Non scrivo narrativa da tanto tempo ormai e nemmeno mi
manca (per chi si fosse perso il
cambio radicale, si va indietro nel tempo con
questo post).
Tanti
ex-colleghi, soprattutto durante
Strani mondi, mi hanno chiesto quando
riprenderò e perché ho smesso. Ormai mi sembra che
la Romina che scriveva non abbia più niente a che fare con me.
Non sono nemmeno sicura di essere ancora io. Però
il giorno del mio compleanno (sarà dunque colpa della
vecchiaia che incombe), stesa da un raffreddore e con un po' di tempo
insolitamente libero, ho scribacchiato una storia che avevo in mente da qualche
mesetto (ispirata da un mio
recente
incubo). Poi l'ho lasciata lì, pensando di non farne assolutamente
niente, ma ieri l'ho riletta e sistemata un minimo e, visto che è a
tinte horror (ma solo vagamente,
eh), ho deciso di condividerla con voi oggi (anche se io non festeggio
Halloween e non lo considero nemmeno una vera festa, ma… va be', è solo una
scusa per far uscire questo post, altrimenti cestino tutto come faccio fin
troppo spesso). Comunque, l'horror non è proprio il mio genere...
Non è un capolavoro,
non ci ho perso nemmeno molto tempo in revisioni o altro (penso che sia
il prodotto malsano di un paio d'ore in totale). Sono arrugginita, dannatamente
arrugginita e non ho tempo e voglia da dedicare alla
scrittura che è una parte della vecchia
me (che mi stava molto meno simpatica di quella nuova, che comunque
è una rompiscatole). Insomma, se proprio vi mancava la mia scrittura e non
potevate farne a meno (oltre a consigliarvi un bravo psicologo), ecco qui
un raccontino praticamente così come è
uscito dalle mie dita salterine sulla tastiera. Tanto lo so che i post
lunghi non li legge nessuno, quindi… ahahah!
Buona lettura a quei
pochi che vorranno proseguire.
Stronzate, fu
il primo pensiero che le passò per la testa, ma se lo tenne per sé. Si limitò a
sorridergli con uno di quei sorrisi troppo forzati per anche solo illudere di essere sinceri.
La verità è che non avrebbero mai dovuto intrufolarsi lì
di nascosto. Porca miseria, che cosa ci voleva a bussare e dire: «Scusate,
siamo inseguiti da un… da una cosa, ehm, che non sappiamo definire e…
avremmo bisogno di un posto per la notte». Un po' di compassione l'avrebbe
ricevuta e senza troppi patemi d'animo. Eh, ma lui non era stato d'accordo. Era
troppo sospettoso. E in effetti le ultime ore non erano stata particolarmente
incoraggianti.