martedì 10 gennaio 2012

Descrivere un personaggio

Dare spessore ai personaggi: alcuni suggerimenti.


Dare spessore ai personaggi è uno dei problemi più grandi che si incontra scrivendo un romanzo. Ultimamente mi sono interrogata molto sull’argomento e ho scritto anche alcuni post che giravano intorno alla questione, quindi ho pensato fosse utile dare una sistematizzazione al tema, richiamando questi post e aggiungendo ciò che manca… Lo confesso, lo faccio per voi, ma anche per me: ho deciso di rivedere tutto il mio ultimo libro (che avevo finito di correggere mesi fa!) per puntare l’attenzione su i personaggi e dar loro più spessore. Ho bisogno di chiarirmi le idee, ma credo che il risultato possa essere utile a tutti.

Descrizione fisica
Non mi sono mai piaciute le lunghe descrizioni dei personaggi, tipiche di certi autori che descrivono ogni minimo dettaglio dei protagonisti, pagine e pagine sul taglio dei capelli, sulla lunghezza delle unghie, sul modo di vestire… Io credo che il lettore abbia diritto a un suo libero spazio di immaginazione e di crearsi un po’ il suo personaggio immaginario. Questo non significa che ci debba essere totale assenza di dettagli fisici: alcuni sono funzionali alla narrazione, per esempio, un dettaglio fisico può essere un elemento che fa progredire la storia. In questo caso, è sempre bene non introdurre il dettaglio nel momento in cui diventa funzionale alla narrazione. Deve entrare prima, in modo quasi casuale, al punto che al momento non deve sembrare necessario, così non sembrerà che l’avrete inserito solo per uscire da una situazione di empasse!
Insomma, la regola è: qualche dettaglio ben calibrato, messo in punti strategici.

Vediamo un esempio di descrizione, a mio avviso, poco riuscita:

Anna era una ragazza che non aveva mai chiesto nulla alla vita, esile, fragile, come un vetro sottile. Vestiva senza far attenzione ai dettagli: una camicia e un pantalone elegante. Soltanto a volte un gioiello impreziosiva il lungo collo sottile, non portava orecchini e non sopportava gli anelli.
E, poi, qualche capitolo dopo:
Nessuno però avrebbe potuto immaginare che dietro il suo sguardo assente si celasse un mistero ben più profondo di una semplice angoscia di vivere. […]
Il discorso non fila: la descrizione di Anna si concentra su tanti aspetti irrilevanti, mentre il dettaglio degli occhi, significativo per il proseguire della vicenda, è introdotto all’improvviso. Se il suo sguardo è così strano e cupo, come è possibile che non sia stato notato prima e riportato nella descrizione?
Proviamo ora a fare un esempio di come rendere la descrizione più interessante:

Anna era una ragazza che non aveva mai chiesto nulla alla vita, esile, fragile, come un vetro sottile. Camminava per la strada guardandosi attorno con timore, come se si aspettasse da un momento all’altro che qualcuno spuntasse fuori da un vicolo per aggredirla. I suoi occhi impauriti sembravano incavati, vuoti, lontani, così neri e scuri da sembrare inghiottiti in un abisso sconfinato.
Poi, qualche capitolo dopo…
Era lì, immobile, ma non stava ascoltando le parole dell’amica: nella sua mente vagavano ben altri pensieri. Nessuno però avrebbe potuto immaginare che dietro il suo sguardo assente si celasse un mistero ben più profondo di una semplice angoscia di vivere. […]
Descrizione psicologica
La mia parte preferita di una descrizione del personaggio è sicuramente quella psicologica. I miei personaggi prima di agire pensano, nel senso che prima li creo come esseri pensanti nella mia mente poi consento loro di agire in base alla loro natura. Anche in questo caso, lunghissime e inutili descrizioni psicologiche sarebbero fuori luogo. A volte per caratterizzare un personaggio basta poco e la sua psicologia deve essere evidente da come si comporta più che da un elenco di caratteristiche.

Vediamo un esempio per chiarire.

Marta era sempre stata una persona abitudinaria e puntigliosa, ma quel giorno stava proprio esagerando.
Capite anche voi che è una descrizione psicologica piatta e senza vita? Eh, sì, diamole un po’ di profondità, facciamo sentire quanto è abitudinaria questa donna!
Erano le 6.27. La sveglia di Marta cominciò a suonare, come ogni mattina. Lei la spense con un gesto rapido e sicuro della mano, proprio come faceva ogni giorno. Era sua abitudine rigirarsi ancora nel letto per un istante, ma alle 6.30, cascasse il mondo, appoggiava sempre il suo piede destro sulla ciabatta posta sul tappeto di fianco al letto, sempre nella stessa posizione, in modo da poterla indossare al primo colpo senza nemmeno accendere la luce. Ed ecco che così, anche quel 27 novembre, era cominciata la giornata e, quel giorno, le abitudini di Marta e la sua precisione sarebbero arrivati a livelli che nessuno avrebbe potuto prevedere.

Descrizioni del linguaggio
Un personaggio non è solo corpo e mente, ma ha anche un suo linguaggio, un suo modo di parlare e di esprimersi. Questa è la descrizione più difficile, almeno per me. È difficile non cadere nell’errore di far parlare ogni personaggio come noi, che sia uomo o donna, giovane o vecchio, educato o scortese, colto o incolto… e invece bisognerebbe tenerne conto.
In un recente post sul congiuntivo ho parlato dell’italiano popolare che è il modo di esprimersi di un incolto e può essere molto utile per caratterizzare un personaggio non particolarmente scolarizzato. Dunque non mi ripeto, ma vi faccio ancora qualche esempio sull’importanza del linguaggio, questa volta basato sull’età.
«Mamma, non crederai certo di poter sempre prendere le decisioni al posto mio! Che ne è stato del libero arbitrio, della libertà di parola? Quando potrò prendere in mano le redini della mia vita? Eh, quando?».
«Mamma, c***o, la vita è mia e decido io, non ho più intenzione di ascoltarti, hai rotto!».
Quale delle due frasi attribuireste a un figlio adolescente in cerca di libertà e quale a un uomo adulto, ancora troppo oppresso dalla figura materna? Va beh, credo vi siate già risposti da soli.

I casi sono davvero troppi per dare qui una spiegazione esaustiva, ma basta che di fronte a un dialogo cerchiate sempre di immaginarvi il personaggio che parla: vi accorgerete subito se qualcosa non va.
Riscrivendo il mio ultimo libro ho incontrato molti problemi con il linguaggio, in particolare in merito alle lingue straniere e ai dialetti. Mi sono chiesta: se un personaggio è di cultura popolare nella prima metà del ‘900 sicuramente non può parlare in italiano, ma posso scrivere un testo in dialetto rendendolo non comprensibile ai più? Oppure posso scrivere un testo e poi tradurlo interamente, praticamente riportandolo due volte? Per ora, ho scelto di dire la lingua parlata dai personaggi, ma di scrivere i testi interamente in italiano. Non sono ancora certa che sia la scelta migliore… Insomma, la questione della lingua è tra le più spinose nella descrizione di un personaggio.

Descrizione delle azioni
Come per le descrizioni psicologiche anche le azioni devono essere mostrate più che raccontate. Un modo interessante per dare rilievo alle azioni e renderle più vive è quello di sfruttare elementi della comunicazione non verbale, che consentono di far percepire il vissuto emotivo legato a un’azione. Di questo mi sono occupata in un guest post sul blog “Il rifugio dei calzini spaiati”   dal titolo “Comunicazione non verbale e scritta”.  Quindi non mi ripeterò dato che il post di oggi è già abbastanza lungo, ma, se volete, sapete dove approfondire.

Conclusione
Per qualsiasi descrizione ricordate che, come dicono molti saggi sulla scrittura, è sempre meglio “mostrare senza dire”… questo è il motto di ogni buon scritto!
Ovviamente tutto questo post è frutto di mie opinioni e ricerche sul tema e di miei gusti personali del tutto confutabili! Tra l’altro, se vi sembrano cose sensate, fate quello che dico e non quello che faccio, perché sono ben lontana dal creare il personaggio perfetto!

Questo è quello che mi è venuto in mente finora. Se avete altri punti di attenzione o non siete d’accordo su qualcosa, non fatevi scrupoli!
Alla fine di questo post potete trovare link ad altri post utili a integrare l'argomento della descrizione di un personaggio.

E i vostri personaggi come sono? Piatti o tutto tondo? Reali o poco credibili?



12 commenti:

  1. Commenti sparsi:

    Descrizione fisica: la seconda versione è sicuramente migliore, ma diminuirei gli aggettivi: "I suoi occhi impauriti sembravano incavati, vuoti, lontani, così neri e scuri da sembrare inghiottiti in un abisso sconfinato". Sette aggettivi, di cui sei riferiti agli occhi; troppi, perde d'incisività.
    Inoltre: "sembravano incavati"; io lettore cosa devo visualizzarmi? In quale modo nel caso specifico il sembrare incavati è diverso dall'essere incavati?
    Poi: "Gli occhi", senza "suoi".

    Descrizione psicologica: si potrebbe valutare di descrivere due volte lei che si sveglia, così da renderlo chiaro (anche) attraverso le azioni; magari mettere un personaggio che attraverso un dialogo sottolinei il suo essere abitudinaria.
    Comunque ridurrei le indicazioni di routine: "come ogni mattina", "proprio come faceva ogni giorno" (meglio senza "proprio"), "Era sua abitudine", "cascasse il mondo", "appoggiava sempre", "sempre nella stessa posizione", "anche quel 27 novembre". Intervento del narratore a parte, alla lunga stanca.
    "Il piede", senza "suo".

    Descrizione del linguaggio: scelta tua se usare o no il dialetto, ma tieni presente che nei libri c'è spesso una traduzione implicita. Se ambiento la storia negli USA, nel libro i personaggi parleranno Italiano, ma nella storia in realtà parlerebbero Inglese.
    Analogamente, una storia ambientata in un mondo altro (in cui non è che si parli Italiano), e mille altri esempi.
    Il fatto che i personaggi parlino in Italiano non significa che lo facciano davvero, è semplicemente il linguaggio scelto dall'autore per esprimere ciò che essi in realtà dicono nella loro lingua (quale che sia).

    RispondiElimina
  2. Non so se posso definirmi uno scribacchino, ma in quelle poche volte che ho scritto un racconto ho sempre cercato di dare attenzione più al carattere ed al linguaggio dei personaggi piuttosto che al loro aspetto fisico.

    RispondiElimina
  3. Ciao Romina, per sapere come descrivo io i miei personaggi non hai che da leggere il mio "Marzia. Un'introduzione" (che forse hai anche già scaricato dal mio sito). Dentro ci sono un bel pò di descrizioni di personaggi... aspetto fisico, psicologia, comportamenti più o meno ortodossi. Fra breve arriva anche "Shaula" (il seguito) a cui sto dando gli ultimi ritocchi. E in bocca al lupo per la revisione del tuo romanzo!

    RispondiElimina
  4. Io cerco sempre ai personaggi di dare una dimensione temporale (una storia, delle motivazioni). Non sono mai andato d'accordo con le descrizioni fisiche troppo particolareggiate, che a leggere certi autori verrebbe quasi voglia di saltare (se non fosse che dopo 1000 pagine il fatto che i capelli fossero biondi e non castani ha un significato fondamentale per la trama).

    RispondiElimina
  5. A me dicono che i comprimari non sono mai ben definiti e hanno poco spazio, ma a mala pena so che siano i comprimari :)

    La descrizione dei personaggi è completa come hai descritto, linguaggio descritto, secondo me più difficile da affrontare. Un personaggio deve riconoscersi anche da come parla, perché ognuno di noi parla a modo suo.

    RispondiElimina
  6. @Mauro: Grazie per i bellissimi spunti di riflessione! Le valanghe di aggettivi in sequenza sono uno dei miei tanti difetti, mi vengono proprio naturali, ma hai fatto bene a mettere un argine per frenare la loro corsa! Le indicazioni di routine nella descrizione psicologica sono davvero tante, ho volutamente esagerato per spiegare quello che intendevo, ma, si sa, "il troppo stroppia"...
    Per il linguaggio, hai sicuramente ragione tu, sono io che mi sto facendo troppe paranoie, ma il fatto è che mi sembra poco realistico scrivere tutto in italiano anche perché i miei personaggi hanno evidenti problemi nel comprendersi a vicenda... Grazie, grazie, grazie!

    @Nick: Se per te "scribacchino" è un termine positivo, allora lo sei di sicuro!!! Anch'io preferisco le descrizioni caratteriali a quelle fisiche, mi sembrano più funzionali alla storia. Grazie!

    @Ivano: Non ho scaricato quel tuo testo comunque rimedierò a breve... l'ho già inserito nell'elenco di letture future. L'elenco è lunghissimo ma appena leggo il tuo lavoro ti faccio sapere cosa ne penso. Grazie per l'in bocca al lupo che ricambio: buona revisione anche a te!

    RispondiElimina
  7. @Salomon Xeno: Le descrizioni troppo particolareggiate a volte sono quasi delle torture: uno vuole sapere cosa succede e invece è lì a leggersi pagine e pagine di descrizione... l'importante poi è che abbiano almeno un po' di senso. Una volta ho letto che degli editori avevano chiesto a Eco di togliere alcune delle sue lunghe descrizioni ne "Il nome della rosa", ma lui aveva replicato che quelle pagine erano un scoglio necessario per entrare nell'atmosfera e, in effetti, aveva proprio ragione!!!

    @Daniele: I comprimari?! Beh, se fossero descritti bene come i protagonisti, sarebbero protagonisti, no? Per "linguaggio descritto" non intendevo il modo di parlare (quello va evidenziato nei dialoghi) intendevo il codice linguistico usato (es. italiano, spagnolo, turco, ...). Mi rendo conto che non sono stata chiara... Grazie per avermelo fatto notare!

    RispondiElimina
  8. Ciao Romina,
    eccomi di nuovo all'appello!
    Intanto ti ringrazio per aver menzionato il rifugio, poi devo dire che la tua spiegazione sulla descrizione dei personaggi è molto esaustiva. In effetti per conoscere un personaggio dovresti descrivere il suo ambiente e la regola del "mostrare senza dire" è fondamentale!
    Fin'ora la descrizione dei miei personaggi è stata molto superficiale. Ho ancora molto da imparare.
    Bello questo post! Me lo stampo come promemoria

    RispondiElimina
  9. @Lisa: Bentornata! Mi sei mancata tantissimo... però, non farmi così tanti complimenti, se no, divento rossa... Grazie!!!

    RispondiElimina
  10. Sicuramente descrivere tutto il personaggio come fosse un elenco della spesa annoia, come dici tu è sempre meglio buttare indizi, però il vero problema secondo me è creare questo personaggio all'inizio, si dovrebbero creare situazioni da cui far emergere la sua parte psichica e fisica a piccoli tocchi ed è difficile considerando che anche la trama deve iniziare. Il primo capitolo penso sia un vero e proprio dilemma!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Benvenuta sul mio blog! E grazie mille per il commento!

      Sì, l'incipit e i primi capitoli sono spesso una parte cruciale e difficile. Considera però che non è necessario che la descrizione del personaggio sia tutta all'inizio. La trama può tranquillamente avviarsi per poi far emergere qua e là caratteristiche fisiche del personaggio, mentre il carattere è bene che si veda proprio nelle azioni, più che nelle descrizioni.

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...