mercoledì 25 gennaio 2012

Come scrivere la punteggiatura

Punteggiatura: come scriverla (non come usarla).

Usare la punteggiatura è una quelle questioni relative alla scrittura che richiede una grandissima competenza. Le regole sono tantissime e le eccezioni milioni. Non si può mai essere esaustivi parlandone: ci sarà sempre un elemento trascurato, qualcosa da aggiungere, per questo mi sono riproposta di non scrivere mai un post del tipo: “Come usare la punteggiatura”. Al massimo mi occuperò di singole regole per analizzarle nel dettaglio come spero di aver fatto in modo esaustivo per il divieto di mettere una virgola tra soggetto e predicato e come farò ancor anche il prossimo mese e in quelli a seguire. Bene, oggi però mi voglio occupare d’altro: voglio parlare di come scrivere la punteggiatura. Lo so, è un’altra delle mie fissazioni, un po’ come la “è” che mi piace vederla scritta con l’accento e non con l’apostrofo!!! Solo che almeno in quel caso c’è un errore di concetto (apostrofo al posto dell’accento) invece nel caso di cui voglio parlarvi ora c’è solo un errore di forma.
Anna , dopo essere uscita per strada ,cominciò a gridare mentre l ‘ aria fredda le avvolgeva il viso :« Basta !! Non ne posso più !!!!!! Io…….. » .

Ecco.
Avete presente frasi del genere?
Buon uso della punteggiatura, stilisticamente corretto, ma aiuto! Non c’è un segno di interpunzione che stia al suo posto. Sicuramente è meglio usare la punteggiatura correttamente che scriverla in modo corretto ma usandola a sproposito, però, mi infastidisce molto leggere frasi del genere. È vero che errori di questo tipo non sono comuni tra gli scrittori, ma sono tipici di persone che in genere non sono abituate a scrivere con il computer, perché nella scrittura a mano sono molto meno evidenti (soprattutto per i difetti di spaziatura). Basta, però, conoscere poche e semplice regole per non commettere questi errori e dare al testo una veste più curata. Vediamo dunque di elencarle.

Prima no, dopo sì
Questa è la regola più generale. In genere, un segno di interpunzione è “attaccato” alla parola che segue e separato da quella che precede.
Cioè:
Anna, dopo essere uscita per strada, cominciò […]
e non
Anna , dopo essere uscita per strada ,cominciò […]
Il segno di interpunzione si appoggia alla parola che segue (senza nessuno spazio) e si separa da quella che segue con uno spazio. Questa regola vale per la virgola, il punto, il punto esclamativo, il punto di domanda, il due punti e il punto e virgola.

Nel mezzo non sta sempre la virtù
Di solito io dico come gli antichi che “la virtù sta nel mezzo”, bene, con la punteggiatura questa regola non vale. Il punto esclamativo e il punto di domanda, in una frase, devono essere usati da soli o in alternativa a gruppi di tre.
Cioè:
[…] Basta! […]
oppure
 […] Basta!!! […]
ma non:
[…] Basta!! […]
In altre parole, uno è più che sufficiente, tre enfatizzano, due sono una via di mezzo dal sapore aspro dell’incompiuta. È bene inoltre ricordare che in un testo formale o in un libro è meglio evitare di usare eccessivamente la tripletta. Qualche volta è tollerato, ma non esagerate (ecco, non fate come me nei commenti nei blog, in quel caso non sono proprio un buon esempio, ma nei libri mi limito, davvero).
Questo vale anche per i puntini di sospensione che sono sempre tre. Sempre.

Evitare l’effetto mitragliatrice
Questa regola riprende la precedente, infatti, i punti esclamativi, interrogativi e di sospensione possono essere massimo tre, l’effetto mitragliatrice (così l’ho visto chiamare su alcuni saggi sulla punteggiatura), cioè quello che si ottiene mantenendo premuto un tasto della tastiera non serve a nulla. Non farà sembrare la vostra domanda più interrogativa, la vostra esclamazione più esclamativa o la vostra incertezza più incerta.
Potete scrivere:
[…] Non ne posso più!!! Io […]
ma non:
[…] Non ne posso più!!!!!! Io…….. […]
Inoltre è bene evitare formule del tipo: ?!?!?!
Si può utilizzare il segno “?!” con moderazione, ma, anche in questo caso, niente mitragliatrici. Su alcune grammatiche si trova anche il segno “!?”, ma la questione è combattuta e visto che riguarda l’uso della punteggiatura (tutto dipende dall’intonazione prevalente) non ne parlerò in questa sede.

L’apostrofo lega e unisce
L’apostrofo serve a unire due parole, in genere dopo la caduta di una vocale (vi ricordate la differenza tra elisione e troncamento?). Per unirle deve legarle e dunque è “attaccato” sia alla parola che precede sia a quella che segue.
Cioè:
[…] mentre laria fredda le avvolgeva il viso […]
e non:
[…] mentre l aria fredda le avvolgeva il viso […]
Tra l’altro se provate a scrivere l’apostrofo staccato, word ve lo capovolge, come in questo esempio.

Le virgolette e le parentesi abbracciano il testo e lo delimitano
Le virgolette per i dialoghi, sia alte (“…”) sia basse («…»), devono abbracciare il testo, cioè essere unite alla prima e ultima parola che contengono. La virgoletta d’apertura deve essere preceduta da uno spazio e quella di chiusura deve essere seguita da uno spazio (a meno che non sia seguita da un segno di interpunzione che non lo richiede).
Quindi:
[…] le avvolgeva il viso: «Basta! Non ne posso più!!! Io…».
e non:
[…] le avvolgeva il viso Basta !! Non ne posso più !!!!!! Io…….. » .
Questa regola vale anche per le parentesi.

Conclusioni
Queste sono le regole, che mi sono venute in mente fino a ora, che consentono di riscrivere la frase iniziale in modo graficamente corretto.
 Anna, dopo essere uscita per strada, cominciò a gridare mentre l’aria fredda le avvolgeva il viso: «Basta! Non ne posso più!!! Io…».

Oh! Molto meglio, no?

Ora a voi la parola: che cosa ne pensate di questa questione? Come usate la punteggiatura in tal senso? Vi vengono in mente altre regole?


Hanno parlato di questo articolo:

26 commenti:

  1. Dove hai letto che il punto esclamativo e interrogativo possono essere usati in gruppi di tre? In tutti i testi che ho letto io l'uso di più di uno era considerato errore, a prescindere da quanti fossero.

    Ti segnalo un altro segno di punteggiatura, l'interrobang (tradotto, su Wikipedia, come "punto esclarrogativo", che onestamente mi fa abbastanza pena; preferisco di gran lunga "interromativo", se proprio fusione dev'essere): ‽.
    Ovviamente, vorrebbe essere il simbolo unico per "?!".

    Una curiosità sull'apostrofo: si può andare a capo dopo di esso, ottenendo qualcosa come "l'/aria".

    Infine, una nota più di narrativa, che di punteggiatura: parlando dei puntini sospensivi, Gamberetta sottolineava come sia meglio rendere quella sospensione, se non altro perché il mondo comunque va avanti.
    Estendendo l'esempio che hai usato: invece di:

    «Basta! Non ne posso più! Io… non ho intenzione di continuare così!»

    fare qualcosa come:

    «Basta! Non ne posso più! Io…» Anna si fermò, «non ho intenzione di continuare così!».

    Trovo sia una considerazione giustissima, perché fa visualizzare il tempo passato durante l'interruzione, che così rende molto meglio.

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    1. @Mauro: Grazie per il bellissimo commento... i punti esclamativi e interrogativi si possono usare in gruppi di tre per quanto ne so, comunque non ricordo la fonte, ma proverò a cercarla.
      Il punto esclarrogativo non lo conoscevo proprio, ma credo che non lo userò... sembra un organismo geneticamente modificato e con qualche problema di salute... ma la lingua è viva ed evolve, senza tener conto delle mie resistenze.E anche oggi ho imparato una cosa nuova!
      Con l'apostrofo, andando a capo, sarebbe meglio evitare l'elisione e quindi fare la/aria, lo/orso... è orribile però sarebbe più corretto soprattutto nello scritto a mano (nei temi scolastici per esempio è considerato errore l'/aria). Nel dubbio io vado a capo con tutto... tanto per evitare polemiche.
      La tua considerazione sui punti di sospensione mi sembra davvero interessante, ne terrò conto nella revisione del mio libro. Davvero un ottimo consiglio. Grazie e a presto!

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    2. In realtà, "la/aria" è peggio di "l'aria", perché ricrea un accostamento che non è proprio della lingua.
      La Crusca considera quattro casi:

      • dell'/oro
      • del/l'oro
      • dell'o/ro
      • dello/oro

      e considera sbagliato solo l'ultimo, perché "produrrebbe una sequenza inaccettabile in italiano" (qui, potresti trovare interessante anche il resto dell'articolo.

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    3. Mi ha tagliato una parte del commento; riporto gli indirizzi:

      Crusca: http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=3778&ctg_id=44
      Fonte di quel modo di gestire i puntini sospensivi: http://fantasy.gamberi.org/2009/11/18/manuali-2-dialoghi/

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    4. @Mauro: Mi vorresti dire che per una vita mi hanno detto di scrivere la/aria nei temi e ora viene fuori che è tutto sbagliato!!! Se lo dici tu, mi fido. E poi anche la Crusca, beh... è l'ennesimo caso di cose che ci insegnano a scuola e che non trovano fondamento nella vita reale (e, da futura maestra, lo dico con delusione più che con aria polemica). Grazie per tutti i preziosi link, appena posso mi leggo tutto... Grazie!

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    5. Tristemente, non è raro trovare cose insegnate a scuola e poi rivelatesi sbagliate o inesatte; primi esempi che mi vengono in mente, senza nemmeno pensarci:

      • "a me mi" non si può usare;
      • "sé stesso" è sbagliato;
      • vanno accentati i monosillabi terminanti in dittongo, ma fanno eccezione "qui" e "qua";
      • "qual'è" è giusto;

      e avanti così.

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    6. Hai ragione... la scuola ha bisogno di cambiare un po' i suoi orizzonti. Spero di non finire anch'io a commettere questi errori... la scuola deve cambiare a partire dai maestri, spero di essere un giorno all'altezza di questo ambizioso progetto.

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  2. Quelli di punteggiatura sono molto spesso errori ricorrenti nel testo. I più diffusi, per esempio gli spazi prima del punto, si possono facilmente correggere con un trova e sostituisci. Più difficile invece ritrovare i vari "...." o "!!" in agguato, ma credo che nei più comuni word processor si possa impostare la correzione automatica (ed eliminare quelle moleste, che ce ne sono).
    E complimenti per la tua iperbole!

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    1. Sì, su molto programmi di videoscrittura è possibile impostare delle correzioni automatiche per evitare strani errori ricorrenti ed eliminare alcune correzioni fastidiose... è un bell'argomento di cui parlare nelle prossime puntate!!! Grazie... te l'ho detto che le iperboli mi piacciono!

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    2. I tre punti esclamativi li eviterei sempre. Uno è sufficiente e in narrativa andrebbe limitato al massimo.

      "Il segno di interpunzione si appoggia alla parola che segue": mi sa che qui volevi dire "precede" :)

      Riguardo all'apostrofo, un tempo non era consentito andare a capo, ma bisogna appunto scrivere "lo orso". Quando ho fatto il liceo, anni 80 (ehm...), divenne invece lecito, perché l'apostrofo è considerato un segno, come una lettera qualunque. Se adesso hanno ricambiato le regole, non lo so :)

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    3. @Daniele: Proprio oggi pomeriggio ho letto un tuo post che criticava l'uso di "!!!" e allora temevo il tuo commento... comunque, non lo uso molto nei libri, anche se nei commenti ai blog sembra il mio segno di interpunzione preferito!!! Va beh... cercherò di contenermi! Vedi? Faccio progressi...
      Per quanto riguarda la parola "segue", intendevo "segue", nel senso che il segno di interpunzione è "attaccato alla parola che segue", cioè alla parola che viene prima di lui e non a quella che esso precede... ma si è capito cosa intendevo? Forse dovrei scrivere "il segno di interpunzione si appoggia alla parola che lo precede"! Se metto "lo" poi posso usare "precede" e forse è più chiaro, credo... cosa ne dici?
      Sulla questione dell'apostrofo,non ho capito, prima si doveva scrivere "lo orso" ma poi le regole sono cambiate e ora si può andare a capo dopo l'apostrofo? Eppure, quando ho fatto le superiori io, si doveva ancora scrivere "lo orso"... Forse, sono stata informata male! Grazie per il commento!

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    4. Quando ho fatto il liceo, anno 1985, la mia insegnante ci disse che si poteva andare a capo, quindi scrivere su una riga l' e nell'altra orso. Visto che tu sei più giovane di me, allora hanno cambiato di nuovo.

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    5. Non so se la cosa sia cambiata negli anni ’80; di certo a cavallo del 2000 un mio professore diceva che si poteva andare a capo dopo l'apostrofo, senza indicarlo come una novità, ma non ricordo se ha detto esplicitamente che era una cosa radicata nel passato.
      Non ho dati storici, a parte quanto riportato dalla Crusca, ossia che quell'uso è andato a decadere (e a essere considerato erroneo) nell'Ottocento.

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    6. @Daniele e Mauro: La questione si infittisce... probabilmente è sbagliato quello che hanno insegnato a me, perché, ripensandoci, leggendo ad alta voce porterebbe a errori e problemi... se leggo "lo" e poi a capo trovo "orso", pronuncerò [lo orso] e direi che è da evitare... Insomma, probabilmente avete ragione voi, però con la videoscrittura non si può andare a capo dopo l'apostrofo, perché ciò significa dividere le due parole... Poveri noi... Qui si deve trovare una soluzione definitiva! Oppure andare a capo con tutta la parola per evitare... ma io preferirei sapere la cosa giusta da fare, anche solo perché più ne parliamo più divento curiosa!

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    7. Giustificando si può andare a capo direttamente dall'articolo, non è un grosso problema; non ho mai controllato se si possa impostare automaticamente nei programmi di scrittura.

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    8. Dipende come imposti il giustificato. In word va a capo direttamente lasciando fastidiosi spazi bianchi. In LaTex, invece, accade più spesso di andare a capo con il trattino (hyphenation) ma non c'è un dizionario affidabile in italiano e quindi non mi azzardo a fare la prova. Sarebbe invece interessante capire come intervengono i software tipografici utilizzati dagli editori.

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    9. Sì, certo, si può andare a capo, però il rischio è che modificando una frase o l'impaginazione del testo si creino delle frasi troncate in modo sospetto. Io direi che nella videoscrittura è meglio impostare la divisione in sillabe normale per gli a capo ed evitare complicazioni...

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    10. @Salomon Xeno: Anche in word si può impostare la sillabazione con lo stile giustificato. Io non lo faccio quasi mai, ma lo uso solo nell'impaginazione dei libri, per evitare fastidiosi spazi tra parole. Se vuoi un buon dizionario io ti consigio il Sabatini Coletti disponibile anche on-line gratuitamente (http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/index.shtml). I software tipografici degli editori credo funzionino in modo simile, ma chissà... magari quando troverò un editore glielo chiederò!

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    11. C'è anche Il Treccani. Comunque, credo che Salomon si riferisse a un dizionario da integrare in LaTex, per avere la sillabazione automatica.
      Per gli spazi dovuti alla giustificazione, è semplicemente questione di abitudine; salvo che siano esagerati, personalmente non li noto nemmeno. Considerate che in passato, quando non c'era la giustificazione automatica, per far quadrare la linea si usavano trucchi come mettere uno spazio prima del segno di punteggiatura e due dopo, sullo stile "tutto . Allora".

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    12. Forse hai ragione tu, comunque gli spazi si notano molto con la giustificazione automatica... certo, per me, la soluzione non può essere più quella degli spazi prima o dopo la punteggiatura(non dopo che con questo post ho criticato questi errori!). Poi la sillabazione di word funziona bene, almeno secondo me.
      Anche il Treccani è un buon testo di riferimento, hai ragione.

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    13. Questione d'abitudine, ma attenta a non confondere l'errore linguistico e l'errore tipografico: per esempio, le vedove linguisticamente non hanno nulla di male, tipograficamente sono sbagliate.
      Parimenti, una cosa come quella dello spazio prima del segno di punteggiatura e doppio spazio dopo linguisticamente magari era errato (non so), ma tipograficamente fino a qualche tempo fa era accettato come normale, in quanto permetteva di giustificare la pagina.
      Inoltre, se ci fate, caso, a volte i testi non sono giustificati bene; per esempio, capita che le virgolette a fine riga vadano fuori dal margine di giustificazione, mentre non dovrebbero farlo. Questo ovviamente aumenta la larghezza della spaziaura nella riga.

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    14. Certo, le due cose non vanno confuse, infatti questo post voleva spiegare come scrivere la punteggiatura e non come usarla. Parlavo quindi di errori tipografici, però credo che riflettere su questi temi possa essere utile anche per gli scrittori: presentare un testo ben impaginato è sicuramente meglio di un testo pieno di errori tipografici. Uno spazio in più o in meno non fa la differenza tra un buono scritto e uno cattivo, ma a volte anche l'apparenza può avere il suo peso. D'ora in poi farò molta attenzione ai margini di giustificazione dei libri che leggo e scrivo. Come al solito, grazie mille per gli importanti contributi!

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  3. In effetti queste mitragliate sono tipiche della scrittura degli internauti. Pure io, a volte, sfogo i miei puntini nelle mail, ma fortunatamente nel testo scritto applico le regole.

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    1. Io faccio abuso di puntini di sospensione nei commenti... devo farmi curare... però, ho almeno il pregio di usarne solo e soltanto tre alla volta... comunque, nelle mail è tollerabile... a me, dà fastidio trovarlo nei testi narrativi... Nelle mail private uno può fare quello che vuole, magari evitando cose orribili (es. Ciao!!!!!! Come va???? Io?!?!?! Boh.....), ma se scrive un testo narrativo (racconto, romanzo, ...)con l'intento/speranza di farlo leggere a un vasto pubblico deve porsi dei limiti. Mi sembra che tu ti stia comportando bene su questo punto, quindi non preoccuparti, scrivendo questo post non era a te e alle tue mail che pensavo!
      Grazie per essere passata!

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  4. @Romina: grazie a te Romina. Buona imbiancata domenica

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    1. Buona fine domenica anche a te! Finalmente la neve è arrivata... peccato che non ho tempo di godermela in questo periodo! Il panorama però è davvero incantevole!

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