venerdì 8 marzo 2019

«Non toccare quella macchinina!»



Io questo post non volevo nemmeno scriverlo.
In un mare di banalità, frasi fatte, mimose ovunque e citazioni random di Alda Merini e Shakespeare, quest'anno non ci volevo proprio infilare anche i miei sproloqui. Poi però è successa una cosa che mi ha fatto capire che, forse, non è così superfluo spendere due righe, in questa giornata come in tante altre, per ribadire concetti che sarebbe bello non dover più ribadire.


Insomma, che è successo? Niente di grave, per fortuna, ma una piccola cosa che mi ha fatto dire: «Alla faccia dell'8 marzo!».
Io e Sofia, mia figlia di quasi due anni, oggi siamo andate in un piccolo negozietto di paese a prendere il latte. Ci passiamo spesso, più per simpatia con i proprietari che per una vera necessità. È uno di quei piccoli negozi, i pochi che ancora resistono, in cui si può fare due chiacchiere e respirare un po' di tranquillità. Per noi è una sorta di piccolo rito, quando passiamo in quella zona.

A un certo punto, sono ferma alla cassa e sto pagando, quando Sofia vede delle macchinine contenenti delle caramelle.
Ne afferra una.
La proprietaria le dice:  «Non toccare quella macchinina!».
In effetti, sono d'accordo con lei, non è bene toccare la merce esposta nei negozi o spostarla. Sto per ribadire a Sofia di appoggiarla e per scusarmi, ma non faccio in tempo, perché la donna prosegue: «Mettila giù, è un gioco da maschio, quello!».
Non so se scherza, sicuramente non l'ha fatto con cattiveria o con un intento cattivo (tra l'altro adoro quella signora, è molto simpatica, quindi questo post non è una critica a lei, ovviamente), ma sembra molto decisa.
Io rimango per un po' interdetta, pensando che è pure l'8 marzo e ne dobbiamo ancora fare tanta di strada. Sto per comprare la macchinina a mia figlia, anche solo per dimostrare che, se lei vuole giocare con le macchinine, io non vedo davvero perché non dovrebbe farlo, ma nel frattempo Sofia ha già posato la macchinina e non la vuole più. La commerciante le offre una caramella: «Dai, prendi questa bella caramella rosa».
Sofia la prende felice, ringrazia e saluta e si avvia verso la porta.

Io mi rendo conto che, in fondo, anche questa è una piccola forma di violenza di genere e avrei preferito vederla fare i capricci per la macchinina, piuttosto che soprassedere sulla questione. Non ho detto niente e un po' mi sento in colpa per non aver difeso, come faccio sempre, il suo diritto di scegliere. Verso la fine del post vi spiego, in parte, perché non l'ho fatto.

Mentre lenisco con questo post i miei sensi di colpa, mi rendo però conto che, pur con tutti i miei difetti, su questo punto posso proprio essere fiera di me come madre: mia figlia si veste dei colori che vuole e gioca ai giochi che vuole. Oggi è interamente vestita di blu e non perché io sia una che vuole per forza fare la sovversiva: semplicemente è il suo colore preferito e, quando tutti i suoi vestiti sono puliti e può scegliere, state pur sicuri che chiederà qualcosa di quel colore. Oggi al parco giochi si è fermata mezzora a guardare un camioncino come quello del Signor Toro (ha gridato lei, felice!). E non mi interessa se ogni tanto le sue bambole finiscono a fare le motocicliste, invece che stare tutto il tempo a bere il tè. Io non ci faccio nemmeno troppo caso, ma sono cose che puntualmente qualcuno ci tiene a farti notare, se sei mamma di una bambina, quindi lo so bene.

Mi rendo conto, tra l'altro, che non è una tematica da 8 marzo, perché non è un problema solo femminile. Perché mentre io devo giustificarmi per le scelte di mia figlia, ci saranno in giro mille madri di maschi con lo stesso problema, perché qualcuno dirà loro che i loro figli non possono avere dei fiori disegnati sul cappello o giocare con le bambole. Ci saranno persone che diranno che un uomo non può fare l'infermiere o il ballerino e altre che diranno a mia figlia e a tante altre figlie che non possono fare il dottore o l'ingegnere.

Insomma, sì, abbiamo ancora tanto da fare, non perché le donne possano essere uguali ai maschi, ma perché tutti (maschi e femmine) possano davvero essere liberi.


***

Se volete leggere altri miei post su tematiche simili, vi lascio qualche consiglio:

Ce ne saranno sicuramente altri, ma chissà dove sono finiti…

***

Infine, un augurio a tutte le donne: un elogio alla vostra forza e alla vostra unicità.

Un pensiero speciale alle mie compagne di sventura fibromialgiche (una sindrome che colpisce soprattutto le donne). Se non volevo scrivere questo post e se in generale ne sto scrivendo pochi è perché è un periodo particolarmente duro per me, inoltre, sto provando una nuova cura e sono alle prese con effetti collaterali pesanti. Perdonate se c'è qualche errore nel post, ma sto veramente facendo un grosso sforzo per scriverlo e, non so ancora come, mi piacerebbe riuscire a pubblicarlo prima di dover spegnere il pc…
Lo faccio perché credo che parlare di queste cose, anche se spesso non risolve nulla, è più giusto del silenzio.



12 commenti:

  1. Cara Romina, spesso la vita ci mette alla prova, e che a ti sia capitato questo, una prova dura ma a quanto ho capito tu la ai bene superato la prima parte, sicuro che me avrai ancora, ma leggendo attentamente credo che tu ce la farai sempre!!!
    Ciao e buona serata con un forte abbraccio e un sorriso.
    Tomaso

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    1. Sono una guerriera, Tomaso, questo è niente! Grazie mille, buona giornata!

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  2. Quello che hai raccontato ci fa comprendere quanto ci sia ancora da fare, anche se molti passi sono stai fatti. Cerchiamo di guardare avanti proprio per le nuove generazioni che stanno crescendo. Ciao Romina e un bacetto alla tua bimba.
    sinforosa

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    1. Sai, sono tante cose piccole, tutti i giorni e poi a un certo punto capisci che non sono così piccole... che per essere liberi dobbiamo ancora farne di strada! E, sì, la dobbiamo fare soprattutto per coloro che erediteranno il mondo, un domani.

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  3. Siamo ancora lontanti da una vera parità e non è sempre colpa del genere maschile. Anni fa-mi sa che te lo ho anche già raccontato, mi è capitato di lavorare sotto una dirigente donna, niente da dire per quanto mi riguarda, io non faccio differenze...ma le altre donne dell'azienda, specie quelle che lavoravano a stretto contatto con lei evidentemente qualcosa da ridire ce l'avevano. In parole povere stavano sempre a lamentarsi che avrebbero preferito un capo uomo, che per arrivare a quei livelli chi lo sa quali compromessi aveva portato a termine e così via....
    Insomma, poca solidarietà e tanta competizione. Siamo ancora lontani dalla parità,temo...

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    1. Purtroppo uno dei problemi più grandi delle donne per ottenere rispetto e stima è incontrare donne che le reputano inferiori agli uomini... quindi non fatico affatto a credere alle tue parole.

      Tra l'altro, le persone che mi hanno "criticata" per il fatto di vestire mia figlia di blu o per il fatto di lasciarla giocare a giochi "da maschio", sono state quasi tutte donne. Forse anche perché gli uomini si fanno di più i fatti loro, boh...

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  4. Penso che sarebbe andata peggio ad un bambino che avesse preso in mano una bambola per giocarci... Perché per le bambine essere come i maschi è sbagliato, ma per i bambini fare cose da femminucce è degradante, rischieranno di crescere effemminati! C'è ancora tanto da combattere e quindi combattiamo.

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    1. Il fatto che fare cose "femminucce" per un maschio è considerato degradante evidenzia il perché le donne sono considerate di serie B. Sì, combattiamo, mi sa che la libertà è lontana per tutti!

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  5. Libertà di scelta a prescindere dal proprio genere, una bella e dura conquista da ottenere. PS: spero che la cura che tu stai provando porti beneficio.

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    1. Benvenuto sul mio blog, Daniele! Perdona il ritardo nella risposta, ma non ho ricevuto la notifica e non so perché.
      Sì, c'è ancora tanto da fare!

      P.S. Grazie davvero per l'interesse. Purtroppo ho dovuto sospenderla perché gli effetti collaterali sono andati peggiorando molto in fretta e non erano più tollerabili... Magari la prossima volta andrà meglio. Grazie ancora!

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  6. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    1. Passano gli anni ma certe cose sono davvero restie al cambiamento... chissà, magari la prossima generazione potrà godere di una maggiore libertà. Io ci spero. Grazie per il commento.

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