giovedì 7 agosto 2014

"La vera storia di Ah Q" di Lu Xun: un'ironica ed efficace denuncia sociale

Oggi sono felice di presentarvi il sesto post di La biblioteca dimenticata, rubrica fissa sul mio blog curata Davide Rigonat, il blogger che gestisce La casa della nebbia

Nel suo primo post ci ha parlato di Dafni e Cloe di Longo Sofista, un importante romanzo greco, nel secondo ci ha parlato dei libri di Andre Norton al confine tra fantasy e fantascienza.
Poi è stato il turno di due post su Giorgio Saviane e i suoi libri, il secondo dei quali parlava della sua opera Il Papa. Il mese scorso ci ha parlato di Palomar di Italo Calvino. Questo mese ci porta a conoscere Lu Xun, scrittore cinese, attraverso un suo racconto.

Lo ringrazio e lascio a lui la parola…


Cari lettori,
come annunciato a inizio mese, quest'oggi ci occuperemo di un racconto di Lu Xun, un autore cinese non molto conosciuto dalle nostre parti e che, nonostante sembra che in patria ultimamente sembra che sia stato un po' messo nel dimenticatoio, può essere a ben ragione considerato il padre della letteratura cinese moderna. Il racconto scelto è La vera storia di Ah Q. Ma andiamo con ordine.

La vera storia di Ah Q di Lu Xun




Lu Xun (o Lu Hsun, a seconda della grafia utilizzata), pseudonimo di Zhou Shuren, nacque a Shaoxing il 25 settembre 1881 e morì a Shanghai il 19 ottobre 1936. Nato in una famiglia di studiosi e letterati appartenente all'antica nobiltà feudale, condusse un'infanzia agiata, soprattutto grazie al nonno Zhou Jiefu, alto ufficiale presso la corte imperiale retta dalla decadente dinastia Manciù. Caduto questi in disgrazia e giustiziato nel 1894, Lu Xun perse anche il padre, morto a seguito di una malattia mal curata da medici ignoranti e superstiziosi. Grazie ai sacrifici della madre, riuscì comunque a studiare i classici cinesi e quindi a recarsi a Nanchino per frequentare l'Accademia Navale (unica scuola non a pagamento), passando l'anno successivo alla scuola di Ferrovie e Miniere. Il suo progetto è studiare medicina, per evitare che altri possano subire la sorte di suo padre a causa dell'ignoranza dilagante.


In quegli anni la Cina era percorsa da continue tensioni ed era oggetto dell'interesse delle nazioni straniere, specie europee. Nel 1901 (l'anno dei Boxers), vinse una borsa di studio con la quale poté andare a studiare in Giappone. Cosciente delle situazioni del suo popolo, vessato da uno schema sociale chiuso e oppressivo basato sul patriarcato confuciano delle grandi famiglie (Tzu), fissato in una società fortemente gerarchizzata dove domina il sopruso nei confronti dei sottoposti e la totale sottomissione ai potenti, e martoriato da continue guerre e violenze (di quegli anni è anche la guerra russo-giapponese, combattuta per lo più in Manciuria), ben presto si convinse che prima di curare i corpi è necessario curare e coltivare le menti. Abbandonò quindi gli studi di medicina e si dedicò alla letteratura, che lui teorizzò essere la vera via per una rivoluzione dello spirito. Conobbe così anche i classici della letteratura occidentale. Negli anni seguenti torneò in Cina dove esercitò l'insegnamento e dove, dopo la caduta della dinastia Manciù e i disordini che ne seguirono e nonostante una profonda crisi spirituale personale, collaborerà con alcune riviste, tra cui Gioventù Nuova. Nel 1918 pubblicò il suo primo vero racconto, Diario di un pazzo. Fu in quell'occasione che assunse lo pseudonimo di Lu Xun. Negli anni seguenti continuò a scrivere, fino a pubblicare una prima antologia nel 1923 (All'Armi) e una seconda nel 1925 (Vagabondaggi). Da quel momento in poi si dedichò solamente alla saggistica, alla rivisitazione di vecchi miti in chiave ironica e alle traduzioni.

Nonostante ci abbia lasciato solo due antologie di racconti, l'impatto di Lu Xun sulla letteratura cinese fu enorme. Egli infatti infrange gli stilemi aulici e ormai sterili della letteratura tradizionale, affrontando tematiche di denuncia sociale e utilizzando un linguaggio nuovo e moderno. Le sue posizioni di opposizione al sistema politico e sociale della tradizione e a quelli successivi dei signori della guerra prima e di Chan Kai-shek poi lo fecero avvicinare alla Sinistra, senza però che mai si sia spinto fino all'iscrizione al Partito Comunista. Le sue idee e le sue posizioni progressiste e femministe (insegnò anche alla Scuola Superiore Normale Femminile di Pechino), però, fecero sì che le sue posizioni (in realtà avverse a qualunque tipo di oppressione e imposizione) venissero poi strumentalizzate da Mao e dai suoi seguaci, che lo definirono l'angelo della Cina moderna, salvo poi usare degli estratti selezionati delle sue opere per sostenere le proprie visioni politiche. Riabilitato in seguito da molti intellettuali e studiosi, gli viene oggi riconosciuto il giusto spessore.

Ne La vera storia di Ah Q, Lu Xun rompe con gli schemi del passato già dalle prime pagine. Egli infatti ammette di non essere neppure un vero scrittore e mette subito le mani avanti avvertendo i lettori che non solo non sa nulla sul passato di Ah Q, ma anche che non è neppure sicuro del suo cognome. Altra difficoltà per lui è addirittura capire come chiamare questo stesso scritto, non rientrando in nessuno delle categorie classiche. Non si risparmia dei riferimenti ironici anche alla rivisita Gioventù Nuova con la quale collaborava e alle posizioni lì espresse in merito all'uso della lingua e dei nuovi fonemi occidentalizzati.

Il resto del racconto ci mostra la parabola di Ah Q, le sue numerose vittorie e le sue avventure, fino al gran finale… che ovviamente non vi svelo. Più che della trama, preferisco parlarvi dell'operazione di denuncia fatta da Lu Xun in questo racconto. Lo sfondo su cui tutti gli avvenimenti si snodano è infatti la società ingessata che lui tanto detesta. I deboli sono totalmente asserviti ai forti, tanto che ogni cosa che questi fanno o dicono non può essere in nessun caso sbagliata. Il solo sospetto di un possibile alone di importanza genera deferenza negli altri, così che i ruoli si scambiano con facilità e chi era considerato una nullità fino al giorno prima, ecco che a seguito di una mezza voce qualunque viene improvvisamente trattato con rispetto ed anzi addirittura temuto (anche fisicamente) da tutti. Quelli che occupano i gradini più bassi della scala sociale, a loro volta, appena incontrano qualcuno più debole di loro si trasformano in uomini sprezzanti e malvagi, pronti a schiacciare il malcapitato senza nessuna pietà. Lu Xun riesce a denunciare tutto questo con grande ironia e senso dell'assurdo, lanciando un sasso che ha poi creato un autentico terremoto nelle coscienze.

Per oggi è tutto. Spero di avervi incuriosito e… alla prossima puntata!




Chiudo con un ultimo grazie a Davide per averci fatto conoscere questo autore. Non so voi, ma io non l'avevo proprio mai sentito.







4 commenti:

  1. Neanche io l'ho letto... Adesso lo "rubo" a Davide e lo leggo al mare.

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    1. Mi sembra una bellissima idea! Buona lettura e... buon mare!

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  2. Ho finito di leggere "la vera storia di Ah Q" . Il libro è molto breve, ma proprio per questo non permette al lettore di perdersi tra le pagine. In questo modo si è quasi costretti a riflettere su quello che Lu Xun vuole dirci. Da leggere.

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    1. Benissimo! È bello vedere che il post ti ha ispirato la lettura e hai gradito il libro! Grazie per essere tornata a commentare dando il tuo parere!

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