martedì 20 dicembre 2011

Congiuntivo e nuovi usi

Il congiuntivo: il suo futuro nell’italiano neostandard.

Questo mese la rubrica degli errori da evitare arriva, come da programma, cinque giorni in anticipo… sì, non mi sembrava proprio il caso di parlare di errori il giorno di Natale!
Il realtà non parlerò nemmeno di un errore da evitare, ma di ciò che prima era un errore e ora non lo è più!
Oggi parlerò un po’ del congiuntivo, un modo verbale che pochi ormai sembrano capaci di usare, ma che tutti si divertono a difendere o criticare. I giornali difficilmente parlano di aspetti linguistici, ma quando lo fanno, spesso discorrono sul congiuntivo. Sarà che è un argomento che fa sempre un po’ pensare al passato e a quando l’italiano era una lingua da proteggere e tutelare. Oggi purtroppo forse non è più così e quello che sto per dirvi non mi piace:
“Sono certa che il congiuntivo si usa così”. Ecco l’ho scritto… povera me!
Eppure sapete cos’è la cosa peggiore? È che quella frase è oggi considerata corretta nella lingua parlata e negli scritti informali! Ebbene sì, lo so, anch’io non volevo crederci.

L’italiano neostandard e il congiuntivo
Negli anni ’80, alcuni linguisti (soprattutto Berruto e Sabatini) hanno studiato l’italiano loro contemporaneo e si sono resi conto che differiva per molti aspetti dall’italiano standard (che derivava dalla questione della lingua del ‘500 con Pietro Bembo e altri studiosi che avevano cercato di definire un italiano normativo). Nell’italiano neostandard i linguisti hanno deciso di rivalutare la posizione del congiuntivo e hanno stabilito dei casi in cui non poteva più esser considerato errore usare altri modi verbali. Dato che in una lingua alle regole spesso prevale l’uso continuato nel tempo, anni e anni di torture a questo povero modo verbale hanno fatto sì che l’errore diventasse la regola! È bene ribadire ancora che ciò vale solo nell’italiano parlato e scritto in modo informale (per fortuna almeno nello scritto di media o alta formalità il congiuntivo avrà la sua pace).

Con il neostandard si è stabilito che il congiuntivo debba essere usato obbligatoriamente solo nei casi in cui si voglia rappresentare dubbio o incertezza. Come per esempio:
“Non so se Marco sia qui”.
Invece si ha il diritto di far sparire il congiuntivo, se la frase non è dubitativa, perché in questi casi il congiuntivo è considerato solo una marca di dipendenza (cioè qualcosa che fa capire che la proposizione è subordinata e non principale).
“Sono certa che Marco è qui” è dunque accettabile nel parlato e nello scritto informale, mentre prima si sarebbe dovuto dire: “Sono certa che Marco sia qui” (come io continuerò a fare…).

Perché vi sto facendo tutto questo discorso sul congiuntivo? Immagino che ve lo stiate chiedendo dalla prima riga di questo post… bene, un motivo c’è! Noi scrittori e persone appassionate di lettura spesso tendiamo a usare la lingua secondo le sue regole con un grande rispetto quasi reverenziale. Se, però, stiamo scrivendo un dialogo, dobbiamo pur tenere conto dell’italiano neostandard. Se stiamo facendo parlare due amici, al bar, è probabile che spesso non usino il congiuntivo quando è solo una marca di dipendenza. Dobbiamo rassegnarci.

L’italiano popolare e il congiuntivo
Per fortuna frasi del tipo:
“Se io sarei andato…”.
Sono ancora vietate e sanzionabili! Chissà se per sempre visto il continuo mutare della lingua! Speriamo di sì! Questo tratto, cioè l’utilizzare il condizionale al posto del congiuntivo nelle frasi ipotetiche, è tipico dell’italiano popolare che in linguistica è definito come il modo di esprimersi di un incolto. Anche questo “non” uso del congiuntivo può essere utile per caratterizzare un personaggio. Non sarà necessario parlare a lungo della sua scarsa istruzione, ma basterà evidenziarlo con errori di questo tipo.

Conclusioni
Secondo me, il congiuntivo va tutelato, perché fa parte della storia della nostra lingua e forse sta proprio a noi scrittori proteggerlo da un mondo che semplifica e riduce continuamente le possibilità espressive. Tuttavia nei dialoghi dobbiamo tener conto dell’italiano neostandard e di quello popolare per scegliere se usare o no il modo congiuntivo, perché questo renderà più credibili i nostri personaggi.

E voi da che parte state? Pro o contro congiuntivo?



Hanno parlato di questo articolo:

23 commenti:

  1. Concordo sul preservare il congiuntivo, non concordo però sull'erroneità del tuo esempio: una frase come “Sono certa che il congiuntivo si usa così” è giusta non solo nell'Italiano informale, e almeno dagli anni ’70: Gabrielli, in Come parlare e scrivere meglio (1975) sottolinea che in una frase come “‘Sono lieto che sei venuto’ non c’è propriamente errore”, in quanto “non è un desiderio, non è un dubbio, non è una possibilità: è un dato di fatto: tu sei venuto, io ne sono lieto“; “Sono lieto che tu sia venuto” dà un significato diverso, ossia “chi parla si prospetta mentalmente il concetto espresso nella proposizione dipendente come un’ipotesi”.
    Anche Serianni dice che di norma verbi di giudizio e percezione come “affermare”, “dichiarare”, “dire” reggono l’indicativo (Grammatica Italiana, Serianni, XIV.50).
    Vedi per esempio “Va bene, ammetto che ci sono andato” o “Ammetto che ci sono persone in salotto”, frasi giustissime.
    Senza continuare l'elenco di linguisti, a memoria (ché non ho i testi qui, purtroppo) nessuno parla d'Italiano informale.
    Quindi, per tornare al tuo esempio, l’indicativo significa: “Ammetto un fatto: il congiuntivo si usa cosí, e non lo considero un’ipotesi”.
    Che stia sparendo o no, è un modo che comunque ha piú sottigliezze di quanto possa sembrare; e, se davvero è un cambiamento dal passato, è un cambiamento che permette di esprimere piú significati, non meno. Non cosí negativo, quindi.

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  2. Ciao Romina,

    grazie per avermi illuminata sul fatto che quando si scrive un dialogo occorrerebbe utilizzare il parlato senza il congiuntivo (ovviamente se le caratteristiche del nostro personaggio che andremmo a descrivere lo richiedano).

    Pure io ho una certa allergia per questa nuova forma verbale senza congiuntivo.
    Certo chi lo usa nel linguaggio parlato si contraddistingue e per l'orecchio attento suona come una melodia.

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  3. @Lisa: Sono contenta di essere stata utile! Sono d'accordo con te: il congiuntivo ha un suono davvero dolce e melodioso, forse, per questo, quando tutti lo trattano male, sembra non ribellarsi mai? Povero congiuntivo... eppure a Natale siamo tutti più buoni... perché molti non lo sono mai con il congiuntivo? Grazie per il commento!

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  4. @Mauro: Il tuo commento era finito nello spam, ma ora l'ho ripristinato! La tecnologia di oggi non distingue un commento interessante da una pubblicità: poveri noi! Capisco e comprendo il tuo punto di vista. In effetti, stiamo dicendo la stessa cosa usando parole diverse, secondo me. Anch'io ho detto che tali forme non sono più scorrette, ma sono entrate nell'uso dell'italiano comune. Resta il fatto che, in una tesi di laurea o in una lettera al Presidente della Repubblica, normalmente sia preferibile continuare a usare il congiuntivo. Se poi rimuovi il "che" da una frase, il congiuntivo non serve più ma è un'altra storia. Comunque grazie mille per gli esempi sempre molto competenti: si vede che l'argomento ti interessa molto e che ne sai molto più di me! Io ho alle mie spalle solo un esame di linguistica italiana, ma devo dire che le tematiche mi interessano moltissimo e i tuoi commenti sono sempre istruttivi e illuminanti! Grazie!

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  5. Io penso che la ligua parlata rispetto a quella scritta abbia una qualità peculiare: viene vissuta. Ciò che si dice è, tolto il segnale di fondo (regole, linguaggio usato nel quotidiano, influenze dialettali), quello che uno sente. C'è un che di istintivo che lo differenzia da una grammatica ferma e assoluta. La lingua parlata si adatta, non è assoluta. Poi sono d'accordo che si deve (!) distinguere tra chi sfrutta l'elasticità data dalle regole e chi semplicemente commette un errore, ma a parer mio è altrettanto importante non aggrapparsi come paguri a ciò che ci è stato insegnato fin da piccoli. Ho assistito a una discussione riguardo un periodo ipotetico buffo con condizionale + condizionale che, pur suonando in modo orribile, risultava l'unico modo possibile di esprimere quel concetto senza snaturare la frase (ok, non l'unico ma quasi) e mi ha fatto specie osservare come persone, del tutto ragionevoli in altri contesti, non si sforzavano di cogliere il significato proprio perché non concepivano un uso a loro dire scorretto.
    Ma questo non c'entra con il congiuntivo, mi farò perdonare con un complimento all'autrice.

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  6. Non so quand'è entrato nell'Italiano (nell'Italiano proprio, non solo nell'uso comune: ci sono tutti i mezzi per difenderne l'uso persino in una tesi di laurea): servirebbe una grammatica storica, testo che al momento mi manca. Però non mi stupirei se fosse un altro di quegli elementi piú o meno dimenticati, che quando tornano alla ribalta vengono indicati come innovazioni della lingua, anche se esistono da moltissimo tempo.
    Considera anche una cosa: l'omissione del "che" non è significativo, perché se il modo della subordinata è congiuntivo, condizionale o indicativo futuro è possibile omettere la congiunzione, senza per questo far venire meno il modo esistente.

    Per l'esame di linguistica consolati: io non ho fatto nemmeno quello!

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  7. Io ho comprato il libro sul congiuntivo che ho trovato segnalato qui da te :)

    Riguardo al se ipotetico, c'è un caso in cui va seguito dal condizionale.

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  8. @Salomon Xeno: Sì, lingua scritta e parlata non sempre corrispondono. Inoltre, tutte le lingue, essendo prodotti sociali, mutano ed evolvono come mutano ed evolvono le società che le creano. Ovviamente, bisogna essere ragionevoli e distinguere tra errori e innovazioni, eccezioni e regole... non volevo sembrare un'ottusa incapace di comprendere e ragionare caso per caso...

    @Mauro: Un po' come il "che" polivalente! Era presente già ai tempi di Boccaccio, ma i linguisti l'hanno inserito nei tratti del neostandard! Dici che è la stessa cosa anche per il congiuntivo? Bisognerà informarsi! Non importa, se non hai fatto esami sull'argomento: si vede che hai studiato tantissimo perchè tanta preparazione e competenza non cadono dal cielo!

    @Daniele: Segui i consigli letterari di Mauro? Bravo, anch'io devo leggere i titoli da lui consigliati! Se ipotetico seguito da condizionale?! Davvero? Questa proprio non la sapevo! Non mi viene in mente neanche un esempio...

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  9. Alla questione del se ipotetico seguito da condizionale ci siamo arrivati in modo empirico dopo mezza giornata di discussione. Non so se lo stesso caso a cui si riferisce Daniele, che sembra più informato di me.

    Per farla breve è una costruzione del tipo: "Se (allora) avresti fatto la tal cosa, (ora) la faresti?"

    Questo periodo non si può esprimere in altro modo se non spezzandolo in due. Esso è infatti una forma contratta del seguente discorso (non trovando la fonte, vado a memoria):
    "Se si fosse verificata la tal condizione, avresti fatto la tal cosa." "La faresti (ora)?"

    L'urgenza di sottintendere la condizione iniziale è data dal fatto che nei singoli casi può trattarsi di un discorso un po' laborioso. Non si tratta quindi di un periodo ipotetico "buffo", come avevo erroneamente sostenuto, bensì di un... sinceramente non so come definirlo.

    Mi impegno a cercare la fonte a cui accennavo sopra!

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  10. @Salomon Xeno: Quindi io ora dovrei dire "se avrei riflettuto di più su questo post, ora non avrei sollevato questa annosa questione"? La frase non mi suona per niente, io avrei detto: "Se avessi riflettuto di più...", però non vorrei sbagliarmi! Magari sto dicendo una serie di stupidaggini tutte in fila... Questa faccenda va approfondita... se trovi la fonte, te ne sarò grata, ma non pensare che sia una mancanza di fiducia: vorrei solo saperne di più! Non vorrei però darti i "compiti a casa" da fare!

    Credo che ci sarà bisogno di un bel post sul condizionale!!! Qualcuno se la sente di fare un guest post? Io, come vi sarete accorti, non sono abbastanza preparata sull'argomento!

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  11. Sapevo che era un esempio mal congegnato. Proviamo con una situazione specifica in un contesto associazionistico:

    «Carlo, è bene che te lo dica: se giovedì ti fossi presentato come tesoriere, io mi sarei opposto alla tua candidatura.»
    «Grazie per l'onestà, Federica. A questo punto non so proprio che fare. Se tu ti saresti opposta, mi conviene non presentarmi.»

    È diverso dal dire: «Se tu ti fossi opposta...»
    Ovviamente non è l'unico modo di esprimere il concetto, per esempio: «Dal momento che mi hai rivelato che ti saresti opposta, mi conviene non presentarmi.»

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  12. @Salomon Xeno: Non era il tuo esempio a essere mal pensato, sono io che proprio non capisco il concetto! Sicuramente c'è un'accezione di significato diversa, ma a me non verrebbe proprio naturale dire "se tu ti saresti opposta"... Forse, cambiando il tempo della principale, es. "se tu ti saresti opposta, avrei fatto melgio a non presentarmi"... Non so...
    Non sto dicendo che hai torto, me ne guardo bene! Ho imparato un uso verbale che non avevo mai incontrato e te ne ringrazio... In un mondo dove si discute spesso di storie d'amore tra veline e calciatori e tutto sembra andare a rotoli é bello discutere a volte su qualcosa di un po' più profondo...

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  13. Non è così strano, se consideri che mi sarà capitato di sentirlo dire due volte in tutta la mia vita. Però mi rendo conto che qui si parlava di congiuntivo quindi chiudo qui. ^^

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  14. @Salomon Xeno: Io, conoscendomi, credo che se avessi sentito una frase del genere prima di questa discussione, sarei sobbalzata e l'animo di maestrina che è in me non avrebbe resistito alla tentazione di sottolineare l'errore!!! Che poi errore non è!
    Puoi continuare pure il discorso, non sono così pignola come voglio far credere... oppure puoi scrivermi un bel post sul condizionale così riprendiamo lì la discussione! In ogni caso, se hai qualcosa da dire non fermarti: sul mio blog non esistono off-topic, finché si resta in ambito letterario e con toni civili! Grazie!

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  15. Bel post, auguri di buon Natale cara Romina.

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  16. Sei una matrona di grande liberalità, vedo.
    Fai bene a sottolineare l'errore, ma è quel genere di argomenti da affrontare con calma davanti al caminetto, preferibilmente sorseggiando una di quelle bevande che accompagnano i discorsi accademici e inconcludenti. :)

    Sul condizionale mi ritengo non competente, non studiando grammatica da 8 anni! Sono pronto a passare al primo che alza la mano. In caso cambi idea, ti mando una mail.

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  17. @Nick: Grazie! Buon Natale anche a te... comunque ci sarà un post anche il 25 e avremo tempo di farci nuovamente gli auguri!!! Intanto grazie mille!

    @Salomon Xeno: Sì, alla libertà di espressione tengo davvero molto... spero però che i nostri discorsi non siano inconcludenti! Alla fine non parliamo di "aria fritta", ma di cose concrete che servono sia nella conversazione quotidiana sia nei testi scritti! Fidati... sei competente sul condizionale: ne hai dato prova in questi commenti. Non è detto che l'aver letto un libro di grammatica in questi giorni renda più preparati... comunque non voglio forzarti... Se altri vogliono fare il post sono liberissimi di "alzare la mano". Se invece ci ripensi tu, basta un fischio! Anche questa è libertà di espressione!

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  18. Una cosa interessante sul "se" + condizionale (tratto da La Crusca per Voi 6, risposta di Luca Serianni):

    Si legge in una lettera del Verga (del 4.12.1881) a Edouard Rod, traduttore de I Malavoglia in francese, questo periodo in cui trovo un condizionale che mi suona piuttosto sibillino: «Io proporrei a lei, ove occorre, quell’interpretazione e quel giro della frase che crederei rendesse meglio il carattere dello stile; ella poi piú competente di me, l’adatterebbe se trovasse che anche in francese, risponderebbe (?=dovesse rispondere?) nettamente al mio pensiero».
    Per una certa affinità sintattica, accanto a questo porrei, per la stessa ragione, un altro periodo di Leopardi (Zibaldone; ma anche a pag. 16 del fascicolo 5 della “Crusca per voi”): «Queste voci… introdotte che vi fossero, non sarebbero nè latinismi nè grecismi nè spagnolismi, perchè non vi si conoscerebbe nè la latinità, nè la grecità, o se si
    conoscerebbe (?), non vi si sentirebbe…». Mi si potrebbe chiarir la ragione di quel condizionale?

    L'uso del condizionale nei due esempi del Verga e del Leopardi che suscitano la legittima curiosità del lettore è sintatticamente diverso. Nel primo caso si ha un condizionale in una proposizione oggettiva, a sua volta retta da un'altra subordinata (la proposizione condizionale se trovasse). Di massima, in una proposizione completiva come in altre proposizioni dipendenti, il condizionale figura "tutte le volte che anche fuori dalla subordinazione si adopererebbe, nelle proposizioni corrispondenti" (A. Leone, Complementi di grammatica italiana, Palermo 1986, pp. 154-155). La proposizione indipendente di partenza, ossia la domanda che il Verga intende porre al suo traduttore, potrebbe essere cosí riformulata: "Risponderebbe nettamente al mio pensiero un certo giro di frase francese?" (e la risposta che lo stesso Verga dà è la seguente: "Allora adatti pure il testo come le sembra meglio").
    Il brano del Leopardi ci offre un esempio di quel particolare valore ipotetico (ma sarebbe meglio parlare di "apparente valore ipotetico") che nella mia Grammatica italiana, Torino 1988, XIV 157, ho definito "concessivo-avversativo". In frasi del genere il se non introduce una condizione ma una circostanza che si oppone all'idea espressa dalla reggende, pur non inficiandone la validità. L'insieme di subordinata + reggente potrebbe essere sostituito da proposizioni coordinate mediante una congiunzione avversativa. Cosí: "non vi sentirebbe nè la latinità, nè la grecità, o se si conoscerebbe, non vi si sentirebbe..." (= o si conoscerebbe, ma non vi si sentirebbe). Qualche altro esempio si può ricavare dai citati Complementi di A. Leone, pag. 145-146: "Se" tutti sarebbero stati incapaci di commettere azioni cattive, erano sempre pronti..." (Palazzeschi; = tutti sarebbero stati incapaci di commettere azioni cattive, ma erano sempre pronti...), "E se voi vorreste associare alla mia la sua sorte, credo che..." (Sciascia; = voi vorreste associare la mia sorte alla sua, ma credo che...).

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  19. @Mauro: Che dire? Ogni volta riesci a sorprendermi!!! E poi si è svelato il mistero della tua passione per l'argomento: sei l'autore di una (e probabilmente più di una) grammatica! Che dire? Davanti a te, Verga e il mio amato Leopardi non posso che inchinarmi...
    Vediamo se mi è tutto chiaro, perché devi considerare che io parto praticamente da zero.
    Nel caso di Verga, si usa "se + condizionale" perché la frase potrebbe essere scritta in modo che quel condizionale diventi normale, giusto? Ti confesso che, se avessi letto quella frase in un testo qualunque, sarei davvero inorridita, ma dato che è di Verga... ah, l'effetto Pigmaglione!!!
    Nel caso di Leopardi, il "se" ha un valore ipotetico solo apparente, quindi si può usare il condizionale.
    Questo è quello che ho capito io, ma considera come attenuanti a miei eventuali errori la mia ignoranza e l'ora ormai tarda.
    Grazie mille! Come al solito sei stato prezioso!

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  20. Non sono l'autore di una grammatica: la risposta è di Luca Serianni, quel "mia" è detto da lui. A parte l'introduzione (la prima frase), tutto il mio scorso messaggio è stato citato testualmente da La Crusca per Voi.

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  21. @Mauro: Pensavo che la citazione riguardasse solo la parte scritta in italico e che quello sotto fosse il tuo commento... che gaffe!!! Perdonami... Deve essermisi fuso il cervello con tutti i problemi dell'ultimo periodo... in ogni caso, mi inchino comunque davanti alla tua competenza in materia e alle tue bellissime citazioni... Il fatto che tu non abbia scritto una grammatica sicuramente non sminuisce il rispetto che provo per la tua conoscenza dell'argomento... ti stimavo prima e ti stimo ora, anzi ancor di più se è tutta "farina del tuo sacco" e non lo fai per lavoro! La dedizione e la competenza vanno sempre premiate. Scusa ancora...

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  22. @Romina: ciao Romina, sono passata a salutarti prima delle feste e a farti gli auguri (anche se ce li siamo già fatti al rifugio).
    Un abbraccio e Buon Natale

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  23. @Lisa: Grazie mille! Tantissimi auguri anche a te... domani è in programma un post natalizio, se ti interessa, comunque auguri, auguri e ancora auguri!

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