venerdì 10 ottobre 2014

Scrivere monologhi

Scrivere monologhi: alcuni suggerimenti e miei testi (un'occasione per parlare anche del bellissimo lavoro svolto da DramaQueen).

Per essere una persona che non scrive più narrativa, direi che scrivo comunque parecchio. Oltre le cose che continuo a scrivere, ho parlato qui sul blog della scrittura per la musica e, soprattutto, della scrittura per il teatro.
Il mese scorso è andato in scena il piccolissimo spettacolo che ho diretto. La scrittura di quel copione, assieme ad altri collaboratori, è stata una divertente e positiva esperienza. E lo spettacolo è andato meglio di quanto sperassi. Oltre a quella partitura, però, ho scritto altre cose destinate alla recitazione e oggi ve ne parlo. Si tratta di monologhi.


I monologhi per l'iniziativa di DramaQueen
Ben pensandoci tutti le partiture per Letteralmente Sparlando e Certa gente mi perplime sono dialoghi o monologhi pensati per il teatro, ma qualche tempo fa ho scritto anche due veri e propri monologhi teatrali per poter partecipare alla bellissima iniziativa di compleanno per il blog di DramaQueen.
Ho scritto due monologhi ed entrambi sono stati selezionati tra gli otto finalisti del concorso.
Vi consiglio vivamente di vedere tutti gli otto video perché DramaQueen ha fatto un lavoro straordinario.

Io qui vi riporto i testi e i video dei miei due.

Libera
Mi dicevano di ridere e ridevo.
Mi dicevano di piangere e piangevo.
Mi dicevano di tacere e tacevo.
Mi dicevano di scappare e scappavo. Ma non da loro. Mai da loro.
Seguivo il loro volere alla lettera ogni volta che era necessario.
A volte a stento ricordavo di essere umana. Ero abituata a eseguire comandi senza nemmeno un sussulto emotivo. E così facevo: non smettevo mai di seguire il loro volere. Mai. Nemmeno per un solo istante.
Ero una macchina da scena, un pupazzo, forse, una marionetta che si illudeva di muoversi da sola, ma solo perché i suoi fili erano invisibili.
"Faccio quello che dicono perché è il meglio per me" mi ripetevo "mi tengono al sicuro".
È così che mi sono costruita la gabbia che mi ha imprigionata fino a oggi. Nessuno mi ha catturata e imposto nulla. Con l'accondiscendenza di un ignara vittima sacrificale sono stata io ad accettare che lacci e catene mi avvolgessero l'anima fino a stritolarla. Mi sentivo libera, perché la decisione era mia ogni volta. Il mio libero arbitrio non era in alcun modo messo in discussione, ma, allo stesso tempo, dentro di me, non c'era mai una vera alternativa. L'unica cosa logica da fare era seguire il loro volere.
Oggi però è cambiato tutto. Ho scoperto che la porta della gabbia era aperta e ho messo un piede fuori senza sapere cosa stessi facendo, come un bambino che muove incerto ma fiero i primi passi.
Loro mi dicevano di tornare indietro e io avanzavo. Mi suggerivano di piangere e io invece ridevo, ridevo come non avevo mai riso. Folle. Semplicemente e assolutamente folle. Disobbediente, per di più. Ma chi è folle può esserlo, no? Non mi importava più niente di niente. Un senso di libertà mi invadeva le narici. I miei polmoni sembravano respirare per la prima volta.
Io avevo creato i fili che consentivano loro di comandarmi.
E solo io potevo tagliarli.
Per questo l'ho fatto.
E ho scoperto di non essere mai stata viva prima d'ora.
Ma le cose sono cambiate.
Le mie paure da oggi non hanno più potere su di me.



 Basta!
Perché mi guardate così? Eh? Perché? Sentiamo, qual è la vostra motivazione? Forza, non ho tutto il giorno!
Siate dannati. Tutti, tutti quanti. Anche tu, [indica con il dito] sì, proprio tu che ti nascondi. Anzi, sai che ti dico? Tu più di tutti, perché non hai nemmeno il coraggio di guardarmi in faccia mentre ridi di me.
Io non vi sopporto più, ok?
Basta.
Sono stanca: stanca di voi, dei vostri sguardi, delle vostre stupide espressioni.
Credete io sia pazza? Benissimo. Accetto l'etichetta molto volentieri se mi distingue da voi, esseri insignificanti che sanno trovare gioia solo nel beffarsi degli altri.
Io sono libera. Voi potete dire altrettanto? No, certo che no. Siete maschere prive di vita, cementificate in sorrisi falsi e bugiardi.
Ridete, ridete pure. Non conoscete il sapore di una vera risata. Dovrei essere io a ridere di voi, ma mi fate pena: siete così limitati!
E smettete di riprendermi. Basta così!
[Va in direzione della telecamera, la afferra da dove è appoggiata]
Vediamo se ridete ancora, se prendo io il controllo.
Ora il mondo si prenderà gioco di voi, come si è sempre preso gioco di me. Non riuscite a smettere di ridere nemmeno adesso, eh? Siete rinchiusi nei vostri occhi di vetro.
[Orienta la telecamera dall'altro lato, ma non c'è nessuno, se non qualche peluche]




Incredibile ma vero, il primo di questi due monologhi ha anche vinto il concorso, quindi per me, alla gioia di vedere i miei testi prendere vita si è sommata anche quella della vittoria inaspettata.

Prima di passare ad alcune indicazioni su come scrivere un monologo, ci tengo molto a ringraziare DramaQueen per le sue bellissime interpretazione e per l'entusiasmo con cui ha affrontato questa iniziativa. Un entusiasmo che è stato contagioso e travolgente.
Non posso sapere cosa le riserverà la vita, ma sono certa che il teatro le scorrerà sempre nel sangue e le auguro di tutto cuore che quella che è la sua strada diventi anche il suo lavoro (tanto per restare in tema di sogni per terra).

Alcuni consigli per la scrittura di monologhi
Non sono certo un'esperta nella scrittura di monologhi però voglio comunque provare a darvi dieci consigli che ritengo utili quando si cerca di scriverne uno:
  1. Date spessore al vostro personaggio. In un monologo c'è un solo personaggio, quindi non può essere troppo piatto, deve essere coinvolgente, pieno, magari anche un po' estremo (nel suo dolore, nella sua gioia…).
  2. Tenete conto anche dell'interlocutore. Lo so, in un monologo c'è un personaggio solo, ma è importante avere ben chiaro a chi il monologo è rivolto. È un dialogo interiore? È rivolto a un altro personaggio? È un'esternazione rivolta al pubblico?
  3. Variate gli stati d'animo. È vero che un breve monologo in genere presenta uno stato d'animo prevalente (salvo soggetti bipolari o schizofrenici) però cercare di variare almeno l'intensità di tale stato d'animo: anche l'emozione più forte, senza alcuna variazione, dopo un po' diventa noiosa.
  4. Immaginate una storia. Anche se il monologo fotografa un sentimento o una breve scena, provate a immaginare cosa è successo poco prima al personaggio e verso cosa si sta muovendo. Questo può aiutarvi nell'inserire dettagli sempre coerenti nel pezzo che state scrivendo.
  5. Visualizzate la scena. Per capire cosa far dire al vostro personaggio, è importante che abbiate un'idea di come è in scena (seduto, in piedi, sdraiato…) e di cosa sta facendo (es. si morde le unghie, gesticola, piange, si veste…).
  6. Non dimenticate le indicazioni di scena. Visto che l'avete visualizzata, aiutate l'attore a entrare nella vostra testolina. Lo so, in Libera non ci sono e in Basta! sono pochissime, ma questo lo potete fare solo se state scrivendo un monologo per qualcuno che ha una buona dimestichezza con la recitazione, altrimenti, vi assicuro (e parlo per esperienza drammatica!) le indicazioni servono eccome e più sono dettagliate meglio è.
  7. Ricordate che è un testo scritto per essere recitato. Può sembrare banale ma ci sono testi bellissimi che mal si prestano alla lettura ad alta voce e alla recitazione. Utilizzare troppi incisi, parentesi, frasi dalla sintassi intricata o lunghissime può rendere il discorso meno adatto alla recitazione.
  8. Leggete ad alta voce il vostro monologo dopo la prima stesura. Questo si lega molto al punto precedente. Solo leggendo ad alta voce il testo vi potrete rendere conto se c'è qualcosa di inadatto alla recitazione.
  9. Trovate il vostro stile. A me piace scrivere monologhi di personaggi tormentati (come nei due scritti qui) oppure ironici. Ogni tanto mi piace sperimentare altro, però mi rendo conto di non essere brava con altri stili. Si può ovviamente fare pratica, però cercate anche di capire su quale terreno vi sentite più sicuri, soprattutto per cominciare.
  10. Fate tanta pratica. Non sempre le cose vengono al primo colpo. Come per ogni tipo di scrittura, il consiglio più banale (ma anche il più sensato) è: continuate a farlo!

E per quanto riguarda l'interpretazione di un monologo? Be', in quel caso, meglio andare a leggere sul blog di DramaQueen. Io ne sto provando uno, ma non so se arriverà mai su queste pagine.




9 commenti:

  1. Sul se ho mai scritto un monologo, credo non abbia bisogno di risponderti ;)
    Adesso sono al lavoro con il secondo da diversi anni.
    Le parole ci sono, ma manca la base e faccio fatica a visualizzare. Adesso sto frequentando il secondo anno di un corso teatrale e in questo corso lavorerò appunto su questo progetto assieme all'insegnante.
    Ti faccio poi i complimenti per i consigli che hai dato. Ti posso citare un aneddoto. Il mio monologo de L'eretica cominciava (dopo che mi ero seduta quindi poco dopo con l'inizio) con "Ahimé" Solo che quell'"ahimé" faceva abbassare tutto il monologo. Alla fine ho tolto la parola e le ho dato un altro tono. In più adesso ho cambiato di poco alcune parole e toni rispetto alla versione che hai visto e chi ha visto tutte e due volte lo spettacolo, mi ha detto che l'ultima versione è ancora più efficace.
    Complimenti per il post e per aver vinto con il monologo di "Libera". Te lo sei ampiamente meritato ed è stato proprio il monologo che ho votato

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    1. Sicuramente hai più esperienza di me nel settore!
      "L'eretica" mi è piaciuto molto, ma sono sicura che, se ci hai lavorato ancora su, è diventato ancora più interessante. Del resto, si può sempre migliorare, no?

      Buona scrittura per quello che hai in corso! Spero proprio che poi lo metterai anche sul blog.

      E grazie per i complimenti... "Libera" è un pezzo che sento tanto "mio" e non mi aspettavo che piacesse così tanto, ma Drama Queen ha la maggior parte del merito!

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  2. Brava brava brava! I punti che hai elencato sono giustissimi e utili anche per interpretare il monologo, oltre che per scriverlo. Credo che inserirò un link al tuo posto nel mio: a volte io do per scontate troppe cose!

    Grazie per la citazione :)
    Le indicazioni di scena sono state utili, anche perché io sono un po' attrice, ma regista per niente! Con "Libera" sono andata dove mi portava l'immaginazione, nel senso che mi è subito apparso nella mente il personaggio prima immobile e che piano piano prendeva vita... E anche la scelta del bianco e nero mi è venuta naturale... Spero di non essermi presa troppe libertà!

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    1. Oh, grazie! Ho cercato di fare del mio meglio...
      Grazie anche per il link!

      Hai fatto un ottimo lavoro. Se io avessi scritto tutte le indicazioni di scena, forse avrei pensato alcune cose diversamente, ma la tua interpretazione è stata sensazionale, quindi non cambierei una virgola.

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  3. I personaggi che creo, di sicuro il protagonista principale, tendono alla riflessione. Ci sono quindi tanti piccoli monologhi sparsi in ciò che scrivo. Se ci saranno altre iniziative del genere, potrei provare a sommarne insieme alcuni e tentare di ricavarne un monologo abbastanza lungo.

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  4. P.S. Complimenti per la vittoria nel contest! Non ne ero ancora al corrente...

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    1. Certo che puoi! Alla fine vedrai che scrivere monologhi è una bella esperienza!

      P.S. Grazie!

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  5. Credo di aver scritto solo due monologhi in vita mia. E non so se ritenterò, bisogna vedere dove mi porteranno le parole, se mi porteranno. ^_^
    I tuoi erano veramente bellissimi, sul serio! E le indicazioni sono semplici e geniali. Sarebbe da ritentare solo per assicurarsi di metterle in atto!

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    1. Grazie mille, troppo buona, davvero!
      Per sapere dove ti porteranno le parole basterà aspettare!

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