martedì 26 giugno 2012

"Perché non leggere ad un bambino di pochi mesi?" - guest post (incrociato) di Raffaella Clementi


Oggi post a sorpresa e post curioso.
Un tema di cui forse non mi occupo spesso, ma che mi sta molto a cuore: la lettura ai bambini! Non sarò io però a parlarvi di questo tema, ma la cara Raffaella venuta a raccontarci dal suo punto di vista di madre come vive la lettura con il suo tenero e piccolo frugoletto! Chi non conoscesse questa madre piena di forza e di coraggio, questo vulcano di energia, può trovare a fine post una sua presentazione e il link al suo blog

Questo guest post però non è un guest post qualsiasi: è incrociato! Eh, già… ma vi spiegherà tutto Raffaella.

Grazie mille, Raffaella, ora tocca a te!


Perché non leggere ad un bambino di pochi mesi?
“Pancia, panciotta, budino e ricotta, buccia di banana, solletico per una settimana”.
Ho cominciato a narrare questa e tante altre ninne nanne e filastrocche a mio figlio, dopo averlo portato alla “Culla del racconto”, incontro settimanale di lettura inserito dentro il progetto nazionale “Nati per leggere” voluto dall’Associazione pediatri insieme con quella dei Bibliotecari italiani e nato per promuovere la lettura ai bambini di età compresa tra i sei mesi e i sei anni.

Ma perché, vi chiederete, c’è una matta dentro il blog di Romina che parla di bambini e sciorina sciocche filastrocche? E che ci azzecca questa roba con il tema della scrittura, così autorevolmente trattato da Romina?
C’entra eccome, vi rispondo io. La matta in questione è Raffaella Clementi, mamma per volontà, figlia per natura, moglie per scelta, scrittrice per caso, impiegata per forza, amica del suo cane per devozione, schiava di racconti e sogni.
Romina ed io ci siamo conosciute “webigamente” per caso. A essere precisi io mi sono imbattuta in Lei e forse lei per gentilezza e educazione, mi sopporta. Fatto sta che abbiamo avuto questa idea dei post incrociati (in questo preciso momento mentre io scrivo qui, Lei sta lasciando il suo guest post nel mio blog) perché entrambe crediamo nel potere di sviluppo della lettura e in quello di crescita della scrittura in termini di fantasia e arricchimento cognitivo. Entrambe crediamo che cresce bene chi legge, almeno questo è il nostro metro di lettura!
Così, mentre il suo post molto più competente del mio spiega, da esperta, l’importanza dell’attività del leggere fin dai primi mesi di vita del bambino, il mio molto più “mommy”, lo fa da un punto di vista personale. Parliamo non solo del rapporto dell’adulto che legge una storia a un bambino, ma della relazione di una mamma che legge una storia a suo figlio e di come questa relazione si rafforzi giorno dopo giorno, storia dopo storia. Più o meno questo è il senso dei nostri post incrociati.

Partiamo dal presupposto che il bambino amerà i libri perché li amano mamma e papà. Se mamma e papà saranno capaci di leggere al bimbo, giorno dopo giorno, se saranno in grado di donargli storie come fossero gesti di tenerezza quotidiana, è probabile, a meno che il bambino non abbia l’intelletto di una carota, che lui diventerà un lettore attento.
È dimostrato che leggere ad alta voce e con continuità a un bambino piccolo, aiuta il rapporto mamma-bambino e facilita il piccolo a comprendere il linguaggio favorendo in futuro, la sua capacità di lettura.
Raccontare libri, filastrocche o ninne nanne, significa raccontare storie, viaggi, sogni.
Spero che mio figlio sia capace di grandi sogni. Da madre mi auguro che li realizzi anche, ma mi basterebbe sapere che è capace di farne perché è la loro forza che trasforma le cose brutte in belle e muove le montagne anche se inamovibili.

La nostra esperienza
Siamo arrivati in biblioteca quando Daniele non aveva neanche sei mesi. Eravamo diverse mamme, ognuna con il proprio prolungamento in braccio con il timore di mettere a terra il nostro bambino ma con la consapevolezza di compiere, attraverso la lettura, un gesto d’amore.
Ho sistemato Daniele sui cuscini messi a terra per l’occasione e sdraiandomi dietro di lui è cominciata la nostra avventura tra coccole, filastrocche e Gianni Rodari, maestro di favole per antonomasia, il cui spirito ha accavallato le gambe e incrociandole si è seduto, ridendo, accanto a noi.
Daniele mostrava, fin dai primi incontri, un interesse particolare per le figure dei libri presentati dalla lettrice/operatrice. Tentava di afferrarli, portarli alla bocca, mangiarli. Provava a passarli da una mano all’altra con difficoltà e scarsi risultati debbo dire, ma con fervida curiosità. I libri, tutti atossici e di diversi materiali, erano colorati, morbidi con disegni semplici e vivaci e rappresentavano gli oggetti familiari dei bambini. A poco a poco tra le letture hanno iniziato a farsi strada i consigli delle altre mamme, i suggerimenti, hanno cominciato a prendere forma spalle su cui appoggiarsi, sostegni inaspettati. Ah, la forza della lettura!
A otto mesi Daniele indicava le pagine dei libri, riuscendo a girarle, anche se, sarò sincera, mostrava problemi a capire Dostoevskij.
A undici mesi ha cominciato a prendere i libri da solo, mostrandomeli e bofonchiando qualcosa che credo di aver interpretato come roba tipo: ”Dai mamma, leggiamoli insieme”. I suoi testi preferiti sono le filastrocche e tutto quello che ha a che fare con i suoni, con gli animali e con i diversi materiali. Ride e mi guarda divertito quando passa la sua manina da una superficie liscia a una ruvida, da una morbida a una pelosa, quando  impara qualcosa di nuovo attraverso i suoi sensi.
Molti dei libri che abbiamo in casa sono già strappati, alcuni rosicchiati, taluni posseggono aloni di macchie di sugo. A quelli pop up mancano dei pezzi importanti, ma tutti, nessun escluso sono inviti alla fantasia di mio figlio.

Un gesto d’amore
Non sono un’esperta in bambini, sto da poco imparando a conoscere il mio; tra le mie letture quelle pedagogiche non si collocano nelle posizioni apicali e non posso e non voglio insegnare niente, figuriamoci a persone che si occupano di scrittura in modo professionale.
Credo però con la testardaggine tipica del più resistente dei muli nel potere terapeutico della narrazione, nel potere di cura dell’animo che un libro può avere. Allo stesso tempo credo che il compito di un genitore non si esaurisca solo nel proteggere il  proprio figlio dalla violenza e dalle malattie. Penso che il dovere di un genitore sia dare tutti gli strumenti che sono a sua disposizione in modo che suo figlio affronti, bilanciandosi, una vita in bilico, una vita che spesso perde il proprio equilibrio. Una madre ed un padre hanno l’obbligo morale di offrire al proprio figlio occasioni di crescita, possibilità, chances. È compito dei libri invece stimolare la mente e il cuore, a maggior ragione una mente giovane e un cuore puro.
Questi però non devono imporre pensieri ma stimolare ad averne di propri con la sensibilità e il rispetto di un’operazione culturale schietta e sincera.
Dal canto mio cercherò di insegnare a mio figlio la passione per i libri, cercherò di insegnargli a leggere tutto ed il contrario di tutto, perché la curiosità è la madre delle idee.
Voglio che impari che si è liberi solo quando il proprio pensiero non è condizionato da ciò a cui ci si deve per forza o per interesse, conformare.
So che i libri mi aiuteranno.

Come dice Romina nel suo post “A.A.A. editore cercasi”, la vita è piena di punti di vista, ognuno possiede il proprio e spesso, ritenendolo il migliore, non vede oltre la propria autoreferenzialità perdendosi l’universo dei sentimenti dell’altro. Romina ed io abbiamo provato a trattare un tema che amiamo da due diverse prospettive. Ti ringrazio Romina per avermi dato voce.
Spero di venirti a trovare di nuovo, busserò con i piedi avendo le mani impegnate, tra libri, un  figlio e un fiore per te.
Le porte del mio blog sono sempre aperte.



Ho scoperto che mi piace scrivere quando un abbandono mi ha reso fragile e destrutturata, e persa ho cercato, dove non avrei mai pensato, scoprendo che non ero finita.
Ho ritrovato un'altra me, una cui piaceva scrivere.
Rimanevo, pur sempre Raffaella Clementi, con qualcosa in attivo, due libri e qualcosa in passivo, un fidanzato. Una valigia per viaggiare e una casa dove ritornare.
Amo gli aperitivi, il Natale, la spuma sul cappuccino, viaggiare, tornare. Amo mia madre, definita da mio marito il mio fidanzato, la mia famiglia, il centro delle città, possibilmente quello storico. Amo la mia casa, il mio cane, le mie cose. Amo mio marito, un uomo il cui sguardo pesa grammi infiniti di principi e fini. Oggi amo lui, Daniele, mio figlio.



30 commenti:

  1. Grazie Romina. Grazie per avermi regalato questa bella emozione. Vedere il mio post sul tuo blog e il tuo nel mio mi rende molto orgogliosa. Abbiamo fatto un pezzetto di strada insieme. Spero di camminare insieme a te ancora.
    Raffaella

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    1. Sono io che devo ringraziarti: sei stata tu a trovarmi e a dare il via a questa iniziativa! Anch'io sono orgogliosa di questi post incrociati. Vedrai che faremo ancora tanta strada insieme, dato però che non sono una grande sportiva, possiamo farla in macchina la strada?

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  2. Ma che belli questi post incrociati! Dato che non sono una frequentatrice di blog non ne avevo mai visti, però non è certo della "struttura" di questa iniziativa che m'interessa discutere, ma ovviamente dell'argomento trattato. Ringrazio sia Raffaella che Romina per i bellissimi spunti. Da quasi-mamma devo dire che ne farò tesoro e che… grazie a voi ho scoperto che l'attesa per cominciare a leggere con il mio futuro pupetto non sarà lunga quanto temevo!

    Giordana

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    1. Sinceramente di post incrociati in contemporanea non ne ho mai visti neanch'io. Diciamo che è una sorta di esperimento anche se sicuramente già altri ci avranno pensato.

      Tantissimi auguri per il tuo bimbo in arrivo! Io comincerei già a comprargli qualche libro... non è mai troppo presto! Auguri davvero di cuore.

      Grazie a te.

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  3. un sorriso ed un abbraccio da una che a 3 anni sapeva già leggere e scrivere grazie ad una mamma intelligente :o)

    Adelia

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    1. Mitica! Anzi mitiche tu e tua mamma! Ho visto pochi bambini a quell'età raggiungere tali risultati. Mi sono informata tempo fa sul metodo Montessori che è uno dei principali per insegnare la scrittura a bambini molto piccoli. Comunque sicuramente, indifferentemente dal metodo, ci vuole una grande pazienza e una buona costanza. Brave!

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    2. mia mamma infatti è una montessoriana. ha insegnato ai bimbi della materna per ben 42 anni, e le maestre delle elementari si accapigliavano per averli in classe!
      se ti va, puoi leggere qui il mio piccolo ringraziamento per lei
      http://artedellapazienza.blogspot.it/2011/09/io-sono-figlia-darte.html

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    3. Ah, allora si spiega tutto! Certo che mi va di leggere il tuo ringraziamento per lei. Ora vado! Grazie del link.

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  4. Le mamme intelligenti partoriscono figli intelligenti. Si vede che leggeva molto anche Lei oppure ti ha dato una grande possibilità insieme all'amore.

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    1. Trovo bellissimo venir cresciuti a pane, amore e libri!

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  5. È proprio vero che son tutte belle le mamme del mondo! Complimenti per uno stile semplice e fresco che si legge con piacere. L'argomento, anche se trattato con poca competenza, trasuda saggezza materna. Approvo decisamente quello che stai facendo con tuo figlio.

    Il degrado culturale in Italia è il vero problema nazionale, ignorato e costantemente peggiorato da modifiche negative al sistema scolastico e, soprattutto, dal fatto che i figli di ieri sono i genitori di oggi.
    E già "ieri" (ultimi 30 anni, diciamo) purtroppo l'educazione lasciava alquanto a desiderare.

    Oltre a questo andamento che richiederà decenni per essere invertito, si aggiunge la disaffezione per i libri, che ormai sono una forma minore d'intrattenimento, e una presa di distanze dalla scrittura.

    Mi auguro che tu costituisca un'eccezione e che tuo figlio, e l'Italia intera, possano beneficiare di ciò.
    Hai una bella responsabilità insomma! :)

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    1. Raffaella è un buon esempio da seguire! Non sono ancora molte le madri così attente a questi temi!

      Il tuo commento mi ha fatto pensare alla frase di Socrate (scritta da Platone) in risposta alla domanda: "Quando bisogna cominciare a educare un bambino?". "Bisogna cominciare da suo nonno".

      Il piccolo Daniele e la sua generazione hanno questa responsabilità: cominciare a cambiare le cose!

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    2. Il che mi ricorda un articolo che sosteneva che una delle ragioni per la conquista del mondo da parte dell'homo sapiense è... la comparsa degli anziani!

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    3. Parole sagge! E pensare che gli anziani sono così poco stimati nella società moderna...

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    4. Che bello! Immagino Raffaella sarà contentissima di essere considerata una vecchia! xD

      Non sono sicuro di aver capito il discorso sulla conquista del mondo, ma di certo l'estinzione della razza umana sarebbe una soluzione rapida a tanti problemi (compreso quello del degrado culturale).

      Tutta questa faccenda mi ha fatto venire in mente un film che ho visto di recente: I Figli Degli Uomini. Consigliatissimo, anche se c'entra fino a un certo punto.

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    5. Raffaella non è affatto vecchia! Salomon Xeno si è collegato al mio discorso su Socrate, o almeno credo!

      L'estinzione della razza umana? Se andiamo avanti così, credo che la profezia dei Maya dovrà sbrigarsi, perché ci stiamo pensando già da soli.

      Oltre ad avere una lista di libri da leggere ne ho anche una sui film da guardare. Ho aggiunto quello che hai consigliato!

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  6. Grazie per i complimenti anche se credo di non meritarli. Hai ragione Abisso non ho una competenza specifica sull'argomento, ma solo un grande amore verso i libri, la storia, la cultura e verso mio figlio. Non in quest'ordine, ovviamente. Non mi piace il paese che l'Italia è diventato, non mi piace l'arroganza, la supponenza, il potere del più forte, o del più ricco. Certa politica, la gente che urla, la comunicazione di parte. Non so se sia giusto lasciare alla generazione di mio figlio la responsabilità di cambiare un paese rotto. Avrà spalle così larghe? Sarò in grado di renderlo forte davanti a chi lo ingannerà? Sarò capace di fargli amare un paese che a me ha tanto deluso?Forse i dubbi fanno parte della saggezza materna, come dice Abisso, certamente non mi tiro indietro davanti alle responsabilità. Proprio perchè oggi c'è Daniele che non ha certo chiesto di venire in un mondo matto, ma veramente matto.
    Grazie Abisso.

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    1. Certo Raffaella, brava. Mettere al mondo un figlio è, oggi più che mai, un'enorme responsabilità. Non so se riuscirai a fargli amare questo paese, e non so se sarebbe un bene.

      Ci sono luoghi dove probabilmente la vita è molto più congeniale. In fondo, spesso è dura perfino cambiare aspetti marginali della propria vita, figuriamoci mutare un paese intero, o il mondo.

      L'importante è che tu gli fornisca gli strumenti adatti per prendere ogni sua decisione in coscienza.

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  7. Mah, a me sembra più che naturale raccontare storie al proprio bimbo, dai tempi della scoperta del fuoco, quando i nostri progenitori scimmioni si riunivano e raccontare era sinonimo di sopravvivenza, allungando forse il periodo di apprendimento rispetto alle altre specie ma rendendolo molto più efficace.
    Io sinceramente non ho mai pensato che le mamme che raccontano storie sono una minoranza... insomma, sarebbe un ben triste ritorno alle origini.
    O forse la penso così perché la mia infanzia è stata così? Del resto, non mi sono svegliato un giorno e ho letto un libro. L'educazione alla lettura l'ho avuta dalla famiglia, almeno all'inizio, prima che diventassi abbastanza grandicello da sviluppare gusti e interessi e imparare a dire "no". Delle letture fatte a scuola ricordo poco, anche se i libri li dovrei avere ancora tutti da qualche parte.
    Insomma, tanti complimenti Raffaela. I genitori che raccontano storie sono fra i ricordi più dolci dell'infanzia. Se mancano le storie, dove vanno i ricordi?

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    1. Sin dai tempi del fuoco si raccontavano storie, ma a quei tempi si rispettavano gli anziani e non si guardava la Tv, si credeva nel passaggio tra generazioni e la cultura era orale. Insomma,non è detto che il passare del tempo implichi sempre un progresso in tutti i campi.
      Di genitori e lettura riparleremo presto anche tra queste pagine.
      Mi piace il legame che hai creato tra storie e ricordi!

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    2. Infatti io credo che l'uomo sia in costante regressione. Mi fa ridere come spesso si associ al progresso l'avanzamento tecnologico: noi non siamo quelle macchine, quegli oggetti, quegli strumenti.
      Noi siamo le persone.

      E come si possa vedere un progresso nelle persone nel corso della storia, per me è un mistero.

      ---

      Secondo me puoi dirti fortunato Salomon, per la tua famiglia, e anch'io mi sento tale. Non credere che sia così facile avere simili trattamenti: anche escludendo i casi peggiori, che non sono poi così infrequenti (casi di abbandono, perdita dei genitori, e ci sono altre migliaia di fattispecie), restano sempre le famiglie che, pur essendo "normali", di fatto non si curano dei figli e li lasciano a sé stessi.

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    3. Ci sono così tante forme di maltrattamento sui minori che spesso si pensa solo ai casi eclatanti.
      Esistono molti studi anche sulla cosiddetta "deprivazione culturale". Non è considerata un vero maltrattamento ma per i bambini può essere causa di molti disturbi, soprattutto nella sfera dell'apprendimento, ma non solo. Nascere in una famiglia in cui la cultura è importante non è garanzia di nulla ma è un buon punto di partenza!

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    4. Hai ragione, Gabriele. In questo sono stato molto fortunato!

      Romina, hai ragione anche tu. Alla fine l'infanzia determina molto di quello che sarai da grande. D'altra parte, contro la "deprivazione culturale" chi può veramente fare qualcosa? Forse bisogna davvero investire sui bambini oggi per educare i loro nipoti, come diceva Socrate/Platone.

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    5. Oh, secondo i sociologi che si occupano di deprivazione culturale qualcosa si può fare.

      Certo la strada non è in discesa, ma bisogna comunque tentare e cominciare con i nostri figli e/o i nostri alunni, un passo alla volta. E tutto comincia con quel "c'era una volta" sussurrato a tu per tu. Speriamo anche che finisca con un "e vissero tu felici, contenti e ricchi di cultura".

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  8. Anche a me piace il legame tra le storie e i ricordi.
    Il ricordo più bello della mia infanzia è il racconto di un grande lettone su cui saltavamo tutti noi della famiglia e cominciavamo a volare sopra il mondo. Mia madre mi faceva chiudere gli occhi e immaginare cosa ci fosse sotto. Paesi, persone, case, storie. Effettivamente siamo sempre stati un pò bizzarri. Era un pò che non ricordavo il lettone.
    Grazie a tutti.
    Raffaella

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    1. Il lettone è un must, ma immagino che ognuno l'abbia vissuto in modo diverso.
      Grazie a te.

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  9. grazie per la visita!
    a presto.

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  10. Buono a sapersi! Da amante dei libri e lettrice precocissima, ho sempre pensato che una delle gioie della maternità sia quella di leggere al bambino: prima si può iniziare meglio è!

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    1. Non è mai troppo presto per cominciare! E poi è una gioia davvero grande. Io leggo fiabe ai bambini o come animatrice in biblioteca o ai miei piccoli parenti e sono momenti magici, non riesco neanche a immaginare il sapore speciale di leggere al proprio bimbo!

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