lunedì 30 settembre 2013

Volgare e latino durante l'Umanesimo

Volgare e latino durante l'Umanesimo

Vagando alla scoperta delle origini dell'italiano abbiamo visto che deriva dal latino volgare, abbiamo analizzato i primi documenti scritti in italiano e le prime letterature. In questo post, il racconto continua, nel periodo dell'Umanesimo.


Umanesimo: il latino torna di moda
L'Umanesimo è un movimento culturale che si svolge tra fine ‘300 e ‘400. Dopo secoli di interruzione si assiste a un recupero dei testi latini della classicità. Non si tratta solo di una nuova attenzione verso il latino, torna di moda il latino classico (non quello che veniva usato durante il medioevo). I grandi umanisti quattrocenteschi cominciano a preferire scrivere in latino e non in volgare. Di fatto faceva così anche Petrarca che scriveva soprattutto in latino e poco in volgare (o almeno così dichiarava a livello di presa di posizione nella questione).
In questo periodo, anche la corrispondenza tra umanisti viene fatta in latino, come dimostrano molti epistolari dell'epoca. Questo ovviamente genera una crisi del volgare come lingua letteraria (nella vita quotidiana invece continua a essere parlato). È solo nella scrittura che si assiste a questo cambiamento, perché il latino torna a essere considerato una lingua di livello superiore e quindi tutto ciò che è scritto in volgare, perde rilevanza e pare non destinato a rimanere nella storia. Quindi gli scrittori si adeguano e tornano al latino.

Un voce controcorrente: Leon Battista Alberti
Non tutti seguono la corrente, ovviamente. Leon Battista Alberti, per esempio, continua a preferire il volgare anche per scrivere testi impegnati, come il suo celebre Della famiglia. Secondo alcune fonti sarebbe lui stesso l'autore della prima grammatica del volgare italiano, la Grammatichetta Vaticana. Questo primato però non è ufficiale dato che dopo averla scritta non l'ha divulgata ed è stata scoperta solo nel XX secolo (le prime grammatiche diffuse risalgono al ‘500).

L'Umanesimo volgare fiorentino
L'Umanesimo come movimento però ha anche i suoi filoni attenti al volgare. L'Umanesimo volgare fiorentino, per esempio, si sviluppa nella seconda metà del 400 ala corte dei Medici. L'ideologia è simile a quella dell'Umanesimo, ma viene portata avanti con il volgare al posto del latino. Il tutto è condito con progetti di egemonia sul resto d'Italia del grande Lorenzo de' Medici (è suo il ritratto, preso da Google, all'inizio del post), un dominio non militare ma culturale. Per questo nasce la Raccolta aragonese, una raccolta di poeti toscani che poi viene inviata a Federico d'Aragona (figlio del re di Napoli). Nella lettera di introduzione si suggerisce la tradizione letteraria fiorentina come collante per tutta l'Italia.

Al nord resta invece la lingua di koinè, una varietà che mette insieme le lingue dei diplomatici di varie zone che devono capirsi tra loro (il latino viene usato in caso di termini mancanti).
L'egemonia del toscano è dunque lontana dall'essere totale e la questione della lingua riaccenderà ben presto in maniera più strutturata il dibattito.

Nella prossima puntata…
Nel prossimo appuntamento ci occuperemo esclusivamente della cosiddetta questione della lingua, un dibattito lungo e complesso.


Per oggi è tutto, spero che questo viaggio di scoperta vi stia facendo apprezzare di più la nostra meravigliosa lingua. 


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