venerdì 10 febbraio 2012

Generi letterari

Un genere per ogni autore o sperimentazioni fra generi?

Generi, generi e ancora generi… i generi letterari sono tanti e oggi voglio parlarne un po’! In tal modo spero di rispondere alla curiosità sollevata da Federico Lasagni (che ovviamente ringrazio) nel suo commento relativo al concorso del giveaway dei sei mesi di blog (che per pochi giorni è ancora aperto). Inizialmente pensavo di fare una breve carrellata dei più comuni generi letterari, tanto per fare un po’ di tassonomia e poi di parlare delle mie scelte di genere, ma mi sono resa conto che di elenchi di generi letterari è stracolmo il web e l’ultimo mio desiderio è annoiarvi, dunque farò un excursus sul mio uso dei generi tenendo conto soltanto del fatto che in letteratura si distinguono tre macrogeneri: poesia, prosa e teatro.

Fasi prevalenti
Nella mia vita credo di aver sperimentato un po’ di tutto, persino qualche breve testo teatrale, ma niente di troppo significativo. Non sono mai stata fedele a un genere. Diciamo che, forse, ho avuto delle fasi prevalenti.

Ho cominciato con le poesie, tante, tantissime poesie. Oltre 500, la maggior parte delle quali risale ormai a qualche anno fa. Continuo tutt’ora a scriverle, ma con meno frequenza dato che ora mi occupo soprattutto di prosa. Comunque preferisco le poesie libere, anche se ne scrivo anche in metrica (una parte del “famoso” libro che continuo a revisionare è in metrica e ha richiesto un lavoro lungo e meticoloso).

In seguito ho avuto la fase dei romanzetti e dei raccontini… buia fase, davvero buia. Romanzi filosofici d’amore troppo profondi per diventare di consumo e troppo superficiali per diventare Libri. Inutili dunque, ma solo forse! Sono stati una buona palestra, un buon allenamento per ideare trame più ampie e i primi intrecci. Magari un giorno riprenderò quei romanzi (si tratta di 4 o 5 libricini, credo, uno nemmeno finito) e li trasformerò in qualcosa di nuovo. Per ora sono solo carta dei tempi che furono. Tra di essi c’è anche l’unico libro che io abbia spedito a dei veri editori non a pagamento (a due o tre, non di più) quando avevo circa 16 anni, ottenendo risposte di circostanza, del tipo: «Ci congratuliamo per il suo stile, ma al momento la sua opera non rientra nelle nostre linee editoriali». E, poi, una risposta che ancora mi fa riflettere che diceva che la trama mancava di originalità e mi accusava di una sorta di plagio per eccessive vicinanze con un altro libro famosissimo. Dato che io non avevo mai sentito parlare dell’opera in questione, la cosa mi fece quasi piacere: avevo avuto un’idea che aveva reso famoso qualcuno! Peccato che fossi arrivata tardi…

Scherzi a parte, dopo queste e altre alterne vicende, ho abbandonato temporaneamente il romanzo per rifugiarmi nei racconti e nelle fiabe, ma di questo mi occuperò il 10/03 con  un post dedicato al genere fiabesco, come suggerito da Nick durante la programmazione di febbraio. In tale sede parlerò delle ragioni che mi hanno spinto a parlare di fiabe e potrò anche sistematizzare un po’ altri post sul tema, che, come avrete capito, mi interessa parecchio.

Nell’ultimo periodo sono ritornata anche ai romanzi e ne ho in cantiere alcuni.

Libri pubblicati
Anche i due libri che ho pubblicato testimoniano un po’ la mia voglia di sperimentare. Il primo, “Voliamo Insieme con la Fantasia” è una raccolta di fiabe, mentre il secondo, “La mia amica Clorinda” è un romanzo breve/racconto lungo per bambini su un unico tema. Due testi molto diversi, come struttura e come stile. E che nulla c’entrano con il mio terzo libro (del quale parlo e parlo ma che non mi decido a spedire agli editori) che non è nemmeno un libro di fiabe, o, meglio, lo è solo in minima parte. Diciamo che ho sperimentato vari generi creando un libro strano, poi da metà febbraio si vedrà cosa deciderò di farne.

Situazione attuale
Di che generi mi occupo dunque oggi? Poesia in metrica e non, racconto breve, fiaba, romanzo fantasy o psicologico, … Non mi piace fossilizzarmi e credo molto nella sperimentazione.
Alcuni ricorderanno forse il mio tentativo di racconto horror “Il trofeo” e la successiva revisione grazie ai consigli di alcuni di voi. Insomma, mai dire mai. Si può provare e si può poi riconoscere di aver scritto qualcosa di poco valore. Il rischio è di fare un po’ di tutto e di non fare bene niente, ma allo stesso tempo bisogna avere il coraggio di sperimentare, di rischiare e di tentare, non si sa mai quello che può venirne fuori.

E voi? Come preferite scrivere? Un unico genere? Più generi? In base a cosa? Avete avuto delle fasi alterne? A voi la parola…


 
Hanno parlato di questo articolo:

14 commenti:

  1. molto interessante il tuo blog!!

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  2. Per me è facile rispondere, a parte un paio di poesie, ho sempre scritto solo prosa e sempre di fantascienza ed horror. Sono un abitudinario lo so, ma è così.
    Ciao.

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    1. Abitudinario?! Non mi pare... anche all'interno della fantascienza e dell'horror ci si può sbizzarrire non poco! Di certo sei molto vario negli argomenti dei tuoi post!

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  3. Io sono bravo a iniziare e meno bravo a finire. Ho iniziato prosa di vario genere. I miei primi racconti erano di fantascienza, poi ho un po' variegato. Credo comunque che mi riescano meglio quando c'è qualcosa di fantastico, anche se "soft". Ho scribacchiato anche qualche poesia, ma mai un testo teatrale.

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    1. Di solito si dice che "chi ben cominicia è a metà dell'opera"!
      La fantascienza è un genere molto in voga, ma, secondo me, è anche piuttosto difficile da scrivere, perché è complicato mantenere un testo credibile in presenza di elementi fantastici.
      Non ho letto molto di tuo, ma la tua poesia natalizia sul tuo blog mi era piaciuta moltissimo!

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    2. La fantascienza è difficile solo quando non si dimentica la parte "scienza". ^^
      Comunque è vero. Lovecraft nel '22 definiva l'elemento fantastico un handicap che l'autore dovrebbe superare mediante alcuni accorgimenti. Per esempio, H.G. Wells lo sapeva bene e riesce a risultare credibile anche quando parla di viaggi nel tempo!
      Io poi mi bevo qualsiasi cosa...

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    3. Sull'argomento sono poco documentata... non so quasi nulla su Lovecraft e ancor meno di Wells... però l'idea di"elemento fantastico come handicap" era proprio ciò che volevo intendere.

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  4. Tempo fa ho scritto un articolo sui generi letterari: la mia risposta è che solo in rari casi penso al genere narrativo, nel senso che decido di scrivere una storia appartenente a un preciso genere.

    Ma nella maggioranza dei casi scrivo e basta, non curandomi dove la storia sarà poi classificata.

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    1. Devo andare a leggermi il tuo post sui generi... comunque anch'io di solito scrivo e basta e poi "infilo" il testo in una categoria... e, a volte, non riesco nemmeno a collocare il testo in un genere preciso!

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  5. Almeno gli editori si sono complimentati con il tuo stile, io ho sempre solo ricevuto un "non rientra nelle linee editoriali", figurati prima di inviarlo ho proprio controllato le loro linee editoriali.

    Comunque, cosa preferisco? Veramente non ho una preferenza, al mio attivo ho due romanzi e racconti di vario genere. Ho un limite: non riesco a scrivere Horror e nemmeno gialli.

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    1. Sì, si sono complimentati, ma chissà... ho sempre l'impressione di risposte un po' standard. Spero di sbagliarmi. Sai che ho cominciato a consutare la guida che mi hai consigliato? L'introduzione è stata davvero illuminante! Anch'io ho ricevuto qualche "non rientra nelle nostre linee editoriali" ma anni fa, poi non più contattato editori tradizionali, ma ora si riparte!
      Horror e gialli non fanno nemmeno per me, ma provare a volte è divertente! Grazie per il commento, Lisa!

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  6. Nemmeno io ho una preferenza rigida. Ok, ammetto che sono innamorata del fantasy. Ma non ho scritto solo quello e anzi, sto ancora sperimentando e da sperimentare c'è per l'appunto un'infinità. Comunque mi piace ugualmente dire che ho provato un po' di tutto, quantomeno ho scritto sia poesia, sia prosa, sia qualcosa di teatrale.
    Mi ha divertito un sacco leggere il tuo excursus iniziale, perché fino a quando parli del libro di racconti spedito agli editori è uguale al mio (anche se il mio percorso è molto più scarno in produzione)!
    Poi per il resto... Non ho altro da aggiungere, se non che ti ammiro.

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    1. C'è solo una regola: mai fermarsi! C'è sempre qualcosa da provare e sperimentare!
      Non credo di essere degna di ammirazione: ho fatto ben poco, ma non mi fermerò e prima o poi chissà (momento ottimista che durerà sì e no altri dieci secondi... ahahah!). Grazie per il commento!

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