lunedì 11 novembre 2013

La Religione nel Fantasy - guest post di Marco Lazzara

Oggi riecco su questo blog Marco Lazzara, laureato in Chimica nel 2009, docente di Chimica presso Centro Studi Test Torino, scrittore di racconti (horror, fantascienza e noir). Continuano i suoi bei post a cavallo tra Scienza e Letteratura. Dopo una serie dedicata a Matematica, Fisica e Astrofisica e Chimica e Biologia in relazione con la Letteratura, ci ha parlato della Fantascienza Soft. Nello scorso guest post, invece, ha raccontato il legame tra Religione e Fantascienza e oggi torna per un alto interessante parallelo: Religione e Fantasy.

Lo ringrazio infinitamente per gli ottimi contenuti che porta in questo mio blogghino.


La Religione nel Fantasy

L’alfiere udì la voce stessa di Dio risuonare possente sul campo di battaglia: «SCACCO MATTO».
Tratto dal mio racconto Incubo in Bianco, in Incubi e Meraviglie (GDS, di prossima uscita)


Il genere fantasy nasce dagli antichi racconti epici, popolati da eroi, mostri e creature fantastiche,  che vedevano anche la presenza delle divinità, di cui erano un elemento fondamentale (basti pensare alla dea Atena nell’Odissea). Come vengono allora trattati elementi religiosi all’interno del fantasy?

Tolkien e la Musica degli Ainur
Nel Silmarillion, J.R.R. Tolkien racconta la cosmogenesi a opera di un essere superno, Iluvatar. Attraverso il canto egli genera gli Ainur, esseri che nella mitologia tolkieniana possono essere equiparati a delle divinità, e che assumeranno poi caratteristiche molto specifiche, simili agli dei del pantheon greco e norreno. Gli Ainur iniziano a intrecciare il proprio canto a quello di Iluvatar e, con esso creano il mondo; a un certo punto avviene però un imprevisto: uno di essi, Melkor, altera il tema principale introducendo una variazione. In seguito si vedrà che questa alterazione dell’armonia è quello che chiamiamo il Male e Melkor stesso diventerà una sorta di dio del male.
Oltre alla straordinaria idea di un universo creato dal canto, ho sempre pensato che questa sia in assoluto la più bella metafora che abbia sentito su cosa sia il Male: una nota dissonante all’interno dell’armonia di un accordo musicale.

Moorcock e la Variazione del Mannicheismo (I)
Nel fantasy troviamo frequentemente la contrapposizione bene/male, con divinità del bene schierate contro quelle del male. Micheal Moorcock, autore di molte saghe fantasy, tra cui il ciclo di Elric di Melniboné, ha fatto una particolare variazione di questa dicotomia: la contrapposizione non è tra bene e male, ma tra Legge e Caos, cioè tra ordine ed entropia. La Legge mira a ordinare l’universo, mentre il Caos si oppone al cambiamento e vorrebbe mantenerlo una massa informe e disordinata.
In fondo è un po’ una rappresentazione dello scontro tra progressisti e conservatori.

Weis & Hickman e la Variazione del Mannicheismo (II)
Un’altra variazione su questo tema è quella di Margaret Weis e Tracy Hickman, autori del ciclo di Dragonlance. Nelle loro opere ci sono divinità del Bene, del Male, ma anche della Neutralità e quindi il mondo è diviso in questi tre diversi modi di vedere le cose. Il concetto che emerge dai loro romanzi, però, è che solo la presenza di tutti e tre questi aspetti della vita permette al mondo di funzionare bene, perché la supremazia di uno solo di essi sarebbe sbagliata.
Come diceva Carl Gustav Jung: «L’ombra fa parte della luce, il bene del male, e inversamente».

Jackson e la Scacchiera degli dei
In Missione Disperata, Steve Jackson racconta della guerra tra gli eserciti di due potentissimi stregoni rivali, Zarradan Marr e Balthus Dire. Tra i due si trova il pacifico regno di Salamonis e perciò il re assegna a un prode guerriero, Chadda Darkmane, il compito di trovare un modo per salvare Salamonis da questa minaccia. Darkmane riesce nell’impresa, ma nell’ultimo capitolo il lettore ha una sconvolgente sorpresa: tutta questa guerra in realtà è solo il gioco tra tre divinità che hanno scelto Marr, Dire e Darkmane come loro campioni e tutto ciò che interessa loro è vincere la contesa.
Una cruda metafora di chi è al potere e vede negli uomini solo pedine su di una scacchiera.

Jordan e la Ruota del Tempo
Nella saga ideata da Robert Jordan, il Creatore del mondo ha anche forgiato la Ruota del Tempo, che intesse i fili del destino degli uomini in una trama che dà il disegno stesso della realtà. A ogni suo scatto si ha una nuova epoca e, a ogni giro, il Tempo ricomincia daccapo. Questa Ruota è mossa da una forza, l’Unico Potere, divisa in due metà, saidin e saidar, le quali sono simili e completamente opposte: collaborano tra loro eppure sono una contro l’altra ed è proprio questa loro contrapposizione a far girare la Ruota. Non è difficile vedere qui il concetto taoista di yin e yang: i due opposti che sono anche uno parte dell’altro e la cui contrapposizione muove l’intero universo.
Assieme al mondo, il Creatore ha anche generato il Tenebroso, una malefica entità che ha imprigionato al momento stesso della creazione. Gli esseri umani vivono in questo mondo una vita dopo l’altra, reincarnandosi all’infinito al girare della Ruota. Col tempo imparano anche a sfruttare l’Unico Potere e con esso realizzano cose stupefacenti. Nel corso di un esperimento, provocano però inavvertitamente un foro nella prigione del Tenebroso, che ora è in grado di toccare la realtà e prova a liberarsi. Allora scoppia una guerra tra quelli che si sottomettono alla sua volontà e quelli che cercano di contrastarlo. A guidare questi ultimi è il Drago, un individuo generato dalla Ruota proprio per combattere il Tenebroso.
Questa contrapposizione tra il Drago e il Tenebroso in realtà è eterna, data la natura ciclica del Tempo scandito dal girare della Ruota e si è ripetuta infinite volte. Per poter vincere, il Tenebroso deve allora distruggere la Ruota e quindi il Tempo. E il Drago? Può solo sigillare di nuovo il foro in attesa del nuovo ciclo? È quello che dovrà scoprire Rand al’Thor, il protagonista della saga.


Ringrazio voi per l’attenzione e Romina per avermi ospitato ancora una volta sul suo blog e avermi permesso di completare il discorso iniziato con Fantascienza e Religione.





Io ringrazio ancora una volta Marco per il post e invito voi lettori a iscrivervi alla sua pagina G+, dove potrete leggere anche alcune rubriche (Pillole di scienza, Autore del mese e Musica del mese).


25 commenti:

  1. Risposte
    1. Ormai Marco è garanzia di post di qualità. Ospitarlo è sempre un piacere.

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    2. Così mi fai arrossire. Grazie di avermi ospitato ancora.

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    3. Arrossisci pure, tanto non si vede! Lo sai che puoi tornare quando vuoi!

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  2. Ti ringrazio, Nick. Fa da complemento a quello su Fantascienza e Religione.

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  3. Io sono uno dei delusi dal modo in cui la religione viene solitamente ignorata nel fantasy, o bistrattata. In molti romanzi di ambientazione pseudomedievale viene inserito un pantheon... perché sì. In questo (e in poco altro) Jordan mi ha deluso. Vedi qualcuno che prega, nei 14 libri della saga? Premio invece Gemmell, che pur ispirandosi in maniera spudorata al cristianesimo, riesce a inserire una certa spiritualità - del resto, le religioni a cui fare riferimento sono quelle esistite, e più di tanto non avrebbe senso variare. Altro esempio è Martin, che costruisce le sue religioni assemblando "pezzi" di quelle esistenti o esistite.

    Caso a parte Moorcock, che fa molto di più che inserire una religione nella storia. E ti devo correggere: il Caos non resiste al cambiamento, perché esso è il cambiamento; la Legge, di contro, è l'imposizione di un ordine alle cose. Per passare da un'epoca all'altra c'è sempre un conflitto diretto fra Legge e Caos. Nella vicenda di Elric, il Caos alla fine prevale e il mondo viene praticamente distrutto e riforgiato secondo un nuovo ordine; allo stesso modo, fra le infinite realtà del Multiverso, c'è un diverso rapporto di forza tra i due poli. Ciò che veramente conta è il Fato, una sorta di arbitro che regola queste transizioni e ne determina l'esito - in ciò, oltre a ispirarsi alla mitologia, Moorcock prende a piene mani dalla filosofia. Potremmo anzi dire che l'opera moorcockiana è una mitopoiesi esistenzialista (o meglio, l'ha detto egli stesso a Lucca nel 2009, con parole migliori delle mie).

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    1. La questione è complessa e non mi sento abbastanza competente per replicare. In ogni caso, molto interessante, sto imparando tantissime cose.

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    2. Io invece ho apprezzato la religione in Jordan perchè:
      1) non era invasiva
      2) più che altro era una teosofia, cosa che non avevo ancora visto nel fantasy.

      Non sono invece d'accordo con quanto dici su Moorcock. In uno dei romanzi viene raccontato di un castello che si trova alla fine del mondo, al di la del quale c'è la massa ribollente del caos. Ogni volta che la Legge vince, riesce a strappare un pezzetto dell'universo al Caos, e questo viene ordinato ed entra a far parte del mondo. Il Caos cerca di opporsi a questo fare ordine e vorrebbe mantenere staticamente la propria condizione.
      Ti ricordo che in fisica il mettere ordine è un qualcosa di non-spontaneo, in un sistema chiuso il disordine non può che aumentare, quindi si oppone all'andare della natura, al continuo aumentare dell'entropia.
      D'altra parte è vero che il Caos vorrebbe trasformare l'intero universo in una massa disordinata, quindi forse più che dire che uno vuole mantenere la propria condizione e l'altro modificarla, sono entrambi gli aspetti ed è la loro contrapposizione a muovere il multiverso. Si ritorna quindi alla visione yin/yang.

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    3. Ti riferisci, naturalmente, al sogno del Conte Aubec. Se rileggi, il Caos è rappresentato come continuo divenire, che muta incessantemente forma e colore. Non vi è alcuna staticità. Aubec, campione al servizio della Legge, è qui colui che impone l'ordine e quindi si oppone al cambiamento. Non mi sembra proprio che si possa rappresentare il Caos come forza conservatrice, tanto più che in Moorcock questo è proprio il ruolo della Legge.

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    4. Sì, esatto era proprio quel libro. Ho usato un termine poco corretto con "statico" intendevo dire "uniforme", uguale in ogni suo punto, che è quello che succederebbe quando l'entropia dell'universo diviene infinita, ogni punto dell'universo alla stessa temperatura per cui non è più possibile alcun lavoro termodinamico.
      Sì, ecco, ho trovato: non la contrapposizione statico/mutevole, piuttosto quella uniforme/variegato.

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    5. Starei a leggervi per ore! Ho sempre la sensazione che qualcosa mi sfugga quando incappo nelle vostre belle discussioni, ma si vede la vostra competenza.
      Davvero interessante.

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    6. Non farti ingannare da paroloni come "mitopoiesi", servono solo a fare colpo! ;)

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    7. I paroloni invece servono, in questo caso. Continuate pure.
      Io leggo e imparo.

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    8. Ammetto di non ricordare alla perfezione come va a finire la serie... anche se ho letto l'intera saga 3 o 4 volte, l'ultima è stata 5 anni fa. Mi pareva di ricordare che alla fine il caos venisse sconfitto e il mondo riforgiato quando Elric diventava un agente del Fato.
      Chicca per appassionati (e per ricollegarsi all'altro post oltre che a questo): il nome del demone all'interno della spada di Elric è Shaitan. Shatain è il nome di Satana nella saga di Dune ("la velocità viene da Shatain", detto dei Fremen), e Shai'tan è il vero nome del Tenebroso.
      Shaitan (da cui è derivato Satana) in ebraico vuol dire avversario.

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    9. E "Dune" è una delle saghe preferite di Salomon Xeno. Questo è quel che io so di "Dune".

      Prima o poi mi sa che dovrò leggerla anch'io, visto l'entusiasmo con cui ne parlate entrambi.

      Non conoscevo l'etimologia della parola "Satana"!

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    10. Elric è un servitore del Caos, come tutti quelli della sua razza. Quando il suo ruolo si identifica con quello di Campione Eterno, si mette al servizio del Fato e dà il via all'ultimo confronto tra le due forze. Il mondo viene distrutto e riforgiato. La sua vita si conclude con il nuovo inizio, piantando tuttavia, in un mondo più "legale" del precedente, il seme del Caos.

      Romina, sono tutti libri che ti posso prestare. E sono tutti più leggeri dell'ultimo che ti ho dato, anche se Dune non è sempre una lettura scorrevole.
      Anzi, ora mi è venuta voglia di una rilettura di Elric...

      PS
      Sai com'è, continuare a chiamarlo Lucifero dopo che era precipitato all'Inferno, sapeva di beffa... ;)

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    11. Mi state raccontando il finale? No, eh, questo no...

      Devo ancora finire il libro che mi hai prestato. Sono quasi alla fine ma ho dovuto sospendere la lettura in favore di quella di alcuni libri di cui probabilmente dovrò parlare a breve in una presentazione (quindi mi devo documentare). E tra l'altro quello che sto leggendo ora, lo dovrai assolutamente leggere, sappilo!

      P.S. Be', in effetti... meglio non far arrabbiare il consorte di Luciferina, no?

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    12. Sì, ma la paura degli spoiler è un vezzo moderno. Nell'epica sai dal proemio come va a finire. :)

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    13. Salomon ha raccontato il finale della saga di Elric, ma ci sono tanti e tanti libri, e il bello è che di libro in libro diviene sempre più coinvolgente.
      http://www.fantascienza.com/catalogo/volumi/NILF108081/elric-di-melnibon-e/
      Dune merita davvero, ma solo il primo della saga...
      E' il romanzo di fantascienza più venduto in assoluto.

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  4. Bellissimo post!
    Io penso che la religione debba trovare il suo ruolo nel fantasy. Come dicevo una volta, parlando con il mio ragazzo: nel fantasy (non in tutti, ma spesso) ci si rivolge a spiriti ed entità che vengono paragonate a divinità o sottodivinità. Ergo, una religione CI DOVREBBE essere.
    Poi be', la religione, che uno creda o no, è parte fondante di ogni epoca e ogni cultura, con le giuste varianti... Non c'è quindi motivo per cui nel fantasy non compaia.
    Mi hai ricordato anche la trilogia Orchi (che ho appena guardato, è di Stan Nicholls) dove, se non erro, cita anche la religione. Ora non ricordo bene, però c'è una contrapposizione (nel mondo umano) tra coloro che credono in un solo Dio e coloro che credono in un pantheon... A cui aveva dato dei nomi veri e propri, come noi diremmo "cristiani" o "pantheon norreno", per farmi capire. Insomma, mi divertì molto vedere trasportato, quasi pari pari a com'è nella realtà, il conflitto monoteistico/politeistico in un fantasy. Prima di allora non mi era mai capitato. Ma era solo una cosa di sfondo.

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    1. Grazie. Sapevo ti sarebbe piaciuto, dato che so che sei un grande fan di Tolkien. Devi però leggere anche la prima parte, quella su Fantascienza e Religione, eh!

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    2. @Maria: Non conosco bene il genere fantasy, però condivido quel che dici: la religione ci dovrebbe essere come dimensione, soprattutto perché poi viene citata, rischiando di diventare puro espediente narrativo senza collegamenti con il resto.

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  5. @Marco: sì, sono un arretrato con un bel po' di post e me ne scuso. In più hai perfettamente ragione su Tolkien, ma ancora non ho terminato il Silmarillion, ahimé. :(
    @Romina: esatto, altrimenti diviene un controsenso. Penso che generalmente il tutto venga dato per scontato, ma bisogna sempre guardare a tutti gli aspetti, per amor di completezza. :)

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    1. Non è di certo facile, però ci si prova! Anche se, purtroppo, capita anche nella vita reale di ricordasi della propria fede solo nel momento del bisogno (che in letteratura è un "bisogno narrativo).

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    2. Ahia! E cosa aspetti? Il Silmarillion è l'apice assoluto di Tolkien. Ho sempre impresso nella mente il momento in cui la seconda armata dei Noldor guidata da Fingolfin giunge nella Terra di Mezzo proprio nel momento in cui sorge per la prima volta la Luna, appena creata dai Valar. Bellissimo.

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