lunedì 9 febbraio 2015

"Casa di bambola" di Henrik Ibsen: drammi sociali nel teatro

Oggi sono qui per presentarvi un nuovo post di La biblioteca dimenticata, rubrica fissa sul mio blog curata da Davide Rigonat, il blogger che gestisce La casa della nebbia.

L'elenco dei libri di cui si è occupato nei post precedenti è alla fine di questo post.
Oggi però ci parlerà di qualcosa di molto particolare e cioè di drammi sociali nel teatro con Casa di bambola di Henrik Ibsen.

Lo ringrazio e gli cedo subito la parola!


Casa di bambola di Henrik Ibsen

Cari amici,
senza quasi accorgermene (se non ho sbagliato i conti) sono arrivato al dodicesimo appuntamento con La Biblioteca Dimenticata. Per festeggiare degnamente l’anno appena trascorso, ho deciso di proporvi qualcosa di un po’ diverso dal solito.


Anche in omaggio a Romina, questo mese ho voluto sconfinare nel teatro e parlarvi di uno dei drammi di Henrik Ibsen: Casa di Bambola. Certo, molti di voi avranno già sentito il nome dell’autore (molto famoso e molto importante) e magari avranno anche già sentito almeno il titolo di questo dramma (ne sono state fatte numerose trasposizioni cinematografiche, tra cui ben due nel 1973: una con Anthony Hopkins ed una con Jane Fonda – non vi nascondo però che secondo me le vecchie versioni in bianco e nero sono molto più riuscite). Quanti di voi, però, hanno letto il dramma? Spero molti, anche se da una piccola indagine che ho condotto empiricamente tra i giovani ho dovuto constatare che quasi tutti non sapevano neanche chi fosse Ibsen. Sob!


Ma torniamo a noi. Henrik Ibsen nasce nel 1828 a Skien, nel sud della Norvegia. Figlio di due ricchi armatori, fu uno scrittore, drammaturgo, regista norvegese. Pubblicò il suo primo dramma (Catilina) a vent’anni, mentre ancora era costretto, a causa del tracollo degli affari del padre, a lavorare come farmacista. In seguito si trasferì ad Oslo dove cominciò a fare esperienza, tanto che nel 1851 fu nominato direttore scenico del teatro di Bergen e, nel 1857, direttore del teatro di Cristiana. Negli anni successivi Ibsen scrisse vari testi teatrali, ma la vera svolta si ebbe nel 1864, in seguito a un viaggio in Italia, che, come spesso è accaduto nella storia, ha ispirato la stagione più prolifica dell’autore. Il soggiorno in Italia (soprattutto a Roma), a parte una breve parentesi (si sposta a Dresda nel periodo 1868-1874), si protrarrà ininterrotto fino al 1891. Fece poi ritorno in patria e, colpito da paralisi nel 1900, morirà a Cristiania (l'odierna Oslo) nel 1906.

Dopo una prima fase dal sapore più tradizionale e una successiva fase romantica (1864-1874), Ibsen esplorò nuovi orizzonti tematici, dando vita a quella che molti definiscono come la fase sociale del suo teatro. Rivoluzionando gli schemi statici e stantii ereditati dall’epoca vittoriana, scrive una serie di capolavori (Casa di Bambola, Spettri, La Signora del Mare, ecc.) nei quali infrange le convenzioni di facciata della borghesia ottocentesca, portando sulla scena persone normali e vere, con i loro problemi e le loro contraddizioni. In particolare, egli si batte contro le convenzioni maschiliste che relegavano la donna al ruolo di figlia, di madre e di moglie, con l’unico compito di compiacere il marito-padrone. Intendiamoci, Ibsen non è un femminista, né un precursore dei movimenti successivi. Egli rivendica il diritto della donna di essere se stessa, di poter far sentire la propria voce e di poter scegliere l’uomo da amare, così che possa realizzarsi ed essere felice. Il tutto però all’interno della famiglia, che anche per Ibsen è il vero regno della donna. Per capirsi, il tema dell’indipendenza economica della donna, per esempio, è appena sfiorato da Ibsen e spesso collegato solo alla necessità di vedove o donne sole di mantenersi.


Dal punto di vista stilistico, nei suoi testi non c’è spazio per molti fronzoli, ma solo per il dramma in sé. Anche i suoi protagonisti sono spesso trattati in maniera volutamente superficiale e stupiscono tanto il lettore quanto gli altri personaggi, che spesso non riescono a capire i loro pensieri e le loro azioni. Ibsen lotta per la sconfitta dell’ipocrisia e della finzione e per la vittoria della verità, che spesso si manifesta proprio con il compiersi del dramma. Tornando ai drammi prima citati, ecco che in Spettri i protagonisti sono i ricordi, fantasmi del passato di una donna che non ha saputo ribellarsi alle convenzioni della società, colpa che la porterà all’estrema tragedia; nella Signora del Mare il tema è la libertà di scelta che porterà la protagonista a desiderare un marinaio e che la porterà in contrasto con il marito, salvo accorgersi poi, quando questo la lascerà andare, di essere in realtà innamorata di lui e non del suo sogno. Le opere di questo periodo segnano un momento di grande rinnovamento nella drammaturgia del tempo e assicurano all’autore una schiera di ferventi ammiratori (G. Bernard Shaw e James Joyce, solo per citarne alcuni) e che spingono tanti giganti del palcoscenico a misurarsi con la sua opera (si pensi, per esempio, alla Duse).


Veniamo adesso a Casa di Bambola. I protagonisti di questo dramma in tre atti sono Nora, l’avvocato Torvald Helmer (suo marito), il dottor Rank, la signora Kristine Linde e l’avvocato Krogstad. Il primo atto ci porta a casa Helmer e ci presenta Nora che rientra, dopo aver comprato l’albero di Natale e vari regali per il marito e per i tre figli. Di lì a poco viene a trovarla la signora Linde, una sua amica d’infanzia rimasta vedova e che vuole chiederle di mettere una buona parola per un impiego con il marito, fresco di nomina a direttore di banca. Nora accetta di buon grado, mostrandosi però leggera e un po’ sciocca. L’amica sembra risentirsi un po’ dell’atteggiamento dell’altra rispetto alla sua situazione e della sua necessità di lavorare per mantenersi. Nora allora, per dimostrarle di sapere cosa significa sacrificarsi, le confida che qualche anno prima, per poter portare il marito molto malato in Italia, si era procurata una forte somma di denaro senza che lui, contrario per principio a contrarre debiti o prestiti, ne sapesse nulla. L’arrivo dell’avvocato Krogstad fa però presto precipitare le cose. Nora confesserà infine alla signora Linde che quei soldi se li era procurati firmando col nome del padre moribondo una cambiale proprio all’avvocato Krogstad, il quale tra l’altro aveva un piccolo impiego nella banca che il marito avrebbe presto cominciato a dirigere. L’avvocato Helmer aveva però chiaramente manifestato la volontà di licenziarlo, così che lo strozzino aveva chiesto l’intercessione di Nora dietro minaccia di rivelare tutto al marito. Il tentativo però fallisce miseramente. Alla fine, nonostante l’intervento della signora Linde, il marito di Nora viene a sapere della firma falsa (salto volutamente alcune parti della trama per non togliervi del tutto la sorpresa). Il marito si rivela prigioniero dei lacci della società e non riesce che a vedere lo scandalo e la sua impotenza di fronte a Krogstad. Non passano che pochi minuti prima che una nuova lettera dissipa per sempre ogni preoccupazione e cancella ogni possibile fallo del passato. Immediatamente rasserenato, il marito si pente delle parole anzidette e si lancia in rinnovate dichiarazioni d’amore alla moglie, ma ormai il dramma è avvenuto. Nora, che si era preparata all’evento, aveva sperato in un miracolo, un miracolo tragico e stupendo che però non si era verificato. Essa si guarda allora dentro e si rende conto di aver sempre vissuto prigioniera delle aspettative altrui, quasi fosse stata una bambola nelle mani di suo padre prima e di suo marito poi. Nonostante le sincere proteste del marito, capisce che la cosa più importante per lei è riuscire a conoscere finalmente se stessa e così matura la decisione di abbandonare la sua casa, suo marito e, addirittura, i suoi figli. Un dramma abissale, rischiarato solo dall’ultimo guizzo di speranza che si accende nel marito che ai miracoli, evidentemente, vuole credere.

Il punto centrale dell’intera storia è ancora una volta il contrasto tra le convenzioni sociali e la liberta della donna all’interno della casa e della famiglia. Ibsen ci propone una figura reale, schiacciata dai pregiudizi e di una società stantia e pervasa di puritanesimo, che attraverso un percorso nascosto e sofferto decide di cercare di cambiare le cose e di rivendicare la propria identità. Queste tematiche e l’approccio che Ibsen sceglie nella presentazione del dramma sono state una grande novità per l’epoca e si rivelano ancora oggi attualissimi e ben costruiti.

Per concludere, non posso quindi che consigliarvi di perdere qualche ora per leggervi qualche dramma di questo importante autore. Sono sicuro che non ne rimarrete delusi.


Una bellissima incursione nel mondo del dramma teatrale e con tanti contenuti di rilievo!
Concludo ringraziando ancora una volta Davide per il bellissimo intervento che questa volta ci ha portato perfino nel mondo del teatro! E lo ringrazio anche per questo anno passato qui sul blog portando sempre interessanti articoli!

Di seguito i link a tutti gli altri testi di cui ha parlato Davide:




Hanno parlato di questo articolo:


20 commenti:

  1. Ho letto "Casa di bambola" un annetto fa, forse anche di più, ero convinto di annoiarmi nel leggere un testo teatrale e invece mi son dovuto ricredere e di tanto. Non mi sono affatto pentito ^^

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  2. Caro menestrello,
    visto che ti è piaciuto non posso che consigliarti di leggere anche "Spettri" e gli altri drammi scritti da Ibsen in quel periodo.

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  3. Grazie per il suggerimento ^^. Farò in modo di procurarmeli

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    1. Gli unici testi teatrali che ho letto io sono di Pirandello, almeno credo, però questo sembra oggettivamente molto interessante! E i consigli di Davide sono sempre preziosi!

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  4. Ho letto "Spettri"... ipnotico. Anche "Casa di bambola" è assai interessante. Un tipo di teatro intimista che prima o poi vorrei affrontare.

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    1. Già. I suoi drammi, soprattutto da Peer Gynt in poi, sono uno meglio dell'altro.

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    2. @Luz: Benvenuta sul blog!

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    3. Romina, grazie, e piacere di fare la tua conoscenza!

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  5. C'ero rimasta un po' male, quando ho visto che questo dramma avrebbe fatti parte di una rubrica chiamata "La biblioteca dimenticata".... Insomma, Ibsen non è un autore dimenticato e Nora è uno dei classici personaggi femminili che vengono suggeriti a chi deve preparare un monologo per un provino. Ma forse io sono più coinvolta in questo ambiente ristretto che è il teatro e normalmente non è così conosciuto come credo...
    Ecco, comunque ti perdono, perché ne hai parlato veramente bene ;)

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    1. Ciao Elisa,
      ti dirò che l'ho fatto apposta. Negli anni mi sono accorto che, sempre di più, i lettori di narrativa (verso cui, in teoria, si rivolge principalmente la rubrica) disertano i testi teatrali (e non solo). Allo stesso modo, chiedendo un po' in giro, soprattutto ai "giovani", mi sono accorto (con delusione, devo ammetterlo) che, se anche qualcuno conosceva Ibsen di nome, praticamente nessuno aveva letto niente di suo. Ho cercato allora di dare un mio piccolo contributo provando a proporlo in un contesto non indirizzato espressamente agli amanti del teatro.
      Sono comunque contento di aver ottenuto il tuo perdono. :)

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    2. Mi inserisco nello scambio per aggiungere una cosa, visto che Elisa è teatrante come me. Per mettere in scena drammi come questo occorrono diverse doti, da quelle recitative a quelle registiche. Ma occorre, ahimé, anche una forma di "coraggio" che tocca l'aspetto del gradimento del pubblico. Ragion per cui spesso si preferisce reinterpretare il testo modernizzandolo, o stravolgendone alcuni contenuti.

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    3. @Elisa: Dai, su, almeno abbiamo trovato il modo di parlarne anche su questo blog che non si occupa direttamente di teatro.

      @Luz: Teatrante anche tu, come Elisa? Che bello! Sì, sicuramente non sono testi facili, però bisogna anche avere il coraggio di andare contro corrente, sempre...

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    4. Sì sì, nel mio blog trovi un piccolo articolo su cosa significhi per me fare teatro. :-)

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    5. Andrò a curiosare, allora!

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  6. Il testo non l'ho mai letto ma l'ho visto a teatro, forse anche più di una volta. Non c'è niente da fare: Ibsen aveva qualcosa che altri non avevano.

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    1. Che voglia di andare a teatro che mi state facendo venire...

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  7. Non si leggono abbastanza gli autori teatrali, è verissimo!
    Ibsen lo conosco soltanto per Casa di bambola.
    Questo testo fu oggetto di polemiche quando fu scritto, proprio perché una donna, per realizzare se stessa, andava contro la morale borghese, il conformismo.
    E indubbiamente questo dramma ha una forte valenza ancora oggi, forse non solo in relazione alla questione del femminismo, ma in merito alla realizzazione della "persona", come individuo libero.

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    1. Eh, noi donne, quanta strada ancora dobbiamo fare per poter essere davvero libere! Una lotta senza fine, temo. Per fortuna qualcuno dà voce a questa ricerca della propria strada.

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