giovedì 25 luglio 2013

Deissi spaziale e temporale

La deissi spaziale e temporale nei racconti: sviste fin troppo comuni.

La deissi è un fenomeno comune nella lingua parlata e scritta e, a volte, può portare a degli errori.




La deissi
Il fenomeno della deissi (significa indicazione) si ha quando all’interno di un frase si fa ricorso a espressioni che fanno riferimento alla situazione spazio-temporale o alle persone coinvolte.

Gli elementi deittici (noti anche solo come deittici) sono elementi linguistici interpretabili unicamente all’interno del contesto a cui fanno riferimento.

La deissi temporale
Nella deissi temporale il deittico è in genere un avverbio di tempo (per esempio, ieri, oggi…) o comunque un riferimento temporale.

Prendiamo una frase:
Ieri c’era il sole.
Il senso della parola ieri (deittico temporale) può essere pienamente compreso solo se si conosce il contesto di riferimento e cioè che, visto che oggi è il 25 luglio 2013, ieri era il 24.
Questa frase, in altro contesto, farebbe cambiare il significato del deittico.

La deissi spaziale
Nella deissi spaziale il deittico può essere un aggettivo dimostrativo (per esempio questo, quello…) o un avverbio di luogo (per esempio qui, là).

Prendiamo una frase:
Vieni qui.
Il senso della parola qui (deittico spaziale) viene compreso solo se si conosce la posizione di chi pronuncia la frase. Nel mio caso, significherebbe che il tu a cui è rivolta deve avvicinarsi alla mia postazione di scrittura, il posto dove sto scrivendo ora. Ovviamente, cambiando il parlante (centro deittico), cambia il senso del deittico.

Altri tipi di deissi?
Oltre a queste deissi ce ne sono altre (come quella sociale, personale e testuale), ma ho scelto di soffermarmi sulle prime due perché a volte nascono errori di cui vi volevo parlare.

Errori con i deittici
Spesso si usa un deittico temporale incongruo con il tempo verbale.
Per esempio:
In questo momento non sapevo che cosa fare.
Si dovrebbe utilizzare quel al posto di questo.

Molto comune è l’errato utilizzo del termine oggi nelle frasi al passato.
Avevo paura, ma oggi sarebbe cambiato tutto.
 Essendo l’avvenimento nel passato bisogna dire quel giorno.

Bisogna tener conto delle differenze tra testo narrato e dialoghi.
Per esempio:
Non sapevo che cosa fare. «In quel momento, sono davvero confusa» dissi per prendere tempo.
Questo caso è diverso dal precedente e qui è giusto usare questo perché la parte dialogata ha un contesto temporale diverso da quella narrata.

Considerare sempre se il contesto è sufficientemente chiaro da rendere esplicito  il senso del deittico.
Per esempio:
«Questo non è un problema mio».
Messa fuori contesto questa frase perde di significato. Perché un deittico abbia senso è infatti necessario che parlante e ascoltatore o scrittore e lettore condividano un contesto di riferimento.

Conclusione
Conoscevate il fenomeno della deissi? Vi capita di commettere errori di questo tipo scrivendo?

Insomma, a voi la parola.



Hanno parlato di questo articolo:




14 commenti:

  1. Oh, lo conoscevo senza sapere che si chiama deissi. :D
    Fortunamente, mi pare mi venga naturalmente giusto. Poi be', una distrazione può capitare a tutti e magari, a volte, credo si sbagli non perché non lo si sappia, ma perché si sta pensando ad altro o si mescolano due frasi diverse (cosa che a me, nel parlato, capita spesso).

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    1. Sì, viene abbastanza naturale, ma è uno degli errori che trovo più spesso nei testi che edito, quindi ho pensato di scrivere un post sul tema. Ovviamente è più comune nel parlato.

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    2. Ecco, io non ho un riscontro così vasto. ;) Mi chiedo però quali siano gli altri tipi di deissi che hai citato... Forse m'informerò. :)

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    3. Sono deissi in cui gli errori sono molto meno comuni, per questo non ne ho parlato nel post, però sono temi interessantissimi, a mio avviso!

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  2. Brava, hai fatto bene a scrivere questo post. Vedo molti errori del tipo da te descritto in giro.

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    1. Già, sono errori decisamente comuni, ben più di quanto si creda.

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  3. Sembra davvero incredibile che siano errori così comuni: suonano in maniera così innaturale! Può essere che ormai a certe cose non ci facciamo più nemmeno caso.

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    1. Sì, suonano innaturali, lo so, ma non sai quante volte li ho corretti in testi altrui... e anche nei miei è capitato, ovviamente.

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  4. Che tu sia più e più volte benedetta... Questo è un tipo di errori tragicamente comuni anche negli autori già noti e pubblicati...

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    1. Addirittura? Wow... be', almeno ora mi crederanno quando dico che sono errori comuni! Grazie.

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  5. Eh, infatti un "Ora era il momento di agire" è comunissimo. Io, come ben sai, ci casco spessissimo!
    :D

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    1. Be', dai, può capitare... basta porvi rimedio. Ahahah! Lo so, lo so, rompo parecchio.

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    2. Forse intendevi "e lo fai benissimo". Ah!

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