lunedì 9 marzo 2015

"Il paradiso perduto" di John Milton: poema epico con Satana come eroe


Oggi sono qui per presentarvi un nuovo post di La biblioteca dimenticata, rubrica fissa sul mio blog curata da Davide Rigonat, il blogger che gestisce La casa della nebbia.


L'elenco dei libri di cui si è occupato nei post precedenti è alla fine di questo post.
Oggi ci parlerà de Il paradiso perduto di John Milton e dell'importanza del poema epico.

Lo ringrazio e gli cedo subito la parola!


Il paradiso perduto di John Milton

Cari amici,
dopo l’avventura nel mondo del teatro della scorsa puntata, questa volta voglio parlarvi di un genere che non viene molto considerato dai lettori moderni (e, a quel che mi risulta, in particolare dagli under 30): il poema epico. Come dice la stessa definizione, questo genere consiste in una narrazione in versi (spesso resi in italiano antico o aulico) che abbia per oggetto le gesta di un eroe che, generalmente, è il protagonista.


In Italia, quando si parla di poema, la prima cosa che viene in mente è quasi sempre La Divina Commedia. Se poi ci si aggiunge la parolina epico, ecco che quasi tutti citano rispondono con prontezza Iliade (di cui tra l’altro vi consiglio la traduzione del Monti del 1825, magari non perfettamente aderente al testo originale e in certa misura criticata per le scelte operate, ma assolutamente bellissima ed evocativa - NdR), Odissea o Eneide. Ciò è ovviamente frutto in gran parte dei ricordi scolastici (dove, per fortuna, almeno qualche estratto viene ancora letto) o, in alcuni casi, della visione di programmi televisivi. Ovviamente di poemi epici ce ne sono moltissimi altri (Le Guerre Puniche di Nevio, Orlando furioso di Ariosto, la Gerusalemme Liberata del Tasso, i poemi della saga di re Artù, la saga di Gilgamesh, il Canto dei Nibelunghi, ecc. ecc.), e di più di qualcuno, ripensandoci, quasi tutti abbiamo già sentito parlare. Dal punto di vista di questa rubrica, però, il punto è un altro: quanti hanno effettivamente letto questi testi? Mmm…

Per cercare di incuriosirvi e stimolarvi a prendere in considerazione questo genere, ho scelto di parlarvi de Il Paradiso Perduto di John Milton, poema inglese famosissimo soprattutto in patria.

Come sempre, due parole sull’autore (vi invito comunque a fare una capatina sulla solita Wikipedia o, meglio, sul sito dell’Enciclopedia Treccani): John Milton (Londra, 9 dicembre 1608 – 8 novembre 1674) è stato uno scrittore, poeta, filosofo, saggista, statista e teologo inglese. Milton rappresenta uno di quei casi in cui il letterato riesce a partecipare attivamente alla vita del suo tempo, ricoprendo anche importanti posizioni in campo politico e diplomatico (fu infatti sostenitore di Cromwell) e spesso intervenendo nel dibattito morale e religioso.

La sua opera può essere divisa in due filoni: nel primo possiamo comprendere le opere letterarie, nel secondo le opere a carattere dottrinale e teologico. Nell’ambito di questo filone, cui si dedicò fino alla morte, basandosi sulle Sacre Scritture arrivò a formulare tesi particolari e per molti versi interessanti, nonché fortemente critiche rispetto alla tradizione consolidata e in chiaro odore di arianesimo e di eresia (disconosce per esempio la Trinità, subordinando il Figlio al Padre, disconosce l’immortalità dell’anima...).

Nell’ambito delle sue opere letterarie rientra il Paradiso Perduto: pubblicato inizialmente in 10 volumi nel 1667, venne poi edito in una seconda edizione di 12 volumi nel 1674. La versione che ho letto io è quella tradotta da Lazzaro Papi nel 1811, corredata dalle bellissime incisioni di Gustave Doré (uno dei miei illustratori preferiti, nelle immagini qui sotto).

L'opera, scritta in versi sciolti, narra la caduta dell’Uomo dal paradiso terrestre a seguito del peccato originale commesso da Adamo ed Eva. Il vero protagonista del poema, l’eroe, è però Satana, l’Angelo tentatore. La narrazione si apre con Satana e gli altri Angeli ribelli che, dopo la cacciata dal Paradiso, giacciono soli e storditi all’Inferno, sprofondati in un lago di fuoco. Satana si riprende e, dopo essersi consultato con Belzebu, il secondo in potenza dopo di lui, risveglia le sue legioni. Subito però la situazione si fa confusa e il capo delle schiere infernali deve usare tutta la sua eloquenza per riportare l’ordine. In particolare, ricorda loro una profezia che circolava in cielo secondo la quale proprio in quel tempo avrebbe dovuto essere stato creato un nuovo mondo abitato da creature inferiori agli angeli. Deciso a valutare se tramite questa occasione fosse possibile riacquistare il cielo, Satana tiene consiglio con gli altri demoni all’interno del Pandemonio (il meraviglioso palazzo infernale realizzato da Mammone – un’invenzione originale di Milton - NdR). Viene decisa quindi la rovina dell’uomo. Satana in persona si offre volontario per la missione e, solo, parte verso la Terra. Comincia a questo punto un viaggio irto di pericoli e di difficoltà: giunto alle porte dell’Inferno le trova custodite da due mostri, Colpa e Morte, che solo dopo lunga discussione acconsentono a lasciarlo passare, né meno difficoltoso è l’attraversamento del Caos che circonda gli inferi. Giunto infine nel paradiso terrestre e scovati Adamo ed Eva, Satana deve affrontare una nuova battaglia. Interiore, però. Alla vista di quel paradiso e delle creature che lo abitano egli è roso dai dubbi e dal rimpianto, alimentato dalla coscienza della propria caduta. Alla fine però si conferma nelle sue intenzioni e decide di tentare Eva, la più debole della coppia
La sua opera viene però interrotta da Gabriele che lo scaccia dall’Eden. Dio manda allora un altro arcangelo, Raffaele, a parlare con Adamo. Questi lo ammonisce sul pericolo che stanno correndo e gli narra la storia della rivolta di Lucifero e degli altri Angeli ribelli e della loro sconfitta e cacciata dal cielo ad opera del Figlio di Dio. Così istruito, Adamo torna da Eva e le raccomanda prudenza. Ella però resta presto vittima della tentazione di Satana, tornato di nascosto sulla terra e mutatosi in serpente. Mangiato il frutto proibito, ne informa Adamo che, per non perderla, sceglie coscientemente unirsi a lei nel peccato. Saputo della colpa dell’Uomo, Colpa e Morte decidono di lasciare le porte infernali e, attraversato il caos, giungono sulla terra e ne contaminano la natura. Satana ritorna trionfante al Pandemonio, ma la sua gloria ha breve durata, tanto che lui e tutti i suoi seguaci si ritrovano mutati in serpenti per volere divino. La pena dell’Uomo viene intanto mitigata dal Figlio che si offre come sacrificio per la loro salvezza, così che vengono solamente scacciati dall’Eden, non prima però che Michele abbia mostrato ad Adamo il futuro della sua razza, dal Diluvio a Mosè, dalla prima alla seconda venuta del Cristo fino alla redenzione dell’uomo. Così confortati, scortati dai cherubini guidati da Michele i nostri progenitori si dirigono verso la terra mentre, con le lacrime agli occhi, a incerti e lenti passi, dell’Eden pei solinghi campi, tenendosi per man, preser la via.

Dal punto di vista compositivo, Milton si richiama spesso ai modelli classici da lui tanto studiati, riprendendone in vari punti tematiche e struttura. Il poema si apre con l’esposizione del tema e l’invocazione alla musa, tipica delle opere classiche, e prosegue in un’articolazione per libri tipica del genere. Milton tenta poi una fusione di tradizioni classiche, bibliche ed ebraiche: se da una parte procede all’assimilazione degli dei pagani con i vari seguaci di Satana (Mammona, ad esempio, architetto celeste e costruttore del pandemonio – nonché demone del profitto –, viene identificato con Vulcano..), dall’altra utilizza molti dei miti classici inserendoli in una cornice nuova (il mito di Narciso riferito alla vanità di Eva che si innamora della sua stessa immagine, i miti relativi ai guardiani delle porte dell’Ade, ecc. ecc.). Satana poi è un autentico antesignano dell’eroe romantico ancor oggi molto caro al nostro immaginario: eroico, combattuto ma determinato al raggiungimento del suo scopo nonostante le difficoltà. Ai nostri occhi egli appare senz’altro come un personaggio moderno ed attuale in grado di calamitare la simpatia del lettore. Come hanno rilevato molti critici, anche Milton, puritano, sembra strizzare l’occhio al suo malvagio personaggio, magari inconsciamente (e qui potremmo tirare in ballo sia la modificazione del gusto e del sentire che spesso hanno portato a un’inversione di ruolo tra i personaggi – si pensi per esempio all’Iliade, nella quale spicca ai nostri occhi la figura tragica e romantica di Ettore, uomo che per scelta e per dovere non si tira indietro neppure davanti a morte certa, ma che agli occhi di Omero era assolutamente secondaria rispetto a quella di Achille, che incarnava invece l’idea dell’eroe greco e che si dimostra spesso crudele ed egoista –, sia il fascino del maligno e del misterioso – che fanno generalmente ritenere ad esempio l’Inferno di Dante molto più interessante del Paradiso e che, nel Paradiso Perduto, rendono gli ultimi due libri a mio avviso meno avvincenti degli altri, anche se sempre di grande levatura – NdR). Ricordiamo infatti che ai suoi occhi lo scopo del poema non era certo la narrazione delle avventure di Satana, quanto quella di presentare all’uomo l’enormità della sua caduta e la grandezza della Provvidenza in cui deve confidare. Gli altri personaggi, seppur caratterizzati in maniera originale e anticonformista, non riescono ad eguagliare la grandezza di Satana. Interessante è la sua visione del rapporto Padre-Figlio: il primo, onnipotente e onnisciente, è rappresentato come una sorta di entità razionale immateriale capace anche di collera, mentre il secondo rappresenta il suo braccio, colui che mette in pratica i suoi voleri ma che ne rappresenta anche la versione buona.

Per concludere, questo è un libro che vi consiglio sia che siate amanti del genere o meno. Devo però dire che, almeno per le traduzioni classiche tipo quella che ho io, avere un’infarinatura di cultura classica aiuta moltissimo a capire certi riferimenti senza dover andare ogni momento a leggersi le note (quando ci sono… nella mia edizione non ce n’è traccia). Per il resto, si tratta solo di prendere il ritmo.

Alla prossima!

Bene. A questo punto possiamo aprire l’angolo polemico finale! Abbiamo parlato di poemi epici, scritti cioè dove sono presenti eroi, esseri leggendari, eventi sovrannaturali, viaggi, storie di crescita… vi ricorda niente? Non è forse questa l’origine prima di quel filone che, sviluppatosi nel corso dei secoli, viene oggi catalogato come fantasy? Ecco che qui l’autore prende in mano una materia ampiamente nota e con il suo genio riesce a presentarla in un modo nuovo, fresco e potente, senza mai annoiare il lettore con una sensazione di già sentito o di banale, senza lasciare in sospeso alcun filo narrativo e senza cadere in alcun cliché. Un po’ tutto il contrario di ciò che accade oggi sempre più spesso con i nuovi autori italiani e non, e in particolari con quei nuovi talenti pseudo-fantasy che con ogni loro libro-clone-del-precedente ridefiniscono il genere o rivoluzionano il panorama letterario di settore. Non posso quindi esimermi dal consigliare vivamente a tali autori la lettura di testi come questo che, oltre a rappresentare la storia del genere, sono una grande scuola narrativa. (Dovete sapere che io, che pur sono stato un grande amante del fantasy, quando leggo un testo pieno di lacune linguistiche, stilistiche, logiche e di trama mi sento preso per i fondelli, cosa che mi manda in bestia e mi costringe al sarcasmo. Se sei un autore e ti senti piccato da questa piccola invettiva – cosa che in realtà già dovrebbe farti capire che probabilmente ci ho preso –, cerca di passarci sopra e prendilo come un consiglio spassionato. Seguirlo male non potrà farti di certo - NdR)



Questo testo sembra davvero interessantissimo ed è sfortunatamente molto meno noto di altri poemi epici; per fortuna che c'è Davide! E condivido tutte le sue considerazioni finali sugli autori moderni. 
Lo ringrazio ancora una volta per questo bellissimo articolo. 

Di seguito i link a tutti gli altri testi di cui ha parlato Davide:



Hanno parlato di questo articolo:


19 commenti:

  1. L'ho dovuto studiare benne all'università, anche se, incredibilmente, in quattro anni non è mai capitato un solo corso che lo avesse come lettura obbligatoria. Ho sempre avuto il sospetto che i professori stessi volessero evitarlo...

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    1. Che mistero fitto fitto! Bisognerebbe indagare...

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    2. Ha ha ha! Il buon Satàno ci avrà messo lo zampino!

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  2. Avevo sempre sentito parlare di quest'opera, ma in realtà non avevo che una vaga idea della trama... Ti ringrazio per avermela chiarita!
    Ora non ho proprio tempo di leggere, ma più avanti magari potrei provare ad approfondire questa conoscenza.

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    1. Ne ho parlato con piacere. Se lo leggerai, facci saperecosa ne pensi!

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  3. Lo lessi - in traduzione - a diciotto anni e mi piacque assai: è parecchio che non gli do uno sguardo, forse sarebbe il caso... :)

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    1. Ci sono libri che cambiano in base all'età in cui li leggiamo... chissà se questo è uno di quelli...

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    2. L'ho letto anch'io più o meno a quell'età. Si vede che è l'età più propizia... chissà!

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  4. Anch'io l'ho letta questa magnifica opera e ricordo anche quando: era il 1991. Certo rileggerla adesso, magari in Inglese stavolta, non sarebbe una cattiva idea, ma non so se succederà.
    Ti dirò che il passo che più mi colpì a suo tempo è quello dove Milton cita Urania e Sofia. Lo trovai davvero vertiginoso!

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    1. Se la rileggi in inglese, sono curiosa di sapere che cosa ne penserai!

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    2. Che ti devo dire... Milton è stato un grande e il traduttore (almeno quello che ho letto io) è riuscito a non essergli da meno. Punto.

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  5. Non l'ho mai letto, ricordo solo un paio di stralci in inglese (fra cui il discorso di Satana appena precipitato sottoterra). Mi sono più volte ripromesso di leggerlo, ma poi mi sono spostato sulla tradizione classica.
    Non sono sicuro però di capire il senso della polemica finale. Il fantasy contemporaneo è per lo più plasmato su elementi strutturali derivanti da miti e leggende. Non c'è molto di nuovo e non vuole esserlo, almeno non così nel profondo, perché il mito, essenzialmente, funziona. Le targhette e citazioni su quanto un libro è eccezionale sono decise dall'ufficio marketing, dove lavorano persone che magari l'Epica non la conoscono nemmeno. Però non credo che un autore oggi debba per forza ricominciare da Gilgamesh, a meno che non gli interessi (a me interessa), perché ci sono dei punti di partenza intermedi, che funzionano. Quello che forse tu critichi è lo spirito di emulazione che pervade alcuni esordienti, ma qui, probabilmente, prevale la legge di Sturgeon e non mi preoccuperei troppo.

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    1. Io penso che Davide si riferisca soprattutto a chi vuole scrivere fantasy senza averne mai letto uno, ma magari mi sbaglio... ce lo dirà lui.

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    2. Caro Xeno,
      nell'angolino polemico finale ho voluto punzecchiare i "nuovi" orizzonti del fantasy che ci vengono propinati ultimamente, senza peraltro aver alcuna pretesa di venir ascoltato (figuriamoci). Il senso del mo discorso non era tanto che i nuovi autori dovessero per forza rileggersi Gilgamesh e compagnia (cosa che comunque non gli farebbe per nulla male), ma evidenziare come un autore "serio" come Milton, anche quando prende in mano un tema già ampiamente usato e noto (ricordiamoci che ai suoi tempi, ed in particolare nell'ambiente puritano da dove veniva, la storia della caduta di Satana e di quella dell'uomo era arcinota anche a livello di conoscenza della presunta organizzazione celeste e elle schiere infernali, ecc.), riesce a rielaborarla introducendovi elementi di novità spesso "rivoluzionari" che hanno reso la sua opera immortale. Al contrario, molti nuovi autori (spesso senza neppure accorgersene coscientemente!!!) non fanno che riproporre degli schemi e dei personaggi già ampiamente abusati senza alcuno sforzo rinnovatore. Ecco allora che sugli scaffali si moltiplicano cloni dei cloni, sui quali peraltro vengono apposte le famose fascette a prendere per il c*** il lettore.
      La lettura di un testo tipo questo, meglio se in una traduzione non attualissima, può far riflettere l'autore sulla reale conoscenza che ha della nostra lingua e del suo corretto utilizzo, ragionando anche sull'etimologia e sul reale significato delle parole (ricordo, molto tempo fa, che un conoscente, saputo che nell'Iliade "sopraggiunge crollando l'elmo Ettorre", l'aveva interpretato nel senso che a Ettore era caduto l'elmo mentre camminava). Nel senso che la stragrande maggioranza dei nuovi fantasy NON sono scritti in italiano, i verbi sono un'opinione superata in vaghezza solo dalla costruzione logica delle frasi. Per non parlare dei frequentissimi fili narrativi buttati lì e poi non chiusi, ecc. ecc.
      Insomma, ripeto: a me il fantasy è sempre piaciuto, ma mi rendo anche conto che, nelle declinazioni che ha avuto negli ultimi decenni, possa sembrare un genere "facile" ed abbordabile da chiunque. Basta metterci qualche elfo, un paio di angeli o di vampiri, dividere in raccontino in tre romanzi almeno e il gioco è fatto. E invece non è così.
      E con questo chiudo la risposta più lunga e più polemica che abbia mai scritto su un blog.
      Bye! :)

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    3. Questo è un commento articolato quanto un post! Anzi, sarebbe proprio un bell'argomento per un post... se ti va! E non sei affatto polemico: stai dicendo cose estremamente condivisibili e con grandissima educazione!

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  6. Opera bellissima, scritta in un inglese modellato su modelli latini e italiani, che ne esaltano la musicalità. Per Paradise Lost si può scomodare l'espressione capolavoro assoluto, considerando che lo scrisse completamente cieco, dettandolo.

    L'ho letto diversi anni fa, e capita che ne rilegga dei brani per gustarne l'epicità. Così come ho letto l'Orlando Furioso, e lo sto rileggendo, tra una cosa e l'altra, perché è un'opera sterminata. Mi manca, purtroppo, la Gerusalemme Liberata del Tasso, per poter fare un confronto, ma rimedierò, e m'incuriosisce Gilgamesh.

    Visto che siamo in tema, a chi piace la musica progressive, consiglio l'ascolto di un paio di album dei Symphony X: The Divine Wings of Tragedy, con l'omonima canzone ispirata al Paradiso Perduto, e l'album Paradise Lost, album a tema di ispirazione miltoniana. A basso volume, possibilmente... :D

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    1. Ah, il buon Romeo... avevo evitato, però a questo punto, per il piacere di metallari e dintorni non vedo perchè non ricordarci anche dei cari vecchi Paradise Lost (qualcuno si ricorda di album come "Icon"?) che hanno ispirato il loro nome a quello del poema. :)

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    2. @FM: Grazie per i collegamenti musicali!

      @Davide: Vedo che hai colto subito l'aggancio di Fabrizio per rilanciare, eh? Be', un po' di buona musica non ci farà certo male!

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