sabato 9 maggio 2015

"L'immoralista" di André Gide: un sordo e indistinto bisogno di vivere

Oggi sono qui per presentarvi un nuovo post di La biblioteca dimenticata, rubrica fissa sul mio blog curata da Davide Rigonat, il blogger che gestisce La casa della nebbia e l'autore di La nebbia e altri racconti.

L'elenco dei libri di cui si è occupato nei post precedenti è alla fine di questo post.
Oggi ci parlerà di L'immoralista di André Gide

A lui va un sentito ringraziamento! Ora gli cedo subito la parola…


L'immoralista di André Gide

Cari amici,
in questa nuova puntata de La Biblioteca Dimenticata ho deciso di parlarvi de L’Immoralista, un romanzo breve di André Gide.


Della biografia dell’autore questa volta non vi darò che qualche accenno, anche perché devo dire che quella presente sull’immancabile wikipedia è molto dettagliata.
Gide (Parigi, 1869-1951) nacque da una famiglia agiata e colta che gli impartì una rigida educazione protestante basata su precisi principi morali e religiosi, cui il suo spirito ribelle mai riuscì a uniformarsi. Anzi, l’intera sua vita e gran parte delle sue opere, per lo più autobiografiche, risentirono sempre del contrasto tra queste sue due nature. Gide cercò sempre di seguire i suoi ideali di libertà, scevra da ogni forma di morale e di costrizione, e ciò nonostante visse con rimorsi e sensi di colpa rispetto alle sue azioni. È in quest’ottica che va probabilmente letto il suo rapporto con la cugina Madeleine, che riuscirà a sposare e che alla fine deciderà di lasciarlo.
Le sue inclinazioni lo portano però a sperimentare situazioni allora estreme e a riconoscere e vivere la propria omosessualità e la pratica della pederastia.
Considerato scrittore cultore dell’eleganza e della perfezione nello scrivere, intrattenne rapporti con molti autori dell’epoca, tra i quali voglio ricordare almeno OscaLa Porta Stretta, la Sinfonia Pastorale, Corydon, Se il seme non muore e, appunto, L’Immoralista. Questi ultimi in particolare, anche per le tematiche trattate, furono poi ripresi ed esaltati dalle avanguardie di inizio 1900, tanto che, a differenza di quanto successo all’amico Wilde, la fine della sua vita fu caratterizzata da grandi riconoscimenti e onori, tra cui il premio Nobel nel 1947.
r Wilde, che lui ammirava profondamente e che gli divenne amico. Pubblicò molte opere, spesso scandalose e spesso non accolte immediatamente con successo, tra cui possiamo ricordare

L’Immoralista è un romanzo breve pubblicato nel 1902, di cui io ho letto la versione del 1968, tradotta da Maria Gallone. Sviluppato con il metodo della storia nella storia, il libro, dopo una breve premessa dell’autore in cui mette le mani avanti spiegando di non aver voluto dimostrare nulla con quello scritto, si apre con una lettera di raccomandazione al signor D.R., Presidente del Consiglio, a favore di Michel, il protagonista. Il fratello del Presidente lo informa della sua situazione e gli riporta il racconto che Michel aveva fatto a lui e ad altri due
suoi vecchi amici circa ciò che gli era accaduto negli ultimi anni.
Michel, brillante e metodico studioso di filologia e storia antica sotto la guida di suo padre, noto professore universitario (così come lo era il padre di Gide - NdR), per compiacere il genitore morente decide di sposare Marceline, una sua cugina (che assomiglia in maniera notevole a Madeleine - NdR). Il matrimonio è vissuto da lui senza amore e con un senso di distacco. Ciò nondimeno lui e la moglie intraprendono un viaggio verso l’Italia, la Tunisia e l’Algeria (viaggio che Gide compì davvero e che lo iniziò a molti piaceri sensuali - NdR). Qui viene colpito dalla tubercolosi, rischiando perfino di morire. Assistito dalle cure amorevoli della moglie riesce pian piano a ristabilirsi, ma con la guarigione si sveglia in lui qualcosa di nuovo, di sopito. Una sorta di sordo e indistinto bisogno di vivere comincia a divorarlo, portandolo ben presto a uscire da solo e instaurare una specie di doppia vita all’insaputa della moglie. Si scopre un uomo nuovo, con interessi nuovi e distanti da ciò che prima lo attirava. Costretto a prendere la via del ritorno, sull’onda delle sue nuove sensazioni anche il suo rapporto con la moglie conoscerà una breve parentesi d’amore vero. Stabilitisi nella sua tenuta in Normandia (del tutto analoga alla tenuta paterna dove l’autore aveva trascorso molte estati - NdR), Michel continua la sua trasformazione, avvicinandosi sempre di più al vizio e alle persone corrotte, come attirato dal fascino della decadenza. Durante un breve soggiorno a Parigi, Michel incontra l’amico Menalque (una sorta di alter ego di Wilde, secondo alcuni – NdR), che gli spiega come egli viva solamente per la felicità presente, dimentico del passato e senza darsi pena del giudizio degli altri. In questo egli si rivela una sorta di esempio per Michel, che vede realizzate nell’amico tutte le sue nuove pulsioni. Intanto però Marceline, dopo aver perso il figlio che avevano concepito a Sorrento durante la loro unica notte d’amore, si ammala di tubercolosi. Michel la trascina così in un viaggio a ritroso che li porterà dalla Normandia all’Italia e, infine, negli stessi paesi dell’Africa dove tutto era cominciato. In questo periodo egli resta spesso accanto alla moglie, che pur non amando nel senso più pieno del termine, non sopporta di veder soffrire. Con l’avvicinarsi dell’Algeria e della città di Biskra i suoi istinti prendono sempre più il sopravvento e lo allontanano dalla moglie, finché un giorno, di ritorno dopo aver passato gran parte della sera con Moktir (uno dei bambini che tanto lo avevano attirato già durante la sua convalescenza) e la sua amante, trovò Marceline sveglia e prossima alla fine. Sepolta la moglie, Michel si decide a tornare a Parigi e convocare i suoi più vecchi e cari amici per raccontare loro la sua storia e per chiedere loro di aiutarlo a trovare una motivazione per scuotersi.

Dal punto di vista stilistico, pur considerando che io ho letto solo la versione tradotta (e un po’ datata) e non l’originale, devo dire che il romanzo non mi ha particolarmente colpito, in particolare all’inizio. Ciò nonostante, la storia si lascia leggere e migliora sicuramente nel finale. Ovviamente questa è solo una mia impressione: a qualcun altro potrà sicuramente piacere.
Dal punto di vista del contenuto, il romanzo attinge a piene mani dalla vita privata dell’autore e scandaglia il processo di disgregazione morale dell’uomo, la sua ribellione alle regole e, in ultima analisi, l’affermazione della sua indipendenza e libertà.

Se anche alcuni espedienti non mi hanno colpito particolarmente (per esempio l’incontro con Menalque, pur molto importante nell’economia del libro. Questo personaggio, che poi tornerà in molti altri romanzi di Gide, qui assume il ruolo di maestro di vita, di precettore filosofico… in un certo senso ricordo che mi aveva dato un forte senso di già visto e già sentito, essendo un espediente cui già altri avevano attinto a piene mani – filosofi in primis), tuttavia il libro rappresenta sicuramente qualcosa di diverso e di rivoluzionario rispetto al contesto in cui è stato scritto. Gide, che si condividano o meno le sue tesi, è stato comunque un pioniere e un precursore, al pari di Wilde e altri.
Vi consiglio quindi la lettura di questo libro proprio per il suo valore di novità e di apripista senza il quale molte opere e molti autori non sarebbero quelle che invece conosciamo.



Immorale o no, l'Immoralista sembra un testo interessante, quindi ringrazio ancora una volta Davide per questo bell'articolo.

Di seguito i link a tutti gli altri testi di cui ha parlato Davide:



Note: La foto usata come sfondo del banner è da attribuire a Luciano Caputo (vedi CC nel link).

2 commenti:

  1. Sembra interessante questo testo, soprattutto bisognerebbe verificare questa discesa nel vizio come è affrontata dall'autore. Non lo trovo un argomento facile perché può facilmente risultare 'scontata' (mi è capitato con un libro di Zola per questo mi esprimo così :°D)!

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    1. Tutti i libri che ci presenta Davide sono profondi e pieni di sfaccettature. Sono sempre libri per riflettere, o almeno questa è la mia impressione.

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