mercoledì 9 dicembre 2015

"Il Golem" di Gustav Meyrink: incontrare il proprio doppio per superare se stessi

Oggi sono qui per presentarvi un nuovo post di La biblioteca dimenticata, rubrica fissa sul mio blog curata da Davide Rigonat, il blogger che gestisce La casa della nebbia e l'autore di La nebbia e altri racconti.

Oggi ci parlerà di Il Golem di Gustav Meyrink.

Come sempre lo ringrazio di cuore e gli lascio la parola così che vi possa raccontare tutto ciò che c'è da sapere su questo libro!

Il Golem di Gustav Meyrink

Cari amici,
quest’oggi voglio portarvi nel mondo del fantastico e dell’esoterico e parlarvi de Il Golem, l’opera più famosa di Gustav Meyrink.


L'autore
Gustav Meyrink (al secolo Gustav Meyer) nacque a Vienna il 19 gennaio 1868. Figlio illegittimo del barone Karl von Varnbüler e dell'attrice Maria Meyer, trascorse i primi tredici anni a Monaco prima di trasferirsi con la madre prima ad Amburgo e poi a Praga (1883). Praga ebbe un ruolo fondamentale nella vita di Meyrink, tanto che divenne lo sfondo naturale di molte delle sue opere. Nonostante si fosse impegnato in vari lavori (fu tra l’altro co-titolare di una piccola banca tra il 1889 e il 1902), Meyrink attraversò una profonda crisi esistenziale che lo portò, nel 1892, a ritrovarsi seduto ad un tavolo con una pistola puntata alla tempia. A salvarlo fu, come lui stesso racconta, il rumore di un opuscolo pubblicitario provvidenzialmente infilato sotto la sua porta. Quel foglietto, che per incredibile coincidenza era intitolato Afterlife, gli aprì le porte di quella che sarà per molti anni la sua nuova passione: l’occultismo.
Nel 1902, fallita la sua banca (vicenda in seno alla quale Meyrink ebbe a sperimentare per un paio di mesi l’accoglienza delle galere della sua città), il nostro decise di dedicarsi alla scrittura, a cui affiancò l’opera di traduttore. Cominciò a pubblicare numerosi racconti, spesso di tono satirico e volti a ridicolizzare le istituzioni austro-ungariche, l’esercito e, talvolta, la Chiesa che vennero raccolti in vari volumi (Wachsifgurenkabinett, Orchidee, Der heisse Soldat, ecc.). Nel 1911 si trasferì insieme alla moglie Philomene Bernt e ai suoi tre figli a Starnberg, in Baviera, dove rimase fino alla morte.
Il successo arrivò nel 1915, quando venne raccolto in volume il suo romanzo Il Golem, precedentemente pubblicato a puntate sulla rivista Die weissen Blätter tra il 1913 e il 1914. L’opera si rivelò un grande successo commerciale e garantì a Meyrink fama e denaro. A Il Golem seguirono Il volto verde (1917), La Notte di Valpurga (1918), Il Domenicano Bianco (1922) e L’angelo della finestra d’Occidente (1927). Convertitosi ufficialmente al buddismo nel 1920, Meyrink morì il 4 dicembre 1932, meno di sei mesi dopo che il figlio ventiquattrenne, Harro Fortunat, ridotto su una sedia a rotelle a seguito di un incidente sugli sci, decise di suicidarsi: l’ultima tragica coincidenza in una vita così fortemente legata al mistero.

Come già accennato, Meyrink si dedicò con impegno alla ricerca e allo studio dell’esoterismo, dell’occulto e del misterioso: il fascino che queste discipline avevano su di lui lo portarono ad una letteratura immaginifica, fortemente simbolista e spesso soprannaturale. Il successo, come abbiamo visto, arrivò sia da parte del pubblico che della critica e non riuscirono a scalfirlo in maniera significativa nemmenole critiche dei nazionalisti austriaci (Meyrink si era apertamente schierato contro la Prima Guerra Mondiale) o la messa al bando delle sue opere imposto durante il periodo nazista.

L'opera
Prima di parlare de Il Golem dobbiamo fare una piccola premessa: come vedremo, uno degli aspetti più interessanti e intriganti di quest’opera sta proprio nell’originalità della sua trama, motivo per cui sarò costretto a fare un po’ di spoiler. Cercherò comunque di limitare al massimo le rivelazioni per non togliervi il gusto di leggere il libro. Anzi, non rispetterò esattamente neppure l’ordine cronologico degli episodi cui vi accennerò, così che abbiate un quadro generale ma non i dettagli.

Cominciamo con il dire che il protagonista de Il Golem non è la mitica creatura d’argilla costruita dal rabbino Loew, ma bensì uno sconosciuto narratore che un giorno, non si sa bene né quando né dove, ha preso per errore il cappello di un altro. Da quel momento egli comincerà a rivivere in prima persona la vita del proprietario di quel misterioso copricapo: Athanasius Pernath, un intagliatore di pietre preziose. Il narratore/Pernath appare da subito scombussolato, incerto sulla sua stessa identità e quasi alieno a ciò che lo circonda. Solo il nome ricamato in lettere d’oro all’interno della fodera del cappello gli ricorda chi è. Egli conduce un’esistenza ritirata nella stanza affittata in uno degli edifici di proprietà di Aaron Wassertrum, una figura che assomma in sé tutto il male possibile (è malvagio, intrigante, vendicativo, avaro, viscido, addirittura deforme a causa del suo pronunciato labbro leporino), incarnando di fatto la somma degli stereotipi negativi sul popolo ebraico. Gli unici svaghi che Pernath si concede sono le rare uscite o le serate con alcuni amici da Loisitscheck; l’intagliatore non è però mai perfettamente inserito nel tessuto sociale che lo circonda e spesso sembra che il piano mentale su cui vagano i suoi pensieri non coincida con quello degli altri. C'è anche da dire che neppure i suoi compagni si preoccupano molto di approfondire la conoscenza: basti pensare che nessuno sa esattamente da dove Pernath provenga o cosa abbia fatto in passato. Interessante notare come neppure l’intagliatore riesca a ricordare chiaramente il proprio passato.

La vita di Pernath comincia a prendere una piega inaspettata (e inquietante) il giorno in cui un uomo gli portò un libro da restaurare: si tratta di Ibbur o La concezione dell’anima. Athanasius si sente come trascinato dal libro in una visione in cui i suoi dubbi gli si parano davanti ad uno ad uno, lasciandolo come stordito. Solo allora realizza di non ricordare assolutamente il volto o qualsiasi altro dettaglio del suo sconosciuto committente. Si ricorda poi che quello è l’anno in cui il golem avrebbe fatto la sua ricomparsa nel ghetto: la misteriosa creatura riappare infatti ogni 33 anni esatti e nessuno di quelli che lo hanno incontrato è stato poi in grado di darne una qualsiasi descrizione.

Tra i vari personaggi che incrociano la strada di Pernath, i più importanti sono lo studente Charousek, Schemajah Hillel e sua figlia Miriam. Charousek è una figura ambigua, consumata da un odio implacabile per il vecchio Wassertrum e per suo figlio, il dottor Wassory. Egli riuscirà infine a consumare la sua vendetta proprio grazie all’aiuto involontario di Pernath, sfruttando l’unica debolezza del malvagio rigattiere (Wassertrum – NdR): l’amore per il figlio, sua immagine nel male. Hillel è invece l’archetipo della figura positiva: severo e in forte odore di santità, riuscirà sempre a calmare e pacificare la mente dell’intagliatore. La sola sua presenza sembra infatti in grado si scacciare il male, tanto che persino Wassertrum si ritrae al suo arrivo. Sarà lui a guidare i primi passi di Pernath nel mondo del misticismo. Miriam, infine, è una ragazza ingenua, dolce, servizievole e devota rispetto al padre che sente distante in quanto troppo perfetto; essa crede tenacemente nei miracoli, che spesso crede di vedere nei momenti di difficoltà della sua vita, e si aggrappa con fiducia alla sua vita di privazioni e preghiera. Pernath ne è affascinato e si innamora di lei, nonostante le difficoltà a rapportarsi con lei.
 
Un giorno Athanasius viene arrestato con l’accusa di aver ucciso un certo Carl Zottmann: interrogato più volte in maniera sommaria da una giustizia sommaria, sbrigativa, pachidermica e, se vogliamo, kafkiana (anche se Il Processo vedrà la luce solo nel 1925 - NdR), viene tenuto in carcere per molti mesi (lo stesso Meyrink aveva avuto modo di sperimentare l’efficienza della giustizia di Praga quando, nel 1902, venne incarcerato per circa due mesi e mezzo – NdR). Durante la sua permanenza in cella, Pernath ha l’occasione di incontrare Amadeus Laponder, condannato a morte per assassinio e stupro. Laponder soffre di una specie di sonnambulismo, stato durante il quale il suo spirito lascia il suo corpo e gli consente di vedere e sentire cose a lui distanti: è così che Pernath riesce a risentire la voce degli amici e ad avere notizie di Miriam. Racconta allora la sua storia al suo compagno di cella, che a sua volta gli rivela il percorso interiore che aveva intrapreso molto tempo prima e che lo aveva portato ad un livello di consapevolezza quasi completa. Non gli svela però la verità ultima, da lui intuita solo dopo l’incontro con l’intagliatore.

Pernath verrà scarcerato grazie all’intervento di Charousek che, sfruttando suoi contatti, riuscirà a scoprire il vero colpevole. L’ex studente, che nel frattempo si è suicidato sulla tomba del suo odiato nemico, gli lascia anche una cospicua somma di denaro. Libero perciò dalla galera e dai problemi del sostentamento, Pernath si farà portare nel suo vecchio quartiere, che però troverà, con sua grande sorpresa, completamente distrutto. Allo stesso modo, quasi tutti gli abitanti che lui conosceva erano come spariti; riuscirà comunque a sapere che Hillel e sua figlia Miriam avevano lasciato il quartiere molto tempo prima. Felice di saperli salvi da qualche parte, Pernath prende in affitto una soffitta in una vecchia casa del ghetto. Solo in seguito si rende conto di essere finito proprio nella casa che la credenza popolare credeva essere la dimora del golem: quell’edificio ha infatti una stanza, posta proprio sotto la sua soffitta, del tutto priva di entrate. È là che si diceva si nascondesse la creatura d’argilla. Improvvisamente Pernath percepisce una presenza e, voltatosi, si trovò di fronte al suo doppio avvolto in un mantello bianco e con in testa una corona. Un attimo dopo si accorge che nella stanza è scoppiato un incendio. Per salvarsi, l’intagliatore esce dalla finestra e, dopo essersi assicurato con una corda trovata sul tetto, si cala fino alla finestra della stanza di sotto. Con sua grande sorpresa, attraverso la finestra vede… (non ve lo dico). All’improvviso perde la presa e cade.

Il narratore si riscuote, di nuovo cosciente di sé stesso. Comprende ben presto che quel terribile sogno deve essere legato al misterioso cappello, così che decise di andare a cercare il suo proprietario e di andare a riportarglielo. Recatosi nel quartiere del ghetto dove ha rivissuto le avventure dell’intagliatore, scopre che quelle vicende si sono svolte esattamente 33 anni prima. Quando riesce a trovare la casa di Pernath, gli si fa incontro un giardiniere a cui consegna il cappello. Questo si dirige verso la casa e, entrando, lascia la porta socchiuse. È allora che il narratore intravide Miriam, giovane e bella come l’aveva vista nelle sue visioni, e Athanasius, identico a lui nell’aspetto. Quando il vecchio servitore torna si richiude la porta alle spalle; riconsegnato il cappello giusto al narratore, gli riporta i ringraziamenti del suo padrone e l’augurio che il suo cappello non gli abbia fatto venire l’emicrania.

Il Golem è un romanzo complesso, stratificato, articolato su diversi piani temporali e spaziali, denso di simbolismi e metafore, in cui l’autore ha mescolato sapientemente elementi fantastici, soprannaturali, mistici e orrorifici. Il risultato è una storia affascinante e molto moderna nel taglio e nelle soluzioni. Il romanzo procede per quadri spesso sfocati, fuori centro rispetto al sentire del protagonista, in alcuni casi apparentemente slegati e quasi casuali, ma comunque quasi sempre allucinati e indefinibilmente distorti. Il tutto però trova piena motivazione nel disegno generale dell’opera e nel suo messaggio complessivo. Il testo è, come ho già detto, intriso di simboli che condizionano guidano e condizionano lo svolgersi della trama. Se è vero che frequenti sono i riferimenti alla mitologia e ai tarocchi (Iside, l’Ermafrodito, l’Impiccato – figura in cui si trasforma lo stesso Pernath dopo essere caduto dal tetto della soffitta), è alla cabala che spetta il ruolo del leone. Anche se non è questa la sede per un approfondimento sulla Kaballah (che, tradotto, significa tradizione – NdR), è opportuno ricordarne almeno alcuni aspetti. In particolare, oltre ai concetti del potere della Parola e dei percorsi mistici, vale la pena ricordare che il golem, secondo la cabala profetica, non era tanto una creatura fisica, quanto una proiezione immateriale dell’animo. Ecco allora che Meyrink ci dà una rappresentazione del golem aderente con questa visione: esso è uno specchio, un nostro doppio che ci mette di fronte alla nostra anima e che dobbiamo riuscire a superare per raggiungere l’illuminazione e la pace. Ecco allora che Il Golem altro non è che un romanzo incentrato sul percorso salvifico che porta l’uomo al superamento di sé stesso. Il percorso di Athanasius lo porta perciò a confrontarsi con sé stesso e con i propri dubbi, fino al raggiungimento della serenità e della pace. E allo steso modo, in maniera ciclica e circolare, lo stesso narratore si trova faccia a faccia con Pernath, il suo personale golem che lo sollecita a porsi le stesse domande e a seguire lo stesso percorso di salvezza.

Anche senza contare che Meyrink scrive bene e in maniera originale, mi sento di consigliarvi caldamente la lettura di questo testo atipico e interessante, in grado di catapultare il lettore in un mondo dalle geometrie distorte ma affascinanti e di tenerlo legato fino alla fine. Io, ad esempio, l’ho letto in meno di due giorni.

Alla prossima!



Come al solito ringrazio moltissimo Davide per averci portati a (ri)scoprire un libro dai temi interessanti e molto innovativo.

Vi ricordo che quasi tutti post precedenti di questa rubrica sono finiti in un bellissimo ebook che potete scaricare gratuitamente da varie piattaforme (al link maggiori informazioni).
Oppure li potete trovare sul blog, cliccando sulla rubrica La biblioteca dimenticata - rubrica di Davide Rigonat, dove trovate anche quelli non incluso nell'ebook (perché usciti successivamente):

Ancora un grande grazie a Davide per i suoi bellissimi contributi! Vi aspettiamo per il prossimo appuntamento con questa rubrica tra un mese esatto!





7 commenti:

  1. Grazie per il gentile e articolatissimo commento. Ritornerò alla lettura del Golem, conscio che, comunque, non è facile afferrarne tutti i riferimenti. Ho letto qualcosa di mistica ebraica ma non è purtroppo sufficiente a collocarvi la vicenda del golem e cogliere appieno il senso ebraico della parola. Ma ci si può provare...

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    1. Grazie per i complimenti e... buona lettura!

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    2. Non sembra proprio un testo facile, in effetti!

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  2. Segnalo la recente pubblicazione di una nuova traduzione de 'Il Golem' in un'edizione curatissima per la prima volta annotata e arricchita dalle illustrazioni originali di Steiner-Prag. E' pubblicato da Tre Editori (www.treditori.com)

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    1. Grazie mille per la segnalazione!
      E benvenuto sul mio blog!

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  3. Letto anni fa (http://www.fantascienza.com/catalogo/volumi/NILF125210/il-golem/ ho questa edizione comprata ad 1 euro in una bancarella), lettura impegnativa ma molto bella.

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