martedì 27 gennaio 2015

"Il senso di Smilla per la neve" di Høeg: si fa presto a dire "neve"!

Dodicesimo appuntamento con la rubrica Un pozzo di scienza di Marco Lazzara, il blogger itinerante che dopo i suoi sei guest post sul mio blog, ha trovato un suo spazio fisso in questa rubrica in cui parla dei contenuti scientifici alla base di racconti famosi. Alla fine del post trovate tutti i link ai precedenti post della rubrica, ma ora ringrazio Marco Lazzara e gli cedo subito la parola.
Anche se quest'inverno purtroppo si sta rivelando poco prodigo di neve, oggi Marco ci parla de Il senso di Smilla per la neve di Peter Høeg.


Il Senso di Smilla per la Neve

Il Senso di Smilla per la Neve è un romanzo di Peter Høeg del 1992. Smilla Jaspersen è una giovane donna di Copenaghen, nata da padre danese e madre groenlandese, ed è una glaciologa, una studiosa del ghiaccio. Un giorno, rientrando a casa, assiste a una tragedia: Esajas, un bambino inuit che viveva nel suo palazzo e a cui lei si era affezionata, è morto precipitando dal tetto. Smilla esamina il luogo della tragedia e grazie a quel senso per la neve ereditato dalla madre, intuisce dalla conformazione delle orme che il bambino stava scappando da qualcuno. La polizia sembra intenzionata a etichettare il fatto come semplice incidente, mentre Smilla è decisa a fare luce sulla vicenda, dietro la quale scoprirà un’inquietante verità.


Forse può stupire che esista qualcuno che studi il ghiaccio, che in apparenza sembra qualcosa di molto semplice. In realtà non è così e la cultura inuit, nella cui lingua esistono oltre una decina di modi per indicare la neve, l’aveva intuito da tempo.
Per cominciare, l’acqua è una delle pochissime sostanze la cui forma solida (il ghiaccio) è meno densa della forma liquida (il ghiaccio occupa infatti un volume maggiore di circa il 10%): quindi il ghiaccio galleggia sull’acqua. Questo è fondamentale per la vita marina delle zone artiche, in quanto lo strato di ghiaccio funge da isolante termico, e in questo modo l’acqua rimane a una temperatura maggiore rispetto all’aria sovrastante.
La ragione di questa sua peculiarità è insita nella struttura cristallina del ghiaccio. L’acqua (H-O-H) ha la forma di una V, con un angolo di legame di 104,5°; quando solidifica gli atomi di ossigeno si dispongono in modo da formare delle strutture esagonali, con gli atomi di idrogeno che si mettono a ponte tra le diverse molecole, e allora l’angolo di legame si allarga fino a 109°, facendo assumere una perfetta geometria tetraedrica: la struttura solida necessita perciò di uno spazio maggiore.



Se il ghiaccio è una struttura accorpata, la neve è in forma di polvere, o meglio di grani: consiste infatti di una dispersione di minuti cristalli di ghiaccio. A differenza del ghiaccio, però, che è trasparente, essa ci appare bianca, in virtù del fenomeno della diffusione della luce: questa viene infatti dispersa e scomposta dai piani reticolari dei vari cristallini che la compongono e il risultato è una mescolanza di tutti i colori, che il nostro occhio recepisce nella totalità come bianco.

A differenza della nostra lingua, in cui usiamo delle locuzioni, nella lingua inuit esistono parole per descrivere le diverse forme e condizioni della neve, a seconda della sua consistenza e degli utilizzi che ne possono derivare: c’è la neve che scende, la neve che segna la fine della bella stagione, la neve appena caduta, la neve soffice su cui si fa fatica a camminare, i cumuli di neve morbida, la neve dura e cristallina, quella che si è sciolta e poi ricongelata, la neve su cui è piovuto sopra, la neve farinosa, la neve trasportata dal vento, la neve con cui il vento copre gli oggetti, la neve dura che cede sotto il peso dei passi, la neve fusa per essere bevuta, la neve ammucchiata e la neve più adatta a costruire gli igloo.

E il ghiaccio? Quella di cui abbiamo parlato finora è solo una delle forme del ghiaccio, quella chiamata ghiaccio I, che è quella a cui siamo abituati e che si forma a 0 °C e pressione atmosferica. Ma non è l’unica: l’acqua, come molte altre sostanze, presenta infatti il fenomeno del polimorfismo: un composto in grado di solidificare in più forme cristalline diverse, le quali a volte possono anche mostrare proprietà fisiche diverse. Esistono altre dodici forme cristalline del ghiaccio, che si ottengono però in condizioni di elevatissima pressione (vedi sotto il diagramma di fase), oltre a tre fasi metastabili (il raggiungimento di una situazione di non-equilibrio tra fasi, che può mantenersi a lungo stabile nel tempo) e al solido amorfo (di tipo vetroso, ottenuto per brusco raffreddamento dell’acqua).






In attesa di un po' di neve, questo post ci dà basi scientifiche per parlarne!

Vi ricordo che se avete bisogno di informazioni scientifiche precise per i vostri racconti, Marco può accorrere in vostro aiuto con la rubrica SOS Scienziato (trovate maggiori dettagli nel primo post della rubrica) .

Chiudo con un ultimo ringraziamento per Marco per il post e vi rimando ai link ai precedenti appuntamenti di questa rubrica:  



Hanno parlato di questo articolo:

13 commenti:

  1. Questa peculiarità del popolo Inuit mi ricorda i modi in cui gli hawaiani chiamano la lava. Chissà se gli islandesi, che convivono sia con il ghiaccio sia con la lava, hanno simili termini.

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    1. Non sapevo degli hawaiani. Non credo per l'islandese, che è una lingua già di suo piuttosto complessa, ma potrebbe anche darsi.

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    2. Dov'è un islandese quando serve? Ahah!
      Sarebbe bello saperne di più!

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  2. Un altro libro che ho sempre pensato di leggere, ma non l'ho mai fatto. Chissà che l'ottima spiegazione di Marco sul ghiaccio non sia l'occasione giusta?!

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    1. Molto bello anche il film con Julia Ormond.

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    2. Io non ho letto il libro ma ho visto il film. Non lo ricordo molto, però mi era piaciuto.

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  3. Bel libro e il film con la Ormond (mi piace moltissimo) è piacevolissimo!
    Curiosissima la questione relativa ai vari nomi utilizzati dagli Inuit per descrivere la neve *__*
    E complimenti per la mega spiegazione scientifica (qualcosa mi sfugge, colpa mia :P, ma davvero chiara!)

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    1. Se c'è qualcosa che non hai capito, posso spiegartelo volentieri, Glò. :)

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    2. Un insegnante non ha pace finché tutti i suoi studenti non hanno capito tutto, Glò. Chiedi pure (a Marco, perché io ne so poco...).

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    3. Questo è un po' spaventoso -_-
      "La ragione di questa sua peculiarità è insita nella struttura cristallina del ghiaccio. L’acqua (H-O-H) ha la forma di una V, con un angolo di legame di 104,5°; quando solidifica gli atomi di ossigeno si dispongono in modo da formare delle strutture esagonali, con gli atomi di idrogeno che si mettono a ponte tra le diverse molecole, e allora l’angolo di legame si allarga fino a 109°, facendo assumere una perfetta geometria tetraedrica: la struttura solida necessita perciò di uno spazio maggiore."
      Penso che sia principalmente per non aver dimestichezza con la materia :P però è davvero chiara la spiegazione!

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    4. Vedi Glò, atomi e molecole vogliono essere stabili. Per farlo devono cercare di abbassare la propria energia, quindi studiano tutti i modi possibili per risucirci.
      La molecola dell'acqua ha la forma di una V, con un angolo di 104,5°. La possibilità che hanno le diverse molecole di acqua di organizzarsi tra loro in un solido posizionando gli atomi di idrogeno tra di esse, riesce a stabilizzare parecchio la struttura complessiva.
      Così facendo, però, l'organizzazione prevede 4 interazioni di legame con gli atomi di ossigeno, e il modo migliore per abbassare l'energia è quello di organizzarsi in una geometria tetraedrica (angoli di 109,5°), perchè così tutti gli atomi di H sono alla stessa distanza, ovvero non si danno fastidio l'uno con l'altro.
      Questo modo di organizzarsi genera quelle strutture cicliche "esagonali". :)

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    5. @Romina: se non mi dessi pace finchè ogni mio studente non ha capito tutto, probabilmente starei al manicomio criminale. :P
      In realtà lascio che studino anche per conto loro e al massimo mi chiedano, ma naturalmente ci sono sfumature che non possono cogliere, perchè per ovvie ragioni bisogna semplificare e non si può fare tutto in maniera dettagliata.

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    6. @Marco: Be', io sono fatta così (ogni studente deve arrivare al massimo della comprensione per lui possibile)... forse per questo finirei in un manicomio criminale, se non fossero chiusi!
      Però capisco il tuo ragionamento!

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