martedì 10 giugno 2014

Scrittura giornalistica e narrativa

Scrittura giornalistica e narrativa: una riflessione

Qualche mese fa sono stata ospitata da una classe quinta elementare per parlare di scrittura giornalistica e narrativa. È stata una bella esperienza  e i bambini erano molto coinvolti. Ho deciso pertanto di fare una riflessione anche con voi su questo tema. Probabilmente dirò cose molto diverse, ma… non procrastiniamo e partiamo subito.


La scrittura narrativa e io
Da quando ho iniziato a scrivere (e intendo tenere la penna in mano per scrivere segni di senso compiuto) ho sempre scritto narrativa. Ok, ora ho praticamente smesso (a parte qualche raccontino di 200 caratteri) ma scrivere era la mia vita e per me si trattava soprattutto di narrativa. Racconti, romanzi, fiabe, raccolte di racconti… sì, ho scritto un po' di tutto (oltre ai miei due libri pubblicati). Della narrativa mi è sempre piaciuta la possibilità di creare mondi, di vivere vite, di generare personaggi. È un atto non solo creativo ma anche di creazione. Per questo ho sempre amato farlo, per questo ho sempre ritenuto bellissimo scrivere narrativa (sempre però con la giusta mediazione tra tecnica e cuore).

La scrittura giornalista e io
Non ho mai pensato seriamente di fare la giornalista o di darmi al giornalismo. Cosa che molta gente non ha mai compreso, stile Ma se ti piace scrivere perché non fai la giornalista? Be', per cominciare perché non è il mio genere di scrittura! Comunque… le mie esperienze in campo giornalistico si riduco a un contratto a progetto con un importante giornale provinciale e alla gestione di una piccolissima rivistina parrocchiale. Due ambienti diversamente diversi: da una parte un grande giornale in cui io ero solo uno dei tanti collaboratori; dall'altro una realtà piccola in cui però sono io a gestire la situazione.
Dirigere mi viene abbastanza bene, a prescindere dal settore giornalistico, però devo dire che non amo molto questo tipo di scrittura. Gli unici articoli che in entrambi i contesti mi piace davvero scrivere sono quelli culturali o di opinione, cioè quelli meno ridotti al mero resoconto di fatti. Non riesco a provare grande interesse per consigli comunali e incidenti con il morto, che sono spesso temi di attualità necessari per chi deve stare sul pezzo. E per certi versi, quasi tutti i miei articoli giornalistici finiscono con lo sfiorare la narrativa, se non altro per lo stile.

Realtà e finzione
Una delle più grandi differenze tra scrittura narrativa e giornalistica è che nella prima è ammessa la finzione, nella seconda si dovrebbe rimanere il più possibile attinenti alla realtà dei fatti. Purtroppo ciò non succede sempre ma è una sorta di crimine perché, l'informazione dovrebbe essere garantita nella sua obiettività (pur tenendo conto che ogni penna che scrive ha dietro un cuore e una testa soggettivi che non possono tacere del tutto). In narrativa si può anche scrivere la verità, sia dichiarandolo (per esempio in un'autobiografia romanzata) sia senza specificarlo (come in racconti in cui l'autore implicito è così evidente dal coincidere con l'autore). Il bello della narrativa è però il poter mentire e fingere, grazie al patto che ci lega al lettore. Solo così la scrittura diventa creazione dal nulla. [Già che ci sono vi consiglio un post sulla scrittura creativa su Penna blu]

Questione di stile
Lo stile giornalistico in genere è più asciutto, senza troppi fronzoli, lineare e che va dritto al punto. In poche frasi deve essere tutto detto, con chiarezza e obiettività. Spesso aggettivi e avverbi spariscono assieme a opinioni personali e sfumature.  È un linguaggio pulito, scarno, conciso… in cui io non mi troverò mai a mio agio! I miei articoli, anche per il giornale provinciale, hanno sempre dentro una vena stilistica particolare (tranne quelli troppo brevi per consentirmelo, aimè). In quelli per la rivista che dirigo ciò è ancora più marcato, visto che non ho limiti di nessun tipo. E non è che io non sappia scrivere con stile giornalistico… solo che lo trovo noioso e io non riesco a scrivere cose che poi non mi piacerebbe leggere. Certo, il linguaggio giornalistico richiede più distacco emotivo dalla vicenda e attinenza alla realtà, ma questo non deve necessariamente significare raccontare il tutto in modo insipido, no? È una battaglia che combatto da tempo, questa! Ovviamente un articolo non è un racconto. Sono cose diverse, ma… ci siamo capiti, spero!

Conclusione
Il tema era talmente vasto che ho preso alcune cose che mi stavano a cuore e basta, senza pensarci troppo. Il risultato è una riflessione un po' campata per aria, probabilmente, ma erano argomenti di cui volevo parlare da un po'.


Voi avete esperienze di questi due tipi di scrittura? Quale vi piace di più? Perché? 





Questo post partecipa all’iniziativa Una parola al mese. La parola di giugno 2014 è procrastinare (al link maggiori informazioni).




12 commenti:

  1. Esperienze giornalistiche no. Ho scritto recensioni (effettive, per il cinema del mio paese) e anche lì sento la differenza tra narrativa e "altro". Solo che poi il mio stile si sente senza problemi, perché comunque parte delle opinioni ci finisce dentro!
    Devo ammettere comunque che sarei curiosa di provare (finché è scrivere, va bene tutto!), tanto che da bambina avevo cominciato il "giornale degli animali" (con tanto di foto e finte interviste ai padroni!), ma non lo finii mai. :D

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    1. Ooohhh! Apriamo un "giornale degli animali" io e te, dai!

      Il giornalismo può essere un bel campo, sfortunatamente mi sento sempre troppo con le mani legate quando devo raccontare solo fatti. Gli articoli culturali o naturalistici però mi piacciono molto: una volta ho assistito alla liberazione di un'aquila, un'altra al salvataggio di un gruppo di rospi! Bellissime esperienze, davvero.

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    2. Oh! *_* Ti credo!
      Comunque capisco cosa intendi. Credo sia anche un campo ingrato, dipende tutto dalle notizie alla fine.

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    3. Quando ti mandano a consigli comunali o a fare interviste a parenti di vittime di incidenti non è la stessa cosa...

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  2. A me non dispiacerebbe fare la giornalista o lavorare nei media.

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    1. Bene!
      Come credo si sia capito, il mio media ideale è la radio!

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  3. Il giornalismo, perché mi consente di pagare le bollette. La narrativa, perché mi consente di spaziare!

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    1. Io con il giornalismo non ho mai pagato le bollette, purtroppo... la rivista locale la dirigo gratis e al giornale provinciale facevo pochissimi articoli.

      Se mi consentisse di pagare le spese di certo sarebbe diverso, perché scrivere mi piace(va) in tutte le salse! Sicuramente anche il giornalismo è tra i lavori che non escluderei a priori, però non è nemmeno la mia prima vocazione.

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  4. La mia unica esperienza nel campo del giornalismo riguarda una rivista online che ho diretto dal 2000 al 2002: Il Monte Analogo, di cui oltre alla redazione dei testi curavo anche parte dell'aspetto grafico. Ho anche realizzato di persona un paio di interviste, mentre di altre se ne sono occupati i miei collaboratori. Purtroppo è scomparsa dal web, a eccezione di un solo articolo che qualcuno si è premunito di salvare e far circolare. E anche la copia di sicurezza è andata distrutta.
    Devo dire che come esperienza mi aveva appassionato, e reso anche qualcosa a livello economico. E sarebbe questo, la resa economica, il solo motivo valido che potrebbe spingermi oggi verso un'esperienza analoga. La passione, quella vera, è ormai dall'altro lato della linea di confine.

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    1. Dirigere una rivista è un lavorone! Lo posso dire ora che l'ho provato sulla mia pelle per un tempo sufficientemente lungo. Io mi occupo anche della revisione di tutti i testi. Un tempo facevo anche il menabò, mentre ora si occupano altri dell'impaginazione.

      Nel mio caso a spingermi ad andare avanti non è l'inesistente resa economica, ma il sentire un po' mia quella creatura giornalistica.

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  5. Purtroppo spesso i giornalisti sono più che altro giornalai. E alle volte (e questo e peggio) degli scrittori di veline.

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    1. Ho visto cose che davvero non credevo possibili! Per esempio, [messaggio censurato].

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