venerdì 25 novembre 2011

L'uso della virgola tra soggetto e predicato

Tra moglie e marito non mettere il dito e tra soggetto e predicato non mettere la virgola.

La virgola è il segno di interpunzione più utilizzato. Ci sono autori molto parsimoniosi nel loro uso (gli autori da apnea, perché per leggere una loro frase serve un bel fiato) e quelli che ne usano tantissime (gli autori a singhiozzo). Come al solito la virtù sta nel mezzo, tra questi due estremi. Questo post non vuole certo insegnare a usare la virgola, anche perché prima dovrei averne io una padronanza assoluta che non ritengo di avere. L’uso della punteggiatura ha moltissime regole e altrettante eccezioni ed è una delle poche cose della lingua che è in parte soggettiva. Per questi motivi, nel post di oggi mi concentrerò su un unico aspetto dell’uso delle virgole: la virgola tra soggetto e predicato. Un piccolissimo errore che, proprio perché è così piccino, rischia spesso di sfuggire anche alle più accurate revisioni.

Nella lingua italiana tra soggetto e predicato non dovrebbe mai esserci la virgola (così come tra verbo transitivo e complemento oggetto).  Quindi si scrive:

Gianni mangiava la mela.
e non
Gianni, mangiava la mela.

Ovvio, vero? La faccenda si complica in frasi più articolate dove soggetto e predicato si allontanano tra loro.

La giovane Maria e la sua magrissima sorella, stavano facendo la spesa.

È una frase “sbagliata”, perché la virgola divide il soggetto (La giovane Maria e la sua magrissima sorella) dal verbo (stavano facendo).
Questo capita, spesso, perché, quando leggiamo ad alta voce frasi del genere, ci viene naturale fare una pausa nel punto dove qui è stata inserita la virgola. E quella pausa nella lettura esiste, piccola e delicata, per dare enfasi al soggetto, ma non deve essere segnalata da una virgola, perché gli elementi nucleari di una frase non devono mai essere separati tra loro.

Insomma, tra moglie e marito non mettere il dito e tra soggetto e predicato non mettere la virgola.

Ci sono casi, però, in cui la virgola tra soggetto e predicato è necessaria. Questo avviene solo quando c’è un inciso e pertanto le virgole sono minimo due.

Alfredo, con il suo cinico sguardo, osservava Agata piangere.

In questo caso, due virgole dividono il soggetto dal suo predicato, ma esse racchiudono un inciso, cioè una parte che può tranquillamente essere omessa, infatti, si può dire:

Alfredo osservava Agata piangere.

Ed ecco sparite tutte le virgole tra soggetto e predicato.

C’è, però, una bella notizia per tutti coloro che vogliono continuare imperterriti a usare la virgola come pare e piace a loro.
Ogni segnale di interpunzione (e anche la virgola dunque) ha la funzione di segmentare un testo per renderlo più comprensibile, nonché la funzione di dare intonazione al testo (soprattutto nel caso del punto di domanda o interrogativo). I segnali di interpunzione hanno, però, anche una funzione enunciativa, cioè quella di separare l’elemento informativo debole di una frase da quello più importante e/o di riprodurre le pause intonative del parlato (un po’ come nella frase di Alfredo e Anna).
In tutti i tipi di testi, prevale la formalità del contenuto e quindi l’uso della punteggiatura secondo le regole canoniche. La letteratura, però, è l’unico campo in cui un autore può scegliere di usare la punteggiatura con funzione enunciativa, quindi, se fate qualche stravaganza nell’uso della punteggiatura, potete sempre appellarvi a questa eccezione valida quasi esclusivamente per noi scrittori!

Io sono dell’idea che la punteggiatura nello scritto debba seguire le sue regole e non quelle della lettura ad alta voce (infatti, quando preparo un testo da leggere in pubblico, segno le pause che spesso coincidono con i segni di interpunzione, ma altrettanto spesso no). Comunque, se Manzoni ne “I promessi sposi” ha usato la punteggiatura per replicare le pause del parlato (es. Renzo, s’incamminò con la sua pace…), chi sono io per criticare?

Insomma, le regole ci sono, chiare ed esplicite, ma esistono anche mille concessioni per creare nuove eccezioni.


Hanno parlato di questo articolo:

18 commenti:

  1. Serianni ne parla in Italiani Scritti:

    "La virgola può tuttavia figurare tra soggetto e predicato o tra predicato e oggetto quando uno degli elementi è messo in particolare evidenza o spostato rispetto al posto abitualmente occupato nella frase. Ma sono eventualità che possono darsi solo nella riproduzione del parlato o nel registro colloquiale, come in una certa prosa giornalistica: «Lei, è stata zitta tutto il tempo» (si sottintende un contrasto rispetto ad altre persone che hanno parlato o anche rispetto al comportamento di quella lei, che avrebbe dovuto parlare); «Parla bene, lui!» (con valore enfatico-ironico); «Mi pare quasi di udirla, la voce stizzita di Rosaria» [Rea 2002, 14]" (Italiani Scritti, Luca Serianni, Il Mulino).

    Appena riesco a rimettere mano al testo controllo se dice altro.

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  2. @Mauro: Grazie per la bellissima citazione. Risulta davvero molto chiara. Questo è proprio quello che si intende per funzione enunciativa della punteggiatura, come ho descritto nel post... certo sentirlo dire da Serianni forse convince di più! Gli ultimi due casi nella tua citazione sono delle dislocazioni, questo fa sì che la virgola non sia tra soggetto e verbo ma tra verbo e soggetto e in questo caso è sempre meglio metterla per sottolineare la costruzione marcata della frase, cioè il fatto che non viene rispettato l'ordine naturale della lingua italiana che è una lingua SVO (soggetto, verbo, oggetto).
    Se scopri altro, fammi sapere così potremo anche proseguire questa discussione. Intanto grazie!

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  3. Ciao Romina,

    questo post sembra fatto su misura per me.
    Ho sempre ulitizzato la funzione enunciativa nell'uso della punteggiatura senza peraltro approfondire le regole dell'interpunzione sulla scrittura, regole che peraltro contraddistinguono lo stile di uno scrittore.
    Spero di leggere altri post sull'interpunzione così mi faciliti lo studio.

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  4. @Lisa: Quando ho preparato questo post non ti conoscevo ancora quindi "ogni riferimento a fatti e persone realmente esistite è puramente casuale"!!! Però sono contenta di esserti stata utile! In futuro sicuramente farò altri post sull'interpunzione, ma sempre su aspetti molto ristretti perché il tema è troppo ampio per essere affrontato nella sua interezza. Grazie!

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  5. Bel post. Quante volte trovo quelle virgole inutili e fastidiose fra soggetto e predicato...

    L'esempio su Manzoni, però, non calza proprio, perché la lingua che parliamo ora è differente da quella di quei tempi.

    Scrittura e lettura sono in effetti due cose diverse, quindi restiamo con le regole dovute per la scrittura.

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  6. @Daniele: Di queste virgole sono pieni molti libri anche famosi... io sto studiando un libro universitario in cui ogni frase ha una virgola tra soggetto e verbo... sembra quasi che l'autrice lo faccia apposta!!! Forse, però, lo fa perché è americana e magari lì ci sono regole diverse e il traduttore non ci ha pensato... non lo so, dovrei informarmi.

    Per quanto riguarda Manzoni forse hai ragione, ma era l'unico esempio che mi è venuto in mente sulla funzione enunciativa... se ne trovo uno migliore lo inserisco. Intanto grazie per il commento!

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  7. Americana, non so; ma per quanto riguarda l'Inghilterra la virgola tra soggetto e predicato (definita, nella rubrica This English del New Statesman verso la fine degli anni Settanta, "La virgola del teppista") è considerata errore.
    Sulla punteggiatura, tenendo presente che essendo scritto da un'inglese è piú adatto alla punteggiatura inglese, consiglio Virgole per Caso (in originale: Eats, Shoots & Leaves), di Lynne Truss.

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  8. @Mauro: Sei proprio un esperto di punteggiatura! Non ho mai letto "Virgole per caso", ma so una divertente curiosità sul titolo originale, che dovrebbe far riflettere tutti sull'importanza delle virgole."Eats shoots & leaves" significa "mangia germogli e foglie", mentre se inseriamo la virgola "Eats, shoots & leaves" significa "mangia, spara e se ne va". Secondo me, è un titolo davvero geniale, peccato che la traduzione del titolo in italiano l'abbia completamente stravolto!
    In ogni caso, grazie per il commento, davvero pertinente e interessante: c'è sempre qualcosa da imparare! Se ti venisse voglia di scrivere un post sulla punteggiatura... io ti ospito volentieri! Sembri davvero preparatissimo! Grazie per questi commenti!

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  9. Il titolo si rifà a una barzelletta (un panda entra in un bar, mangia, spara e se ne va senza pagare, motivando la cosa con quella virgola, inserita nell'enciclopedia alla voce "Panda"); nella traduzione è stato stravolto, ma purtroppo non era facile da rendere.
    In Italiano analogo a eats, shoots and leaves abbiamo per un punto Martin perse la cappa (ma se andiamo sulla Bibbia di esempi ne troviamo un'infinità, come la virgola che crea il Purgatorio).

    Per l'articolo, temo di essere meno preparato di quanto tu stia pensando; comunque appena ho un po' di tempo valuto, intanto grazie per l'offerta.

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  10. @Mauro: La barzelletta non la conoscevo, ma direi che forse il panda aveva ragione, dopotutto non è che si possono mettere le virgole a caso e non pagarne le conseguenze! Sono andata a vedere il link su Martin che perse la cappa... non mi ero mai chiesta il perché di quel proverbio, ma credo sia un altro esempio che evidenzi quanto sia importante la punteggiatura. Visto che mi sento dire più o meno una volta ogni due o tre giorni che: "Ognuno può usare la punteggiatura come gli pare"! Ma dico!
    Per quanto riguarda la Bibbia, bisogna considerare che prima era scritta tramite il metodo della scrittura continua, quindi le parole non erano separate e la punteggiatura è stata aggiunta in seguito, ma non voglio addentrarmi in riflessioni teologiche sul purgatorio in questa sede, non ritengo sia il caso!

    Per l'articolo valuta tu, non posso certo obbligarti, ma sono sicura che sei più preparato di quando vorresti ammettere. In ogni caso, l'offerta non ha una scadenza, quindi quando e se vorrai potrai inviarmi l'articolo in visione al mio indirizzo mail: tamerici.libri@libero.it

    Intanto grazie per questi bellissimi esempi!

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  11. Articolo molto interessante, che mi trova perfettamente d'accordo. Non ho mai sopportato le virgole, che a volte si trovano nei libri, tra soggetto e verbo.
    Mi permetto un piccolo suggerimento: l'esempio che hai scritto "Gianni, mangia la mela", denotandolo come errore, in realtà si presta a più significati. Se intendiamo dire (come tu ovviamente intendevi) che Gianni sta mangiando la mela, allora è sbagliato inserire la virgola, ma se invece la frase descrive un'esortazione fatta da qualcun altro a Gianni, in modo da convincerlo a mangiare la mela, allora la virgola è addirittura necessaria! Il problema nasce dal fatto che in italiano alcune voci del presente indicativo coincidono con l'imperativo.
    Per evitare possibili fraintendimenti potresti ad esempio utilizzare l'imperfetto (Gianni mangiava la mela) o il presente continuo (in realtà non so come si chiami questo tempo: Gianni sta mangiando la mela).
    Ancora complimenti.

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    1. Benvenuto sul mio blog! E grazie mille per l'ottimo suggerimento: in effetti, non avevo notato che in quella frase il nome poteva anche essere utilizzato come vocativo e che quindi, in quel caso, la virgola non solo non era sbagliata ma era anche necessaria!
      Modifico subito l'esempio. Grazie!

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    2. Grazie a te. Mi sono imbattuto per caso nel tuo blog e poi ho iniziato a vedere altre tue pagine. Sono tutte molto interessanti. Ad esempio quella sull'uso smodato (ed errato) del "piuttosto che" è stupenda! Complimenti.

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    3. Grazie mille! Troppo buono!
      Mi fa davvero piacere.
      Spero troverai altre cose interessanti!

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  12. Salve e complimenti.
    Mi sono imbattuto per caso nel tuo blog mentre cercavo delucidazioni sull'uso della virgola. Devo dire che tra i post e i commenti c'è una vera abbondanza di cose da imparare! Stupendo! Per uno " scribacchino" come me è una vera manna!
    Continuerò a seguirti!

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    1. Benvenuto sul mio blog!
      Hai cominciato a leggermi da un post di "repertorio" (mamma mia quanto tempo è passato!), però sono davvero felice che tu sia incappato qui!
      Se hai qualche curiosità in particolare, sappi che puoi anche proporre argomenti per i prossimi post (da qualche mese non ho più un programma fisso, ma spero di riuscire a ritornare ai tempi in cui scrivevo tantissimi articoli ogni mese!).
      Se invece vuoi dare un'occhiata ad altri articoli come questo, le etichette ti possono essere d'aiuto per cercare temi di tuo interesse (il blog è molto vario).
      Grazie ancora per aver letto e commentato!

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  13. Ciao, ho trovato il tuo articolo molto utile e spero di averlo interpretato correttamente...
    Sono stato criticato per aver inserito tante virgole tra soggetto e predicato in un monologo incentrato sulle riflessioni di una determinata coscienza. Ma se di monologo si tratta, dico io, allora perché non posso sfruttare la funzione enunciativa della punteggiatura per far si, che il lettore legga il mio testo secondo pause utili a dare la giusta intonazione al testo. Un monologo può rispettare il parlato, o no?

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    1. Benvenuto sul mio blog, Francesco. Hai fatto una bellissima domanda. Secondo il mio parere (che però può essere discutibile), il monologo teatrale, quando viene scritto, è un testo scritto e quindi deve rispettare le regole della lingua scritta. Quando poi viene letto e/o interpretato, allora segue le regole della lingua parlata. Questo è il motivo per cui il lettore ad alta voce o l'attore devono interpretare il testo e non solo "leggerlo". Se proprio vuoi che vengano rispettate determinate pause e/o intonazioni, allora ti consiglio di inserire delle didascalie nel monologo (sono presenti in tutti i testi scritti per il teatro, all'occorrenza).

      Se ti interessa, ho affrontato un discorso simile qui (https://tamerici-romina.blogspot.it/2012/02/segni-di-interpunzione-e-lettura-ad.html) anche se non legato all'interpretazione dei monologhi ma alla lettura ad alta voce.

      Grazie per essere passato di qui e aver commentato.

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