martedì 9 luglio 2013

Scienza e Letteratura (1) - Matematica e Letteratura - guest post di Marco Lazzara

Oggi comincia il guest post di Marco Lazzara sul rapporto tra Scienza e Letteratura, che sarà articolato in tre parti.
Egli ha tutti i titoli per parlare di entrambi i saperi! Si è laureato in Chimica nel 2009 presso l’Università degli Studi di Torino e da tre anni lavora come docente di Chimica presso il Centro Studi Test Torino. Scrive racconti (horror, fantascienza e noir) e a breve uscirà la sua prima raccolta (inutile dire che ve ne parlerò, vero?) e alcuni suoi testi sono inseriti in antologie (a breve il suo racconto Creazioni sarà nell’antologia I Mondi del Fantasy III della Limana Umanita).
Ci siamo conosciuti virtualmente su un forum di scrittura e abbiamo partecipato ad attività di scrittura collettiva insieme, senza contare i vari editing fatti a colpi di pignolerie. Segue con dedizione il mio blog e io lo ospito molto volentieri per questo guest post, anche perché credo molto nell’unione dei vari saperi e la matematica e la letteratura sono sempre state due mie passioni.
Ma ora non voglio perdermi in altri indugi, ringrazio tanto Marco e cedo a lui la parola…


Che ruolo ha la Scienza nella Letteratura e nella scrittura?
Il mondo letterario sembra impermeabile ai concetti scientifici e il mondo scientifico sembra avvalersi di un linguaggio suo proprio, quasi da iniziati, ma in realtà non è sempre così: nell’arco di questi post (ringrazio Romina dello spazio concessomi) vedremo una serie di esempi in cui la Letteratura si avvale della Scienza e delle sue regole e scopriremo che è persino possibile trattare di temi scientifici in modo letterario.
Nota: in questi post parlerò principalmente delle cosiddette scienze dure (scienze del numero, della materia, della natura) e non delle scienze soft (scienze psicologiche, sociali, economiche...)
                                                                      

Matematica e Letteratura

 [...] Angosciato, chiuse di colpo il libro di testo sul quale aveva studiato e lasciò che la testa gli cadesse sulla scrivania. Non avrebbe mai superato l’esame del giorno seguente: più studiava la geometria, meno ci capiva qualcosa. La matematica in genere gli era sempre riuscita difficile, ma stava scoprendo che gli era addirittura impossibile capire la geometria. Se fosse stato bocciato, aveva chiuso con l’università. [...] Si rizzò all’improvviso, colpito da un’idea: perché non tentare con la magia? [...] Sgombrò con entusiasmo il pavimento spingendo i mobili contro i muri, tracciò col gesso un pentagono sul tappeto e vi entrò. Pronunciò poi gli incantesimi. Il demone era decisamente più orribile di quanto si aspettasse, ma raccolse il coraggio e cominciò a esporre il proprio problema. «Non sono mai stato bravo in geometria…» cominciò.

«L’avevo intuito» disse con gioia sadica il demone. E con un sorriso di fiamma lo ghermì attraverso le linee di gesso dell’inutile esagono che aveva disegnato per errore, invece del pentagono che l’avrebbe protetto.
da Naturalmente di Fredric Brown, presente in Cosmolinea B-2

Questo divertente racconto mostra molto bene come anche la matematica (o meglio la geometria) possa diventare il tema portante di un racconto.

La Matematica e i Gialli
Una volta un ragazzo a cui do ripetizioni di matematica mi chiese come facessero gli autori a ideare gli esercizi. Gli spiegai allora che vengono creati al contrario: si parte dal risultato facendo i passaggi a ritroso fino al testo dell’esercizio (in Chimica c’è una cosa molto simile per progettare percorsi di sintesi che si chiama retrosintesi).
Come nei gialli, aggiunsi. In genere i gialli vengono ideati partendo dal finale e scrivendo la storia a ritroso. Ma non solo: il ragionamento che porta l’investigatore alla scoperta del colpevole è una deduzione di tipo logico-matematico. Come diceva Sherlock Holmes: Eliminato l’impossibile, tutto ciò che rimane, per quanto improbabile, dev’essere la verità.

La Matematica come metafora della condizione umana
Paolo Giordano, autore de La Solitudine dei Numeri Primi, paragona i due protagonisti ai numeri primi gemelli. Questi sono molto simili perché hanno le stesse proprietà (sono divisibili solo per 1 e per se stessi), e sono anche vicini, in quanto divisi da un solo numero, ma separati da una distanza infinita com’è lo spazio tra due numeri, proprio come accade ai protagonisti del romanzo; questa condizione permea la loro intera esistenza e su di essa ruota l’intera trama.

La Matematica come metafora di certezze inconfutabili (I)
Proviamo a vedere se so ancora tutte le cose che sapevo prima. Vediamo: quattro per cinque fa dodici, e quattro per sei fa tredici, e quattro per sette fa... oh cielo! 

da Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll
In un momento di estrema confusione, Alice ricorre alla matematica per dimostrare a se stessa di essere ancora lei. Lewis Carroll gioca sul fatto di non far utilizzare ad Alice la base 10, bensì la base 18 (4×5=12), la base 21 (4×6=13)... Alice fa uso della matematica come di un mezzo per dimostrare le proprie certezze, ma non lo fa col sistema base più comune, quasi una metafora del mondo fantastico in cui è capitata e in cui tutto è strano e diverso, matematica compresa. Carroll era un matematico e ho sempre trovato questo passaggio estremamente arguto.
Il traduttore della Rizzoli, invece, evidentemente non l’aveva compreso e doveva essergli parso privo di senso, per cui ha deciso di tagliarlo in toto. I miei complimenti.  

La Matematica come metafora di certezze inconfutabili (II)
«Ricordi di aver scritto nel tuo diario che la libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro?»

O’Brien sollevò la mano sinistra, rivolgendone il dorso a Winston, con il pollice nascosto e le altre quattro dita tese. «Quante dita tengo su, Winston?»

«Quattro.»

«E se il Partito dice che non sono quattro, ma sono cinque... be’ quante dita sono?»

[...] « Due e due fanno quattro.»

«Qualche volta, Winston. Qualche volta fanno cinque. Qualche volta fanno tre. Qualche volta fanno quattro e cinque e tre nello stesso tempo.» 

da 1984 di George Orwell

In 1984 il mondo è diviso in tre grandi schieramenti in guerra tra loro. L’Oceania, dove vive Winston, è governata da un regime totalitario che spia le persone attraverso schermi e cerca di controllarne il pensiero impoverendo la lingua e riscrivendo la storia. Winston è l’ultimo ad aver conservato una traccia di pensiero indipendente, ma viene catturato dalla psicopolizia che inizia su di lui un programma di ricondizionamento del pensiero.
Quanto fa 2+2? (lasciamo perdere le basi diverse dal 10!) Una domanda semplice, ma incredibilmente densa di significato. 4, risponde Winston. E se il Partito ti dice che fa 5? Farebbe sempre 4, insiste Winston. Al che viene torturato. Lui risponde che fa 5 per farli smettere, ma loro continuano, perché lui mente, dice 5 ma continua a pensare che faccia 4.
Non è importante che 2+2 faccia 4 o 5 o qualcos’altro, l’importante è quello che il Partito ti dice tu debba pensare e che ti convinca che quella sia la risposta giusta. Ecco un interessante uso della matematica come di un sapere certo e inconfutabile usato per esprimere un concetto socio-politico.


Per oggi concludo qui, e vi ringrazio dell’attenzione. Nel secondo appuntamento (il 16/07) parleremo di Fisica e Astrofisica e del loro ruolo nella credibilità di un racconto di fantascienza.



Aggiornamento del 27/07/2013
Fantascienza e Matematica
Nel racconto La Casa Nuova di Robert Heinlein, un architetto costruisce un’innovativa dimora utilizzando come progetto il tesseract (versione quadridimensionale del cubo). A causa di un terremoto la struttura si ripiega su di sé, con effetti imprevedibili: ora parte della casa si trova nella quarta dimensione. I malcapitati visitatori si perdono al suo interno e trovano finestre che danno in giù invece che in fuori oppure su paesaggi distanti chilometri o addirittura anni-luce.


17 commenti:

  1. Post molto interessante e ben fatto!
    Per una volta, la matematica mi ha quasi interessato. :D
    E alcuni concetti spiegati da te, mi hanno reso molto più chiare altre conoscenze. Grazie Marco!
    E grazie a Romina per averti lasciato questo spazio. :)

    P.S. Le scritte d'introduzione al post sono piccolissimissime... Mi ha fatto male gli occhi leggerle...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io adoro la matematica! Vedere che ti può interessare è un vero piacere. Bisogna ringraziare Marco, ovviamente, perché il merito è suo.

      P.S. Scusa, ho messo le scritte in piccolo per non distogliere l'attenzione dal post... però ora le ingrandisco, non voglio causare problemi oculistici!

      Elimina
    2. Tranquilla. ;) Comunque credo che il post riesca a guadagnarsi la propria attenzione, senza aver bisogno di aiuti. ;)

      Elimina
    3. Oh, sì, sicuramente, però preferisco evitare di accecare i miei lettori! Ahahah!

      Elimina
    4. Purtroppo la matematica è la materia meno apprezzata dagli studenti italiani, ed è un peccato perché può riservare delle sorprese inimmaginabili: per esempio l'antimateria è stata teorizzata (prima di venire scoperta) proprio grazie alla semplice risoluzione matematica di un complesso problema di fisica quantistica. La matematica permette persino di concepire nuove idee prima che queste vengano scoperte concretamente.
      "La forza trainante della matematica non è il ragionamento, ma l’immaginazione." (Augustus De Morgan)


      Marco Lazzara

      Elimina
    5. Io adoro la matematica, ma devo dirlo sempre sottovoce quando sono in università per non rischiare il "linciaggio"... ahahah!

      Elimina
    6. Grazie a te, Maria, e lieto di averti quasinteressato alla matematica!

      Marco

      Elimina
  2. I numeri non sono mai innocui. Ti ringrazio per aver citato Winston e l'aspirante evocatore di Brown!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dobbiamo iniziare a temere i numeri? Ah!

      Elimina
    2. Non sono né buoni né malefici, meritano solo il giusto rispetto. Non mi sembra che tu abbia commesso crimini numerici, quindi trovo che possa dormire sonni tranquilli...
      ... per ora!

      Elimina
    3. Io adoro i numeri e loro adorano me... per ora! Ahahah! Comunque li ho sempre rispettati.

      Elimina
    4. Grazie. Mi sarebbe piaciuto parlare anche di Heinlein e del suo racconto "La Casa Nuova" che racconta del tesseract, ma non volevo prendere troppo spazio!

      Marco

      Elimina
    5. Lo sai, vero, che io ti do tutto lo spazio che ti serve? Non farti tali scrupoli in futuro!

      Elimina
    6. Con "La casa nuova" potevi sforare nella quarta dimensione, credo che Romina avrebbe apprezzato!
      Sapete, tempo fa Einaudi (credo) pubblicò una bella antologia cross-genere di racconti legati alla matematica. C'erano Asimov e Brown, ma anche Saramago e altri nomi di un certo peso. Credo che sia ancora reperibile nel formato tascabile, e secondo me è un ottimo punto di partenza per chi ritiene che lettere e numeri siano due mondi a parte.

      Elimina
    7. @Salomon: Era mica "Racconti matematici", vero?

      @Romina Vedremo di recuperare, allora. ;-)

      Elimina
    8. @Salomon Xeno: Verso la quarta dimensione e oltre! Certo che avrei apprezzato. Ora sono curiosa...

      @Marco: Evviva!

      Elimina
    9. Sì, è proprio "Racconti matematici".

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...