lunedì 14 luglio 2014

Giveaway di compleanno 3

Un giveaway per il compleanno del blog

Ieri il mio blog ha festeggiato il suo terzo anno di vita e oggi, come promesso, vi propongo un concorso.

Siccome questo continua a essere un blog di scrittura, nonostante tutto, sappiate che non sarà il classico giveaway in cui basta scrivere un commento per essere sorteggiati. Come ho già avuto modo di dire in passato, ho perso fiducia in quel tipo di concorsi. Il premio qui andrà a chi se lo meriterà, punto e stop. Ed è richiesto un piccolo sforzo per partecipare. Spero lo prenderete come una bella occasione per cimentarvi nella scrittura e per confrontarvi con gli altri, che è uno degli obiettivi di questo blog.

Per partecipare
Se volete partecipare al concorso dovete scrivere un racconto breve a tema libero di massimo 300 parole. Dovete poi postarlo come commento a questo post, in modo anonimo, così non verrò accusata di fare preferenze durante la mia scelta, anche se non tutto dipenderà da me questa volta.

Potete partecipare con uno o più racconti

Scadenza
Potete partecipare da oggi fino al 20 agosto. Avete un po' più di un mese (avrei fatto un mese, ma così avete le feste d'agosto incluse).

Il vincitore
La scelta del vincitore avverrà in modo particolare e vi coinvolgerà direttamente, nella seconda fase.
Nella prima fase di valutazione io leggerò tutti i racconti e ne sceglierò tre. Di ognuno dei tre realizzerò un video, quindi i tre sul podio potranno sentire letto da me il loro racconto (piccolo premio parziale, ammesso che sia un premio).
A quel punto tutti i partecipanti renderanno nota la loro identità e potranno votare il loro racconto preferito dei tre selezionati (vi darò un paio di settimane di tempo da quando saranno pronti i video). Aprirò anche un sondaggio per aprire il voto anche al pubblico. Il voto dei partecipanti verrà moltiplicato per 3, mentre quello della giuria popolare varrà 1. Il racconto con il punteggio più alto, ovviamente, vince.

Un premio a scelta tra…
Siccome sono molto buona e mi annoia dare ogni anno lo stesso premio… ho deciso di offrire tre alternative. Il vincitore potrà scegliere in assoluta libertà il premio che preferisce tra:
  • Un mio editing di uno suo racconto di massimo 20.000 caratteri.
  • Un video di alcuni minuti con un estratto tratto da un suo libro/racconto a fini di promozione (in un post a breve spiegherò cosa intendo).  
  • Una copia di uno a scelta dei miei due libri, che ormai sono di un secolo fa, Voliamo Insieme con la Fantasia e La mia amica Clorinda (questo è il premio standard che vi propino tutti gli anni!).


Lo so, avreste preferito un fiume d'oro e una casa di proprietà, ma vi dovrete accontentare…
Non so nemmeno se sia classificabile come un vero e proprio giveaway, visto che in due casi non si vincono beni in senso stretto, ma io faccio un po' come mi pare… ahahah!


Mi pare di avervi detto tutto… ora aspetto i vostri racconti e, mi raccomando, partecipate numerosi!

Vi metto anche il banner nella barra laterale, così trovate subito il post. E, se avete domande, chiedete pure!




AVVERTENZA: Esistono normative sul fenomeno del giveaway a mio avviso poco chiare. Comunque io qui regalo servizi o copie dei miei libri. Questo concorso non mi porta alcun vantaggio economico, al massimo un aumento di visite per il blog (e non avendo pubblicità di terzi sul blog, questo non si traduce in denaro). Se io volessi prendere alcune copie dei miei libri, andare in una grande piazza e lasciarne qualche copia a dei passanti potrei farlo, non vi pare? E ho spesso fatto editing e video gratuiti, quindi...

Ecco, questo giveaway è la stessa cosa, solo che cerco di stimolare un po' la creatività. 


53 commenti:

  1. questo giveaway mi piace tantissimo.
    non ho capito bene in cosa consiste la prima possibilità di premio.

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    1. Per quanto riguarda la prima opzione, be', Il vincitore mi manda un suo racconto (di massimo 20.000 caratteri) e io glielo edito. L'editing è una correzione strutturata, non una semplice correzione di bozze. Può essere utile se devi mandare il testo a un concorso o a un editore per presentarlo al meglio...

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    2. Di niente, figurati! Probabilmente era poco chiara la formulazione. Grazie a te.

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    3. Più che altro non mi era chiara la parola editing ma immagino che sia proprio un termine gergale della scrittura

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    4. Ah, no, no è un termine specifico che si usa nelle case editrici in cui c'è una figura preposta a tale attività: l'editor.
      In effetti ho dato per scontato che si capisse, ma forse non è un termine così noto come credevo.

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    5. Forse perché spesso (almeno per quanto mi riguarda) alla parola editor si potrebbe pensare all'editore ovvero a chi pubblica.

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    6. Non ci avevo mai pensato! In realtà sono due figure molto diverse, ma per chi non è nel settore possono sembrare la stessa cosa (come se "editor" fosse la traduzione di "editore").

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  2. Sì, baby, mi piace!
    Beh, entro il 20 agosto qualcosa mi inventerò^^

    Moz-

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    1. Grazie mille! Buona partecipazione!

      P.S. Poi farò un'indagine per scoprire qual è il tuo racconto e squalificarlo e tu sai benissimo perché! Ahahah! Scherzo. Forse.

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    2. Beh, ma visto che saranno anonimi, se mi squalificherai spaccerò il racconto vincente per mio. Chi potrà impedirmelo? (ci avevi pensato? :p)

      Moz-

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    3. Sì, ci avevo pensato. In caso di rissa informatica tra due persone che dicono di aver scritto lo stesso racconto, mi appellerò agli organi giuridici competenti. Spero però che non ce ne sia bisogno. Mi fido dei miei commentatori.

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  3. Mipiacemipiacemipiace!
    Una precisazione: l'identità dei finalisti resta ignota fino a dopo le votazioni pubbliche, cioè fino alla fine? Oppure resta ignota solo a te?

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    1. Penso che dopo la scelta dei finalisti sia meglio dire i nomi dei vincitori. Suppongo che ognuno dei tre cercherà di promuovere il video per ottenere voti, quindi tanto vale fare tutto alla luce del sole. Appena riesco lo specifico nel post. Grazie per la domanda.

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    2. Scusa, me n'è venuta un'altra: un racconto a testa o ci possiamo sbizzarrire (nei limiti della decenza)?

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    3. Considerato che di solito a queste cose partecipano in pochissimi... sbizzarritevi pure!
      Però ogni autore avrà un voto solo. Altrimenti diventa una raccolta punti dell'Esselunga. Ahaha!

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  4. Davide, avvolto nella zimarra, ammirava trepidante. Rideva inseguendo con estasiati occhi il corpo flessuoso della donna che danzava per lui. Aveva trascorso l'intera giornata con Betta, e non era più padrone di se come d'abitudine. Le femmine per lui esistevano solo come ricordo d'una notte, una vanteria da bar da spiattellare agli amici e aggiungere al lungo elenco. Ma quella femmina lo stava soggiogando, e mentre Davide se ne rendeva conto il suo sorriso diveniva incerto.
    "Non puoi evitarlo" gli sussurrò solenne Betta come se avesse letto nella sua mente. "Il legame che ci unisce inizia lontano, in una vita che tu hai dimenticato. Non ricordi più quando spiavi avidamente il mio corpo nudo, mentre mi lavavo su una terrazza, e la tua bramosia concepiva peccati mortali per rendermi vedova pur di possedermi?"

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    1. Il primo racconto! Wow! In tempi davvero record!
      Eh, il potere delle donne! Chi ci ferma più? Ahaha!

      Grazie mille per la partecipazione!

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  5. Sembra divertente e i premi sono allettanti, in particolare uno. Trecento parole in un mese? Forse ci riesco nonostante il mare di impegni...

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    1. 300 parole massimo, quindi dovrebbe essere più che fattibile! Spero nella tua partecipazione, nonostante i tanti impegni!

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  6. Spero di riuscire a partecipare... Dal 23 di luglio, la mia vita sociale potrà finalmente ricominciare e quindi avrò molto più tempo! Il problema resta come sempre l'idea, ma in un mese (quasi) sicuramente riuscirò a farmene venire qualcuna di carina. Tanto lo sai che, se partecipo a qualcosa, il mio racconto è sempre tra gli ultimi che arrivano... XD
    In ogni caso, ti auguro tanti partecipanti al concorso!

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    1. Allora a breve ritornerai alla vita? Bene!
      Aspetto il tuo racconto, anche alle 23.59 dell'ultimo giorno, per me va benissimo! Grazie!

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  7. Storia di Muffin

    Uscì dal forno e sentì pronunciare il suo nome: Muffin.
    Quando posero il suo vassoio in esposizione conobbe Donut. Alcuni la chiamavano Ciambella (era Ciambellissima secondo lui) ma lei ci teneva a specificare le sue origini americane. Era l'unica cosa che avevano in comune, a parte alcuni ingredienti. Donut si lamentava per le sue curve marcate e temeva di essere troppo unta, ma Muffin adorava la sua glassa rosa e non mancava di farglielo notare. Anche lui si vergognava di com'era, così simile ad uno strano fungo. Gli sarebbe piaciuto essere più alto, magari al cioccolato.
    Muffin sognava di loro due, uniti in un'unica prelibatezza. Come li avrebbero chiamati? Munut? Doffin? Purtroppo non riuscì a confessaglielo perché Donut venne ordinata. La vide andar via felice d'essere stata scelta, mangiata in due bocconi da una grassa cliente. Le vide fuoriuscire il denso ripieno di fragola, la sua glassa leccata dalle dita della cicciona. Decise che non sarebbe stata la sua fine e si nascose dietro ad un grosso bombolone, finché non divenne secco e poco appetitoso. Eppure, verso sera, un anziano decise di acquistarlo comunque, e Muffin non poté fare altro che accettare il suo destino. Ma invece di finire masticato dalla dentiera del vecchio questi gli mostrò il mondo esterno. Immerso nel verde di un parco cittadino, Muffin fu spezzettato e divenne briciole. Furono i piccioni a cibarsi di lui e ciò che restò fu portato via e consumato dalle formiche. Rimase per ultima una piccola pepita di cioccolato e così conciato Muffin ebbe il tempo di pensare ancora un po' a quel che gli era successo. Concluse di essere stato molto fortunato: la sua vita era stata condivisa con molte altre. La piccola pepita si sciolse felice sotto il sole.

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    1. Il mondo visto da un Muffin! Un'idea originale e che veicola anche un bel messaggio.

      Grazie per la partecipazione.

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  8. Il canto del mare

    "Cosa ci fai qui?"
    "Canto."
    Dritta come un faro, una donna cantava con vocalizzi di fronte a un mare in tempesta e ciò sembrava catturare l'attenzione di quel bambino.
    "Perché canti?"
    "Perché il mare ha bisogno che io canti."
    "Posso farlo anch'io?" chiese il bambino timidamente.
    "Certo." rispose la donna con un sorriso.
    Il bambino cantò e intanto cercava di indovinare l'età della donna. Tra quelle rughe si nascondeva un viso da fanciulla e la voce, seppure profonda, era limpida e cristallina. Trasmetteva una serenità elettrizzante.
    Il bambino era sempre più curioso.
    "Ma tu canti per far smettere la tempesta?"
    "No. Io canto per aiutarla."
    "Quindi quando la tempesta sarà finita tu non ci sarai più?"
    "Non lo so, ma di sicuro il mare avrà bisogno di un altro canto."
    "Quale?"
    "Me lo dirà il mare stesso."
    Intanto le onde infuriavano sulla battigia e il bambino aveva paura che lo risucchiassero e così si aggrappò alla donna.
    Lei lo prese per mano.
    Il bambino la riguardò e notò che in tutto quel tempo lei guardava sempre il mare e i suoi occhi sorridevano.
    Questo lo rasserenò e fece la stessa cosa: cantò guardando davanti a sé.
    Il mare continuò a infuriare, ma ormai non faceva più paura al bambino. Gli ricordava quei giorni quando anche lui aveva voglia di essere così immenso non per far paura agli altri, ma per gioco.
    I genitori videro il bambino e lo portano subito via con loro. La donna continuava a cantare sostenendo con lo sguardo il mare.
    Mentre si allontanava, al bambino parve di sentire una sottile vibrazione come una risata giocosa.

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    1. Le donne e il mare: un legame indissolubile. Forse il sale del mare è lo stesso delle loro lacrime...

      Grazie per il racconto!

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  9. Chissà...
    Era un racconto che pensavo da tempo.
    Grazie a te.

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    1. Sono lieta di avergli dato una ragione in più per venire al mondo!

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  10. "La Federazione Galattica"

    Quella sera nell’antico palazzo imperiale Sik su Gebylon, era prevista una riunione straordinaria della Federazione Galattica. Era questo un ente interplanetario con il cosmopolita proposito di riunire i popoli della galassia e farli incontrare e conoscere, in modo da favorire scambi reciproci e instaurare convenienti collaborazioni tra i vari pianeti.
    Le adesioni di nuove razze erano sempre fortemente incoraggiate, motivo per cui rappresentanti della Federazione viaggiavano di frequente di sistema in sistema alla ricerca di nuovi membri da sottoporre al Consiglio, l’organo decisionale supremo della Federazione: perché ovviamente, per entrare a farne parte, i popoli incontrati dovevano prima venire esaminati ed esserne ritenuti degni; ma una volta che fossero stati accettati al suo interno, avrebbero avuto l’occasione di far prosperare incredibilmente la propria civiltà.
    La riunione di quella sera sembrava riservare delle sorprese e c’era quindi un bel po’ di eccitazione nella grande sala del trono. Un tempo essa aveva visto gli imperatori Sik regnare sull’intero sistema Gebylon, il più grande di tutta la galassia, ma da quando la loro dinastia si era estinta, il palazzo era divenuto sede della Federazione, la quale aveva proseguito i loro ideali di una galassia unita e pacifica.
    A un certo punto Glimmung, un gastropoda proveniente da Fluh che era stato designato presidente per quell’anno gebyliano, chiese silenzio con le antenne e prese la parola: «Miei cari amici, ho il privilegio di annunciarvi l’adesione di un nuovo popolo alla nostra Federazione. Abbiamo infatti scoperto una forma di vita intelligente su Terra, il terzo pianeta della stella Sole! Diamo il nostro più caloroso benvenuto al signor Flipper!»
    Mentre il rappresentante della nuova razza faceva il suo ingresso nella sala, esplose un’autentica ovazione da parte dei presenti. I riflettori illuminarono una vasca colma d’acqua, dove nuotava, soddisfatto per il grande onore concessogli, un esemplare di delfino.

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    1. Per un attimo ho tenuto che fosse un umano! Come minimo avrebbe portato anche lì guerra e distruzione... viva i delfini!

      Grazie per la partecipazione.

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  11. Vieni da me. C'è una sorpresa

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  12. Ciao! Io ti ho appena scoperta grazie al post in Farfalle eterne... Non so se parteciperò al giveaway ma ti faccio comunque i miei più calorosi auguri!

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    1. Benvenuta sul mio blog! Sono felice che tu sia arrivata qui (motivo in più per ringraziare AlmaCattleya ancora una volta). Sono subito andata anch'io a dare un'occhiata sul tuo blog!

      Se ti va di partecipare, ti aspetto! In ogni caso, grazie per la visita!

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  13. Lady Aralyn

    La giovane stava tentando di sistemarsi il corsetto, ma lo sforzo era del tutto inutile. I lacci erano troppo complicati da annodare. Stringerli da dietro, senza vederli, era praticamente impossibile. Avrebbe dovuto aspettare la cameriera.
    Nell’attesa, si sedette sul letto.
    Il matrimonio.
    No, non sarebbe cambiato nulla, si ripeté. Anche da sposata, il suo cuore non sarebbe mai appartenuto a nessun uomo. Avrebbe semplicemente fatto quello che la famiglia si aspettava da lei. Avrebbe fatto il suo dovere, ma senza farsi coinvolgere.
    La portà si aprì, ma non era la cameriera quella che entrò.
    Un bacio.
    No, quei baci non sarebbero finiti, nemmeno quando Aralyn fosse stata sposata. Loro avrebbero continuato ad amarsi sempre.
    Le labbra di Sarah si staccarono dalle sue, ma le due ragazze continuarono a stringersi in un abbraccio.
    “Come ti senti?”
    “Normale. Te l’ho già ripetuto più volte: non cambierà nulla” rispose Aralyn.
    Sarah la guardò con dolcezza, come faceva sempre, ma questa volta dal suo sguardo traspariva anche altro. Fierezza. Ammirazione. “Sei molto più coraggiosa di me”.
    Suonava strano, detto da colei che si era ribellata alle convenzioni sociali, decidendo di combattere in difesa del suo re, piuttosto che comportarsi come ci si aspetterebbe da una nobildonna.
    La fortuna di Sarah erano state le sue sorelle. Se suo padre non l’aveva costretta a sposarsi, infatti, era soltanto perché aveva molte altre figlie da maritare ai rampolli delle nobili casate del regno. Certo, all’inizio la sua collera era stata terribile, ma poi, col tempo, si era semplicemente stancato di obiettare.
    Aralyn, invece, aveva adottato la tattica del giunco. La più violenta delle tempeste avrebbe potuto infuriare, ma lei si sarebbe soltanto piegata al vento. Spezzata, mai.
    La cameriera entrò.
    “Milady, è quasi l’ora della cerimonia.”

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    1. A volte fare il giunco è la cosa più sensata. Non ci si può ribellare sempre. L'importante è che l'amore trionfi e... alt, aspettate, l'ho detto io? Ehm... ahaha!

      Grazie per la partecipazione!

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  14. Titolo: Amaro Ritorno al Presente

    Le strumentazioni che gli servivano costavano parecchio, così aveva commesso l’errore di chiedere del denaro in prestito a uno strozzino. Non poteva saldare il debito, figurarsi gli interessi, e gli sgherri di quel criminale lo avevano pestato a sangue. Poi gli avevano sparato ed erano fuggiti via. Cominciò a trascinarsi morente per il pavimento del laboratorio. Avevano anche distrutto il telefono, ma tanto l’ambulanza non sarebbe comunque arrivata in tempo.
    Però c’era ancora una speranza: la sua invenzione. Raggiunse la macchina del tempo che aveva costruito e faticosamente entrò all’interno. Pregò che funzionasse. Attivò i circuiti e venne sbalzato indietro nel tempo di tre anni.
    Le ferite erano scomparse: tre anni prima non gli erano ancora state inferte.
    Finalmente salvo, si guardò attorno in quel magazzino abbandonato che un giorno sarebbe diventato il suo laboratorio. Cosa fare a quel punto? Non poteva rimanere lì, col rischio di incontrare se stesso. Decise di cambiare città, in attesa di poter riprendere un giorno i propri esperimenti.
    Riuscì a ottenere un posto come insegnante in una scuola privata. E fu lì che incontrò Lei: era una delle segretarie, bellissima, dolce e incantevole; appena l’ebbe vista se ne innamorò all’istante. Quando alla fine trovò il coraggio per chiederle di uscire, scoprì che lei non stava aspettando altro: anche lei lo amava. Non era mai stato tanto felice.
    Un giorno comprò un anello: era ormai parecchio che stavano insieme e voleva chiederle di sposarlo. Quando lei gli aprì la porta di casa se lo trovò davanti boccheggiante, accasciato a terra. Uno spaventoso colpo d’arma da fuoco si aprì dal nulla nel suo corpo. Singhiozzando lo strinse a sé, mentre lui con le ultime forze le diceva che l’amava, poco prima di morire, ucciso dal suo presente che infine era inevitabilmente arrivato.

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    1. Ricorda un po' il film "The time machine"! Be', sì, spesso non si può sfuggire al destino.
      Grazie per la partecipazione!

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  15. Titolo: Regina della notte

    Una brezza leggera accarezza l'erba, muovendone i fili con eleganza. È uno spettacolo distensivo e continuo, adatto all'attesa.
    Arroccata sul suo parapetto, Bast scruta la superficie cangiante e scura. A seconda di come risponde al tocco dell'aria, è in grado di determinare la posizione di una possibile preda e di calare su di essa senza esitazione. Bast è una cacciatrice, ultima figlia di una nobile stirpe, e il fossato della rocchetta è il suo territorio.
    Un refolo di vento più insistente le smuove il pelo nero, che ora presenta uno sbuffo sul fianco. È un presagio. Poco più sotto, ha scorto il nemico mentre cerca di stanare uno dei suoi.
    Bast si alza e scende dal parapetto.
    Le zampe affondano nell'erba scura, in cui ora è immersa, e avanza cautamente con le orecchie tese in ogni direzione. Non si farà cogliere di sorpresa.
    Lì di fronte sente che Thot viene aggredito.
    I suoi muscoli scattano e in men che non si dica raggiunge il luogo della colluttazione. Un balzo ed è sullo striato. Si rotolano, lui le morde l'orecchio ma alla fine è lei a prevalere.
    Con un colpo di reni, lo striato si libera e scappa. Gian Galeazzo, che un tempo era il più forte, adesso si ritira con la coda fra le gambe. Ormai Bast è la migliore, specialmente quando si prende cura dei suoi. Valuta le condizioni di Thot, che le miagola un ringraziamento, poi erge la testa sopra i fili d'erba e si guarda intorno.
    È tardi. Presto i suoi le faranno resoconto. In pochi balzi è di nuovo sul parapetto, il suo punto di osservazione. Per ciò che resta della notte osserverà il movimento continuo dell'erba, vigile e regina della notte.

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    1. La feroce eleganza di questi animali è sempre incredibile. Guardo ammirata a questa regina.

      Grazie per la partecipazione.

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  16. 300 PAROLE

    «300 parole?»
    «Sì, 300 parole. Cos'è? Non capisci l'italiano? Non uscirai di qua se non consegnerai una storia degna di questo nome lunga esattamente 300 parole: non una di più, non una di meno.»
    «Mah… Io…»
    «Uh! Davvero, certa gente mi perplime! Non ti balugina l'idea che è inutile discutere? Quando hai accettato di partecipare a questo reality letterario hai anche sottoscritto un contratto molto chiaro. Per tutta la durata del programma sei nostra. Punto e basta. E adesso è meglio che la smetti di trasecolare ad ogni piè sospinto. Vedi piuttosto di seguire pedissequamente i miei ordini e di metterti al lavoro.»
    «Mi scusi… è solo che mi ero lasciata prendere un po' dallo sconforto. Dopo l'eliminazione di Marina mi si era come impaludata la favella. Tutto mi sembrava bigio e aleatorio, anche il mio futuro. Ma adesso ho capito che sbagliavo e che non ha più senso procrastinare oltre le decisioni. Ho deciso: ce la farò.»
    «Bene. Lo spero per lei. Vedremo cosa riuscirai a scrivere nelle prossime due ore. Cerca di non deludere noi e, soprattutto, il pubblico che ti ha sostenuto fino ad ora. Buon lavoro.»
    «Grazie. Non vi deluderò.»

    Romina ce la mise tutta: cercò di misurare le parole, così da vellicare la fantasia del pubblico con la sua prosa serica e mai sesquipedale. I risultati furono lusinghieri: non solo vinse la prova, ma i giudici giudicarono il suo racconto addirittura superno.

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    1. Ops! Non "Lo spero per lei", ma "Lo spero per te"... Scritto di getto, che vuoi. Riesci a correggere tu, Romina?

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    2. In questo racconto c'è un po' l'essenza del blog: le parole del mese, la gente che mi perplime... molto bene!

      I commenti non si possono correggere, però quando faccio il post con i racconti in gara, lo scriverò giusto, spero di ricordarmi!

      Grazie per la partecipazione!

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  17. Lia,
    L’acqua scivolava sui vetri in quella piovosa mattina primaverile. Lia stava alla finestra. Nonostante l’incertezza dell’alba, tutto era più netto, nitido, deciso. E anche alla finestra sulla sua vita, Lia vide un’immagine più netta, nitida. Decisa.
    Erano le 6,30. Dopo la doccia si guardò allo specchio. A dispetto dei trent'anni passati al servizio era ancora una donna attraente. Vedendosi, avvertì il senso di nitidezza pervaderla tutta, dai suoi lunghi capelli ramati, attraverso la sua candida schiena, giù per le sue lunghe gambe. Non era più stanca, oppressa, rassegnata. Si sentiva forte e decisa. Vestì il camice e il grembiule, calzò le scarpe e poi raccolse i capelli dietro una coroncina di pizzo bianco. Era pronta.
    Scese in cucina per preparare la colazione. L’ultima colazione. Il Direttore dell'albergo era solito iniziare la sua giornata con una tazza di latte appena macchiato dal caffè. Siccome era l’ultima, Lia decise di metterci più cura nel preparargliela. Scaldò il latte alla giusta temperatura, lo versò nella lattiera del servizio Inglese. Prese una tazza, la caffettiera e sistemò tutto sul vassoio d’argento. Poi ci mise sopra anche un cucchiaino, il pane tostato, la zuccheriera, la composta di fragole e un coltello. Prese il vassoio e si diresse verso la saletta.
    Il Direttore era già seduto al suo posto, davanti alla vetrata sul giardino. Lia arrivò alle sue spalle. Salutò, poggiò il vassoio sul tavolo e gli versò, come al solito, mezza tazza di latte. Lui avrebbe, come al solito, fatto il resto. Il Direttore volse il suo laido sguardo verso Lia poi, da dietro, allungò la sua mano sotto la gonna disse: “Grazie cara!”
    Furono le sue ultime parole.
    Lia guardava allo specchio i suoi lunghi capelli castani ramati. Sciolti.
    Lo spillone che li teneva raccolti era rimasto conficcato alla base della nuca del bastardo.

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    1. Una donna che ha imparato a farsi giustizia da sola, direi!

      Grazie per il racconto.

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  18. Titolo: Scoprimi!

    Ti guardo ma hai gli occhi abbassati, come se ti sentissi in colpa. Come se tra noi ci fosse un vetro a dividerci; una impalpabile ma infrangibile parete capace di lasciar passare la luce ma impermeabile alle parole. Un prisma perverso, che distorce e rovescia i pensieri ed i sentimenti. Cerco in tutti i modi di mettermi a nudo, di fronte a te; mi affido del tutto al linguaggio del corpo, fatto di gesti, posizioni e colori, nella speranza che tu mi possa comprendere. Che tu possa vedere dove sono e chi sono. Che tu intuisca le lacrime che mi sgorgano dentro e che mi allagano l’anima. Che tu mi possa venire a prendere e salvare, anche da me stessa.
    Alzi gli occhi e le tue pupille incrociano le mie, in un disordinato gioco di fioretti che accarezzano ma non portano la stoccata, finte di affondo, delicati sfregamenti delle lame che scivolano come seta l’una sull’altra. Vorrei che mi inchiodassi qui, dove sono, come una farfalla. Che potessi diventare d’un colpo tua, per poterti irretire con l’orgoglio del mio possesso e conquistarti e vincerti come un maestro di arti marziali, che approfitta della tua stessa forza per batterti ancora più agevolmente. Ma tu fai l’unica cosa che non voglio da te e mi lasci sola. Non mi spingi via. Non mi trai a te.
    Hai lo sguardo del detenuto sul patibolo; del prigioniero senza speranza. Condannato da un giudice che parla una lingua sconosciuta e che applica la legge ignota di un paese straniero. Cerchi di impietosirmi, senza speranza; poi, cercando la grazia estrema, mi domandi: “Ma, allora, cosa dovrei fare?”
    Se devo spiegarti come funziono, non gioco più.

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    Risposte
    1. Quando è difficile essere capiti e farsi capire! Un problema sempre presente...

      Difficile "giocare" a certe condizioni, ma anche il cercare il compromesso e il dialogo è una buona strada, a volte.

      Grazie per il racconto!

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  19. La Risposta è Dentro di Te

    Dopo il discorso del capo, in quella grande grotta che serviva da base sostitutiva riecheggiò il grido di battaglia del mio Ordine. Io lo sillabai solamente, rabbrividendo. Non ricordavo quasi più perché avessi giurato fedeltà ai Riflessi. Se ci pensavo ricordavo solo il viso di mio padre quando morì la mia sorellina, ricordavo le parole di mio fratello che mi avevano insegnato cosa fosse l’onore, ricordavo il sorriso di mia madre quando annunciai che avrei indossato l’Abito. Ma ero troppo giovane e capivo poco. Era stato solo il desiderio di mettermi in mostra, di far inorgoglire la mia famiglia, di farla vedere a tutti i miserabili che non avevano mosso un dito la sera dell’aggressione.
    Ora, nemmeno due anni dopo, ero stato costretto a diventare adulto, imparando il significato della solitudine, della guerra e della disperazione. Senza mai lasciarmi vincere.
    Sedetti sulla roccia più vicina, la schiena dritta per non prendermi la testa tra le mani. Dovevo sorridere come i miei compagni. Chissà perché per loro, soldati e spie al servizio dei popolani, sembrava tutto così sereno e facile.
    Fu allora che Mirael, il vice, mi si fece accanto.
    «Eccoti, quello che chiamano il Consolatore! Ho sentito molto parlare delle tue imprese. Il tuo buon cuore in questo poco tempo ha già fatto grandi cose»
    L’osservai colpito e confuso, sentendo le guance arrossire. Mi sorrise.
    «Non abbiamo bisogno solo di spericolati guerrieri o freddi infiltrati. Serve anche chi sa ascoltare, chi sa rimanere vicino ai compagni feriti, alle persone bisognose, chi sa incoraggiarci. Sei una di quelle persone per cui abbiamo giurato la nostra vita a quest’Ordine»
    Rimasi in silenzio, arrossendo ancora di più. Lui rise e mi pose una mano su una spalla, allontanandosi. Forse, banalmente, era proprio per quello che mi trovavo lì. E la gioia fu totale.

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    1. Trovare il proprio posto è sempre fonte di grande soddisfazione. Molto fortunato questo personaggio!

      Grazie per la partecipazione.

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  20. Dark Blues

    Matilde era stanca. Stanca della sua bellezza, stanca del suo lavoro, stanca di suo marito e dei suoi amanti: stanca, stanca di tutto. Eppure, la sua vita appariva perfetta ai più... Quante la invidiavano! Ricca, bionda e con una Rolls Royce nuova di zecca. "Ma cosa mi importa delle apparenze se dietro la facciata tutto è morto!” pensava, sorseggiando un bicchiere di whisky. Intanto, le note del suo adorato blues colmavano la stanza: per Matilde non esisteva niente di meglio del blues per purificare l'anima. Il blues e l'alcol. E aveva disperatamente bisogno di purificare quello che restava della sua anima. Non ricordava nemmeno perché e come era successo. "Non avrebbe mai dovuto farmi questo" si ripeteva "Se l'è meritato!". Quello che Matilde temeva non era tanto l'opinione di quelle stupide donnicciole del suo quartiere che la guardavano con invidia, ma era il giudizio divino che la faceva tremare; erano le fiamme dell'inferno che ella temeva. Che esistesse davvero? Non ci aveva mai pensato, ma adesso le venivano in mente le parole della nonna “Non temere le pene terrene, ma temi l’inferno!”. La testa le girava. Forse avrebbe dovuto farla finita. Cosa le restava? Non viveva per niente e per nessuno; il solo motivo per cui ogni mattina si alzava da quel fottuto letto era per dimostrare a quelle stupide, stupide oche che non sarebbero mai state meglio di lei, mai. Ma adesso? Era finita. Raccolse le poche cose che le sembravano importanti nella sua borsetta e uscì di casa con l’aria altezzosa di sempre. Mese in moto il motore della sua Rolls Royce e diede gas. Non sapeva dove andare, ma l’importante era scappare. Scappare soprattutto dal cadavere di suo marito che giaceva sul freddo pavimento della cucina,con i suoi bei occhi azzurri spalancati.


    Ps. Spero di essere ancora in tempo ;)

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    1. Un'altro uomo ammazzato! Ahah! E poi la femminista cinica sono io, eh! Scherzo, ovviamente.

      Grazie mille per il racconto. E certo che se in tempo: fino alla mezzanotte di oggi i giochi sono ancora tutti da fare.

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