martedì 28 ottobre 2014

"L'esperimento del Dottor Ox" di Verne: errori dal punto di vista scientifico

Nono appuntamento con la rubrica Un pozzo di scienza di Marco Lazzara, il blogger itinerante che dopo i suoi sei guest post sul mio blog, ha trovato un suo spazio fisso in questa rubrica in cui parla dei contenuti scientifici alla base di racconti famosi. Alla fine del post trovate tutti i link ai precedenti post della rubrica, ma ora ringrazio Marco Lazzara e gli cedo subito la parola.
Oggi ci parla de L'esperimento del Dottor Ox di Jules Verne.

L'esperimento del Dottor Ox

 L’Esperimento del Dottor Ox è un racconto di Jules Verne pubblicato nel 1867, ambientato nell’immaginaria cittadina di Quiquendone, nelle Fiandre, il luogo più pacifico e flemmatico del mondo. Il celebre scienziato Ox si è offerto di installarvi gratuitamente un’illuminazione a gas, basata su un fantomatico gas ossidrico. In realtà Ox sta sottoponendo l’intera città a un esperimento di fisiologia: la sta infatti irrorando di ossigeno puro allo scopo di vedere le reazioni degli abitanti. Il gas non fa che esaltare sempre più i cittadini, trasformandoli in persone frettolose, litigiose e sanguigne. Prima che partano per muovere guerra alla vicina cittadina, un’esplosione distrugge l’officina di Ox e tutto torna alla normalità.


A differenza dei suoi più celebri romanzi, questo racconto ha un tono ironico e prende in giro i progressi della scienza a cui aveva dedicato molte delle sue pagine; al di là di ciò, però, presenta diversi errori dal punto di vista scientifico, cosa davvero inusuale trattandosi di Jules Verne.
Un primo errore lo si ha nella composizione dell’aria, che viene detta essere costituita di 79 parti di N2 e 29 di O2, CO2 e H2O. Le proporzioni corrette sono invece: N2 78%, O2 21 %, altri gas 1%. Anche perché 79 + 29 = 108%.

L’ossigeno viene prodotto per elettrolisi dell’acqua. Nella cella galvanica o pila, una reazione spontanea produce elettricità, mentre la cella elettrolitica è il suo contrario: si usa elettricità per produrre una reazione non-spontanea, ovvero è una pila fatta funzionare al contrario (Verne dice semplicemente pila, che non è correttissimo). Giustamente Verne dice che l’idrogeno prodotto è in volume doppio rispetto all’ossigeno, ovvero sottolinea che la stechiometria della reazione è 2H2O → 2H2 + O2. La stechiometria sono i rapporti numerici che si hanno tra i vari partecipanti alla reazione in modo che venga rispettato il principio di Lavoisier nulla si crea e nulla si distrugge. Verne aggiunge che i due gas vengono raccolti in tubature separate, perché la loro mescolanza avrebbe prodotto una spaventosa esplosione se si fosse infiammata. Questo non è proprio preciso, dato che l’ossigeno si infiamma anche da solo, inoltre i due gas mescolati non reagiscono, a meno che non sia presente un catalizzatore metallico ad attivare la reazione.
Verne descrive quindi gli effetti fisiologici di un’eccessiva quantità di ossigeno su persone e animali: una notevole eccitazione, fino al divenire litigiosi e violenti. Questo non è esatto: un’atmosfera satura di ossigeno avrebbe grosso modo l’effetto di un’ubriacatura, non di una sovreccitazione violenta. Le bombole dei sub non contengono ovviamente ossigeno puro, ed esistono dei locali (gli oxygen bar) dove al posto di servire alcolici, i clienti respirano ossigeno, a volte mescolato con essenze profumate.
Gli effetti che Verne descrive invece su piante e fiori sono del tutto inverosimili: secondo lui l’ossigeno farebbe crescere in maniera accelerata le piante e in maniera spropositata fiori, frutta e verdura. Ovviamente non è così, altrimenti ogni contadino irrorerebbe di ossigeno le sue coltivazioni.
Verne sostiene anche che le epidemie non si trasmettono tra animali, piante e uomo. Anche questo è inesatto, dato che la rabbia è trasmissibile da animale a uomo e che la peste è trasportata dai ratti.

Altro punto controverso è che tutto quell’ossigeno rimanga nella sola Quiquendone. Se in una soluzione (come è per esempio l’aria) viene aggiunta una sostanza chimica, questa non rimane confinata in una zona, perché si genera uno squilibrio dovuto alla differenza di concentrazione con altre zone; per cui spontaneamente diffonde, cioè una parte di essa si muove verso una zona a minore concentrazione in modo da ristabilire l’equilibrio. Unica eccezione in atmosfera è verso l’alto, perché qui entra in gioco anche l’attrazione gravitazionale, e in effetti qui Verne ne tiene conto: quando due personaggi salgono sulla cima di una torre si liberano temporaneamente degli effetti dell’atmosfera satura di ossigeno più in basso. Verne però esagera: perché si potesse produrre un effetto apprezzabile, i due avrebbero dovuto salire di diverse centinaia di metri.

Per finire, durante un concerto viene detto che gli strumenti a corda, a fiato e a percussione vengono accordati. L’accordatura è solo degli strumenti a corda; per gli strumenti a fiato se ne può parlare solo in senso lato, mentre le percussioni non sono accordabili. Unica eccezione è il rototom, ma è uno strumento che sarebbe stato inventato solo cent’anni dopo.




Se Marco Lazzara si è spinto fino a trovare errori a Jules Verne, non pensate di poterne restare immuni voi, eh. Se avete bisogno di informazioni scientifiche precise per i vostri racconti, può accorrere in vostro aiuto con la rubrica SOS Scienziato (trovate maggiori dettagli nel primo post della rubrica).

Chiudo con un ultimo ringraziamento per Marco per il post e vi rimando ai link ai precedenti appuntamenti di questa rubrica:   



20 commenti:

  1. Ciao Marco,

    bel post (come sempre)!
    Ti segnalo però che le percussioni sono accordabili (o, meglio, registrabili) eccome! Si accordano infatti sia gli strumenti a suono determinato (come i timpani), che quelli a suono indeterminato (come tamburi, ecc.). Tale operazione, per tutti i membranofoni, si effettua regolando il tiraggio delle pelli tramite chiavette metalliche o "a mano", a seconda del tipo. (puntiglio da pseudo-musicista, che ci vuoi fare...)

    Alla prossima!

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    1. Ciao Davide, ti ringrazio della precisazione.
      Allora anche in questo caso si può parlare di accordatura solo in senso lato, dato che, come dice il termine stesso, l'accordatura prevede l'avere una corda; infatti può essere usato per strumenti quali clavicembalo e pianoforte.
      Diciamo che è un difetto della lingua italiana, che difetta di un termine tecnico più preciso, esattamente come quando si dice "mi peso", perchè la bilancia non misura il peso.
      Il rototom ha invece la particolarità di essere accordabile e di permettere anche di effettuare effetti di glissato.

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    2. "Accordare" è un termine nato per gli strumenti a corda, chiaramente, però per estensione viene usato anche per altri tipi di strumenti, riferendosi al processo che porta lo strumento a essere intonato.

      Secondo il tuo ragionamento, Marco, nemmeno il rototom sarebbe accordabile... a meno che non abbia delle corde. Confesso di non conoscerlo proprio come strumento!

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    3. In effetti devo ammettere che la tua sottigliezza è corretta.
      L'accordatura del rototom viene effettuata ruotando la testa dello strumento che aumenta o diminuisce la tensione a cui è sottoposto, cosa che può essere fatta anche mentre lo si sta suonando, dando dei particolari effetti di glissato.
      Se vuoi sentirlo, ascolta qui le percussioni a partire da 00:25
      https://www.youtube.com/watch?v=JwYX52BP2Sk

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    4. Ascolterò il link (grazie!) e mi farò qualche ricerca... mi incuriosisce!

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  2. Accidenti, non pensavo che l' eroe della mia infanzia potesse commettere degli errori simili! Non è sfuggito proprio nulla all' occhio attento di Marco...

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    1. Beh, come detto, io rispetto a Verne ho un vantaggio di 150 anni, durante i quali si sono scoperte tante cose di termodinamica e fisiologia. La maggior parte degli errori che ha commesso in questo racconto sono accettabili per l'epoca in cui è stato scritto.

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    2. @Anna: Una buona dimostrazione del fatto che tutti possono sbagliare ed essere comunque dei grandi!

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    3. Esatto Romina :) e pensare che quando leggevo Verne alle elementari mi sembrava oro colato tutto quello che scriveva (o quasi tutto)! Solo dopo ho realizzato che certe cose erano alquanto strane e di difficile realizzazione :)

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    4. Quando si ha un "mito" (in senso lato) è sempre difficile coglierne i limiti, soprattutto da bambini!

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  3. Non mi convince ciò che dici riguardo la composizione dell'aria. Secondo il testo francese, le percentuali sono 79 e 21, con altri gas in quantità variabile, che mi sembra una buona precisione per l'epoca e per un racconto fantastico. Quanto agli altri errori, sei certo che fossero errori in base alle informazioni di cui Verne disponeva, dato che in altre storie è preciso e addirittura mette "in scena" argomenti su cui c'era un dibattito aperto (es. il centro della Terra).
    Insomma, piuttosto di bacchettare Verne alla tua maniera, mi sembra che sia materia da nota introduttiva, come quella scritta da Asimov per Paria dei cieli, soprattutto se poi mi caschi sull'accordatura. ^^

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    1. Guarda, hai perfettamente ragione. Commetto errori e lo ammetto. Sì, sono cascato sull'accordatura e ho ringraziato Davide per avermi corretto su una cosa che non conoscevo e che ora grazie a lui so.
      Veniamo ora alle tue rimostranze. A parte che il testo francese dice 79 parti di azoto e 29 di ossigeno
      (come puoi vedere a fondo pagina 41
      http://beq.ebooksgratuits.com/vents/Verne-ox.pdf ).
      per il resto: sì, sono errori, visti da chi parla dal 2014 e ne sa naturalmente di più di uno che ha vissuto 150 anni fa. Verne era limitato dalle conoscenze dell’epoca, non poteva conoscere la termodinamica delle soluzioni, visto che sarebbe stata ideata solo 17 anni dopo da Van't Hoff, e che le conoscenze di fisiologia all'epoca erano ancora piuttosto limitate. Detto questo, il racconto è comunque non solo divertente, ma anche accettabile, considerando l’epoca in cui è stato scritto. Ciò non toglie che io possa far notare le credenze inesatte, come potrei anche parlando di un testo di alchimia.
      Ciò che veramente dispiace, visto poi che sei un blogger, è vederti tacere quando c’è un buon articolo e spuntare fuori solo per puntare il dito e tacciare di supponenza uno che questi articoli invece li scrive col cuore.

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    2. Ammettiamo anche che nell'edizione che hai trovato ci sia scritto 29, si tratta evidentemente di un refuso. Sono andato a verificare: l'edizione presente su Gutenberg è la stessa riprodotta sul sito dell'Accademia di Francia che riporta "ventuno" (pagina 23), a meno che non legga male io. Non mi sembra il caso di vessare il povero Verne per un refuso. E non è che io sia notoriamente un blogger criticone, Marco. Io leggo, commento e condivido moltissimi post, ma taccio di supponenza solo chi a volte la dimostra.

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    3. Premessa: io sono stata una grandissima lettrice di JV soprattutto da bambina pertanto mi sta particolarmente a cuore questo tema, quindi mi scuso in anticipo per l' intromissione.
      Non mi sembra che Marco stia cercando di vessare Verne ma anzi ci sta offrendo l’ interessante punto di vista di uno scienziato con un secolo e mezzo di vantaggio che quindi fa delle precisazioni su quelli che oggi sarebbero considerati degli strafalcioni.
      Le opere di Verne sono piene di errori simili, o meglio noi adesso li consideriamo "errori" veri e propri, al tempo erano solo azzardi che hanno reso molti suoi scritti affascinanti e classificabili come "fantascientifici" (pensa che da alcuni di essi molti scienziati fecero davvero degli esperimenti come quello del dottor OX o cercarono di inventare macchine rivoluzionarie simili a quelle descritte nei suoi libri!). E’ proprio il confronto scienziato odierno-scrittore del XIX secolo a essere interessante, come si propone fin dal principio questo articolo.
      Poi capita spesso di sbagliare o trovare incongruenze tra le edizioni, ma l' importante è non fermarsi su queste minuzie, tutti noi possiamo sbagliare ed è proprio questo che dà un po' di pepe alla vita e alle opere come quelle di JV no? :)

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    4. Si apre così un tema molto interessante: possiamo ritenere "errori" delle conoscenze che erano considerate corrette nell'epoca in cui Verne scriveva? Esse lo sono solo dalla nostra prospettiva moderna. Forse il post doveva partire con questa premessa... tutto qui.

      Però avete fatto delle belle e interessanti riflessioni.

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  4. È naturale che un racconto scritto nell'Ottocento contenga imprecisioni scientifiche, dato che molte scoperte non erano ancora state fatte. Probabilmente, tra 200 anni gli scienziati troveranno divertenti i nostri racconti :)

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    1. Io spero che anche adesso i miei racconti siano divertenti. :)

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    2. Eddai che pignolo... Hai capito, divertenti nel senso che saranno divertiti dalla nostra conoscenza scientifica, che per loro invece sarà già arretrata :P

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    3. Tra qualche centinaio d'anni qualcuno farà la stessa cosa ai nostri testi, sì, e allora ci sarà da ridere!

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    4. Guarda, non servono nemmeno 200 anni. Io trovo buffo sentire Asimov parlare di relè.

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