venerdì 25 aprile 2014

Espressioni e parole abusate

Espressioni e parole abusate

L'argomento di oggi è molto soggettivo. E, dove la soggettività è tanta, è molto difficile stabilire cosa è errore e cosa no. In questo caso parlo della sdrucciolevole questione delle espressioni e parole abusate. Non che si possa parlarne in modo generale, se non dicendo che le espressioni e le parole abusate sono da evitare perché impoveriscono la bellezza di un testo, ma vediamo alcuni casi.


Le parole del vocabolario di base
Scrivere non significa sempre ricercare la parola  più complessa e astrusa possibile. Si possono e si devono usare anche parole comuni e semplici, però è bene ricordare che ci sono tante possibilità nella lingua italiana e che la scelta di un termine più specifico o musicalmente differente  può fare la differenza. Io dico sempre che i sinonimi non esistono e non lo dico tanto per dire. Ogni lingua punta all'economia nei suoi termini, quindi se esistono due parole potete stare certi che non sono in toto equivalenti.
Vediamo due frasi che cambiano per il tipo di lessico usato (e in un certo senso anche per la formalità del contesto).
  • Sono andato a casa. --> è una frase che si può dire tra amici e parenti, informale.
  • Mi sono recato alla mia abitazione. --> Fa pensare a un contesto formale (per esempio una deposizione dei carabinieri, una dichiarazione ufficiale).


Badate bene, ciò non significa che una frase è giusta e l'altra è sbagliata. Se avete un personaggio in un racconto che parla con un amico in un bar, non potete fargli dire la seconda! Insomma, prestate attenzione al contesto.

Le ripetizioni
Strettamente collegato a quanto detto sopra, l'importanza della scelta delle parole si fa ancora più rilevante quando si è in presenza di fastidiose ripetizioni. In quei casi i sinonimi sono quasi d'obbligo, oppure si possono riformulare le frasi.
Il livore che le invadeva il viso non lasciava spazio al dubbio: invidia! Un'invidia malcelata, tradita da quel livore così evidente. Forse proprio perché ne era consapevole  si portò le mani alla faccia per nascondere quel livore che gridava le sue emozioni.
Con questo esempio volevo solo far notare che anche una parola ricercata, se usata tre volte in due righe (a meno che si tratti di una precisa decisione stilistica), diventa abusata, cioè usata a sproposito. Una parola come livore che non si sente tutti i giorni al bar bevendo il caffè, diventa comunque fastidiosa se ripetuta (fa un po' l'effetto ho-imparato-una-parola-nuova-e-la-ripeto-in-continuazione, che è dolcissimo solo quando è nella vocina di un tenero bimbetto non di uno che ambisce a diventare scrittore).

Le similitudini abusate
Le similitudini sono uno strumento potente, sia per la narrativa sia per la poesia, perché creano un'immagine capace di imprimersi nel lettore e ciò dà più corpo e spessore a un concetto. Io ho sempre amato molto le similitudini e forse proprio per questo considero un errore (ovvio, soggettivo, l'ho detto subito) l'uso di similitudini banali o abusate.
Volete qualche esempio?
Nera come la notte
Bianca come la luna
Luminoso come il sole
Non continuo perché è davvero triste anche solo rileggerle…
Questo discorso vale sia per similitudini sia per metafore, ovviamente (al link trovate spiegata la differenza).

Le frasi fatte
Avete presente le espressioni di cui mi occupo in Lo dicono tutti? Ecco, sono espressioni  che, appunto, dicono tutti, quindi non siete molto originali se le ripete spesso nei vostri testi. Il che non vuol dire che non si possano usare: possono essere interessanti nei dialoghi, dare un senso di familiarità tra i parlanti, però non devono diventare l'abitudine nella prosa. Usare frasi fatte dà l'impressione che non sappiate come dirlo in altro modo, con parole vostre.
Allo stesso modo evitate fraseologie troppo ricorrenti (cioè parole che vengono sempre messe una vicino all'altra).
Un'espressione comune ogni tanto la potete usare, ma non parlare per frasi fatte, come in questo caso:
Riuscì a entrare per un pelo, a denti stretti, con la pelle d'oca su tutto il corpo. Senza ombra di dubbio c'era qualcosa di sinistro.

Conclusione
In questo post ho cercato di parlare di alcuni casi in cui un testo può mancare di originalità per alcune infelici scelte lessicali. Ovviamente ci sono molte altre situazioni che hanno un effetto simile, quindi, se volete segnalarne altre nei commenti, sarò felice di aggiungerle.


E il monito sia: siate sempre originali e attenti!



16 commenti:

  1. La fantasia ok, ma si potrebbe correre il rischio di fare delle J-Axate, ossia quei modi di dire e metafore con cui il rapper sta facendosi notare in tv... Insomma, con la fantasia c'è poi sempre il rischio di andare sopra le righe... e allora forse è meglio -in certi casi- qualche sicura espressione abusata XD

    Moz-

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    1. E questo mi fa venire in mente un mio racconto in cui ho usato tantissime similitudini, una delle quali è stata da alcuni apprezzatissima e da altri contestatissima. Forse avevo esagerato nel voler essere originale, quindi, per certi versi, hai ragione!



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  2. Ciao Romina,
    ottimi consigli anche per i bambini a scuola :)
    Basterebbe una rilettura con un occhio un po' critico, sempre che non ci sia stato l'innamoramento della propria creazione... :))))

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    1. Benvenuta con il tuo primo commento nei miei post (anche se so che bazzichi qui da un po'!).

      Innamorarsi della propria creazione è molto rischioso: rende praticamente ciechi. Questo è il motivo per cui esistono gli editor: nessuno scrittore, per quanto bravo e competente, potrà mai essere abbastanza severo con un suo testo!

      E, sì, questi consigli valgono anche per i bimbi!

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    2. Più che altro alla fine il tutto si amalgama talmente tanto che non ci si fa più caso. Ecco perchè serve un occhio esterno e più esperrto.

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    3. Sì, verissimo! Nemmeno il migliore degli editor potrebbe editare bene la sua "creatura".

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  3. Hai ragione sai?
    Il rischio di ripetere una parola o frase ricercata, perché fa schic, è alto. Bisognerebbe guardare puntualmente ogni rigo che si scrivo. E poi anche l'insieme del racconto.

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    1. Sì, è importante analizzare ogni riga nel dettaglio e poi ogni riga all'interno del suo paragrafo e poi ogni paragrafo nel complesso del testo. Non è facile, ma poi i risultati si vedono!

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  4. Il problema di queste frasi abusate è che spesso non ci si rende conto del loro utilizzo. Saltano all'occhio solo dopo un'attenta rilettura.
    Nella lingua parlata è ancora peggio visto che, una volta pronunciata la frase, non si può cancellarla e ripeterla in maniera diversa.
    Ammetto che quando scrivo a volte incorro in questo errore.

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    1. Io, ora che ho un occhio più attento, spesso rileggo miei testi di qualche anno fa e trovo frasi abusate a decine! Ti consola?

      Le parole dette non si possono correggere ma almeno non rimangono in eterno come quelle scritte.

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  5. Bell'articolo! Io ho le mie personali idiosincrasie (per esempio, evitare il generico verbo "fare" in favore di uno più preciso per l'azione descritta, se non si scivola nel troppo formale o in un linguaggio inadatto al personaggio-punto di vista) e cerco di evitare le metafore abusatissime (tipo "rosso come un pomodoro"), ma le scelte dipendono anche dal contesto

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    1. Il verbo "fare" in realtà ha davvero poca capacità semantica (perché ha un uso troppo esteso), considerando la ricchezza della lingua italiana, quindi fai bene!

      Sulle similitudini abusatissime sono la prima a sostenerne l'abolizione (poi, ovvio, il contesto può richiederne l'uso).

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  6. Però l'altro modo di dire "pelle d'oca" è (lo scopro ora piloerezione: credo di non averlo mai sentito dire, in un bar! :P

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    1. In effetti credo risulterebbe a dir poco fuori contesto!
      Abbiamo imparato una parola nuova!

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  7. Tutto verissimo. Gli occhi azzurri come il mare e la pelle candida come la luna sono diventati un po´ banali. Per non parlare delle ripetizioni: e´ stancante dover ripetere a chi ripete che le ripetute ripetizioni andrebbero evitate.

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    1. Ahahah! Come darti torto! Ottimo modo di dirlo.

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