mercoledì 27 maggio 2015

"Mi vendo, anzi, mi regalo"

Mi vendo, anzi, mi regalo: lavorare gratis fa male sotto troppi punti di vista.

Il post di oggi è una riflessione molto personale sul lavoro prestato gratuitamente, un tema che mi sta molto a cuore.

A quanto pare, l'insegnamento si sta portando via la maggior parte del mio tempo e quasi tutto quello lavorativo. Non che la cosa mi dispiaccia: amo il mio lavoro. Ma c'entra ben poco con questo blog (anche perché mi occupo di matematica!), quindi non è di questo che vi voglio parlare.

Speravo tantissimo che anche le mie altre attività lavorative ingranassero, soprattutto grazie all'apertura della partita IVA. Invece la pagina io lavoro per voi con il nuovo tariffario ha finora dato vita solo a una commissione. Decisamente poco, troppo poco. Per fortuna il lavoro non mi manca, ma… faccio ancora fatica a mettere in un cassetto il sogno di lavorare con la voce, per esempio.


Buone ragioni per cui io lavoro gratis
Nella mia vita ho spesso (spessissimo!) lavorato gratis, giustificandomi con le più varie delle ragioni.

  • è importante fare esperienza: l'esperienza è sempre importantissima, io ho imparato molto di più sul campo che in qualsiasi altro modo, quindi non mi tiro mai indietro di fronte alla possibilità di sperimentare le mie capacità e acquisirne di nuove.
  • Non sono ancora abbastanza brava per farmi pagare: io non sono nessuno, non ho grandi titoli, né esperienze di particolare prestigio (anche se quantitativamente e qualitativamente numerose), quindi spesso mi sento inappropriata nel pretendere un pagamento.  
  • Farmi conoscere nel campo è importante: tutti i lavori che ho trovato in vita mia li ho trovati per passaparola e per la mia faccia tosta che mi aiuta a far emergere ciò che so fare in un determinato settore, quindi so che ogni lavoro svolto, anche se gratuitamente, è parte di una rete di conoscenze importante.
  • Quel lavoro mi piace: tante, troppe, volte ho accettato un lavoro non pagato perché mi piaceva troppo per rinunciare alla possibilità di farlo. Lo so, questa per molti non è una cosa normale…
  • è un progetto che può essere importante: a volte ci sono progetti che mi prendono proprio al cuore e non riesco a dire di no, che sia perché il ricavato va in beneficenza o lo scopo è aiutare qualcuno.

Buoni motivi per non lavorare gratis
Quelle che ho scritto qui sopra sono tutte cose vere e che penso tuttora, però recentemente, a causa di qualche delusione nuova che ha riportato a galla anche vecchi rospi ingoiati, ecco che mi ritrovo a tener conto anche dei contro del lavorare gratis:

  • Se lavoro gratis, la gente pensa che il mio lavoro non abbia valore: riconduce le mie attività al passatempo, all'hobby, a cose che potrebbe fare chiunque.
  • Se lavoro gratis, vuol dire che mi sto sminuendo e non riconosco io stessa il valore di ciò che faccio: che è molto peggio di quanto detto sopra, perché io sono molto autocritica in ogni circostanza e questo peggiora le cose.
  • Se lavoro gratis, non guadagno: banale? Assolutamente no! Non si vive di sola creatività e passione, lo sappiamo tutti, inutile girarci intorno, del resto i sogni non si mangiano.
  • Se lavoro gratis, perdo soldi due volte: non solo non guadagno per il lavoro svolto, ma occupo tempo che avrei invece potuto occupare in attività retribuite.
  • (E, soprattutto) se continuo a lavorare gratis, perché qualcuno dovrebbe pagarmi?

Regalarsi fa male…
Dalla domanda che chiude il paragrafo precedente nasce l'aforisma di oggi, che è volutamente una provocazione e non tiene conto degli aspetti positivi del lavoro gratuito.

Mi vendo, anzi, mi regalo: lavoro gratis per denigrare le mie competenze, per ledere il mio amor proprio, per screditare il mio operato.


Non riesco davvero a capire perché è così difficile farsi pagare per dei lavori creativi! Ok, c'è la crisi, ok, non ci sono fondi… però, perché ci si sente autorizzati a non pagare un creativo?  [A link qui sopra trovate dei bellissimi video sul tema di cui avevo parlato in un post]
In questo post non c'è livore né invidia nei confronti di chi riesce a trasformare le sue passioni in lavoro, ovviamente. Il malcontento che traspare da questo post deriva dal fatto che  dopo anni in cui ho visto il mio lavoro apprezzato dalla gente vorrei anche vederlo pagato, perché questo mi consentirebbe di dedicargli più tempo e più energie e, soprattutto, di sentirmi valorizzata come professionista.

Non capire dove sbaglio e se sbaglio
Insomma, sono stanca, veramente stanca, di svenarmi senza ottenere niente. Se sono brava, allora pagatemi, se non lo sono, perché farmi fare un lavoro?
Io con questo post mi riprometto di impuntarmi di più per ottenere pagamenti, di smetterla con i va be', se non puoi pagarmi, tranquillo, lo faccio gratis.
Manca veramente poco al punto in cui la mia sofferenza emotivo-lavorativa  mi porterà a lasciare tutte le attività proposte nella pagina Io lavoro per voi per dedicarmi a tempo pieno al resto. Sono stanca di gente che dice di adorare come lavoro e i miei progetti, ma scappa via alla richiesta anche di poche decine di euro. Basta! Di sogni sbriciolati e speranze disilluse in vita mia ho già avuto una dose più che sufficiente, ormai faccio fatica a crederci: se questa  cosa non ingrana, semplicemente la lascerò morire, con un misto di rassegnazione e malinconia, con un me l'avevo detto, che peserà e farà male. Però fa male anche questo svendermi, questo non sentirmi all'altezza più di niente dato che non riesco a farmi pagare. Tanto vale che io mi concentri ancora di più sui miei studenti, sui loro risultati, su ciò che concettualmente e umanamente posso dare a loro (e sulla mia capacità di fare da mamma chioccia anche a chi è più grande di me, ahah!).

Non posso continuare a chiedermi in cosa sbaglio, perché ho fatto tutto il possibile, tutto ciò che mi è venuto in mente. Forse non sono semplicemente abbastanza (qualcosa) per farcela. O, meglio, spero che sia così: spero che sia colpa di qualcosa che mi manca, di qualcosa che sbaglio, perché non posso sopportare che non ci sia una ragione in tutto questo lavoro che mi viene offerto ma solo gratis.


P.S. Mi scuso per il tono del post: mi rendo conto che sembra polemico e un po' acido. Questo è comunque il periodo più bello della mia vita e non ho niente di cui lamentarmi. Sono felice, nonostante tutto, perché faccio un lavoro che amo e ormai affronto le difficoltà della vita con uno spirito nuovo. 


Aggiornamento del 31/05/2015
Qualche giorno fa Ximi ha scritto una bella riflessione sul tema, che vi invito ad andare a leggere.

Aggiornamento del 10/06/2015
Ieri Ferruccio Gianola del blog Otium ha scritto un post sul tema che vi consiglio di leggere: Il lavoro non è mai gratis.






Questo post partecipa all’iniziativa Una parola al mese. La parola di maggio 2015 è livore (al link maggiori informazioni).








Questo post è stato segnalato da Alma Cattleya del blog Farfalle eterne per La blogosfera condivide - maggio 2015 con la seguente motivazione: perché il discorso del farsi pagare continua anche dopo i video di CoglioneNO.





Hanno parlato di questo articolo:



38 commenti:

  1. Ti capisco perfettamente e come me anche tanti altri.
    Si tratta anche di rispetto per se stessi e per il lavoro che si sta facendo.
    Se non ci crediamo noi, come possiamo aspettarci che gli altri lo facciano?
    Trasformare la propria passione (o anche più) in lavoro, guadagnarci su, sembra visto da molti come uno svendersi quando invece dovrebbe essere il contrario. Ovvero svendersi sarebbe accettare qualsiasi cosa pur di avere visibilità.
    A volte mi può capitare di accettare un baratto ma entrambe le parti devono essere soddisfatte e non come "Okay, se non c'è nulla di meglio, nient'altro che posso fare."
    Mi è anche capitato di regalare delle mie opere a dei miei amici e questo sempre a discrezione mia ovvero quando sono io che desidero farlo e non perché mi sento costretta.
    Io continuo ad andare avanti anche perché, finora, non potrei immaginarmi a fare delle cose diversamente e ovviamente non sto in panciolle.
    Un bacio cara Romina.

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    1. Se noi non crediamo in noi, nessuno può farlo al posto nostro, lo so.
      Grazie per il commento, un abbraccio!

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  2. Siamo nel paese in cui se trovi una persona brava e onesta e non la sfrutti passi per coglione. Pensi di non esser brava? Cambia nulla, sei disponibile quindi sfruttabile.

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    1. "Disponibile quindi sfruttabile", un bel titolo per un'autobiografia lavorativa.

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  3. Penso che non ci siano ragioni, anche se probabilmente è doloroso sentirlo dire.
    Non ti conosco abbastanza per permettermi pareri effettivi, ma non penso davvero che tu abbia delle "mancanze".
    Non sto a tediare con discorsi universali, perché le persone sensibili, come sei tu, sanno bene come gira il mondo.
    Ti abbraccio!

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    1. Sì, purtroppo so come gira il mondo, però a volte non mi piace.

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  4. I lavori creativi purtroppo rendono meno di un monotono lavoro con stipendio a fine mese. Personalmente ho smesso da tempo di credere nella possibilità di far soldi con un lavoro creativo, ma questo non vuol dire che tu debba fare altrettanto, se è una cosa nella quale credi tira fuori un po' di faccia tosta, pretenti ciò che è giusto (essere pagata) e poi chissà come si evolverà la tua attività...

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    1. Sì, forse sarebbe più semplice smettere di crederci...

      Altra faccia tosta? Ancora di più? Chissà come diventerò! Ahahah!

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  5. Lavorare gratis è una tentazione. Bisogna resistere alle tentazioni. Anche perché un lavoro gratuito, detto dal punto di vista di chi lo appalta, ha il grosso difetto di non essere criticabile.

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    1. Eh, magari fosse davvero così! Ti assicuro che anche lavorando gratis si può incorrere in critiche...

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  6. Lavorare gratis va bene solo fino a un certo punto, all'inizio, per fare esperienza. Poi no, poi bisogna garantirsi un futuro. Purtroppo bisogna dire che in Italia, il lavoro creativo non viene riconosciuto e quindi non paga: scrivere per qualcuno, fare un sito web, fare il fotografo, ... sembra che non siano lavori di fatica. Non so se mi spiego. Posso solo dirti di tenere duro e studiare sempre!

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    1. Migliorare ogni giorno, sempre, almeno in qualcosa. Questo è il mio stile di vita, o almeno ci provo.

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  7. Io credo che il lavoro gratuito rappresenti uno dei mali assoluti della società. è accettabile solo se la persona è giovane, ma al posto di una retribuzione economica ce ne deve essere una in visibilità e formazione. Questo non avviene quasi mai, perché spesso i cosìdetti stage si limitano a sfruttare le persone senza dare nulla in cambio, non sono vincolati a un limite di età (io mi sono vista offrire stage anche a 30 anni quando ero laureata da 5) e non sono utili a nessuno, se non all'azienda che li propone. Il lavoro gratuito dunque è sensato solo se finalizzato all'inserimento dell'individuo e affiancato da un progetto formativo concreto. Diversamente è un abuso.

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    1. Io ho fatto vari stage e tirocini, tutti ovviamente non pagati e non finalizzati all'assunzione (durante le superiori e l'università). Fare esperienza è importante e sarebbe bello se fosse anche il più possibile formativa, hai ragione.
      Purtroppo nei lavori creativi, spesso manca anche la possibilità di un tirocinio. Si traduce tutto in un "se ti piace, fallo gratis".

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    2. Guarda che lo so bene, visto che sono laureata in una facoltà molto creativa, però non sono assolutamente con questo principio, e penso che un paese che svaluti così tanto la fantasia e l'inventiva al punto da non ritenere queste competenze meritevoli di retribuzione sia destinato a rimanere molto indietro. Dopo anni di stage, mi sono messa a fare tutt'altro, con somma frustrazione. Quando la scrittura ingranerà, chissà...

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    3. Mi dispiace per la frustrazione... spero che ci sia presto una svolta nella tua vita che ti consenta di seguire la tua creatività!

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  8. Purtroppo siamo nell'Italia dei furbi e certe cose capitano anche in altre realtà non solo col lavoro creativo. Una mia amica lavora come veterinaria, sai quante persone vanno chiedendo "consigli" o "pareri" in pratica facendosi fare delle visite complete ai loro animali, salvo poi cercare di non pagare il lavoro?

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    1. Posso immaginarlo! I furbi (e i disonesti) sono ovunque.

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  9. Non mi meraviglio affatto, Romina.
    Lo vivo col teatro, fra laboratori e miei spettacoli. Laboratori di due ore a settimana che costano solo 10,00 a lezione (ovvero 5,00 all'ora!), per un totale di 40,00 euro mensili, e qualcuno ha l'ardire di chiedere sconti o decurtazione per assenze (la cifra si paga in anticipo al massimo la seconda settimana del mese). Sapendo che ci sono laboratori teatrali che costano fino al doppio al mese, tenuti da persone con le mie stesse competenze, saprai quanto ci si resta male dinanzi a quelle richieste. Inoltre, in generale, la gente storce il naso dinanzi alla richiesta di denaro in cambio di qualcosa che si insegna, che si deve organizzare, pianificare. E' come se questo non fosse vero lavoro, come se fosse un passatempo per chiunque se ne occupi.
    Io sono molto rigida a riguardo, non faccio assolutamente sconti a nessuno, preferisco piuttosto chiudere il corso, anche se non è mai capitato. Per fortuna la maggior parte delle famiglie degli allievi piuttosto ringrazia.

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    1. Vivere di teatro deve essere meraviglioso! Sono davvero felice per te!
      Purtroppo sì, capita anche a me, che la gente non si renda conto che i prezzi sono fin troppo bassi in riferimento al lavoro che c'è dietro...

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    2. Romina, no, non vivo di teatro. Sono insegnante di Lettere E mi occupo di teatro in diversi modi. Ho maturato la consapevolezza che, nonostante non abbia effettivamente bisogno di questo per vivere, è giusto esigere l'opportuno riconoscimento.
      Continua strenuamente ad avere fiducia in te stessa!

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    3. Avevo letto "Io vivo col teatro" al posto di "Lo vivo col teatro", scusa.
      Fai benissimo a farti pagare, in ogni caso.

      Ci provo, ma non è sempre facile...

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  10. Lo capisco molto bene. Io e due miei colleghi tempo fa abbiamo vissuto un'esperienza simile; temevamo che il grande lavoro da noi fatto non ci venisse giustamente riconosciuto. Comunque una contrattazione c'è stata e ora tutti e tre stiamo sperando in bene, anche se la questione non è ancora del tutto conclusa.

    Quanto a Io lavoro per voi, posso solo dire che il lavoro che hai fatto per me l'hai fatto in maniera splendida, perchè hai colto davvero quali fossero le necessità di quel testo e hai fatto davvero editing, non una correzione bozze. Avrei voluto lasciarne una testimonianza sulla relativa pagina, ma ho poi pensato non fosse il caso, date le condizioni particolari in cui si è svolta la cosa, ecco.

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    1. Spero che la questione si risolva per il meglio: è sempre molto frustrante quando non si viene pagati per qualcosa che si è svolto con l'idea di ricevere una retribuzione. Incrocio le dita per voi.

      Sono felice di sapere che i miei editing ti sembrino davvero editing, visto che ne hai avuto un'esperienza diretta. Testimonianze sono sempre gradite, dopotutto avevi vinto un concorso, mi pare, no?

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  11. Ciao. Un piccolo intervento, non so quanto utile... Forse si tratta solo di individuare più precisamente cosa vuoi e cosa sai fare. Forse fai troppe cose. Magari restringere il campo è un passo indispensabile. Se sei convinta che il tuo lavoro valga chiedi pure soldi: è nel tuo diritto darti valore e darlo al tuo lavoro. Io sono sicura che le tue potenzialità troveranno una buona strada. :)

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    1. Restringere il campo è sicuramente un passo necessario, hai ragione. Il problema è che ogni volta che l'ho fatto in vita mia mi sono vista chiudere davanti tutte le porte. La diversificazione mi consente di avere sempre un'alternativa, una strada nuova da percorrere o, alla peggio, una via di fuga.
      Non riesco più a vedere un unico futuro possibile, quindi ne coltivo tanti. Quando avrò una strada sicura, lascerò tutte le altre, probabilmente.

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  12. Lavorare gratis ha senso solo per breve tempo, quando hai bisogno di imparare. Dopo va rifiutato in modo categorico. Io sono giunta alla conclusione - dopo una sfilza di esperienze che non auguro a nessuno - che è meglio restare disoccupati e girarsi i pollici che offrire il proprio lavoro senza retribuzione o per una miseria. Soprattutto chi lavora in ambiti creativi come noi deve riprendersi la propria dignità.

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    1. "Riprendersi la dignità", ecco, questo sarebbe bello. Comincio a sentirmi un po' svuotata dalle energie che un tempo mi consentivano di lavorare gratis. Credo sia una forma blanda di frustrazione... ma passerà!

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  13. Purtroppo è una mentalità diffusa anche al di fuori dell'ambito "creativo": molti propongono stage e poi non assumono. Certo, nell'ambito di cui parli tu è più diffuso, ma nemmeno gli altri sono esenti.

    Forse i lavori "creativi" sono più bersagliati perché la gente pensa (erroneamente): "Potrei benissimo farlo anch'io. Che cosa ci vuole per correggere una bozza? Il testo posso pure leggermelo da solo. Vuoi farti pagare per un disegnino? Ma se sarei capace anche di farmelo da solo!"
    E invece non è vero, perché non tutti sono capaci di leggere come lo fa un attore, non tutti hanno studiato grafica o sanno fare un editing. Però sembrano cose meno complicate dei calcoli astrusi di un ingegnere, quindi si pensa a torto che siano facili e non meritino retribuzione. Io faccio tutte e due le cose e posso confermare che i calcoli matematici sono difficili, ma neanche lavorare con la voce è un gioco da bambini!

    Detto questo, non so come funzioni la cosa quindi il mio consiglio potrebbe essere campato per aria, ma so che esistono associazioni di speaker pubblicitari e simili... perché non provi ad informarti e vedere che cosa ci vuole per farne parte? Quello potrebbe essere un passo in avanti... Poi non saprei che altro consigliarti e purtroppo posso farti ben poca pubblicità, nel mio piccolo...

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    1. Sì, sì, diffusissima anche in altri settori (ho trovato questo problema un po' ovunque).

      "Sarei capace di farlo anch'io" è una frase che ho sentito troppe volte. Spero presto di imparare a rispondere "allora fallo da solo", ma non sono ancora a questo livello.

      La tua idea degli speaker pubblicitari mi piace molto. Appena ho un po' di tempo, do un'occhiata.

      Mi fai già fin troppa pubblicità, grazie mille!

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  14. Un abbraccio. Nel mio piccolo provo a farti pubblicità :)

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  15. Credo che in questo campo ci sia troppa "offerta" e i lavori, lo dico brutalmente - se li prendono i più "furbi"

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    1. Questo spiega tutto: nella mia vita non sono mai stata furba.

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    2. Una furbizia per modo di dire, da non prendere in maniera dispregiativa. Credo sia la capacità di mettere assieme tante cose e farsi valere. Possiamo essere i più bravi in un campo ma se nessuno lo nota, non serve a nulla

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    3. Sì, avevo capito il senso, tranquillo!

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  16. Purtroppo questo è un problema prevalentemente "italiano". Nel nostro paese, più che altrove, il lavoro, sconta una mentalità ancora padronale. Si crede che sia doverosa la gavetta, anche ventennale, che un giovane, perchè tale, abbia meno a pretendere. Conosco moltissime persone in gamba davvero, con grandi idee e potenzialità che, invece, sono costrette a combattere contro una mentalità rigida difficile da smatellare. E questo sia nel pubblico che nel privato. Alla base, oltre a tanta ipocrisia e arroganza, penso ci sia sempre la paura, meschina e piccina, che vengano tolte poltrone e posizioni.
    Raffaella

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    1. Un po' di esperienza in più di un settore ormai l'ho raccolta, anche lavorando gratis. Ora non ho più intenzione di "svendermi". Piccoli progetti gratis per farmi conoscere e prove gratuite vanno bene, ma il resto deve essere pagato.

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