lunedì 5 marzo 2012

"Dire, tacere, non imporre"

“Dire, tacere, non imporre”: la responsabilità di dire/scrivere qualcosa di intelligente.


Quando scrivo, sia che si tratti di un libro, di un racconto o di un post per il blog, tendo sempre a farmi una domanda: Ma alla gente interesserà quello che sto dicendo?
Non è una domanda scontata o banale e tante volte mi sono ritrovata a rispondermi di no, forse troppe. Altre mi è capitato di pensare che un post fosse interessante e invece è risultato poco in coinvolgente, altre ancora un racconto per me poco significativo e scritto in poco tempo ha avuto un grande apprezzamento dai lettori. Capita e ci sono altre infinite situazioni.

Il fatto è che dire qualcosa di intelligente è difficile perché per farlo bisognerebbe avere una competenza superiore di quella che io probabilmente ho e soprattutto perché il valore di uno scritto è fortemente soggettivo: quello che per me è un capolavoro per un altro è carta da riciclare e quello che per è destinato al macero per un altro è da Nobel. In tutto questo caos diventa difficile poter scrivere con serenità, perché si cerca di accontentare tutti e così si inseguono fatiche al di sopra delle proprie forze e si finisce comunque per andare contro qualcuno, perché purtroppo o per fortuna non si può piacere a tutti. Anche se un giorno saremo acclamati dalla critica e vinceremo premi prestigiosi ci sarà sempre qualcuno che considererà i nostri lavori non all’altezza di.

E dunque che fare? Smettere di scrivere e darsi ad altro? Beh, probabilmente in ogni attività incontreremo questo dilemma, dunque tanto vale affrontarlo. Ognuno di voi certo avrà il suo modo di reagire alla situazione, io do la mia persona risposta consapevole che non per tutti sarà significativa.

Dire qualcosa di intelligente è difficile, ma non impossibile.
A volte, nel dubbio, è meglio tacere.
In ogni caso non si deve mai imporre il proprio punto di vista.

A volte ci preoccupiamo a lungo di dire qualcosa di intelligente e non ci riusciamo, poi un discorso perfetto esce al momento necessario senza alcuno sforzo. Non è impossibile dire qualcosa di intelligente/significativo, ma non è nemmeno necessario farlo sempre. Bisogna aver la forza di rischiare a volte e poi di guardarsi in dietro e ammettere di aver sbagliato, oppure scoprire di aver fatto qualcosa di buono. Se non si sa cosa dire, in genere, è meglio tacere… il silenzio può dire molto di più delle parole, anche nella scrittura. A volte ci si perde in tanti giri di parole quando un punto fermo e a capo può trasmettere tantissimo. Soprattutto, però, non bisogna pensare di aver sempre ragione: si può dire qualsiasi cosa ed esprimere ogni opinione se lo si fa in modo garbato, motivato e senza imporre mai il proprio punto di vista. Solo se avremo  il coraggio e l’umiltà di riconoscere il punto di vista dell’altro, a volte, come migliore del nostro, potremo dire di aver capito l’importanza del “dire, tacere, non imporre”.

E io, con questo post, ho detto qualcosa di intelligente oppure dovevo tacere? Sicuramente non ho imposto il mio punto di vista (almeno lo spero!). Bene, questo era il mio solo intento di oggi.

E voi cosa ne pensate?


P.S. Questo è il centesimo post del mio blog! Che cosa c'entra? Beh, nulla, però, è un piccolo traguardo e volevo rendervene partecipi!

6 commenti:

  1. Sì, me lo chiedo, e in generale mi baso sul feedback ricevuto per giudicare l'intelligenza di quanto scrivo. Oppure decido che gli altri hanno torto e io ho ragione, ma così non si va molto lontano... ^^

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    1. Il tuo commento era finito nello spam, ma l'ho ripescato... Il primo metodo (quello del feedback) mi sembra utile, anche se non è detto che siano solo le cose intelligenti ad attirare l'attenzione delle persone. Sul secondo metodo, sono sicura che stavi scherzando, non mi sembri proprio il tipo! Grazie per il commento!

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  2. Io di solito attuo una via di mezzo, cioè cerco di parlare di cose che piacciono a me, ma provo a farlo in maniera da tentare perlomeno di far interessare quanta più gente possibile.
    Non sempre ci riesco, ovviamente, però almeno potrò dire che ci ho provato.

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    1. Parlare di cose che piacciono a noi è molto importante! Pochi giorni fa ho letto la frase di uno scrittore esordiente che mi ha colpito (cito a braccio): "Cerco un'agenzia che corregga il mio libro perché non ho proprio voglia di rileggerlo"... Io, se fossi in lui, mi farei una domanda...

      Se l'argomento di cui parliamo ci piace e ci appassione è anche più facile che ne parleremo in modo interessante!
      Tranquillo... ci provi e ci riesci nel 99,9(periodico)% dei casi!

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  3. credo che non sia tanto importante preoccuparsi di scrivere qualcosa di intelligente. L'importante è come lo si scrive.

    Argomento diverso è per le dediche, di cui tu hai già ampiamente parlato.
    Devo spedire il mio libro ad un'amica ma in questi giorni ho perso la creatività e mi escono solo cose banali. Avrai pazienza di aspettare, vero?

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    1. Certo che avrò pazienza! E poi le mie dediche le hai lette? Non è che abbia fatto dei capolavori, però, le parole sono venute dal cuore. Grazie!
      Non pensarci troppo e le parole verranno da sole!

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