giovedì 16 febbraio 2012

"Il cavallo del presule": esercizio di scrittura - 10 parole nuove da usare - febbraio 2012

Questo mese sono stata proprio veloce! Le “10 parole nuove da usare” sono state pubblicate oggi su “Penna blu” ed ecco qui il risultato dell’esercizio di questo mese!
Le parole che hanno dato spunto al testo sono, come al solito, quelle sottolineate e scritte in blu e al link qui sopra potete trovare una breve definizione per ognuna.
 


Il cavallo del presule
Nella mascalcia, il maniscalco stava controllando alcuni ferri, pronti per i cavalli da ferrare nel pomeriggio. La sua attività era in parte disturbata da un vociare di bambini intenti a giocare ad acchiappino, ma ci era abituato e riusciva comunque a preparare il materiale che gli sarebbe servito nel pomeriggio, calcolando contemporaneamente i guadagni che ne avrebbe ricavato.
I suoi pensieri vennero, però, improvvisamente interrotti da un rumoroso bussare alla porta.
«Chi è?» chiese il maniscalco.
Per tutta risposta, colui che aveva bussato, aprì timidamente la porta scricchiolante e cominciò a camminare lentamente verso l’uomo intento nel suo lavoro.
«Sono un presule dell’ordine dei monofisiti  e sono in viaggio da molto tempo, buon uomo, sto studiando le varie religioni del mondo, sono partito dall’analisi dell’orfismo e del dionisismo nel IV secolo prima dell’avvento di nostro Signore e ancora continuo a vagare, per conoscere, capire, imparare» cominciò a spiegare il misterioso visitatore.
«Non capisco come il mio umile lavoro possa esservi utile nelle vostre ricerche» rispose, un po’ imbarazzato e un po' infastidito, il maniscalco.
«Vedete, il mio cavallo fatica a camminare, potrebbe controllare il suo tuello? Temo vi sia qualche problema e io devo presto ripartire».
Il maniscalco a quel punto abbandonò i suoi ferri sul tavolo della sua bottega e seguì il presule appena fuori dalla porta dove era stato legato un bellissimo cavallo baio. Il maniscalco aveva tanta esperienza nel suo campo, ma non ricordava di aver mai visto un esemplare così incantevole, tuttavia il suo occhio attento notò subito la presenza di un problema. Non si trattava di un banale disturbo allo zoccolo, non sarebbe bastata una bella pulizia e un buon ferro: il cavallo era cagnolo e la lunga marcia non aveva fatto altro che sovraccaricare in modo errato l’articolazione. Il maniscalco cominciò a spiegare la situazione al prelato, con il tatto di chi racconta a un padre della morte del figlio, dimostrando una sensibilità inaspettata, un cuore tenero nascosto in quella corporatura robusta. Fece un lungo discorso un po’ troppo tecnico ma mai confusionario e poi concluse: «Questo cavallo non dovrebbe fare sforzi, non può rimettersi in viaggio. Non avevo mai visto un cavallo con questo problema in forma così aggravata, forse, sarebbe il caso di farlo abbattere». Sussurrò l’ultima parola come se non volesse dirla, come se non ci credesse nemmeno lui fino in fondo o come se non fosse disposto ad ascoltare la sua voce condannare a morte un animale così splendido. Restò, poi, in silenzio. Lo sguardo del viaggiatore gli sembrò improvvisamente mutato.
«Non c’è cura?» domandò il presule.
«Il cavallo potrebbe essere corretto, ma occorre una ferratura apposita, molto complessa da fare. Il procedimento richiede tempo e il cavallo dovrebbe stare a riposo per molto tempo e voi dovete rimettervi in viaggio».
«Posso pagarvi, posso pagarvi molto bene, ho molti guilder con me e posso portarvene ancora» rilanciò il viaggiatore.
«Non è una questione di denaro. Potreste salvare questo cavallo, ma probabilmente non potrà più condurvi ove volete, non nei prossimi mesi… Vendetelo: non ne ricaverete molto, ma abbastanza per un cavallo meno bello, ma in grado di marciare per ore».
«Se vostro figlio partisse per la guerra, non spendereste per lui tutto il vostro patrimonio pur di dargli un’armatura per preservare il suo corpo dalle armi nemiche? Non gli comprereste il migliore degli scudi così che si protegga e una cervelliera per riparare quella testa che da bambino gli accarezzavate beandovi del dono meraviglioso ricevuto dal cielo?».
«Non capisco dove volete arrivare. Non cercate di confondermi con discorsi che non posso comprendere. Certo che come padre farei qualsiasi cosa per preservare la salute dei miei figli, ma stiamo parlando di un cavallo…».
«Questo cavallo ha viaggiato con me dalla Grecia alla Cina, ha cavalcato con me vagando per l’Europa, mi ha accompagnato fra i popoli più noti e le tribù più sconosciute. Con me, è andato fin al di là del vasto oceano e ha fatto in tempo a vedere gli ultimi guanchi, i loro riti e le loro culture» raccontò il visitatore, con gli occhi lucidi e senza mai distoglierli dal suo bel cavallo.
«Come ha potuto viaggiare così a lungo in queste condizioni? Da poco ha di questi problemi?».
Il presule non sapeva cosa rispondere. Preso nelle sue ricerche, non si era mai occupato troppo della questione e un senso di colpa ora lo invadeva, come un violento gruppo di vandali.
«Lasciate perdere tutto e proseguite il vostro viaggio di scoperta» concluse il maniscalco.
«No!» gridò il prelato, come ridestandosi da un sonno che troppo a lungo l’aveva reso cieco alla vita «Solo ora ho capito una cosa: tutto il sapere del mondo e tutta la conoscenza che ho accumulato del mondo non mi hanno aperto gli occhi sulla sofferenza di chi mi era più vicino. Sono partito per conoscere le religioni, mai per imporre la mia, ma ho sempre predicato amore e compassione che io non sono stato capace di riservare a questa creatura di Dio. Se non salverò questo animale, tutti gli studi che potrò fare nella mia vita non mi varranno il paradiso, perché nessuno di essi varrà mai quanto la vita di questo cavallo».
Il maniscalco non capiva il perché di quell’attaccamento nei confronti di quell’animale e nemmeno gli importava. Bastò uno sguardo a quell’incantevole animale e al suo “padrone” e, in quel preciso istante, capì che avrebbe dedicato i mesi successivi a correggere il difetto di quel cavallo, a salvare quell’animale e, forse, quel prelato.

E anche questa volta ce l’ho fatta! Beh, che ne dite?
Come al solito vi riporto i titoli degli esercizi precedenti:

Se il “decanomio fantastico” vi affascina non potete non partecipare al progetto per scrittori “10 parole”! Ci sono ancora molti posti disponibili e spero che qualcuno si faccia avanti.




4 commenti:

  1. Brava, vedo che i tuoi racconti sono sempre più lunghi, alla fine scriverai un romanzo sulle dieci parole :D

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    1. Ma sono sono 912 parole! Secondo me, inganna un po' la grafica... va beh! Grazie per averlo letto tutto!
      Un romanzo sulle dieci parole?! Perché no?
      Comunque, hai pensato al progetto "10 parole"? Lì, credo che sceglieremo un limite per il racconto, tanto per frenare il mio fiume di parole!
      Grazie per il commento!

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  2. Non vale però, tu sei già troppo brava per questo esercizio, gli altri nove autori rimarranno svantaggiati!!! Beh, prenderemo spunto dai tuoi racconti.

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    1. Non farmi arrossire! Brava?! Non esageriamo...
      Non ho ancora trovato tutti e nove gli scrittori. Comunque stai tranquilla, ve la caverete benissimo e, sicuramente, meglio di me! Se poi vuoi fare esercizio, le "tracce per i compiti" non ti mancano di certo! Grazie del commento!

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