domenica 11 settembre 2011

"Casus belli" di Roberto Tartaglia

La recensione di un libro e la storia del suo autore.
Questo è un post a sorpresa anche per me: quando ho aperto questo blog, ero quasi certa che non avrei pubblicato recensioni di libri (tranne quelli dei miei amici creativi ovviamente!). Bene, dato che saper cambiare idea quando serve è una delle mie poche virtù, oggi vi parlerò del libro di una persona sicuramente molto creativa ma che non conosco abbastanza per inserirla tra gli amici creativi… un autore esordiente? Non saprei! Voi definireste “esordiente” un autore che ha venduto oltre 5000 copie del suo primo libro? Comunque… di chi sto parlando? Di Roberto Tartaglia e del suo libro “Casus belli”, un thriller.
Premetto che io non avevo mai letto un thriller finora, ma la vita è inaspettata. Navigando su internet, come un marinaio su una zattera in mezzo a una tempesta, alla ricerca di una casa editrice per il mio prossimo libro, ho trovato la storia di Roberto Tartaglia che sicuramente mi ha reso più lieto il viaggio.  Mi sono iscritta alla sua newsletter e vi consiglio di farlo per ricevere utili consigli e il suo libro (versione e-book) in omaggio!  
Roberto Tartaglia è uno scrittore che non ha avuto tanta fortuna con le case editrici tradizionali (come me), che ci ha provato (come me), che ha ricevuto lettere di rifiuto (come me), che ha pubblicato mettendosi in gioco in prima persona (come me) e che ha venduto più di 5000 copie (come… beh… purtroppo non come me). In ogni caso, la sua storia mi ha, almeno in parte, liberato da tutte le cattiverie che molti dicono agli scrittori che pubblicano ricorrendo a un print on demand o a un self publishing… Ci fanno sentire “scrittori di serie B”, autori illusi che credono che basti pagare per essere scrittori e pubblicano schifezze. Ok, forse in alcuni casi è così, ma Roberto Tartaglia è un esempio di come non sia sempre così, per questo ho deciso di parlarvi del suo libro.
Mi è bastata una domenica di vacanza senza troppi impegni per leggere “Casus belli” tutto d’un fiato. Non sono riuscita a smettere, quindi credo che sia un buon thriller, anche se non ho esperienza nel campo. La cosa bella di questo libro è che è un insieme di fatti che paiono indipendenti e non lo sono e di logiche deduzioni che così logiche non sono. Il commissario Marzio Merisi, sì, come il Caravaggio, deve far luce su una serie di delitti davvero intricata, accompagnato da alcune sue piccole manie e da un passato che ancora lo tormenta.
Questo è un libro di quelli che mi piacciono perché fanno riflettere anche sulla vita vera e perché, quando li finisci, ti sembra che non tutto sia stato detto.
Vi confesso che dopo le prime quattro pagine pensavo tra me: “Non ci sto capendo niente… non è il mio genere… non lo capisco…”, ma, per uno dei miei assurdi teoremi (che arriverà nel blog nel mese di ottobre), sono andata avanti. Credo che questa sensazione di spaesamento fosse pienamente voluta dall’autore anche perché ritorna in tutto il libro (oppure sono io che non capisco davvero nulla dei thriller!). Spesso, infatti, cominciavo a leggere un capitolo e mi serviva qualche riga per capire chi era il personaggio che stavo “osservando”. Una volta entrata nel meccanismo, però, adoravo cominciare un nuovo capitolo e lasciarmi sorprendere, senza sapere mai dove sarei finita.
Tra indagini, indizi, misteri, congetture e colpi di scena preparatevi a scoprire che niente è mai come sembra o, forse, sì... però solo forse...
Non vi dico di più.
Le recensioni non sono il mio forte, l’avrete capito, ma vi consiglio di leggere questo libro e di iscrivervi alla newsletter di Roberto Tartaglia (soprattutto se siete interessati al tema: "Pubblicare un libro senza editore").

Per tirare le fila di questo confuso discorso…
Che cos’è “Casus Belli”? Un libro interessante, coinvolgente, intricato e inaspettato fino alla fine che vi farà venir voglia di sentire ancora parlare del suo autore.
Qual è il “casus belli” di cui si parla? Vi piacerebbe saperlo, eh? Allora temo che dovrete leggere il libro perché io non ve lo dirò: non sopporto chi rovina il finale dei libri, per questo, forse, non amo scrivere recensioni.
Che cos’è questo libro per me? Oltre a tutto ciò che ho detto, una speranza per tutti noi poveri scrittori esordienti rifiutati dalle case editrici e criticati dal mondo per le nostre scelte, un inno a qualcosa di possibile, un’iniezione di coraggio per credere di più nei nostri sogni e nei nostri libri.

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