mercoledì 20 ottobre 2021

Momento perfetto - Auguri a me


Oggi compio 30 anni.

Potrebbe sembrare un’età di passaggio, ma secondo me lo è più per gli uomini che per le donne. Noi donne, si sa, siamo avanti: a noi la crisi esistenziale viene già a 25, quindi per i 30 siamo più preparate.

Battute a parte, per smorzare un po’ il tono del post, questo compleanno lo sento comunque come una sorta di giro di boa: sono malata da 15 anni e ne compio 30, ora metà della mia vita ha avuto questo alone attorno e dell’altra metà ho pochi ricordi, ovviamente, dato che buon parte è stata infanzia. Da questo punto in avanti, la mia vita da malata sarà più lunga di quella da sana… e fa davvero strano pensarci.

Ripenso con tenerezza oggi alla me quindicenne che aveva iniziato solo da pochi mesi a convivere con il dolore, che credeva fermamente che sarebbe passato di lì a poco, che era solo un piccolo intoppo di percorso. Mai avrei immaginato la mia vita così come è oggi. Mai.

Praticamente niente è andato come avevo immaginato: per alcune cose sono immensamente grata, per altre… sono state rinunce pesanti. Ma una cosa la so: ho imparato tantissimo in questi 30 anni e anche se il mio corpo si comporta come se ne avessi 90, più che 30, so che in qualche modo anche lo spirito ne ha ricavato della saggezza in più.

Ho imparato che non tutte le battaglie sono da combattere: che a volte ci distraiamo a combattere per averla vinta su cose veramente inutili. Ci sono cose che valgono la pena di ottenere i nostri sforzi e vanno difese in ogni modo possibile e altre per le quali è molto più corretto verso noi stessi passare semplicemente oltre. Ma sono un po’ un’idealista e ogni tanto devo ricordarmelo che certe cose non valgono una gastrite.

Ho imparato che non si può pretendere di essere trattati come trattiamo le persone, che ci sarà sempre una mela marcia in un cesto, che ci sarà chi risponderà alla gentilezza con sgarbi e cattiveria, ma che nonostante tutto vale sempre la pena di essere gentili e seminare armonia nel mondo, dato che ce n’è così poca.

Ho imparato che si può (e si deve) dire di no, ogni tanto, che non si è obbligati sempre ad accontentare gli altri, perché spesso l’unica cosa che si ottiene è di essere trattati come pezze da piedi. E no, non è in contrasto con l’essere gentili, perché si può essere gentili anche senza farsi controllare, manipolare e piegare. Ci ho messo trent’anni a capirlo. Spero per voi che ci abbiate messo di meno.

Ho imparato che bisogna sempre dare valore a quello che si fa, anche quando è poco e anche se la mia etica del lavoro è che ciò che non è il più possibile vicino alla perfezione non va bene, bisogna anche saper riconoscere il buono, il bello, il giusto in ciò che si fa, anche quando non è abbastanza per i nostri standard (che nel mio caso sono talmente alti che significa sempre).

Ho imparato a riconoscere i miei limiti e a distinguere quali posso con fatica e impegno valicare e quali no, per non sprofondare mai nella frustrazione e allo stesso tempo non adagiarmi mai sugli allori.

Ho imparato che è bellissimo donare luce a chi si torva nelle difficoltà, insegnare che si può comunque sorridere e resistere, anche, e soprattutto, quando ci costa più fatica. E per qualcuno sono diventata un esempio di forza e resilienza, anche se fatico ad accettarlo a volte, perché mi sembra di essere uno scricciolo gracile e indifeso per il 98% del tempo.

Ho imparato che per mia figlia sono un supereroe nonostante tutto, anche se io penso sempre di essere meno degli altri perché sto sempre male. E questo è il mio conforto più grande.

 

Con il bagaglio delle cose che ho imparato, ora devo partire per i prossimi trent’anni e tanti obiettivi da continuare a raggiungere (che in realtà mi hanno già accompagnato in questi anni ma… voglio portare con me):  

  • fare del mio meglio per rendere il mondo un posto migliore, concretamente, anche in cose piccole ma utili davvero (senza puntare a cose irraggiungibili e infattibili);
  • non fare troppi errori nell’educare mia figlia, perché il difficile sicuramente deve venire;
  • scoprire il nome della malattia che mi affligge da mezza vita, perché a quel punto combatteremo alla pari e lei non avrà più alcun vantaggio strategico;
  • lasciare un segno nella vita delle persone che incontro, un segno luminoso e positivo;
  • fare il minor male possibile e il maggior bene possibile, sempre.

· 

Ho iniziato questo post un mese fa, con largo (troppo) anticipo, proprio per essere certa di finirlo in tempo e invece mi ritrovo qui, ormai in serata, a cercare di tirare le fila, dopo averlo abbandonato per settimane… la vita non smette di sorprendermi e regalarmi infinte cose belle e anche qualche batosta in più del dovuto, ma una cosa la so per certo: sono estremamente fortunata, nonostante tutto.

 

E quindi auguri a me, per tutte le sfide ancora da affrontare, per le risposte ancora da cercare, per le mie preoccupazioni e la mia forza, per tutto ciò che deve venire.

È il momento perfetto, perché oggi è l’unico giorno in cui possiamo agire davvero e non mi stancherò mai, finché avrò un briciolo di energia ancora, di lottare per ciò che reputo giusto, di essere grata di tutto ciò che ho, di sognare il mio futuro, di creare cose belle e buone. Non mi stancherò mai di essere me stessa, in questo eterno momento che sta a noi rendere perfetto (o il più bello possibile, dai, non esageriamo).

Non a caso, la mia colonna sonora degli ultimi mesi è Momento perfetto di Ghemon.

 


[…] Ho aspettato in silenzio e con calma

Ma ora mi è venuta voglia di urlare

Sono convinto che questa sia

L'ora mia, il momento perfetto per me

Dicono sempre che è il turno degli altri

Ma non mi sento secondo a nessuno

Sono convinto che questa sia

L'ora mia, il momento perfetto per me

"Non ti ho sentito più ma di', com'è fratello?

Tu puoi contare su di me e questo lo sai fratello"

Ma quando poi sei senza chiave nel tuo inferno

Ti scopri figlio unico e sei chiuso dall'esterno

A te è rimasto il veleno

Ma lo sai come sono i serpenti

Se tu gli tendi la mano

Poi loro affondano i denti

È andata ma se ci ripensi

Che razza di rischi ti sei preso?

Ed il fatto che non ti sei mai arreso

È un miracolo e va difeso

[…]

 

È un miracolo che va difeso.

Ecco, questo è lo spirito che voglio portare con me in questa nuova parte di vita. Non penso che i compleanni cambino le cose: sono solo numeri. Però voglio smettere di vedere tutto ciò che non posso fare e portare con me solo tanta energia e anche un po’ di rispetto per questo miracolo che va difeso, perché ho decisamente sopportato molto più di quello che era lecito chiedermi e l’ho fatto con una grinta che nessuno può spezzare più. Sono stati mesi duri ma… ne sono uscita più forte e non voglio uscirmene con frasi del tipo: «Mi hanno buttato in mezzo ai lupi e ne sono uscita capobranco», per carità, però sono qui. E non sono spenta: sono più luminosa che mai. E non perché le cose vadano meglio, ma perché io ho deciso di trasformare in luce di speranza quello che qualcun altro avrebbe potuto trasformare in buio di paura.

E quindi auguri a me, per tutta la strada ancora da fare. Ne ho senza dubbio bisogno, perché la salita si fa sempre più ripida, ma fermarmi non è un’opzione.



_______

Immagine: Un regalo fiorito, Romina Tamerici (licenza CC BY ND NC)

Fiore preferito. 
Colore preferito. 
Così sai che ti ascoltano. 
Mi sento tanto amata. 

4 commenti:

  1. Tanti auguri Romina, sei una donna forte e avrai sempre lo spirito giusto per convivere con la tua malattia senza farti limitare. Un abbraccio!

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    1. Grazie mille! Purtroppo i limiti ci sono e si fanno sempre più difficili da accettare ma... ho sicuramente lo spirito giusto per trovare altre vie. Non sono forte come vorrei, ma sono molto resiliente, mi piego ma non mi spezzo, cambio, evolvo, ma non mi fermo. Un abbraccio forte forte.

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  2. Gli auguri te li avevo già fatti su FB ma non sarebbe stato lo stesso se non fossi passato anche sul blog, sia pure con i miei soliti ritardi perenni. ;)

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    1. Grazie di cuore per essere passato anche qui. Guarda, ho aperto i commenti oggi perché non avevo impostato la notifica quindi... anche avessi commentato il 20, li avrei visti ora, ahahah. Anzi, se non avessi scritto del ritardo, non me ne sarei accorta. Un abbraccio, Nick!

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