sabato 30 novembre 2013

L'Accademia della Crusca (e non solo)

L'Accademia della Crusca e un po' di questione secentesche

Nel nostro viaggio alla scoperta delle radici dell'italiano abbiamo visto che esso deriva dal latino volgare, abbiamo analizzato i primi documenti scritti in italiano e le prime letterature e scoperto la situazione dell'italiano  e del latino nel periodo dell'Umanesimo. Il mese scorso, invece, abbiamo analizzato la questione della lingua: un dibattito che ha portato all'emergere del fiorentino trecentesco come lingua letteraria.
Ora facciamo un altro passo in avanti per analizzare alcune  questioni del Seicento e assistere alla nascita dell'Accademia della Crusca.


L'Accademia della Crusca
Con il prevalere della posizione di Bembo nel dibattito sulla lingua letteraria, inizia anche una grande attenzione per la conservazione della lingua e la sua purezza. Proprio in questo clima nasce L'Accademia della Crusca (nella seconda metà del Cinquecento), molto attenta ai testi del Trecento.

Nasce il primo vocabolario dell'italiano (e uno dei primi vocabolari europei), pubblicato a Venezia nel 1612, che censura materiale osceno (come molte parti del Decameron di Boccaccio) ma anche la letteratura contemporanea (privilegiando autori arcaici o i contemporanei che li hanno presi come modelli). Il difetto di tale vocabolario è proprio la fissazione arcaizzante, cioè il preferire la lingua di ieri (cioè quella di tre secoli prima) rispetto a quella di oggi.

Ariosto e Tasso: due casi a confronto
Nel primo vocabolario della Crusca si trovano citazioni di Ludovico Ariosto (1474-1533) ma non di Torquato Tasso (1544-1595) proprio per questo motivo.

Ariosto è molto più propenso a seguire il modello di Bembo e ne è stato profondamente influenzato. Ciò è evidente confrontando le tre edizioni de L'Orlando furioso (1516, 1521, 1532). Nella terza, successiva alle Prose della volgar lingua  di Bembo, si assiste alla scomparsa di elementi settentrionali e che si rifacevano linguisticamente a L'Orlando innamorato di Boiardo. Una lunga serie di correzioni linguistiche è spiegabile solo con la lettura diretta di Bembo che fornisce un esempio  e delle regole.

Completamente diversa è la sorte di Tasso, che ha un rapporto difficile con le autorità e viene perfino rinchiuso in una clinica psichiatrica. È ossessionato dal'autorità soprattutto religiosa, ma allo stesso tempo sente il bisogno di rompere le regole. Non finirà mai La Gerusalemme liberata nel terrore di essere considerato eretico e la riscrive, creando La Gerusalemme conquistata: un testo molto meno interessante sul piano narrativo ma più conforme alle norme religiose. Nonostante questa pesante autocensura, Tasso non accetta mai  limiti nell'uso della lingua e porta avanti la sua politica decisamente non filotoscana e contraria alla tesi di Bembo. Questo ovviamente è all'origine della sua esclusione dagli autori citati nel vocabolario della Crusca (per le prime due edizioni). I cruscanti infatti non vedono di buon occhio la sua ricerca di parole difficili e latinismi.

Il lessico scientifico
La terza edizione del vocabolario della Crusca (oltre ad accogliere finalmente Tasso) è composta da ben tre volumi (e non uno) e inserisce per la prima volta il lessico scientifico. Nel Seicento infatti pian piano il volgare si fa spazio anche come lingua della scienza.
Il primo grande scienziato che si esprime in volgare è Galileo Galilei. Anche se i suoi primi testi sono in latino, poi passa al volgare rivendicando la sua scelta volta alla maggior divulgazione delle sue idee. Forse se il suo Dialogo sopra i massimi sistemi non fosse stato scritto in italiano ma in latino non avrebbe fatto tanta paura alla Chiesa.

Una lingua scritta
Tra Cinquecento e Seicento si assiste alla nascita del lessico scientifico e a un'evoluzione della sintassi, ma dal punto di vista morfologico (la forma delle parole) l'italiano cambia poco. Si tratta ancora infatti di una lingua sostanzialmente scritta (quindi meno soggetta alle modifiche dettate dall'uso). Nella lingua parlata continuano a sussistere le varietà locali e ciò andrà avanti ancora per qualche secolo.

Nella prossima puntata…

Nel prossimo appuntamento, che credo sarà l'ultimo (salvo imprevisti), vi presenterò il delicato passaggio che va dall'unificazione territoriale dell'Italia all'unificazione linguistica con la nascita vera e propria dell'italiano come lingua comune.



P.S. Per chi non lo sapesse L'Accademia della Crusca esiste ancora e ha un bellissimo sito in cui si trova materiale davvero interessante.



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4 commenti:

  1. Tasso tutta la vita, anche se era un po' pazzo. Anzi, forse anche e soprattutto per questo motivo! :)

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    1. Ti piacciono i pazzi, eh! Adesso capisco perché mi rivolgi ancora la parola... ah!

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  2. I dibattiti sulla lingua sono sempre i più interessanti :D Devo ammettere di preferire anche io Tasso, a livello poetico e narrativo (ma è una preferenza del tutto soggettiva, non potrei mai scegliere sul serio uno dei due).

    L'Accademia della Crusca ha anche una meravigliosa sede, nei pressi di Firenze, che ho avuto la fortuna di visitare circa due anni fa. Davvero un bel post, trasuda letteratura da tutti i pori!

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    1. Oh, io la sede l'ho vista solo in foto, magari un giorno ci potrò passare anch'io! Grazie per il commento.

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