domenica 27 aprile 2014

Capro espiatorio

"Capro espiatorio": vi auguro di non esserlo mai.

Questo mese vi parlo dell'espressione capro espiatorio


Quando si dice?
In genere si dice che qualcuno è un capro espiatorio quando gli è attribuita la responsabilità di errori altrui per i quali è costretto a subire ingiustamente le conseguenze.

Si tratta quindi di un innocente su cui ricadono colpe altrui.

Facciamo un esempio pratico. Se state facendo un compito in classe e due vostri compagni stanno copiando ma l'insegnante incolpa voi e vi ritira il compito dandovi un due e una nota sul registro… be', siete diventati il capro espiatorio della situazione.

Ricercare un capro espiatorio significa voler identificare una persona o un gruppo di persone o una cosa come causa responsabile di gravi problemi al fine di nascondere i veri colpevoli. Spesso nella storia sono stati scelti come capri espiatori i gruppi di minoranza (per esempio gli Ebrei).

Un controsenso
Non riesco a capire perché ma c'è chi scrive capo espiatorio… Questa espressione non ha senso e probabilmente è dettata dalla scarsa conoscenza del significato di questa espressione. Quindi spero che il post serva anche a far sparire questa tendenza. Anche perché questo capro ha ben poco del capo (nel senso di leader) e rischia di perde il capo (nel senso di testa).

L’interpretazione più convincente
L'origine di questa espressione non dovrebbe presentare troppi dubbi, dato che si rifà chiaramente a un'usanza ebraica. L'espressione deriva dal rito ebraico compiuto nel giorno dell'espiazione.
Si trovano riferimenti biblici nel libro del Levitico (tutto il procedimento del rito è spiegato nel capitolo 16). Il rito prevedere il sacrificio di due capri, uno detto espiatorio  e l'altro emissario.
Il sommo sacerdote immolava il capro espiatorio propriamente detto che veniva quindi ucciso, mentre caricava di tutti i peccati del popolo quello emissario per poi mandarlo a morire nel deserto.
Nel linguaggio comunque, però, anche il capro emissario  può essere definito espiatorio in quanto contribuisce ad allontanare le colpe dal popolo, assumendole su di sé (al punto da non essere nemmeno degno di divenire vittima sacrificale perché reso impuro dal peccato).

All'interno del capitolo 16, i versetti 21 e 22 riguardano precisamente l'invio nel deserto del capro espiatorio (che più precisamente sarebbe emissario):

Aronne poserà ambedue le mani sui capo del capro vivo, confesserà sopra esso tutte le iniquità dei figliuoli d’Israele, tutte le loro trasgressioni, tutti i loro peccati, e li metterà sulla testa del capro; poi, per mano di un uomo incaricato di questo, lo manderà via nel deserto.

E quel capro porterà su di sé tutte le loro iniquità in terra solitaria, e sarà lasciato andare nel deserto. (Levitico 16:21,22)

 Questa pratica è dunque un modo per convogliare e trasmettere il male su qualcosa che poi viene allontanato, mandato via.

Da qui deriva l'usanza di chiamare capro espiatorio un qualsiasi animale, uomo o anche oggetto capace di accogliere su di sé i male e le colpe di una comunità che viene da essi liberata proprio per sua assunzione.  Per estensione si è poi arrivati al significato odierno.

Altre interpretazioni
L'idea di trasmettere il male a qualcosa per poi allontanarlo era in uso anche tra Babilonesi, Assiri e Greci.
Nella magia babilonese la trasmissione riguardava però il male fisico più che quello morale. Spesso tale trasmissione veniva affidata a un mezzo fisico (come l'acqua) o a un oggetto inanimato (nodi fatti su corde) o a un'immagine del demone o del malato (per ingannare il demone).

Molti sono anche gli esempi di capro espiatorio nella tradizione greca e in altre culture.
Citarli tutti sarebbe impresa quasi impossibile e rischierei di impaludarmi tra secoli e secoli di storia di tante aree del mondo, ma in rete potete trovare vari testi che si occupano del tema.

Conclusione
In questo post ho cercato di parlarvi del vero significato dell'espressione capro espiatorio (come vedete con il capo c'entra ben poco). Spero di aver dato un taglio comprensibile.  

Per chiudere, qualche curiosità.
L'essere un capro espiatorio è diventata espressione così comune che il comportamento di chi è vittima di questa attribuzione ingiustificata di colpa è diventato oggetto di studio dell'antropologia. In particolare l'antropologo francese René Girard ha sviluppato una teoria sul meccanismo di capro espiatorio, considerandone tutte le implicazioni antropologiche, sociologiche, religiose, filosofiche e psicologiche. La sua opera teorica fu di ispirazione per Daniel Pennac nella creazione del personaggio di Benjamin Malaussène che di professione faceva proprio il capro espiatorio (confesso però di non aver mai letto il  ciclo di romanzi di Pennac in cui compare questo personaggio).


E a voi? Vi è mai toccato fare il capro espiatorio? 







Questo post partecipa all’iniziativa Una parola al mese. La parola di aprile 2014 è impaludare (al link maggiori informazioni).









17 commenti:

  1. Non sapevo della presenza di due capri. E ora sono interessato a cosa hanno scritto Girard e Pennac!

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    1. L'opera di Girard è un saggio. Per quanto riguarda Pennac si tratta invece di un ciclo di romanzi molto famoso, che prima o poi dovrò leggere anch'io (anche perché lo stile di Pennac mi piace tantissimo!).

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  2. Conoscevo la versione ebraica del Capro Espiatorio, ma non le altre. Grazie per averne parlato.

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    1. Delle altre ho parlato pochissimo, in realtà... Comunque grazie per l'apprezzamento!

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  3. Capo espiatorio fa tanto Checco Zalone :)
    Io conoscevo solo la versione ebraica... è il potere delle lobby giudee XD

    Moz-

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    1. Ho provato a dare un senso alla cosa... Forse si tratta di capo di bestiame espiatorio? In tal caso il capo potrebbe essere un capro ma anche un vitello o altro.. Probabilmente è solo una storpiatura dell'espressione corretta.

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  4. Hai scritto che "Si tratta quindi di un innocente su cui ricadono colpe altrui". Ma non è detto che sia del tutto innocente. Potrebbe essere uno dei colpevoli che paga per tutti, no?

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    1. Per quanto riguarda il significato originario dell'espressione si tratta senza dubbio di un innocente su cui vengono addossate colpe altrui. Il capro su cui vengono riversati i peccati del popolo non è in alcun modo colpevole e diviene impuro solo a seguito di questa trasmissione.

      Nel quotidiano, ovviamente, questa espressione può essere usata anche per indicare un colpevole che paga per tutti, così come può essere usata da una persona che sa di non essere innocente ma vuole fingere di esserlo (es. "Tutti a incolpare me, ma sono innocente, sono solo un povero capro espiatorio"). In realtà non ci si può attribuire questa qualifica da soli, ma ciò rende l'idea dei vari usi dell'espressione, anche se, come ho già detto, in origine si trattava di far ricadere le colpe su un innocente.

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  5. Da piccola ero convinta che si dicesse "capo espiatorio" perche´ non sapevo che esistesse la parola "capro"... Per me esisteva "capra" e basta... XD

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    1. In effetti, anche questa potrebbe essere una ragionevole spiegazione del perché molti dicono "capo" al posto di "capro".

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  6. In un mio passato corso di scrittura creativa, avevo scritto un racconto proprio con questo titolo: "Il capro espiatorio"

    https://docs.google.com/document/d/1A7iSFbnpFXKVCA5bBfkF8lCfCPJ6fpauZfRUt3S7Gdk/edit?usp=sharing

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    1. Che coincidenze! Appena posso, leggo, grazie mille!

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    2. Nel tuo racconto, il capro espiatorio non era proprio innocente, però ha ricevuto una condanna davvero eccessiva e ha pagato per tutti. Ben scritto (anche se, secondo me, alcune sostituzioni non sono del tutto efficaci).

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    3. Grazie Romina. Cosa intendi per sostituzioni?

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    4. Nel testo ci sono alcune parole evidenziate che dovrebbero essere state utilizzate (se ho capito bene) per sostituire delle parolacce... alcune scelte non mi sono sembrate adeguate, tutto qui. Niente che riguardi il capro espiatorio (è solo che non so starmene zitta).

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    5. Avevo intuito, ed hai proprio ragione ... erano tutte parolacce!

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    6. Eh, ho un occhio particolarmente attento per queste cose e... c'era scritto!

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