sabato 10 dicembre 2011

"Il trofeo" - correzione

“Il trofeo”- correzione: un esempio di come le critiche aiutino a migliorare un testo.
 

In occasione di Halloween avevo postato nel blog il mio primo (e finora unico) racconto horror. Avevo ricevuto interessanti commenti e costruttive critiche e mi ero riproposta di scrivere una seconda versione del brano. Bene… a distanza di quasi un mese e mezzo, finalmente ho trovato uno spazio nella programmazione ed ecco la nuova versione! Questo mi consente anche di anticipare l’importanza dell’umiltà dello scrittore esordiente che deve non solo accettare le critiche ma ascoltarle e ringraziare chi dedica un po’ del suo tempo ai suoi testi… ma avremo modo di parlarne meglio tra cinque giorni, con “Il teorema dell’accettabilità della critica”. Prima della teoria, dunque, vediamo l’esempio di un testo che cresce grazie alla critica.
 Il trofeo
Un cigolio la svegliò improvvisamente nel cuore della notte. Era davvero strano, perché di solito aveva il sonno pesante.
Deve essere colpa del film dell’orrore che ho visto ieri, si ripeteva per tranquillizzarsi.
Lo sapeva che non doveva vedere film horror, soprattutto in quelle fredde notti d’inverno in cui la pioggia e il vento sembravano abbattersi sulla sua piccola casa di campagna, isolata da tutto. Si sentiva una stupida per quella paura idiota che le era sorta improvvisa a causa di un insignificante cigolio, uguale a tutti i cigolii che una casa vecchia e malandata come quella faceva ogni giorno e ogni notte.
Che strani scherzi fa la mente, si diceva, rigirandosi nel letto, nel tentativo di riaddormentarsi.
I suoi occhi si stavano già richiudendo sotto il peso della stanchezza, quando avvertì un tonfo al piano inferiore.
Il vento deve aver fatto cadere qualcosa al piano di sotto, sospirò.
Al primo tonfo, però, ne seguirono altri.
Se avessi paura, direi che sono passi che salgono le scale, si disse, sorridendo, come per prendersi in giro da sola.
Si rigirò nel letto un paio di volte e si riaddormentò.
Un altro cigolio la distrasse dai suoi sogni di primavera.
Sembrava più vicino.
La porta della sua stanza era aperta.
Era davvero strano, perché lei la chiudeva sempre.
Non l’ho chiusa ieri? si domandò. 
Decise di accendere la luce per alzarsi a chiudere la porta e magari scendere a controllare anche le finestre di sotto, perché sentiva il vento invaderle la stanza.
Forse il temporale ha rotto una finestra e l’aria fredda ora può entrare.
Premette l’interruttore della luce e d’improvviso lo vide: un uomo, alto più di un metro e settanta, con gli occhi scuri e i capelli un po’ lunghi sulle spalle.

Al mattino, il telefono nella casa solitaria continuò a suonare senza alcun esito. All’altro capo, una cara amica della donna aveva una bella notizia da darle: stava per sposarsi e la voleva come testimone di nozze!
Non è normale che non mi risponda. Non è da lei, si ripeteva l’amica, le farò una sorpresa!
Montò in macchina e cominciò un lungo viaggio per tortuosi tornanti.
Quando arrivò, suonò il campanello, ma nessuno rispose, così provò a forzare la porta e la trovò aperta. Era strano perché la sua amica era molto ansiosa e non dimenticava mai di chiudere a chiave. Entrò chiamando il suo nome, salì in preda al panico le scale, si appoggiò delicatamente alla maniglia cigolante. Nemmeno il suo pessimismo, però, l’avrebbe mai potuta portare a immaginare lo scempio che videro i suoi occhi. Nella stanza da letto, trovò la sua amica in un lago di sangue. D’istinto si precipitò inginocchiandosi nella sostanza viscosa, ma, provando a scuotere la giovane, la trovò ormai pietrificata dal rigor mortis.
L’amica scoppiò in lacrime inconsolabili, in un misto tra dolore e paura, finché trovò il coraggio di alzarsi per chiamare la polizia. Prese in mano la cornetta e cominciò a comporre il numero, quando, fissando il cadavere da lontano, notò un dettaglio inquietante: alla sua amica era stata mozzata una mano. Gridò. Quello era davvero troppo: quanta crudeltà poteva esistere nel mondo? Che cosa mai poteva aver fatto di male? Si voltò di scatto per distogliere lo sguardo e così vide, vicino allo stipite della porta dalla quale era entrata, una scritta in rosso: «Ho preso quello che avresti dovuto darmi quando te l’avevo chiesto con le rose in mano, così avrei evitato il coltello».
Il cinismo e la folle ironia di quelle poche parole spinsero la giovane a finire in fretta di comporre il numero e ad avvertire al più presto la polizia.
Potete leggere la prima versione de “Il trofeo” e i relativi commenti e ovviamente non vedo l’ora di sapere cosa ne pensate di quella nuova? È migliore? È peggiore? Avete altro da consigliarmi? Avevo il dubbio se lasciare o togliere l’ultima frase di questa versione, ma spero che questa volta il finale non faccia ridere!!! Voi che cosa ne dite?        

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