martedì 25 novembre 2014

Lapalissiano, pleonastico e tautologico

Lapalissiano, pleonastico e tautologico: tre parole da non confondere.
  
Eravamo quattro sei amici al bar che volevano cambiare il mondo fare un raduno.

Questo post nasce così, con sei amici seduti a un tavolo in un bellissimo raduno tra blogger. L'idea è venuta fuori da TOM che nel bel mezzo del discorso ha pensato bene di fare una domanda facile facile: «Ma che differenza c'è tra lapalissiano, pleonastico e tautologico?»
Ok, forse vi sembra strano che in un bar si possa tirar fuori una domanda del genere, ma vi assicuro che quando al tavolo ci sono sei blogger appassionati di scrittura e lingua italiana tutto è possibile e nessuno si è stupito! Ed è così che Elisa, Salomon Xeno, Camilla, Simona (l'altra metà di TheObsidianMirror) e io abbiamo cercato di trovare una soluzione all'annoso quesito proposto da TOM. Io, tutt'altro che pletorica, anzi bianchiccia a causa di un brusco calo di pressione, non sapevo bene come rispondere a tutte le incalzanti domande del team, però ho fatto una promessa: «Ci scriverò un post». E oggi adempio a tale promessa.

Ok, fine dell'allegra premessa che mi serviva solo a ringraziare i cinque compari di quella bellissima e piacevole serata. Ora parlerò di tutti e tre i termini, uno per volta…


Lapalissiano
Si definisce lapalissiano un ragionamento o un'affermazione le cui conclusioni appaiono immediatamente ovvie e scontate e sarebbe quindi inutile discuterne.

L'aggettivo deve il suo nome al maresciallo Jacques II de Chabanes, signore di de La Palice. Ma perché il nome di quest'uomo è legato a un termine così poco positivo? Non per sua colpa, ma per un banale errore di trascrizione. Esisteva una canzone creata dagli sconfitti dell'assedio di Pavia del 1524 che volevano rendere onore alla morte del loro comandante, morto durante la battaglia. Sfortunatamente due piccolissimi cambi trasformarono dei versi di lode  in tutt'altro!

I versi originali erano questi:
 Hélas, La Palice est mort,
il est mort devant Pavie;
hélas, s'il n'estoit pas mort
il ferait encore envie.

Di seguito la traduzione italiana:
Ahimè, La Palice è morto,
è morto davanti a Pavia;
ahimè, se non fosse morto
farebbe ancora invidia

L'ultimo verso, a causa di uno scambio tra f ed s  e l'inserimento di uno spazio, divenne:
il serait encore en vie (che in italiano si può tradurre con sarebbe ancora in vita).

 Si ottenne così la frase: se non fosse morto sarebbe ancora in vita che è un'ovvietà assoluta.
Altre versioni riportano la frase  un quart d'heure avant sa morte il était encore en vie (un quarto d'ora prima di morire era ancora in vita).

Questo necrologio curioso venne ripreso da Bernard de La Monnoye (vissuto a cavallo tra il XVII e il XVIII secolo) che aggiunse delle strofe per sfruttare tale effetto comico. La sua canzone ebbe successo ma poi cadde nell'oblio finché venne poi riscoperta da Edmond de Gouncourt che coniò il termine lapalissade, intesa come affermazione (quindi con valore di sostantivo). Da essa derivò poi anche l'aggettivo italiano.

Sul tema ha giocato anche Gianni Rodari in una filastrocca per bambini su Napoleone Bonaparate.
Scusate se mi sono dilungata ma questa storia mi è piaciuta un sacco e non potevo non condividerla con voi!


Pleonastico
L'aggettivo pleonastico deriva da pleonasmo, che viene dal greco e significa esagerazione. È una figura retorica in cui si ha l'aggiunta di parole o elementi grammaticali in un'espressione già compiuta dal punto di vista sintattico e informativo. Esse risultano pertanto non necessarie grammaticalmente e concettualmente. Questo crea una certa ridondanza e di solito serve ad aumentare intensità, forza, chiarezza o efficacia.

È tipico soprattutto del linguaggio parlato familiare.
  • Es. A me mi piace.  --> A me  e mi hanno lo stesso significato, pertanto metterli entrambi è pleonastico.  [Questa può essere vista anche come dislocazione a sinistra, vi ricordate?]
  • Es. Salgo su. --> Salire contiene già il significato di andare su, pertanto su  è pleonastico.
  • Es. Ma però io non sono d'accordo --> Ma  e però sono entrambe congiunzioni avversative: usarle entrambe di fila crea un pleonasmo.

Spesso queste espressioni vengono considerate delle violazioni di regole grammaticali (e spesso lo sono!) ma in alcuni casi potrebbero essere anche scelte stilistiche.

Il termine pleonastico per estensione può essere usato anche in senso figurato per atti e comportamenti ritenuti inutili e non necessari.

Tra i sinonimi di pleonastico  oltre a ridondante, riempitivo e sovrabbondante si trova anche pletorico! [E io che non sapevo bene come usare la parola questo mese ora riesco a usarla ben due volte nello stesso post!]

Tautologico
Il temine tautologico deriva da tautologia che in greco è un composto che significa (tauto) lo stesso (logia) discorso.
In logica è un'affermazione si tratta di un'affermazione vera per definizione, pertanto priva di valore informativo. In particolare si tratta di affermazioni che sono sempre vere, qualunque sia il valore di verità degli elementi che la compongono (dette anche verità logiche).
  • Es. Tutte le risposte sono corrette oppure almeno una non lo è.

Questa frase è vera sia che le risposte siano tutte corrette sia in presenza di uno o più errori, pertanto è vera sempre. Cioè è tipico delle proposizioni del tipo p o non p.
Le tautologie sono spesso uno strumento utile nelle dimostrazioni di teoremi matematici.
L'opposto della tautologia, in logica, è la contraddizione, cioè un'affermazione che è sempre falsa per qualsiasi valore di verità delle sue componenti.

In linguistica, la tautologia è una figura retorica che consiste nell'inserire contenuto ridondante o ripetitivo all'interno di un discorso per dare più enfasi. Spesso si usa anche per indicare un'ovvietà del tipo  un fiore è un fiore (definizione tautologica).  Si tratta di un'argomentazione che nelle sue conclusioni ripete ciò che era implicito nella premessa.

Il termine può pertanto assumere anche un significato negativo, nel senso che qualifica una proposizione in cui non si fa altro che ripetere quanto già detto.
In genere indica qualcosa di ovvio che non richiede dimostrazione data la sua palese verità.

Conclusione
Volendo semplificare al massimo (ma vi prego di tener conto di tutto ciò che ho detto finora):
  • Lapalissiano = ovvio
  • Pleonastico = superfluo, inutile (soprattutto a livello grammaticale e sintattico)
  • Tautologico = sempre vero, ripetitivo (nel senso che ripete le premesse nelle conclusioni)


Spero che il post sia chiaro… non è stato così semplice tirare le fila della questione, però devo ammettere di aver scoperto un sacco di cose interessanti.

E ora cercherò di evitare il più possibile errori dovuti all'uso incauto di questi tre aggettivi. 










Questo post partecipa all’iniziativa Una parola al mese. La parola di novembre 2014 è pletorico (al link maggiori informazioni).








21 commenti:

  1. Meno male che nessuno di voi ha tirato fuori anche la tautomeria. :)

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  2. Molto chiaro. Io conoscevo bene solo il senso di lapalissiano, ma per pleonastico e tautologico avrei dovuto ricorrere al dizionario. Ora non ne ho più bisogno :-)

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    1. Io ho consultato vari dizionari e siti prima di venirne a capo. Lieta però di aver fatto una sintesi utile!

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  3. Io conoscevo tutti e tre, per ragioni diversi. Tautologia era molto usato nei corsi del primo anno dell'università e pleonastico da un professore della magistrale, mentre la genesi di lapalissiano ci era stata raccontata alle superiori. Da qui a dire che mi ricordassi le tre definizioni, salvo forse quella di lapalissiano, ce ne passa... tanto che sono contento sia uscito questo post chiarificatore!
    :)

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    1. Anche perché, se ti fossi ricordato tutte e tre le definizioni e avessi deciso di non dircele quella sera mentre ci tormentavamo per trovare il bandolo della matassa, saresti stato proprio crudele! Ahaha!

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  4. Sono molto contenta che tu l'abbia chiarificato con un post, dato non eravamo riusciti a venirne a capo ;)

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    1. Tra l'altro oggi mi hai dato un'altra idea... continueranno i post chiarificatori di discussioni tra blogger!

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  5. Io non ne sarei mai andata fuori (pleonasia? No dai, si può anche andare dentro), ahah!
    Post dettagliato e molto bello. Mi ha appassionato! :) E mi ha insegnato parole nuove. :D

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    1. La storia del maresciallo e della canzone ha appassionato tantissimo anche me!

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  6. Praticamente eravamo tutti attorno ad un tavolo. C'era Sheldon, Leonard, Howard e Rajesh. Poi c'era Leslie e naturalmente c'era Penny che ci ascoltava sbigottita (P.S.: era un commento da super-nerd, non so se si era capito)

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    1. Ehm... non parlo la tua lingua, ma ti sorrido bonariamente, ok?

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    2. Eheheh.... Quello che intendevo è che quando ci si incontra nei bar, invece di bere birra, si fanno discorsi da nerd come i protagonisti di The Big Bang Theory...

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    3. Ora è tutto chiaro! Grazie!

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    4. @TOM ahah grande! Ma... E io chi ero, di questi? :O
      @Romina, mi deludi... La prossima volta ti faccio guardare una puntata! (Ecco, adesso si spaventa e non torna più a trovarmi)

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    5. @Elisa - Tu chi vorresti essere? Penny? No.. direi che, visto che eri l'unica non milanese, non potresti essere che Rajesh (anche lui straniero). ^__^

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    6. @Elisa: Tutt'altro! Spero di vedere presto una puntata, se questa è una scusa per rivederti!

      @TOM: Tecnicamente anch'io sono "straniera"! Ahaha! Ma lei di più, in effetti!

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    7. Ahahah, vero! Però, per vostra sfortuna, non soffro di mutismo selettivo xD
      Romina, usa pure la scusa che vuoi... Ti accoglierò a braccia aperte :)

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    8. Per nostra fortuna, vorrai dire!

      Non vedo l'ora, lo sai, vero?

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  7. Aspettavo questo post e non mi ha delusa! Grande Romina che riesce sempre a toglierci ogni dubbio :D

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