lunedì 10 novembre 2014

Ghostwriting: pro e contro

Ghostwriting: quando lo scrittore c'è ma non si vede

Il ghostwriting: concetto semplice e questione dibattuta.
Oggi ve ne parlo un po'... dal mio punto di vista, ovviamente.

Comincio però il post chiarendo un po' che cos'è un ghostwriter.


Cosa fa un ghostwriter?
Il ghostwriter è uno scrittore che scrive libri o qualunque altro tipo di testi che sono però accreditati a un'altra persona.
Lo scrittore scrive, qualcun altro si prende il merito del suo lavoro. Un contratto come un altro, dove in cambio di un pagamento si vende un servizio.
Spesso celebrità o persone di una certa rilevanza assoldano ghostwriter per scrivere i loro discorsi o i loro libri! Sulla copertina del libro compare il loro nome, quello che consente poi di vendere tante copie, mentre il vero scrittore riceve un pagamento e in cambio accetta di non essere riconosciuto come padre dell'opera.

Un ghostwriter può limitarsi a riscrivere un testo solo abbozzato oppure scrivere quasi interamente il testo partendo solo da una bozza, uno schema, un'idea del soggetto che gli commissiona il lavoro. A volte è chiamato anche a imitare lo stile dell'autore per cui lavora.

Ci sono alcuni casi in cui al ghostwriter viene riconosciuto anche se solo parzialmente il suo lavoro, per esempio con un ringraziamento a fine o inizio del libro oppure una frase in copertina. Spesso però il ghostwriter è chiamato proprio a essere un fantasma e deve firmare un contratto di non divulgazione con il quale si impegna a non rivelare il suo ruolo di ghostwriter.

Questo non è un fenomeno solo letterario, anzi... si trova in quasi tutti i campi artistici!

Motivi per cui sono contraria al ghostwriting
Fino a poco tempo fa ero assolutamente contraria al ghostwriting e comincio quindi con il presentarvi alcune delle ragioni per cui non condivido questa pratica.
  • L'atto creativo dello scrivere è una sorta di generare ed è sempre triste quando un figlio non può essere riconosciuto dai suoi genitori. Credo che da parte del ghostwriter ci sia sempre un po' di dolore in questo distacco.
  • Il ghostwriting è avverso alla meritocrazia: ci sono persone incapaci di scrivere che riescono a diventare famose per dei libri che non hanno scritto loro. Questo in una società meritocratica non dovrebbe succedere, a mio avviso.
  • Trovo molto triste che anche la creatività sia una merce che può essere comprata e venduta, addirittura anche al costo di rinnegare la paternità di ciò che si è prodotto solo per denaro.
  • Il ghostwriter (in caso di contratto di non divulgazione) non può nemmeno pubblicizzare la sua esperienza per ottenere altro lavoro (per esempio inserendo i titoli dei suoi testi in un curriculum).


Motivi per cui sono a favore del ghostwriting
Se fino a tempo fa non avrei mai nemmeno pensato alla possibilità di fare il ghostwriter, recentemente ho provato a cogliere alcuni aspetti positivi.
  • Con il ghostwriting si può essere pagati per ciò che si scrive. Sembra banale, ma in una realtà come quella italiana in cui è più facile pagare per pubblicare che vedere dei diritti d'autore a due cifre, è qualcosa da mettere in conto, soprattutto in periodi in cui le entrate scarseggiano.
  • Ognuno deve usare le capacità che ha. Se uno sa scrivere, perché non dovrebbe guadagnare scrivendo? Quante possibilità ha di vivere di ciò che scrive, se non in casi del genere?
  • Il gosthwriting consente di cimentarsi in vari tipi di testi e anche da parte di chi sa scrivere bene ma in genere non ha idee o stimoli a scrivere.
  • Questo lavoro consente a chi scrive di prendere un po' le distanze dal proprio scritto. Spesso si è troppo attaccati alle proprie opere, alla voglia di far sentire la propria voce... questo è una doccia fredda di umiltà e distacco.



Io e il ghostwriting
Quando scrivevo, vedevo il ghostwriting come una sorta di violenza su uno scrittore, privato del diritto di dichiararsi padre della sua creatura. Scrivere è un'attività così profonda, intima, piacevole ed emotiva che mi sembrava del tutto inconcepibile il rinunciare a metterci il mio nome sopra. Sì, una sorta di gelosia per ciò che si è prodotto e che è unico (pur nelle sue imperfezioni) e può essere solo nostro.

Ora che non scrivo da tempo ho cambiato un po' visione sulla faccenda. Scrivere miei testi non mi interessa più, probabilmente per un blocco che non credo risolverò a breve, ma scrivere continua a piacermi e non sarebbe male poterci guadagnare qualcosa.

Forse a breve potrei avere un'opportunità di questo tipo e sono abbastanza certa che accetterò... magari premendo per avere il mio nome scritto da qualche parte, anche solo per poterlo mettere nel curriculum!

E voi? Cosa ne pensate del ghostwriting? Avete mai fatto i ghostwriter? Lo fareste?



26 commenti:

  1. Guarda... l'unica cosa che mi spiacerebbe è appunto non vedere riconosciuto il mio lavoro, attribuito ad altri. Se ci fosse una menzione, anche piccola, allora lo farei volentieri.

    Moz-

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    1. Se sei un ghostwriter, rassegnati a non vederti attribuito il tuo lavoro... però una menzione la puoi ottenere in alcuni casi. Per esempio, potresti scrivere tutto un libro e poi vedere il tuo nome figurare come "collaboratore" o "correttore di bozze".

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  2. Chissà perché non esiste il ghost-actor... ;)

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    1. Forse però esiste qualcosa di simile... in teatro ci sono le controfigure come nei film?

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    2. Eh magari... In teatro ognuno deve fare il lavoro sporco da sé!
      Però forse i doppiatori sono una specie di ghost actor...

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    3. Poveri attori!

      Non so... i doppiatori di fatto di solito sono conosciuti (anche se meno degli attori a cui prestano la voce).

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  3. Non ho un'opinione assoluta... dipende. Il lavoro va retribuito, ok, ma a mio parere è giusto che sia riconosciuto (e riconoscibile).

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    1. Essendo troppo spesso stata abituata a lavori non retribuiti e poco riconosciuti... chissà...

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  4. E' pur sempre lavoro e magari anche un'esperienza utile. E niente impedisce nel frattempo di continuare a scrivere le proprie cose.
    A me è capitato di dovere pressoché riscrivere una introduzione a un'opera letteraria, scritta da uno sceneggiatore professionista, completamente sgrammaticata.

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    1. Riscrivere cose scritte sgrammaticate... ehm, molto spesso lo faccio anch'io!
      Tutte le esperienze letterarie possono essere utili a loro modo.

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  5. Non saprei. A dirla tutta non mi piace molto, per lo più per gli stessi motivi che tu elenchi nei "contro".
    Io di mio non lo farei: piuttosto scriverei solo per me, anche se mi senterei castrata. Ma meglio castrata che violata.
    E poi ho in mente un film al proposito, mi pare si chiamasse proprio Ghostwriter, e non contribuisce...

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    1. Fino a un annetto fa anch'io ero totalmente contraria.
      Mi sa che devo vedermi questo film!

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    2. Preparati a un film pesantuccio, però. ;) È americano e il protagonista è Matt Damon (se il cognome è scritto giusto).

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    3. Ok, lo metto nella lista dei film "pesantucci" da vedere non prima di dormire.

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  6. Non so, non ho mai neppure considerato l'idea che qualcuno potesse ingaggiarmi come ghostwriter e non so come reagirei...
    Forse se mi fornissero una bozza già sceneggiata e mi chiedessero di trasformarla in un romanzo accetterei, ma non potrei mai scrivere da zero un libro e poi far finta di non averlo scritto... non ci sono soldi che tengano.

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    1. Il senso di paternità dell'opera è molto importante per uno scrittore... secondo me per questo fare il ghostwriter implica una dose di sofferenza.

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  7. Vedi, io sono abituato a scindere completamente (quasi sempre) le varie attività che svolgo, quindi sono perfettamente in grado di fare magari la stessa cosa in due momenti diversi e per due scopi diversi (ad esempio per lavoro e per divertimento) senza che questo mi crei alcun problema. Per spiegarmi meglio potrei banalizzare così: il lavoro è il lavoro, il divertimento è il divertimento, la passione è la passione, ecc. Questo per dire che, ad esempio, se anche mi piace progettare e vedere il mio nome su ciò che progetto, quando mi viene commissionato un lavoro conto terzi (e succede molto più spesso di quanto uno pensi - spesso per grossi studi e rinomati professionisti che in realtà combinano un casino dietro l'altro) non ho problemi a non veder comparire il mio nome. Questi erano gli accordi, in fondo. Per il ghostwriting, stesso discorso: lo farei senza alcun problema cercando di fare del mio meglio e senza vedere in questo alcun nesso con la mia pseudo-attività di scribacchino. Casomai il problema sarebbe l'entità del compenso e le modalità di pagamento.
    (ecco - hai scoperto il mio lato da cinico-Davide)

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    1. Non è affatto un lato cinico: la spiegazione è molto razionale e il ragionamento estremamente sensato e condivisibile!

      Ti dico sinceramente che anch'io, in questa fase della mia vita, sono propensa a diventare ghostwriter anche per una questione quasi solo economica... dopotutto può anche essere una bella esperienza. Chissà...

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  8. E la scrittura spiritica? Può essere considerata ghostwriting se non riveli il nome dell'identità? :D
    Battuta pessima, lo so. Onestamente sul ghost writing mi sento anch'io dibattuto. Alla fine si viene pagati per fare un lavoro e ci dovrebbe accontentare, ma si può mercificare la creatività in questo modo senza alcun giusto riconoscimento se non quelle economico?

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    1. Da persona che fatica a veder riconosciuto il suo lavoro e a essere pagata per ciò che fa in vari settori mi verrebbe da dire che essere pagati è sempre un bene!
      Tuttavia anch'io ho perplessità etiche in merito. Quasi tutto si può vendere e comprare... non so però se la paternità di un'opera rientra in questo "quasi tutto".

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  9. Premesso che la battuta spiritica è ottima, per rispondere alla tua domanda risponderei: ASSOLUTAMENTE SI!!! (anzi, se me lo chiedono lo faccio anche domani)
    Considera che, se sto svolgendo un lavoro conto terzi, al 99,9% non è una cosa che avrei fatto di mia sponte (e così ci abbiamo ficcato anche il latinismo), quindi non vedo interferenze con la mia propria attività. Infine, vedila così: in quasi tutti i lavori ci vuole una parte di creatività che, spesso, viene data per scontata e non riconosciuta (pensa al lavoro di equipe all'interno di una ditta o di un gruppo di lavoro, dove spesso i meriti vengono condivisi anche se quasi sempre c'è qualcuno in particolare che arriva alla soluzione, ha l'intuizione o tira le fila). Secondo me, parlando di ghostwriting basta ricordarsi che si sta fornendo un servizio e non confondere questa attività con la propria personale storia artistica. E ancora (ma qui finisco, giuro): se con questa attività uno riesce a mantenersi, può sempre dedicarsi anche a scrivere cose proprie. Tanto più che, nell'ambiente, si viene a sapere chi ha scritto cosa a dispetto dei contratti di riservatezza, e da cosa può sempre nascere cosa...

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    1. Mi piacciono molto i tuoi ragionamenti sul tema, Davide!
      Io ero estremamente contraria al ghostwriting, poi sono diventata "possibilista", dopo i tuoi commenti sto trovando tante interessante motivazioni aggiuntive!

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  10. Io ho fatto una breve esperienza da fantasma scrivente (neppure poi così fantasma perché alla fine mi hanno accreditato, sia pure non come autrice principale). Ho imparato cose nuove su un mondo che non conoscevo (si parlava di automobili), ho scritto e alla fine mi hanno pure pagato e regalato copie del libro.
    L'ho trovato un'esperienza piacevole.

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    1. Benvenuta sul mio blog, Tenar!

      Grazie per aver raccontato la tua esperienza! Evidentemente fare il ghostwriter non è male come sembra.

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  11. Anche a me,
    sinceramente, dispiacerebbe molto non vedere riconosciuto il frutto del mio lavoro. Tuttavia se si estremizza tutto... di necessità virtù!

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    1. Benvenuto sul mio blog!
      Sì, penso che sia un dispiacere profondo in alcuni casi, però è anche vero che i tempi sono duri e guadagnare facendo una cosa bella come scrivere a volte non è una possibilità che ci si può lasciar sfuggire.

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