà perché vi voglio parlare di un libro che ho letto così tanti anni fa. Non lo so, in realtà, ma è un libro che in qualche modo mi è rimasto dentro, legato un po’ anche al momento in cui l’ho letto, forse. Sì, l’ho letto esattamente nel momento in cui dovevo leggerlo e, quando ciò capita, un libro prende un pezzo del cuore e se lo tiene.
Ne parlerò con grande entusiasmo, ma non si tratterà di un vano panegirico, sappiatelo! 

Incipit folgorante
L’incipit è folgorante e geniale, l’ho citato anche parlando delle tipologie di incipit.
Riporto qui due versioni della traduzione:

Gregorio Samsa, svegliandosi un mattino da sogni agitati, si trovò trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto immondo. [Testo tratto da La metamorfosi di Franz Kafka]

Destandosi un mattino da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò tramutato, nel suo letto, in un enorme insetto. [Testo tratto da La metamorfosi di Franz Kafka]

Pochi incipit sono così famosi nella storia della letteratura. Ce ne sono tanti molto noti, ma credo che questo sia tra i più riconoscibili.

Un’apparente semplicità
E dove sta l’idea geniale di questo libro? Sta nella semplicità di ciò che racconta e nel fatto che non è semplice affatto.
Apparentemente questo libro è la storia di Gregor Samsa che si ritrova trasformato in uno scarafaggio ad affrontare la vita da un nuovo punto di vista.  E questo è sicuramente il primo e interessante livello di lettura. Gregor è costretto a un cambio di punto di vista davvero sconvolgente e brutale. Ma non è l’unico livello di lettura. 

Metafora della condizione umana
Io ho sempre visto questo libro come una metafora della condizione umana. Siamo tutti un po’ degli scarafaggi, chi più chi meno, no? Ci sentiamo persone normali, ci crediamo forti e realizzati, poi succede qualcosa e ci ritroviamo trasformati in scarafaggi, vediamo finalmente come la gente ci vede, le persone che ci restano al fianco sono quelle che contano, le altre invece cominciano a considerarci inutili, a vederci come pesi e minacce, dei diversi. Ci manca il supporto, ci spegniamo lentamente, rifiutati da tutti. Per alcuni si tratta di piccole fasi, per altri diventa quasi una condizione di vita permanente. Tutti però, credo, ci siamo sentiti almeno una volta degli scarafaggi.

Emblematico per quanto riguarda le relazioni umane è il finale (che non rivelo per chi non avesse ancora letto questo capolavoro). Duro, crudo e spietato, soprattutto per la reazione dei parenti del povero Gregor.

Il rapporto con il padre
Nel testo compaiono poi alcune delle tematiche più importanti per Kafka, in particolare il rapporto difficile con il padre che ha segnato profondamente l’infanzia di questo scrittore (come emerge in Lettera al padre).  Credo che ci sia molto di Kafka in questo libro. Nella triste condizione dello scarafaggio rivive un po’ la sua visione del mondo, la fredda distanza di chi più di tutti dovrebbe starci accanto diventa per  lui una drammatica fonte di sofferenza continua. Kafka allora è Gregor? Forse no, o non del tutto, ma l’autore è implicitamente presente nel testo e quella sensazione di rifiuto e di abbandono di certo è descritta così bene anche perché l’ha provata in prima persona.

Conclusione
Nei libri di Kafka bisogna spesso rinunciare a capire tutto, bisogna interpretare, bisogna sentire e provare, immedesimarsi e capire che si può descrivere la condizione umana anche attraverso immagini apparentemente molto distanti. Uno scarafaggio gigante potrebbe sembrare un brutto incubo ma non lo è. Non c’è risveglio e non si cercano ragioni e cause, semplicemente si va avanti con ciò che il destino ci impone.

Avete letto questo libro? Che cosa ne pensate?






Questo post partecipa all’iniziativa Una parola al mese. La parola di gennaio 2013 è panegirico (al link maggiori informazioni). 












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18 commenti:

  1. L'ho letto ed è uno dei miei racconti preferiti, anche se è un pugno nello stomaco. Il talento di Kafka è proprio quello di saper risvegliare le angosce nascoste che abbiamo dentro. Ma non angosce materiali e concrete, piuttosto metafisiche.
    Posso dire che ho letto altri racconti di Kafka ma non ho mai trovato il coraggio di affrontare "Il processo". Mi fa paura, giuro.

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    1. Sì, Kafka è un maestro in questo. Sembra che ti stia raccontando una storia come un'altra e invece ti scava dentro fino a svuotarti.

      "Il processo" non l'ho letto, però anche "Il castello" era stato una bella sfida. Mi sa che "Il processo" è ancora più intenso (fa un po' paura anche a me, in confidenza!).

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  2. Mi auguro che la tua Prof ti abbia suggerito di leggere anche un italiano che non si discostava molto da Kafka e che per certi versi è stato pure più originale, ovvero Buzzati ;)

    http://irenevanni.blogspot.it/2012/10/dossier-dino-buzzati.html

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    1. Benvenuta nel mio blog!

      Quella mia bravissima professoressa non mi ha suggerito nulla di Buzzati, però qualcosa ho letto da sola negli anni successivi. Leggerò con piacere il tuo post! Grazie per la segnalazione!

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    2. Ti consiglio di partire dai racconti, come primo approccio forse sarebbe il migliore.

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    3. Ho letto "Il deserto dei Tartari" un bel po' di anni fa. Qualche racconto lo leggerò volentieri prima o poi! Grazie per il consiglio.

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    4. Argh, il più famoso e il più noioso :D Vai con i 60 racconti!

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    5. Io ho dei gusti particolari. Non mi è sembrato poi tanto male! La prossima volta provo con i racconti!

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  3. Io ne ho letto qualche pagina in lingua, grazie alla mia meravigliosa prof di tedesco. Può sembrare strano, ma la lingua originale aggiunge una punta di ironico orrore a una storia già abbondantemente fuori di testa. Ciò che ho apprezzato particolarmente di Kafka è l'aplomb del tutto praghese nell'infilarci in una storia che chiunque definirebbe incredibile. Solo i maestri sono capaci di trarre la nostra sospensione di incredulità fino a quel punto.

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    1. Purtroppo io e il tedesco non ci siamo mai incontrati, quindi non posso leggere questo capolavoro in lingua originale, però sono certa che sarebbe ancora più bello.

      Se a scrivere questo testo non fosse stato un autore geniale come Kafka, la storia sarebbe sembrata talmente surreale e banale da non destare alcuna attenzione e invece è un vero capolavoro!

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  4. La metamorfosi non l'ho mai letto, ma credo che prima o poi lo farò anche perché teatralmente è spesso citato. Leggendo adesso la cara pagina wikipedia, leggo che le lettere che ha scritto a Felice Bauer sembrano addirittura superiori alle sue opere.

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    1. Io te lo consiglio davvero!
      Le lettere non le ho mai lette, ma, se superano la bellezza delle sue opere, lo farò di certo prima o poi! Grazie.

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  5. Anche io l'ho letto più o meno a quell'età e mi hai fatto tornare voglia di riprenderlo in mano :)

    Valentina
    www.peekabook.it

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    1. Sono contenta che il post abbia provocato questi effetti! Grazie...

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  6. Ma sai che a me, invece, proprio non è piaciuto? Più recentemente, invece, ho letto "Il processo" che invece ho apprezzato molto. Forse non era il momento giusto?

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    1. Il momento è molto importante: a volte un ottimo libro letto nel momento sbagliato non ci colpisce e altre un pessimo libro letto nel momento giusto ci sembra un capolavoro.
      E poi ovviamente è una questione di gusti!

      Credo che prima o poi leggerò "Il processo" (anche se mi spaventa un po', soprattutto dopo aver letto "Il castello"). Magari un giorno rileggerai "La metamorfosi" e chissà se cambierai idea...

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  7. L'ho letto qualcosa come venti anni fa. Era una vecchia edizione Garzanti che includeva altri racconti, tipo "Nella colonia penale", e non ricordo cos'altro. Ne conservo un vago ma piacevole ricordo.

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    1. "Vago ma piacevole ricordo" non è male, dai!

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