martedì 7 maggio 2013

"Mare infame": esercizio di scrittura - 10 parole nuove da usare - aprile 2013

Eccoci giunti all’appuntamento mensile con il racconto scritto con le dieci parole nuove da usare apparse su Penna blu. Meno di 300 parole e senza troppi sforzi (forse sto imparando la sintesi, ma solo forse, eh!).

Ecco a voi il testo!


Mare infame
Le sembrava così lontano il tempo in cui viveva in una casa di adobe, lì le finestre erano semplici fori malcoperti da pezzi di osnaburg che facevano da tenda. Dormiva su dei kolopsut ed era povera, ma ora che viveva in una bella casa non era certo più felice. Non era abituata a tutti quei confort. Era venuta lì solo per lui, solo perché lo amava troppo per stargli lontano, ma lui stava via tanto tempo e andava per mare. Lei soffriva il vivere secondo le regole sociali degli uomini bianchi. E non si sentiva affatto accettata, soprattutto da quando lui era partito per l’ultima volta.
Aprì le gelosie della finestra e guardò fuori. Oltre la distesa di opunzie riusciva a scorgere il luccichio del mare, quel mare infame che la divideva dalla sua gente e che le aveva strappato il suo amore. Per soffocare le lacrime, decise di uscire ma non si unì ai mennoniti che si occupavano del rito funebre. Lei si diresse in una radura dove costruì un piccolo cairn, come facevano da secoli i suoi antenati. Solo lì avrebbe pregato per l’anima di del suo amore finito contro gli scogli. Commerciava caridine, cozze, palemonidi, aragoste, boete e vongole, ma, durante il suo ultimo viaggio, il mare non fu d’accordo e buttò la sua barca tra gli scogli. La lasciava così a vivere tra gente non sua, nera tra i bianchi, apparentemente selvaggia tra gli occidentali. Servita e riverita come una padrona, è vero, ma negli sguardi degli altri era sempre una sorta di sudicia creatura arrivista. Avrebbe voluto tornare tra la sua gente, ma non ne aveva il coraggio: le avevano detto tutti che quella storia d’amore sarebbe finita male e lei non voleva dar loro ragione per colpa di quell’orgoglio che da sempre aveva.

L’idea è nata dallo sguardo di lei fuori dalla finestra e dalla sua rabbia nei confronti del mare, poi la storia dell’amore tra persone di culture diverse e il tragico epilogo sono venute da sole.

Ma da queste parole possono nascere infinite storie, ovviamente, quindi siete tutti invitati a provare l’esercizio! Vi ricordo che nel post dedicato alle dieci parole su Penna blu trovate, oltre alle definizioni delle parole, l’esercizio di Daniele Imperi. 

Spero che il testo vi sia piaciuto. Aspetto i vostri commenti! Chissà quali saranno le parole del prossimo mese!





8 commenti:

  1. Sei sempre fonte di allegria! :D
    Comunque molto bello. :)

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    Risposte
    1. Sì, allegria e storie romanticamente perfette! Che vuoi farci? Ahahaha!
      Grazie.

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    2. Alla fine è giusto che ognuno abbia il suo stile e le sue tematiche, è questo il bello. ;)

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    3. Scrivo anche testi ironici, sai? Mi piace spaziare! Magari il mese prossimo... boh, si vedrà, dipende anche dalle parole!

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    4. Oh, non vedo l'ora!!! :D
      Comunque non dicevo certo che scrivi solo questo, ma mi sembra la tua tendenza. ;) Poi magari succede solo nel blog... :D

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    5. Il mio genere preferito è l'introspettivo/psicologico, quindi spesso sono testi drammatici e cupi.
      Ogni tanto poi mi lancio in altro, quindi si vedrà!

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    6. Ma perché? :( Nel senso, secondo me l'introspezione non è necessariamente drammatica o cupa...magari comincia così, ma finisce in modo molto più positivo. Forse sarò io che non mi piace la tristezza e quindi ne reagisco in modo contrario quando posso...
      Comunque non vedo l'ora di vedere!!! ;)

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    7. Sì, certo, l'introspezione non è per forza drammatica o cupa. Il tipo di introspezione di cui mi occupo io, però direi di sì!
      Il prossimo mese provo a fare qualcosa di allegro, ma non assicuro, dipende molto anche dalle parole!

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