venerdì 8 febbraio 2013

Intervista a Ilaria Tuti autrice di "Isabel"


Oggi, un nuovo appuntamento a sorpresa con la rubrica Scrittori che si raccontano che non compariva sul mio blog da un bel po’. Vi comunico che, oltre al post di oggi, ce ne saranno a breve altri due, quindi mi rifarò della lunga assenza delle interviste.

Pensiamo però al post di oggi. Siamo qui per scambiare quattro chiacchiere con Ilaria Tuti. Chi passa sovente di qui si ricorderà certo di lei perché l’ho citata spesso soprattutto per le bellissime copertine che realizza per gli e-book del forum Abaluth (che lei amministra insieme a Fabrizia Scorzoni).  Ma Ilaria non solo è un’artista, dipinge (andate a vedere le sue opere: sono grandiose) e crea copertine molto belle, scrive anche in un modo che io ritengo molto interessante. Il suo stile mi colpisce sempre e così ho deciso di invitarla qui per presentare il suo primo romanzo, Isabel.


Dalla quarta di copertina:
Ventunesimo secolo. La Terra è stata invasa e il genere umano sta soccombendo. Gli ultimi sopravvissuti scappano dalle città in mano agli invasori per trovare rifugio nelle ultime foreste rimaste al mondo, quelle dell'Africa Centrale. Isabel, venticinquenne di Città del Capo, è in fuga verso nord con la speranza di raggiungere un villaggio della resistenza di cui tutti parlano. È durante il viaggio che si imbatte in Khilan, che contro ogni previsione diventerà il suo compagno di strada e che le insegnerà a sopravvivere in quel mondo che è rifugio e trappola al tempo stesso, oltre a molte altre cose che non avrebbe mai sospettato.

Ma non voglio sottrarre altro spazio alle parole dell’autrice, quindi, Ilaria, ora tocca a te!

Come ti è venuta l'idea di scrivere questo libro?
Ilaria: All’epoca (ho iniziato a scriverlo qualche anno fa) ero appassionata di romanzi urban fantasy, ho semplicemente cercato di scrivere una storia che mi sarebbe piaciuto leggere. Per la trama, è successo che una persona a me molto vicina e mio critico più spietato, considerando con sufficienza il mio ennesimo raccontino, mi disse queste parole: «L’unico modo per sperare di essere originale sarebbe quello di scrivere di alieni vs vampiri…». Ovviamente scherzava, ma io l’ho preso seriamente, perché non ho senso dell’umorismo quando si parla dei miei racconti, e ho cambiato solo un po’ i presupposti della storia. Comunque, tranquilli: qui non si parla di vampiri. Più o meno…

Come lo riassumeresti in 5 parole?
Ilaria: Spontaneo, azzardato, appassionato, romantico, un pochino coinvolgente.

Scegli una frase del tuo libro e spiega perché l'hai scelta.
Ilaria:
La sacca che mi contiene è di una trasparenza opaca, attraversata da sottili filamenti che si diramano come vasi sanguigni e risplendono di un’iridescenza elettrica. Sfioro il mio bozzolo e lui risponde, illuminandosi a contatto con le dita. Mi rigiro su me stessa e avvicino le narici alla membrana; sento profumo di muschio umido e alghe, di roccia e altre formazioni minerali. Sono adagiata nelle profondità di un lago; se alzo lo sguardo sopra di me, vedo la sfera argentea e tremolante della luna piena: i suoi raggi opalescenti trafiggono l’oscurità liquida in cui sono immersa. Non so come conosco tutte queste cose. Non so chi sono. Non ho ricordi. L’unica cosa di cui sono certa è che questa è la mia nascita.
È più di una frase, scusa, ma altrimenti non si capiva. L’ho scelta perché parla di trasformazione, di rinascita e a posteriori credo che ciò che mi ha spinto a scrivere Isabel sia stato il bisogno di cambiamento che sentivo dopo un periodo molto difficile. Per quanto gli argomenti di un romanzo possano apparire leggeri e poco impegnati, ciò che spinge a scriverlo è sempre un sentimento molto profondo; un bisogno, un’esigenza da soddisfare.

Come hai trovato un editore?
Ilaria: Ho iniziato la trafila degli invii agli editori con grande speranza. Hanno risposto in due. Il primo mi offriva una pubblicazione digitale a pagamento, che ho rifiutato. Il secondo era Edizioni Montag, con cui poi ho pubblicato. La proposta iniziale prevedeva l’acquisto di un numero minimo di copie e l’ho declinata. Mi hanno ricontattato qualche mese dopo offrendomi un contratto free e ho accettato. Non saprei dirti altro riguardo questa mia esperienza, sono stati sempre gentili e collaborativi (ho chiesto loro di disegnare io la cover e non hanno fatto problemi), ma non ho avuto una vera e propria esperienza di editing con loro. Mi hanno solo detto che le uniche correzioni da fare riguardavano refusi vari. Non so come interpretare questa cosa.

Cosa rende il tuo libro speciale?
Ilaria: Va letto con la tenerezza che si dovrebbe riservare a ogni esordiente, e non lo dico solo per me stessa, ma perché ci credo davvero. Un romanzo d’esordio contiene sogni, più che parole e, a meno di non pubblicare con un grande editore che ci mette le mani in modo rilevante e lo plasma per renderlo conforme alle esigenze di mercato (non è il mio caso), è privo delle furbizie e degli orpelli di chi ha più esperienza. Un po’ naif quindi, ma spero traspaia la passione, mia che l’ho scritto, e dei personaggi in gioco, che spero siano intensi.

A che pubblico ti rivolgi?
Ilaria: Young adult, anche se trovo alcune quarantenni che si appassionano ancora a questo genere di storie, più delle adolescenti.

Hai già pubblicato altri libri?
Ilaria: No, solo racconti in alcune antologie.

Quali progetti letterari hai in mente per il futuro?
Ilaria: Ho appena concluso la stesura di un romanzo thriller con accenni fantascientifici che mi ha tolto tutte le energie. Sono stati tre anni di odio/amore. Amore per la storia; odio per la fatica e, a volte, l’incapacità di scrivere la storia come avrebbe meritato. È un romanzo che ha richiesto molto studio e ricerca, è stata l’esperienza più impegnativa che abbia mai affrontato, e che mi ha visto mollare più volte in preda allo sconforto: i primi risultati erano da cestinare e così ho fatto. Riscritto da capo. È in realtà un romanzo a quattro mani, perché la trama l’ho sviluppata assieme al critico terribile della risposta 1, che non si è mai tirato indietro dal dirmi quando qualcosa non andava bene, pure le virgole. Lascio immaginare gli scontri, ma noi li chiamavamo brain storming, che suona meglio.

Brevemente cosa ne pensi dell'editoria tradizionale, dell'EAP, del selfpublishing e del POD?
Ilaria: Editoria tradizionale: ci sarebbe moltissimo da dire sulla crisi, sulla qualità dei testi pubblicati, sui prezzi dei libri… Mi limito a considerare che a me sembra ancora fantastico che qualcuno scelga di fare l’editore, di pubblicare, di offrire prodotti che sono forse tra i più artigianali che ci siano ancora al mondo. Un libro è in definitiva un lavoro certosino che impegna diverse persone.
EAP: no! A questi signori non interessa pubblicare, ma solo incassare i soldi di un aspirante scrittore e la cura che dedicano ai prodotti è minima. Piuttosto preferisco il selfpublishing, se non altro permette un reale controllo sui costi e più potere decisionale, cose che danno comunque una soddisfazione personale se poi il risultato è gradevole da leggere e da vedere.
POD: è sicuramente una scelta razionale in un momento in cui ogni spesa va tenuta sotto controllo, tutto dipende però da quali sono i tempi di stampa. Mi spiego: io lettore sono disposto ad attendere anche 2-3 settimane per ricevere il libro che ho ordinato? A volte capita e non è piacevole.

Quando per la prima volta hai pensato di voler fare la scrittrice?
Ilaria: Credo quando i miei racconti hanno cominciato a incontrare il favore del pubblico sul web. Allora ho pensato: funziona! Poi però mi sono ridimensionata quasi subito, quando gli editori hanno iniziato a rispondere con il silenzio all’invio dei miei dattiloscritti. Ho capito che non si decide di fare lo scrittore, si scrive per passione. Sono gli altri, chi legge con piacere e gli editori che credono nelle potenzialità di un esordiente, che fanno di un appassionato di scrittura uno scrittore, ma le due strade non sempre si incontrano, anzi, quasi mai se si guardano i numeri. Non mi considero una scrittrice, non credo basti una pubblicazione per onorarsi di questo titolo, purtroppo.

Completa la frase. Per me scrivere è...
Ilaria: … un duro lavoro di cui non potrei mai fare a meno.

Vuoi cogliere l'occasione per fare dei ringraziamenti particolari?
Ilaria: Ringrazio te per la gentilezza di avermi offerto questo posticino così accogliente per parlare di Isabel e Fabrizia Scorzoni, amica e compagna del forum di scrittura Abaluth, perché è stata la prima (e l’unica, credo) a fare l’editing di Isabel.

Grazie a te, Ilaria, per questa intervista e per averci presentato Isabel. Per quanto mi riguarda sei una scrittrice, perché secondo la mia filosofia uno scrittore non è colui che scrive per vivere ma chi vive per scrivere. E io so la grande passione che metti in tutto ciò che fai.
Auguro ogni bene a te e al tuo libro, nella speranza di leggerlo presto e poi recensirlo su queste pagine.

A chi fosse interessato a leggere Isabel di Ilaria Tuti edito da Montag, rimando alla pagina dove è acquistabile



6 commenti:

  1. Mi fa sempre piacere conoscere nuove scrittrici o scrittori, sopratutto mi fa sempre piacere sapere della loro prima pubblicazione.

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    1. Sì, Nick, sono d'accordo.
      Lo stile di Ilaria a me piace molto. Non ho ancora letto il suo libro, ma ho letto altri suoi testi e so che posso aspettarmi grandi cose!

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  2. Un bacio a Ilaria e Romina con l'augurio di cuore che i sogni si avverino.
    Vai col thriller Ilaria! :)

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    1. Grazie, Fabrizia, sei sempre un bel punto di riferimento per noi due (mi permetto di parlare anche a nome di Ilaria).

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  3. :-) grazie a tutti e avanti con i prossimi progetti!

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    1. Grazie a te, Ilaria, e in bocca al lupo per tutto!

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