venerdì 22 febbraio 2013

Intervista a Roberto Tartaglia autore di "Lo Scacciapensieri"


Nuovo appuntamento con la rubrica Scrittori che si raccontano. Oggi ci facciamo due chiacchiere con Roberto Tartaglia che ci presenta il suo nuovo libro, Lo Scacciapensieri.

Di lui ho già parlato su questo blog: ho recensito il suo primo romanzo, Casus Belli, e ho parlato di alcune sue guide sul self publishing. Inoltre è venuto anche ospite qui con un guest post sugli obiettivi.


Gli ho chiesto però di rilasciarmi un’intervista questa volta, perché Lo Scacciapensieri affronta un tema delicato e molto vicino a Roberto e ho pensato fosse più incisivo sentirne parlare direttamente da lui.

Ma non voglio annoiarvi con le mie parole quindi passo subito alle domande, ringraziando Roberto per la disponibilità.

Come ti è venuta l'idea di scrivere questo libro?
Roberto: Come ho dichiarato pubblicamente, nel video di presentazione del romanzo, io ho la Sindrome di Tourette, una sindrome rara e incurabile, di origine neurologica. E, anche se oggi ne parlo con disinvoltura e senza più aspetti disturbanti, ho passato dei momenti bruttissimi, in passato. Soprattutto perché non sapevo cosa avessi e come poterne uscire. Solo quando il Professor Gianfranco Morciano mi ha guidato nel percorso di uscita, ho capito che la Tourette non è un nemico, ma un’alleata. E ho scoperto una serie di facoltà mentali che sospettavo solo di avere, senza averne certezza.
Per questo ho scritto Lo Scacciapensieri: per portare, tramite il fascino del mistero, degli intrighi e dei colpi di scena, l’attenzione collettiva su un tema tanto delicato e sconosciuto. Per dare a tutti i tourettici un esempio di vittoria sulla Sindrome, una speranza di vita serena.
Ma non è un libro solo per tourettici, anzi, è un giallo intrigato, pieno di sorprese e ritmi serrati, con una bella storia d’amore sullo sfondo. Un romanzo per tutti gli amanti del genere, insomma.

Come lo riassumeresti in 5 parole?
Roberto: Misterioso, coinvolgente, trascinante, educativo e sorprendente.

Scegli una frase del tuo libro e spiega perché l'hai scelta.
Roberto: Sceglierei proprio la frase che apre il capitolo 1 :
La comprensione di tale sindrome amplierà necessariamente, e di molto, la nostra comprensione della natura umana in generale. Non conosco nessun’altra sindrome che abbia un interesse paragonabile.
Scelgo questa per due motivi.
Primo, perché non è autoreferenziale, in quanto non l’ho scritta io, ma Alexander Lurija, fondatore della neuropsicologia sovietica, parlando della sindrome di Tourette in una lettera privata inviata a un altro mostro sacro della neurologia, Oliver Sacks.
Secondo, perché mi trovo pienamente d’accordo con Lurija: studiare la Sindrome di Tourette non serve solo a curare chi ce l’ha, ma a comprendere molti aspetti della mente umana in generale. Già se ne sono scoperti molti e molti altri se ne scopriranno, ne sono certo, e ognuno di noi (tourettico o no) scoprirà lati sconosciuti di se stesso.
Anche per questo dico che Lo Scacciapensieri è un libro per tutti, in grado di permettere a chiunque di intraprendere un viaggio emozionante dentro di sé.

Come hai trovato un editore?
Roberto: In realtà non ne ho uno. Mi autopubblico con il self publishing e questo vuol dire essere pienamente indipendenti.
Per chi non lo sapesse, il self publishing, a differenza di quanti molti credono, non è un nemico dell’editoria tradizionale, è solo un nuovo modo di fare editoria. Il self publishing sfrutta la potenza del Web per permettere a chiunque di vedere pubblicata la propria opera.
Quindi, non è più un solo individuo (l’editore) a decidere se la tua opera vale o meno, ma è il tuo pubblico a giudicarti, a premiarti o scoraggiarti.
Io sono arrivato al self publishing nel 2009, dopo una serie di delusioni ricevute dall’editoria tradizionale. Chi mi ha ignorato senza neppure rispondere, chi mi ha proposto pubblicazioni a pagamento, chi contratti ventennali nei quali di chiedeva la cessione dei miei diritti d’autore.
“Io ho faticato da matti per scrivere questo libro, e ora un editore si mette in testa di appropriarsi della mia opera per vent’anni, lasciando a me solo le briciole delle vendite? – Mi sono detto -Piuttosto rimetto il libro nel cassetto!”
Ma sono troppo testardo per mollare, così ho scoperto il self publishing, tramite ricerche sul Web. E me ne sono innamorato.

Cosa rende il tuo libro speciale?
Roberto: Il fatto di essere primo e unico nel suo genere. Il fatto di aver rotto un muro di silenzio sulla Sindrome e aver raccontato, senza peli sulla lingua, cosa sia davvero, estrapolando da essa una serie di insegnamenti di vita che valgono per tutti.

A che pubblico ti rivolgi?
Roberto: Come dicevo, mi rivolgo a tutti. Perché il mistero affascina tutti e perché tutti possiamo imparare qualcosa dalla Sindrome di Tourette.

Hai già pubblicato altri libri?
Roberto: Sì, molti racconti e un altro romanzo, con il self publishing: Casus belli. Un romanzo di esordio, un giallo politico-militare sul controverso fenomeno delle scie chimiche.

Quali progetti letterari hai in mente per il futuro?
Roberto: Molto semplice: scrivere, scrivere, scrivere ;).

Brevemente cosa ne pensi dell'editoria tradizionale, dell'EAP, del self publishing e del POD?
Roberto: Del self publishing ne ho già parlato, dell’editoria tradizionale posso dire che tutto dipende da chi incontri. Io pubblico racconti con l’editoria tradizionale, ma abbiamo raggiunto un accordo, poiché siamo amici: io non ti chiedo soldi e tu mi lasci libero da contratti, in pieno possesso dei miei diritti d’autore.
Il Print on demand (POD) è molto vicino al self publishing, ma non offre canali di distribuzione, è fine a se stesso. In pratica: ti stampano il libro e te lo spediscono a casa. Può essere utile in alcuni casi (come per le tesi universitarie), ma non per chi vuole autopubblicarsi, come ho fatto io.
Sull’editoria a pagamento (EAP) devo stare attento, altrimenti rischio di dire molte parolacce. È un cancro, ecco cos’è. Chiedere soldi a un autore, sfruttando la sua passione per la scrittura e il suo desiderio di vedersi pubblicato, è semplicemente vergognoso.
Chiedere soldi, poi, per cosa? Per relegare il libro in un angoletto e non degnarlo né di attenzione, né di promozione. Vergognoso!

Quando per la prima volta hai pensato di voler fare lo scrittore?
Roberto: Sinceramente? Da piccolo, molto piccolo. Già alle scuole elementari adoravo scrivere. È qualcosa di innato. Le parole e il loro potere mi hanno sempre affascinato. Poi, i libri! Wow! Sono come una droga per me! Impossibile passare davanti a una libreria e non entrare per comprare qualcosa.

Completa la frase. Per me scrivere è...
Roberto: Terapia. Sì, credo sia proprio questo. Perché, quando scrivo, sto bene. Vado in un altro mondo, vivo altre vite. Scrivo ed esprimo concetti che a voce non riesco a dire. Mi conosco meglio, esploro il mio animo tormentato. Sì, è terapia!

Vuoi cogliere l'occasione per fare dei ringraziamenti particolari?
Roberto: Vorrei ringraziare il Prof. Gianfranco Morciano e la sua equipe per lo splendido lavoro che fanno e che, ogni giorno, permette a tanti tourettici di avere un punto di riferimento e una cura.
Poi, vorrei ringraziare Roberta Franz per le sue, sempre splendide, copertine.
Infine, vorrei ringraziare tutti coloro che mi sono sempre vicini. Prima fra tutti…la Tourette ;).

Grazie davvero, Roberto, è stata una bella chiacchierata.
Io fino a prima di sentir parlare del tuo libro non conoscevo la Tourette e invece pochi giorni fa l’ho incontrata anche durante i miei studi universitari. Ritengo sia importante portarla all’attenzione pubblica e soprattutto mi piace il tuo modo di farlo con la narrativa. Ammiro la tua forza di trasformare una sindrome in risorsa e sono felice che tu ne abbia voluto parlare con me e i lettori di questo blog. Grazie di cuore.

Ti auguro un grande in bocca al lupo per questo tuo nuovo libro.


Ricordo a chi è interessato a Lo Scacciapensieri  che maggiori informazioni sono reperibili sul sito di Roberto Tartaglia nella pagina dedicata


4 commenti:

  1. Un abbraccio a Roberto che non conosco ma che mi sembra una persona in gamba, in particolare per le sue opinioni sull' editoria a pagamento.

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    1. Io che lo conosco (virtualmente parlando) già da un po', ti confermo che è una persona in gamba!

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  2. Vorrei ringraziare Roberto che non conosco e non conosco la sindrome di cui parla. Trovo che raccontare però le proprie fragilità, i sentimenti che ruotano intorno ad una malattia e il coraggio di affrontarla e scriverci su, sia una forma di intelligenza, coraggio e altruismo. Complimenti, presto ti leggerò.
    Raffaella

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    Risposte
    1. Sono d'accordo con te sul fatto che servano intelligenza, coraggio e altruismo per affrontare temi che ci toccano nel profondo.
      Buona lettura!

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