lunedì 6 marzo 2017

Fare una figura da cioccolataio

Fare una figura da cioccolataio: mi capita spesso!

Dato che le rubriche non sono più periodiche da alcuni mesi ormai, oggi è tempo di ricominciare a parlare di espressioni di uso comune della rubrica Lo dicono tutti. Per farlo, colgo l'occasione per rispondere a una curiosità di Marco Lazzara su un'espressione che io non conoscevo, ma che ho scoperto essere abbastanza comune: fare la figura del cioccolataio o fare una figura da cioccolataio.
Lo ringrazio per il suggerimento e comincio subito il post.  

Sapete cosa significa e da dove ha origine questa espressione? Scopriamolo insieme!


Quando si dice?
In genere si usa l'espressione fare la figura del cioccolataio con il significato di fare una pessima figura, una figura barbina, meschina, rendendosi così oggetto di scherno.
Questo modo di dire è utilizzato soprattutto al nord Italia.

Facciamo un esempio pratico. Chiedendovi dei suggerimenti per i post di febbraio e non scrivendo nessuno dei post da voi suggeriti, ho fatto davvero una pessima figura, quindi avreste potuto dirmi: «Romina, hai proprio fatto la figura del cioccolataio!».
E io magari sarei stata pure contenta, visto quanto amo il cioccolato! Ahaha!

Un controsenso
Per una persona come me che ama molto il cioccolato, è difficile pensare che chi lo lavora possa finire in un'espressione che sottende qualcosa di negativo. Tanto più che chi ha mai provato a cucinare dolci al cioccolato sa bene che è uno degli ingredienti più difficili da gestire (basta una temperatura sbagliata e la vostra ganache colerà, letteralmente, sul pavimento). Ma, tranquilli, c'è una spiegazione per tutto e stiamo per scoprirlo!
(Mi riferisco all'origine dell'espressione, non ai problemi con le vostre ganache, di quello se ne può parlare in un altro post, se questo blog diventerà di cucina e non è da escludere!)

L’interpretazione più convincente
L'espressione di cui parliamo oggi sembra avere un'origine storica, nel senso che la si fa risalire a un preciso episodio.

Viriglio Alberti, storico e autore del libro Voci e cose del vecchio Piemonte (1917), racconta così la storia:   
«Si narra che da tempo a Torino un cioccolatiere andasse in giro per la città con una ricca carrozza tirata da  una quadriglia, mentre solitamente i borghesi ne usavano una trainata da due cavalli. Pare allora che, vedendolo, il Duca Carlo Felice (1765-1831) si sia risentito e lo abbia fatto chiamare, chiedendogli di non ostentare abitudini regali: il re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme non poteva permettersi di fare na figura da cicôlatè».
 Come poteva un cioccolataio avere una carrozza a quattro cavalli, se l'alta borghesia aveva carrozze trainate da due soli cavalli? E, soprattutto, come poteva permettersi di avere una carrozza più regale di quella del re? Il re fu costretto a richiedere una carrozza più bella dicendo: «Quando esco in carrozza non voglio fare la figura di un cioccolataio».

Se vi sembra strano pensare che un cioccolataio possa ostentare una ricchezza maggiore di quella di un re, sappiate che i maestri cioccolatai di Torino erano una delle figure più ricche del tempo tra la borghesia (e a giudicare da quanto è buono il loro cioccolato tuttora e alla fama del bicerin, se lo meritavano di sicuro!).

Altre interpretazioni
Avendo una fonte certa e scritta, sembra difficile trovare altre interpretazioni per questa espressione, ma, curiosamente, c'è una versione molto simile che però è ambientata a Genova.
Nel 1828, un ricco cioccolataio di Genova fu scambiato per il re quando si presentò all'inaugurazione del teatro Carlo Felice su una carrozza molto lussuosa. Quella del re era molto più brutta, per questo la gente, divertita dalla pessima figura del re, mormorò che il sovrano aveva fatto una figura da cioccolataio. Secondo altre versioni, fu il re stesso a inventare l'espressione, affermando che non poteva essere confuso con un cioccolataio..

Strano che due interpretazioni ambientate in contesti diversi e anni precisi diano una spiegazione così simile all'espressione, non trovate?

Se però non vi convincono le storie di carrozze lussuose, possiamo ricercare un'altra possibile interpretazione proprio nel lavoro del cioccolataio.  Secondo Sarasino De Mauri, i cioccolatai infatti schiacciando le fave di cioccolato sulla pietra scaldata erano sempre sporchi e con la faccia annerita quando andavano a servire la cioccolata calda. Un comportamento sfacciato per i ricchi dell'epoca che potevano quindi dare alla figura da cioccolataio una connotazione negativa (di brutta figura, appunto).

Conclusione
Io faccio spesso figure da cioccolataio, spero di non farne troppe mentre cucino dolci al cioccolato, quanto meno! O forse dovrei ambire a fare figure da cioccolataio in quel caso? Mmm… va be', mi sa che sono un po' confusa, vado a mangiare un po' di cioccolato, nel dubbio!

E voi? Avete mai usato questa espressione? Se sì, quando?
Vi va di raccontare di una vostra figura da cioccolataio?



12 commenti:

  1. L'ho sentita usare spesso e ti ringrazio per averci delucidato sull'origine.
    Io però non la uso mai poiché dalle mie parti se ne usa un'altra col medesimo significato che é: "fare una figura da peracottaro".
    Non chiedermi cosa ci sia di tanto brutto a cuocere le pere e come sia nata l'espressione perché non ne ho la minima idea :-D

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    1. È un'espressione usata prevalentemente in Piemonte, credo. Io non l'avevo nemmeno mai sentita, quindi non mi stupisce che non sia molto in uso dalle tue parti. È strano invece che ci sia un'espressione così simile che ha un significato simile ma che, ovviamente, non può avere la stessa origine (dato che negli episodi raccontati c'era chiaramente un cioccolataio e dubito che i peracottari potessero diventare borghesi arricchiti...). Mah, i misteri della lingua italiana! Se scopro qualcosa, aggiungo un altro commento, ma per ora non ho trovato nulla!

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  2. Mai usata, mai saputa.
    Prima di leggere la tua spiegazione ho pensato: cioccolata, stesso colore e consistenza della merda. Quindi fare figure da merdarolo :p

    Moz-

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    1. Io non avrei mai potuto fare un pensiero del genere: amo troppo il cioccolato! Ahah!

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    2. E' la stessa cosa che ho pensato io....

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    3. Ragazzi, voi avete bisogno di qualcuno che vi cucini più dolci al cioccolato. Non ci sono altre spiegazioni!

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  3. Cara Romina, quando si parla del cioccolato perdo la testa!!!
    Ciao e buona settimana cara amica con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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    1. Oh, come ti capisco! Io, oltre che la testa, perdo anche la linea! Ahah! Grazie e buona settimana!

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  4. Ma... Da me si dice "fare la figura del cioccolatino"!
    Che non ha molto senso, a meno che in dialetto "ciocolatìn" non indicasse anche colui che lavora il cioccolato (non del tutto improbabile se penso alla terminazione di altre professioni tipo "casolìn").

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    1. Penso anch'io che sia una storpiatura dovuta a un passaggio tra dialetti... come si spiegherebbe altrimenti l'associare a un cioccolatino buonissimo una brutta figura? Eh, no, io non lo tollero! Ahah!

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  5. Questo è un modo di dire tipicamente torinese (o piemontese in generale). Un altro è "star lì a pettinare le bambole" (di cui esiste la versione alternativa "pettinare i bruchi"), che indica il fare qualcosa di inutile, quindi stare lì a perder tempo.

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    1. Forse non ti ricordi, ma qualche anno fa mi hai suggerito anche "pettinare le bambole" e avevo scritto questo post: http://tamerici-romina.blogspot.it/2014/03/pettinare-le-bambole.html
      Come passa il tempo! Io mi ricordavo di averlo scritto ma non che tu l'avessi suggerito!

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