sabato 20 aprile 2013

Iato, dittongo, sineresi e dieresi

 Iato e dittongo, sineresi e dieresi: divisione in sillabe e metrica.

Il mese scorso vi ho parlato della sinalefe e della dialefe, concetti importanti per il calcolo corretto delle sillabe metriche, necessarie per esempio per creare endecasillabi per scrivere un sonetto.
Nella divisione in sillabe intervengono però anche altri concetti e oggi voglio parlarvi di iati e dittonghi e poi di sineresi e dieresi.


Lo iato
Lo iato (dal greco, apertura) è un fenomeno linguistico che consiste nel dividere tra due sillabe due vocali che altrimenti farebbero parte della stessa sillaba, quindi le due vocali vengono pronunciate con due emissioni di voce.

Esistono due tipi di iato nella lingua italiana.
1.      Si considera iato l’incontro tra due vocali forti* con l’accento sulla prima vocale.
2.      Si considera iato l’incontro tra due vocali forti con l’accento sulla seconda oppure l’incontro di una vocale forte con una vocale debole** che però è accentata.

(*)  Le vocali forti sono: e (è ed è), a, o (ò e ó).
(**) Le vocali deboli sono: i e u.

Il dittongo
Il dittongo (dal greco, con due suoni) è una combinazione di vocali interpretata spesso come una sola vocale (un unico fonema vocalico), quindi vengono pronunciate con un’unica emissione di voce.  

Un dittongo è una specie di vocale lunga con un’articolazione non stabile ma dinamica (diversamente dai monottonghi che sono rappresentati da un unico simbolo e hanno un’articolazione stabile).

I dittonghi di solito sono accentati sul primo elemento (dittonghi discendenti).
1.      Si ha un dittongo quando si hanno le vocali deboli in posizione atona affiancate a qualsiasi altra vocale in posizione tonica.
2.      Si ha un dittongo quando si hanno le vocali deboli affiancate tra loro (una delle due può avere l’accento tonico).

Es. ai, ei, oi, au, eu.

Esistono anche dittonghi ascendenti che utilizzano la i  e la u  come semivocali (es. ia, ie, io, ua, ia, ue, ui, uo).

La sineresi
La sineresi (dal greco, prendo insieme) si ha quando si pronuncia in un’unica sillaba un nesso vocalico in iato.
È una sorta di via di mezzo tra uno iato e un dittongo.

Oltre che per una questione di pronuncia, diviene importante per ragioni metriche in poesia.

In un verso di solito due vocali sono considerate parti di una stessa sillaba, sono quindi dei dittonghi oppure iati che formano sineresi (ea, eo, ei, eu, ie, u, ue…)
Bisogna però prestare attenzione al fatto che alla fine del verso due vocali formano invece due sillabe metriche.  

La dieresi
La dieresi (dal greco, divisione) consiste nella divisione di un dittongo (ascendente o discendente) in modo che le due vocali che lo compongono appartengano a due sillabe differenti.

Questo fenomeno è comunque solitamente evitato.

Conclusione
Due vocali possono formare un’unica sillaba in caso di iato o in un dittongo con dieresi.
Due vocali possono formare due sillabe in caso di dittongo o di iato con sineresi.

Tutto ciò può essere utile nel conteggio delle sillabe metriche.
L’argomento è piuttosto complesso e io ho cercato di semplificarlo, ma se ci sono dubbi le domande sono ben accette, ovviamente!

32 commenti:

  1. L'argomento è decisamente complesso. Avevo un vecchio libro di grammatica che cercava di spiegarlo ma, sicuramente per colpa mia, non mi è mai entrato in testa. Poi col passare del tempo avevo trovato la mia personale interpretazione e/o semplificazione (che mi accorgo sbagliata): mi sono ad un certo punto convinto che lo iato fosse l'incontro di due vocali e il dittongo fosse l'incontro di tre (come in aiuola).

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    1. Quando non si capisce qualcosa, il problema è sempre di chi spiega e non di chi cerca di imparare. Io almeno la vedo così: se uno studente non capisce è perché l'insegnante non ha trovato la chiave giusta per farsi capire.
      Quindi la colpa è del libro di grammatica e anche mia a questo punto, ma non tua!
      La tua semplificazione porta a degli errori, ovviamente, però se hai domande, falle pure, magari riusciamo a trovare il modo giusto per farti capire! Grazie per il commento.

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  2. Argomento spinoso e non semplicissimo. Piacerà agli amanti delle "eccezioni". Credo di aver avuto dimestichezza con iati e dittonghi, anche grazie alla metrica latina. In latino il dittongo è facile da identificare perché è di soli due tipi, "ae" e "oe" e nella pronuncia ecclesiastica (non in quella classica) si usa una sola vocale.

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    1. Io non conosco bene la metrica latina. Non ho mai fatto latino, ma ho studiato un po' la grammatica storica italiana, quindi qualche accenno l'ho appreso. Grazie per la spiegazione!

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    2. È una metrica basata sulla durata. Per esempio, si mettono in fila tre sillabe "lunga-breve-breve" e si forma un "piede". Il metro usato nell'epica, l'esametro, era costituito appunto da sei piedi. Questo dava origine a due accentazioni, quella "naturale" delle parole (se non fosse stata poesia) e quella dei piedi.
      Per esempio:
      Tityre, tu patulae recubans sub tegmine fagi
      Accentato diventa:
      Tityre, tu patulae | recubans sub tegmine fagi
      Nota che "ae" è un dittongo e si pronuncia "e". La sbarra in mezzo (cesura) serve a separare le due metà del verso. A destra e a sinistra ci dovrebbero essere tre accenti corrispondenti ai tre piedi. Ora, in questo tipo di piede l'accento cade sulla prima sillaba pertanto il terzo piede è spezzato dalla cesura. In altri piedi, l'accento è sull'ultima sillaba o in mezzo.
      Mi piaceva moltissimo leggere in metrica!

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    3. Non sono venuti gli accenti... ecco:
      Tìtyre, tù patulaè | recubàns sub tègmine fàgi

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    4. Ma che cosa meravigliosa! Io sto studiando gli accenti della corretta dizione italiana, ma prima o poi devo sperimentare anche questi!
      La prossima volta che ci vediamo mi leggi qualcosa in metrica? Dai!
      Grazie per l'interessante spiegazione. Secondo me avresti dovuto fare l'insegnante.

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    5. Mi sovrastimi come al solito.
      Quando faremo quell'entrata in libreria, ti leggerò qualcosa!

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    6. Mah... la tua è falsa modestia!
      Attendo l'entrata in libreria per ascoltare la metrica!

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    7. Anche io adoro leggere in metrica! :)

      Romina, se ti interessa, avrei un interessantissimo testo universitario da prestarti. E' una propedeutica al latino universitario con dei capitoli davvero chiari sulla concezione di durata e accento nel latino, così come un ottimo approfondimento sulla metrica.
      Te lo porterò, la prossima volta che ci vedremo :)

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    8. P.S. concordo con il tuo giudizio su Marco!

      Sei davvero molto bravo a spiegare in modo semplice cose che potrebbero risultare complicate :)

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    9. Oh, grazie! Io adoro imparare cose nuove! Un'occhiata al libro la do molto volentieri anche se ora sono immersa tra i manuali universitari e quelli per lo studio della dizione!
      Ovviamente ora voglio sentire anche te leggere in metrica!

      P.S. Marco for teacher! Creiamo un comitato!

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    10. Ma anche senza comitato :P

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    11. Oh, e io che stavo già preparando le spille e i volantini promozionali!

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  3. L'incontro di tre vocali (per l'esattezza, di due vocali deboli e una forte, con accento sulla forte) non è un dittongo, ma un trittongo; "aiuola" è l'esempio classico.

    Sui dittonghi, conta tale anche l'incontro tra vocale forte e debole, nessuna delle due accentata (mielina, pianura).

    L'esempio mnemonico può essere "mia" e "mai", dove semplicemente si scambiano le vocali: iato "mia", dittongo "mai"; per aiutare ulteriormente a ricordarlo, "mia" contiene IA, come "iato".

    È però interessante che ci sono eccezioni: "spiare", per esempio, nonostante il dittongo si sillaba "spi-a-re", perché si porta dietro da "spia" la natura di iato.

    (Sono ancora vivo; incasinato, ma vivo.)

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    1. Spieghi le cose in modo molto chiaro. Dovrei farli preparare a te i post su questi argomenti! Grazie per i chiarimenti.
      Anch'io sono incasinata ma viva... ti capisco! Spero che i tuoi casini si risolvano presto. Nel blog si sente la mancanza dei tuoi interventi costruttivi! Grazie per il commento!

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  4. bravissimi!!
    vorrei che mi delucidaste circa due versi di una bella poesia letta in un sito, nei quali si addensano moltissimi degli argomenti trattati da Romina, in un modo che non trovo usuale, né contemplato da lei stessa:
    "...
    e fui fiume e scorrevo
    mescolato con distese parole
    ..."
    il primo verso è un settenario o un ottonario?
    il secondo in terza e in settima non è un endecasillabo molto particolare? Non lo trovo mai spiegato, sembra non essere canonico ma nemmeno non canonico, almeno per quello che conosco io...
    ciao e grazie

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    1. Benvenuto nel mio blog, Gabriele!
      Ora cercherò di rispondere alle tue domande.

      "e fui fiume e scorrevo" è a mio avviso un settenario. "ui" e "iu" sono due dittonghi e di solito in poesia le vocali vicine vengono contate come un'unica sillaba, come ho scritto nel post. Quindi la divisione in sillabe sarebbe "e - fui - fiu-me - e - scor-re-vo". Si tratta dunque di otto sillabe, tuttavia, per il fenomeno della sinalefe (che di solito è presente in poesia) le sillabe "me" ed "e" andrebbero conteggiate come un'unica sillaba, quindi per me è il verso è un settenario (potrebbe essere un ottonario, qualora si tenesse conto di una dialefe al posto della sinalefe, ma è un fenomeno molto più raro).

      Se vuoi approfondire, puoi leggere il mio post su sinalefe e dialefe: http://tamerici-romina.blogspot.it/2013/03/sinalefe-e-dialefe.html

      "mescolato con distese parole" è un endecasillabo in piena regola, perché è un verso con accento principale sulla decima sillaba. Il discorso che tu fai sugli altri accenti del verso è corretto, si trovano infatti in terza e in settima, ma ciò dipende molto dal tipo di endecasillabo. Di certo lo definirei canonico per l'accento sulla decima sillaba.

      Anche qui, se vuoi approfondire: http://tamerici-romina.blogspot.it/2012/04/endecasillabi.html

      Se non sono stata chiara o hai altre domande, io sono a disposizione! Grazie mille per il commento.

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  5. Grazie dell'articolata risposta, Romina!
    Concordo anch'io sul considerare un settenario il primo verso, quantunque i miei dubbi vertessero sul gruppo vocalico del "fui" tra il loro porre in essere una sinalefe oppure uno iato.
    Sono d'accordissimo infatti sulle altre chiarificazioni che proponi nella risposta.
    L'endecasillabo è tale in quanto l'accento principale batte in decima.
    Tra quelli canonici io conosco:
    il giambico: 2-4-6-(8)-10
    il dattilico: 1-4-7-(9)-10
    l'anapestico: 3-6-10
    Tra quelli non canonici, ma ormai "usuali":
    il non so il nome: 2-8-10
    quello che s'appoggia in quinta: 5-10
    il rolliano: 4-8-10

    Ma possibile che non c'è nessuna codifica del verso 3-7-10 in oggetto?? Nessun antecedente??
    Sono incuriosito anche se mi rendo conto che c'è della perversione, ma in fondo non è tutta la poesia una magnifica, inutile e necessaria "perversione"?

    Ciao e grazie di tutto,
    Gabriele

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    1. Visto che anch'io sono abbastanza interessata e non sopporto il non trovare risposte, ho provato a formulare una nuova teoria.

      Io considererei quell'endecasillabo una sorta di anapestico, anche se la sillaba accentata è la settima e non la sesta. "con distese" infatti dà vita a un fenomeno di raddoppiamento fonosintattico tale per cui sarebbe comunque sensato definire "ste" la sesta sillaba e non la settima, anche se così facendo mancherebbe una sillaba per il conteggio corretto dell'endecasillabo. Pertanto io lascerei invariato il conteggio e la suddivisione delle sillabe, però, tenendo conto del raddoppiamento fonosintattico, considererei il verso un endecasillabo anapestico, perché per quanto riguarda il ritmmo del verso sono praticamente equivalenti (e i tipi di endecasillabi si distinguono soprattutto per questo).

      Ovviamente è una mia teoria, però mi sembra abbastanza credibile e allora ho voluto condividerla con te. Se poi si scopre che è assurda, ammetterò il mio sbaglio.

      Grazie a te.

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  6. No, non mi sembra proprio assurda, anzi è molto interessante.
    Lo slittamento atipico dell'accento del verso che viene contenuto e giustificato dal raddoppiamento fonosintattico della parola "distese" e anche dal suo stesso senso. Bello! Bravissima!!

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    1. Oh, grazie. Lieta di averti convinto!

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  7. A proposito del conteggio di due vocali a fine verso come due sillabe metriche: questa è una regola fissa? Non ho trovato altri riferimenti su libri e articoli.

    Sono incappato in questo caso: il secondo verso di un haiku finisce con 'bacio'.
    Se si trattasse di dover scrivere un settenario non ci sarebbe problema perché sia che "io" finale fosse dittongo, sia che ci fosse l'obbligo di dieresi, l'accento mi rimarrebbe sulla sesta sillaba.
    Ma in questo haiku le sillabe voglio siano proprio sette, e se esiste quest'obbligo di dieresi mi diventerebbero otto e dovrei rivedere il verso.
    Tra l'altro non capisco: 'bacio' diventerebbe tecnicamente sdrucciola e il lettore dovrebbe pronunciare scandendo bà-ci-o?
    Grazie per l'attenzione

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    1. Benvenuto sul mio blog, Stefano!

      La questione che poni è molto interessante e difficile da districare, però ci provo (tieni conto che non sono un'esperta ma solo un'appassionata!).

      Per prima cosa occorre distinguere tra le sillabe di una parola e il conteggio delle sillabe metriche. "Bacio", diviso in sillabe, è "bà-cio", quindi una parola piana formata da due sillabe. Questo sempre e comunque.

      In metrica tutto si fa più complicato, ma solo a livello di conteggio (non cambia cioè il fatto che "bacio" sia una parola piana). In genere i fenomeni di sineresi e dieresi vengono usati per "giustificare" i conteggi delle sillabe, quindi hanno ampio margine di elasticità.
      Le regole per il conteggio delle sillabe metriche sono tantissime e piene di eccezioni, quindi, secondo me, puoi tranquillamente contare due sillabe per "bacio" .

      Questa però è solo la mia opinione. Spero ti sia utile.

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    2. Ops, per sbaglio ho postato qui sotto anziché rispondere, chiedo scusa.

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    3. Tranquillo, rispondo sotto!

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  8. Grazie per la rapida risposta.

    Questa dichiarazione di elasticità mi conforta.
    Mi aveva incuriosito la frase
    "Bisogna però prestare attenzione al fatto che alla fine del verso due vocali formano invece due sillabe metriche."
    Ho cercato riscontro in altri testi, ma senza fortuna.
    Sarebbe interessante saperne la fonte.

    Nonostante l'apparente generalità della regola così riportata, visto che la frase chiude un paragrafo dedicato alla sineresi mi chiedevo se si volesse intendere solo che è vietata la sineresi di uno iato o anche che è obbligatoria la dieresi di un dittongo.

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    1. Se l'ho scritto, di certo l'ho letto da qualche parte o l'ho studiato... cerco sempre di verifiare le fonti prima di dire qualcosa. Sfortunatamente, questo post è di aprile dell'anno scorso e non ricordo tutti i siti o libri che ho consultato per scrivere il post.
      Non escludo anche la possibilità di aver riportato male una regola cambiandone il significato (errare è umano...).

      Ho fatto però qualche ricerca e ho trovato qualcosa in merito su "La metrica" di Antonio Pinchera in un passaggio dedicato proprio alla sineresi.
      Ti lascio il link, se ti va di approfondire: http://books.google.it/books?id=szqmcYNzNM0C&pg=PA19&lpg=PA19&dq#v=onepage&q&f=false (pag. 19)

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    2. Grazie mille!
      Una lettura interessante e una conferma per quanto riguarda la non-sineresi di iato a fine verso.

      Io avevo frettolosamente generalizzato a due vocali qualsiasi, preoccupandomi per il mio dittongo.
      A pagina 22, esaminando i casi in cui è inammissibile la dieresi cita proprio la parola 'bacio'.
      Purtroppo le pagine successive non sono consultabili, ma direi che posso stare doppiamente tranquillo.

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    3. Sì, ho pensato che ti saresti tranquillizzato consultando quella fonte... e non mi sbagliavo! Molto bene!

      Eh, sì, le pagine successive non sono consultabile, però deve essere un libro tutto molto interessante!

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    4. Correggo per non lasciare un'informazione incompleta a chi non dovesse andare a leggere il libro:
      "...una conferma per quanto riguarda la non-sineresi di iato a fine verso nel caso di vocali tonica+atona"

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    5. Grazie mille! Almeno rimane l'informazione precisa.

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